29 marzo 2012

Approfondimenti - Italiani detenuti all'estero: la storia di Marcello Mancusi

Marcello MANCUSI, assassinato dalla polizia e DEPREDATO degli organi vitali. Avevo più volte tentato di rintracciare la famiglia inutilmente, poi circa 1 mese fa ricevo una telefonata, era Lucia, la sorella di Marcello, mi ha contattato dopo aver letto questo blog trovandoci anche articoli riguardanti il fratello. Adesso vorrebbe rispolverare questo caso e cercare di avere in qualche modo Giustizia, perchè la morte di un congiunto in quel modo non può passare nel dimenticatoio e nella indifferenza, tutti gli uomini hanno uguali Diritti, e tutti sono uguali davanti alla Leggi anche se oggi come ieri se hai santi in paradiso vai avanti altrimenti nulla, zero e non è giusto. Dobbiamo lottare per i nostri Diritti così come hanno fatto i nostri nonni, padri e genti di tutte le nazioni altrimenti ritorniamo al medioevo e facciamo gli schiavi dei Baroni e Feudatari tutti, A ME NON PIACE E NON LO FARO' meglio morire. Di seguito l'articolo di Federico Cenci che a seguito del mio interessamento ha fatto l'intervista, Federico insieme a Fabio Polese hanno scritto il libro "LE VOCI DEL SILENZIO, storie di Italiani Detenuti all'Ester"  che vi consiglio di leggere per rendervi conto della situazione, di seguito il link dell'articolo di ieri 28 dell'Agenzia Stampa Italiana:
 http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=7650:approfondimenti-italiani-detenuti-allestero-la-storia-di-marcello-mancusi&catid=3:politica-estera&Itemid=35

25 marzo 2012

Cuba: famigliari di italiani detenuti scrivono a Papa “sono innocenti, non hanno ucciso”

Da  www.ristretti.org  Edizione di domenica 25 marzo 2012
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/cuba-famigliari-di-italiani-detenuti-scrivono-a-papa-sono-innocenti-non-hanno-ucciso 


Giornale di Vicenza, 25 marzo 2012

Un appello al Papa affinché conceda la grazia, o quanto meno convinca le autorità cubane a estradare i tre italiani per far scontare la pesante condanna nelle carceri della nostra Penisola. È quanto hanno fatto i famigliari dei tre italiani in galera a Cuba da un anno e mezzo, con la prospettiva di restarci un’altra ventina per una tragedia in merito alla quale si proclamano del tutto innocenti. E a ragione, visto che hanno ampiamente dimostrato che con la morte di una ragazzina di 12 anni non hanno nulla a che fare.
L’ottico vicentino Luigi Sartorio, 44 anni, è in cella nell’arcipelago caraibico con il modenese Angelo Malavasi, 45 anni, e il fiorentino Simone Pini, 43. Sartorio è stato condannato dal tribunale cubano a 20 anni di reclusione per corruzione di minorenne, gli altri due a 25 anni per l’omicidio di una baby prostituta di 12 anni morta durante una festa.
Papa Benedetto XVI è giunto ieri in Messico, prima tappa del viaggio che lo porterà anche a L’Avana. La visita del Pontefice è stata già salutata dalle autorità cubane con un provvedimento di amnistia per 2.900 detenuti, fra cui quattro nostri connazionali. Non i tre in questione. I familiari dei tre italiani sono riusciti a presentare la documentazione del caso in Vaticano. Il dossier è arrivato fin sulla scrivania di monsignor Angelo Becciu, della Segreteria di Stato ed ex nunzio proprio a Cuba, che accompagna Benedetto XVI nel suo viaggio.
Una copia è giunta anche a L’Avana all’attuale nunzio, monsignor Bruno Musarò. L’auspicio, se non per un vero e proprio provvedimento di grazia, è, almeno, per la possibilità di scontare la pena in Italia, come previsto, del resto, da un trattato tra Italia e Cuba siglato nel 1998. Molti politici vicentini, fra cui il senatore vicentino Alberto Filippi, avevano cercato di sbloccare la situazione.
Il Vaticano avrebbe fatto capire che si sarebbe interessato e si sarebbe mosso attivamente per aiutare i tre italiani, se non altro per fare in modo che le autorità locali riconsiderino le prove a discarico dell’accusa. Va detto che a Cuba è previsto il processo di Appello, ma la data non è stata fissata. Per la morte della minorenne - che soffriva d’asma: il decesso sarebbe stato causato dalle complicazioni dovute al consumo di cocaina - sono in carcere altri sei cubani.
Gli italiani hanno in tutti i modi cercato di dimostrare la loro estraneità a quel dramma: Sartorio e Pini hanno dimostrato che erano in Italia quando avvenne il dramma, mentre Malavasi ha detto di aver firmato una confessione sotto tortura. Sartorio e Pini sono detenuti a L’Avana, nella prigione del Combinado del Este (le cui durissime condizioni di carcerazione sono state recentemente riprese in video clandestini che hanno fatto il giro del mondo, ricorda l’Ansa); Malavasi è invece a La Condesa.

23 marzo 2012

Morta suicida FAKHARA YOUNAS



E' finita tragicamente la vicenda della donna Pakistana, è morta gettandosi dal balcone del suo appartamento al sesto piano di una palazzina alla periferia di Roma.
Fakhara era stata sfigurata nel suo paese da un marito geloso e crudele, con dell'acido, durante la notte, nel sonno per punizione, perchè aveva chiesto il divorzio esasperata dalle continue violenze e umiliazione subite da parte di un uomo che nulla aveva di umano. Fatti che purtroppo continuano a verificarsi in Pakistan e altri paesi dove la donna viene vista solo come oggetto da usare a proprio piacimento.
Dopo i fatti Fakhara era riuscita ad arrivare in Italia con il figlio per rifarsi una vita, dimenticare, per questo aveva anche subito 39 operazione chirurgici. Fin da subito nel nostro paese le era stato messo a disposizione anche un equipe di psicoanalisti.
Ma di quel tragico fatto non era riuscita a liberarsi, aveva più volte tentato il suicidio, l'acido aveva sfigurato anche l'animo. Aveva scritto libri ed era diventata un simbolo dell'emancipazione femminile.
Lei ha tentato e lottata per rifarsi una vita, ma tantissime sono le povere donne in quei paesi che subiscono passivamente ogni tipo di umiliazione, ma in quei stati cosiddetti democratici  i Parlamenti nulla fanno, e così continuano indisturbati, paesi che hanno firmato ogni tipo di trattato per i Diritti Umani. Io nel mio piccolo posso solo essere solidale con queste donne e gridare contro quei barbari:
                         BASTARDI   BASTARDI   BASTARDI    BASTARDI      BASTARDI
Nelle foto Fakhara prima e dopo dell'acido. Adesso tra braccia del Signore tuo Dio hai trovato pace e tranquillità, da lassù aiuta le altre donne vittime da queste assurdità, Giovanni Falcone

7 marzo 2012

E FINALMENTE L'UNIONE EUROPEA SI MUOVE

Da Italian Network Direttore responsabile Maria Ferrante − mercoledì 7 marzo 2012
http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=34214

ITALIANI ALL'ESTERO - MARO' INDIA - ON.ANGELILLI(V.PRES.EUROPARL.):"APPREZZAMENTO DISPONIBILITA' ALTO RAPPRESENTANTE ASHTON SOSTEGNO AZIONE DIPLOMATICA ITALIANA"

(2012-03-07)
  La Ue, attraverso la responsabile per la politica estera dell'Unione Catherine Ashton è impegnata attraverso la sua delegazione a Nuova Delhi, nella soluzione della vicenda dei maro' italiani detenuti  nello stato del Kerala. 

Dunque, l'Unione europea si sta attivando per trovare "una soluzione soddisfacente",  ha riferito la portavoce di Catherine Ashton, assicurando che la questione viene seguita molto da vicino, fin dal suo inizio"  in risposta alle seiterate sollecitazioni dei parlamentari italiani al Parlamento Europeo che ieri hanno manifestato chiedendo l'intervento dell'Unione Europea per la risoluzione di una crisi che vede attivamente operativi tutti gli esponenti del Governo ed i vertici del Parlamento italiano. Lo stesso Premier ha avuto un confronto telefonico con il premier indiano Singh

E le parole del portavoce dell’Alto Rappresentante Ashton sono state accolte con  “Apprezzamento per la disponibilità " dimostrata dalla Vice Presidente del Parlamento Europeo On. Roberta Angelilli. 

"Sono certa che Catherine Ashton seguirà con attenzione la vicenda - ha dichiarato l'europarlamentare italiana -  fornendo un importante sostegno all’azione diplomatica del Governo italiano, al fine di garantire il rispetto delle norme internazionali e dei diritti di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, militari italiani che nella fattispecie erano impegnati in una missione antipirateria in acque internazionali” ha affermato la Vicepresidente del Parlamento europeo.(07/03/2012-ITL/ITNET)

6 marzo 2012

India, carcere per i marò ma in una struttura apposita


http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2012/03/06/pescatori_indiani_maro_carcere_trattamento_diverso_sottosegretario_de_mistura.html


Il sottosegretario De Mistura si oppone alla decisione dei giudici indiani e strappa una soluzione provvisoria che “salva la dignità dei nostri militari”. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non saranno con i detenuti ma in una costruzione ad hoc

I giudici indiani hanno deciso: i marò devono andare in carcere, ma l'Italia resiste. E il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura strappa una soluzione ponte: i due maro' accusati di aver ucciso due pescatori indiani non saranno insieme ai detenuti comuni ma saranno ospitati in una costruzione separata, continuando ad indossare la loro divisa e potendo disporre del telefono. In attesa che, in un paio di giorni, sia allestita una struttura ad hoc, come il 'police club' di Kollam che li ha ospitati fino ad oggi, a cui attribuire giuridicamente la figura di prigione.......
               ...................................................  OMISSIS.......................................................

Da parte mia devo dire di apprezzare in parte il grande lavoro che sta facendo il Sottosegretario De Mistura, mai nessuno aveva osato tanto e addirittura sul posto, là in India, in prima linea.
Ma come mai ancora non è intervenuto il Tribunale dell'Aja e gli Uffici e Tribunale dell'O.N.U.?? Quando si fanno delle Convenzioni e gli Stati membri firmano, poi bisogna avere il coraggio di farle rispettare, anche con la forza se la diplomazia non ha successo, ma anche la diplomazia deve avere dei tempi ristrettissime di pochissimi giorni. 
Tutto questo viene da anni e anni de genuflessioni verso l'India che ha sempre fatto quello che ha voluto, le varie Autorità succedutosi lì sul posto non si sono mai imposti contro la Diplomazia Indiana, i nostri cittadini sono sempre stati abbandonati e considerati colpevoli prima dalle Ambasciate e Consolati e poi dai Giudici Indiani, ma come dimostrato successivamente dai processi per il caso di mio figlio ci si accorge che era innocente, condannato a passare 3 anni della sua vita nell'inferno delle carceri indiane, riconosciuto innocente per non aver commesso il fatto e successivamente l'Alta Corte respingeva il Ricorso avverso questa sentenza. Ma altri cittadini erano in carcere con mio figlio, abbandonati, senza visite e assistenza varia, l'unica che diede speranza loro fu l'On. Zamparutti (Radicale) che visitò Angelo ma anche gli altri Italiani.
Qualche pseudo inviato, amico stretto delle nostre Autorità sul posto, perchè la congiunta lavorava in Ambasciata, ebbe a scrivere per smentire le mie denunce, e difendere le stesse: qui in India, a volte, quando vado in Ambasciata, vedo nella sala d'aspetto, degli straccioni che sono venuti in India "a cercare loro stessi". Strafumati, strafatti,, finiscono i soldi e pretendono che l'Ambasciata dia loro i soldi e paghi il viaggio in Italia. E in Ambasciata, spesso, fanno la colletta e li aiutano, oltre a fare quello che la legge e il buon senso chiede loro.............omissis............................ L'Ambasciata fornisce loro assistenza, gli impiegati vanno a trovarli in carcere una volta al mese più o meno portando qualche genere di conforto ............omissis.........

Voglio ricordare che mio figlio e gli amici sono stati sequestrati a scopo di estorsione, questo si evince dalla fine del processo in India, che le visite sono avvenute solo dopo tantissimi mesi e a seguito di miei scioperi della fame, che successivamente ci è stato impedito avere contatti telefonici per circa 1 anno e solo dopo un'altro mio sciopero della fame e all'interessamento personale dell'allora Ministro Frattini la cosa è stata risanata. Angelo e l'altro italiano con lui dopo pochissimo è rimasto infettato di Epatite Virale con ricoveri in Ospedale e cure (per quello che significa in quel posto) in carcere, torturato continuamente e costretti a dormire per terra su una coperta in una cella di 2 metri per 2 con una turca  nella nuda terra in un agolo, al rientro in Italia ha subito operazioni ad entrambe le ginocchia, in un carcere ha vissuto 15 gg. in una baracca infestata di pulci e zecche altro che cercare loro stessi ma costretti ad una vita peggio degli animali.
Nessuno, dico nessuno di chi doveva ha fatto una riga di protesta o denuncia per le violazioni continue di tutte le Leggi e Convenzioni esistenti e che la stessa India ha firmato così come succede oggi ancora una volta e che purtroppo ritengo non sarà l'ultima.
Per contro in Italia, come nel mio articolo precedente gli Indiani fanno quello che vogliono e le loro Autorità alzano la voce e tutti a genuflettersi, sarò ripetitivo ma aggiungo ancora il link di quel fatto perchè è emblematico:
Giovanni Falcone

5 marzo 2012

MANAGER INDIANO ARRESTATO A TORINO E RIMESSO IN LIBERTA'

Voglio di nuovo raccontarvi una storia successa a Torino nel 2007 per farvi capire cosa succede in Italia quando si tratta di stranieri, in questo caso proprio un indiano. La storia l'ho scritta già diverse volte su questo blog, giudicate gente, Giudicate:::::::::
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200710articoli/4900girata.asp


Un manager indiano coinvolto
in una retata: nessuno mi dava retta
ROBERTO FIORI
TORINO
Era ospite al Salone del Vino di Torino, si è ritrovato nella cella comune di una caserma. Aveva trascorso la giornata tra i calici di rosso, ha dovuto passare la notte in mezzo ai clandestini, senza neppure un bicchier d’acqua. Il dramma di Aman Sharma, responsabile «food and beverage» del gruppo Taj, la più importante catena alberghiera indiana, inizia venerdì alle 22,30. Aveva passato il pomeriggio incontrando un gruppo di produttori vinicoli, poi è tornato in albergo, l’Hotel Genio, un tre stelle a fianco della stazione Porta Nuova, a due passi dal centro, ma anche al confine con San Salvario, il quartiere degli immigrati torinesi. 


Sharma si infila un paio di jeans, un pullover e una giacca ed esce per andare a cena. E’ un manager continuamente in viaggio, parla perfettamente inglese ma neppure una parola di italiano e non è mai stato a Torino. L’unica sua «colpa» è aver sbagliato direzione: scegliendo di fare due passi, si è ritrovato nel cuore del quartiere multietnico. E al momento sbagliato: improvvisamente si accendono gli abbaglianti della polizia e scatta una retata. Sharma spiega che il suo passaporto è in albergo. Mostra la patente indiana e le carte di credito, cercando di spiegarsi in inglese con gli agenti. Ma qualcuno gli dice: «Se proprio vuoi stare in questo Paese, è meglio che impari l’italiano». Arrivano i carabinieri, caricano il «buyer» indiano e gli altri extracomunitari sulle auto e portano tutti in caserma. 




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Processo per omicidio Simone RENDA

E questa mattina mi sono sentito con la signora Cecilia, mamma di Simone Renda barbaramente assassinato in Messico dove si trovava da pochi giorni per una vacanza, assassinato dalla polizia con l'aiuto di un giudice e medico del carcere. All'inizio di questo mese è iniziato in Corte d'Assisi di lecce il processo contro il Giudice, Direttore  vice Direttore e Medico del carcere, 5 tra poliziotti e Guardie carcerarie dello stesso. Ma la novità è arrivata come un macigno in Corte d'Assise, guarda caso  per il Giudice, Direttore e vice Direttore secondo le Autorità Messicane non si può procedere invocando il " NE BIS IN IDEM"  cioè non si può procedere 2 volte contro l'imputato per lo stesso reato, in pratica  sarebbero già stati giudicati in Messico.
Ma allora perchè non hanno prodotto anche gli Atti Giiudiziariodel siffatto processo? e la locale Ambasciata Italiana ha richiesto questi atti Giudiziari alle Autorità Messicane??????? Come al solito:::: GENUFLESSIONE tanto i figli sono nostri, popolino...................Giovanni Falcone

Ancora la storia di Marcello MANCUSI si Soverato

http://archiviostorico.corriere.it/2003/aprile/08/Mio_fratello_ucciso_una_cella_co_0_030408059.shtml
Ragazzi, questa mattina inaspettato ha squillato il telefono e dall'altra parte era Lucia Mancusi, sorella del povero Marcello di cui tanto ho parlato in questi anni, anche Lui come altri purtroppo  ramasto vittima, INNOCENTE, della crudeltà umana e della Criminale Ingiustizia amministrata da chi dovrebbe Garantirne il rispetto, gente in divisa che di questa ne fanno la loro forza per imporre i propri volere contro persone indifese, specie in quei posti dove gli stranieri sono visti come galline dalle uovo d'oro da spennare a piacimento, tanto (purtroppo per Noi Italiani) nessuno reclama mai nulla e dico delle nostre care Autorità,  persone indegne di questa categoria, che come altri!!!! fanno solo i loro interessi........ persone pronte ad accampare ogni scusa per non intervenire, io aggiungo anche per incopetenza, vs la storia dei marò adesso in India.
Avevo tantissime volte tentato di contattare la famiglia e adesso sono stato ripagato, ma oltre io penso che semplicemente Marcello dall'alto grida GIUSTIZIA. Continuerò ad avere contatti e vedremo cosa si potrà fare per il futuro, cosa organizzerò per tutti gli "ITALIANI DETENUTI ALL'ESTERO" quella che ho sempre scritto essere la ragione della mia vita.
Da queste riga chiedo con tutte le forze e col cuore ALLA MAMMA CHE QUALCHE MESE FA MI HA CONTATTATO IN ANONIMO DI RICHIAMARE, non abbia paura insieme arriveremo ad avere Giustizia anche per Suo figlio, INSIEME SIAMO TUTTI PIU' FORTI, sono sicuro che adesso i tempi sono maturi se saremo uniti a gridare sempre e solo GIUSTIZIA per tutti, anche per chi non ha nessuno.
Giovanni Falcone