21 febbraio 2012

I SOLITI IGNOTI DI ITALIANI ALL'ESTERO ????????

Da il Legno Storto "quotidiano" del 21 febbraio
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=33979&Itemid=28



Scritto da Paolo Visnoviz   
lunedì 20 febbraio 2012
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Si fa presto ad invocare il diritto internazionale e ad appellarsi alla diplomazia, con il nostro metro. Agosto di qualche anno fa. Dopo un viaggio iniziato in Italia a bordo di due Panda 2x4, primo modello, io e dei miei amici giungemmo finalmente ad Ulaanbaatar, capitale della Mongolia. Non propriamente una passeggiata, ma un viaggio-avventura (entusiasmante) durato, tra andata e ritorno, 40 giorni, che ci ha visto attraversare 12 Paesi, 2 continenti, 7 fusi orari e percorrere quasi 22.000 Km. 
Giungemmo ad Ulaanbaatar, il nostro traguardo, di sera, dopo aver percorso parecchi chilometri, stanchi morti. Tempo di registrare il nostro arrivo, trovare una stanza e fare una doccia ed ero già per quelle sconosciute strade a guardarmi intorno. Solo. I miei amici rimasero in albergo a riprendere fiato.
Camminai molto, perdendomi, ritrovandomi e perdendomi nuovamente. Era da poco passata la mezzanotte quando decisi di entrare in uno dei molteplici locali di una sconosciuta via che stavo percorrendo. Uno a caso, quello che aveva l'insegna più vistosa.
Entrato, mi accomodai e chiesi una vodka. Il cameriere mi fece pagare in anticipo, 15.000 tughrik, l’equivalente di 10 dollari (una piccola fortuna). Pagai. Non mi portò un bicchiere ma direttamente una bottiglia, spiegando così il prezzo. Il locale era poco illuminato, sporco e fatiscente. Sembrava equivoco. Non feci in tempo di iniziare a bere che una decina di poliziotti fecero irruzione nel locale. Si scatenò un parapiglia generale, gente che scappava, poliziotti che inseguivano, uno di questi, munito di telecamera, riprendeva tutto....................OMISSIS.................

Storie di ordinaria, demenziale burocrazia dei paesi ex Cccp. Dove la polizia, quasi sempre corrotta, è abituata ad operare con totale arroganza e, spesso, con violenza. Non esistono diritti nel deserto kazako, è inutile protestare al margine del Gobi e non si hanno maggiori garanzie nemmeno in un distretto di polizia, dove al chiuso di una putrida stanza si è in balia degli umori di un energumeno qualsiasi.
La vita in certi luoghi vale poco più di zero, anche la nostra, quella che pensiamo di invidiati occidentali. Fuori dal nostro ambiente, in alcuni Paesi, i diritti che consideriamo sacrosanti semplicemente non esistono. La nostra diplomazia, il nostro Paese non sono considerati e, in caso di guai, siamo abbandonati al caso. Non siamo americani né israeliani. All'estero siamo italiani in balia di noi stessi, possiamo contare solo sulle nostre forze.
Per questo è stato un grave errore far scendere a terra per l'interrogatorio i due marò (ammesso fosse possibile fare diversamente), forse responsabili della morte dei due pirati o pescatori indiani, consegnandoli ad un sistema giuridico arcaico, che prevede ancora la pena di morte. Bisogna sperare solo che lo status di appartenenti all'esercito italiano imponga ogni sforzo possibile alla nostra diplomazia - solitamente educata, snob e barocca - contro l'ottusa burocrazia di un paese per molti aspetti ancora retrogrado.
Diversamente quei due ragazzi del San Marco passeranno molto tempo in balia del sistema giuridico e carcerario indiano. Lo sanno bene i più di tremila italiani detenuti all'estero, a varie latitudini, non sempre per giusta causa, per i quali l'Italia ha sempre fatto troppo poco.

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