23 febbraio 2012

Marò detenuti in India


Marò detenuti in India, ma più semplicemente si possono inserire nelle condizioni di Italiani detenuti in India e nel mondo. Cambiano i luoghi, le persone, le motivazioni e cause, ma il fine è sempre lo stesso, LE CONDIZIONI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO. Capita continuamente nel mondo che un cittadino Italiano rimane imbrigliato nell’ingiustizia, nelle maglie perverse della mala giustizia, vittime di poliziotti e autorità in genere degli Stati dove si trovano per lavoro o semplicemente per vacanza. Sono circa 3.000 i cittadini detenuti nel mondo, ogni anno il numero può aumentare o diminuire. Di loro non se ne occupa nessuno, in Italia come in quegli Stati dove hanno sede gli uffici Diplomatici del nostro Stato che dovrebbe in primis pensare alle loro garanzie, pagati lautamente e di queste ne ho ben conoscenza, anche dei loro doveri, per chi nei guai ne avrebbe di bisogno, non per certificati o altro del genere, ma per salvarsi la vita.
Sono tante le Leggi e Convenzioni Internazionali che non vengono rispettate, impunemente e vergognosamente, da tutte le parti in causa, chi le viola e chi non pretende il loro rispetto con il silenzio-assenzo, paura, servilismo, geneflussioni e interessi vari, privati e di Stato, TANTO NEI GUAI NON CI SONO LORO.
I dimenticati o desaparecidos come li ho sempre chiamato in tutti i miei articoli, denunce scritte sui giornali o gridate nelle varie trasmissioni TV a cui ho partecipato, nelle radio e maggiormente sul mio blog www.giovannifalcone.blogspot.com  con nomi e cognomi, ma a nessuno si è interessato. A nulla sono servite anche le innumerevoli Interrogazioni Parlamentari, partecipazioni a Congressi, conferenze stampe “come quella alla Camera”, l’aver incontrato tantissimi Parlamentari e Autorità dello Stato da funzionari superiori del Ministero A.E., al Presidente della Commissione Diritti Umani, il Ministro Frattini ma anche il Presidente della Repubblica in persona quando in visita alla città di Matera.
Ma questa volta qualcosa di diverso c’è, si tratta di 2 militari in servizio che si sono trovati vittime del loro lavoro, a torto o ragione, non sta a me giudicare, quello che posso dire è che tutto ha dell’incredibile, almeno da quello che si legge, addirittura si chiama in causa un’altra nave, greca, dalla quale forse sarebbero partite delle raffiche, ma non si capisce comunque chi ha permesso far arrestare i due militari su una nave Italiana, che gode dell’extraterritorialità ancor più quella nave si trovava in acque Internazionali. Sono queste persone che ne dovrebbero rispondere alla Giustizia Italiana per incapacità, omissione di atti d’ufficio, per non aver fatto rispettare le Leggi Internazionali. Comunque qualcosa si muove, tutto si sta mettendo in campo, GIUSTAMENTE, media, giornali, Parlamento, Parlamentari,  rappresentanti del Governo sono stati mandati in India, tranne il Ministro degli Esteri che ha preferito non mettersi in gioco personalmente, forse per salvare la faccia in caso negativo????
Pensate invece a chi come mio figlio, oggi a casa per fortuna, riconosciuto innocente, ma altri italiani ancora in India detenuti, ragazzi di cui nessuno ne parla, ragazzi costretti a vivere, anzi sopravvivere una condizione disumana, fuori da ogni immaginazione, in modo a noi estranei, cultura differente, religione differente. L’unica cosa che lega tutti questi casi sono i soldi, i tantissimi soldi che servono per avvocati che tenteranno di portarti a casa. A nulla serve la tua reale innocenza dimostrabile in modi semplice con fatti chiari.
Quando questi ragazzi sono stati arrestati si sono trovati abbandonati, alla mercè di delinquenti in divisa che come iene ti si avventano contro. A nulla serve chiamare le Autorità Consolari, nessuno si vede almeno fino a quando come nel mio caso,  ho dovuto fare 2 scioperi della fame per avere una visita consolare in carcere avvenuta dopo moltissimi mesi dal fatto. Denutriti, mangiare vegetariano, riso e lenticchie, senza contatti telefonici (per 8 mesi non ho potuto parlare con mio figlio, tutto si è risolto grazie all’intervento del Ministro Frattini) con le famiglie a casa, senza contatti con il mondo esterno, seviziati, torturati (e non è un modo di dire, ma pura realtà), dormire per terra sopra una semplice coperta che d’inverno deve anche riscaldarti.
IO CHIEDO A CHI DI DOVERE DEL PERCHE’ DI TUTTO QUESTO, PERCHE’ SOLO L’ITALIA NON GARANTISCA I PROPRI CITTADINI, ANCHE IN PRESENZA DI ASSASSINIO DEI NOSTRI RAGAZZI NELLE PRIGIONI, NELLE STAZIONI DI POLIZIA O PER STRADA COME CANI RANDACI, COLPEVOLI SOLO DI ESSERE CITTADINI OCCIDENTALI VISTI COME GALLINE DALLE UOVA D’ORO, UNO MEZZO PER FAR SOLDI.
LEGGI VIOLATE:
Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari  a Vienna il 24 aprile 1963:
Convenzione di New York 10.12.1984
Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea
Convenzione di New York 10.12.1984
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Convenzione ONU firmata a New York  il 16.12.1966 “Patto Internazionale relativo ai Diritti Civili e Politici” firmata per Adesione dall’India  il 10.04.1979 e entrata in vigore il 10.07.1979
Risoluzione ONU del 30.08.1955 Regole Minime per il Trattamento dei Detenuti
Diritto Reciprocità non chiesto da Italia, in considerazione DEL TRATTAMENTO DEI CITTADINI Indiani in Italia
Ma anche delle tante Leggi della navigazione a altre di cui le Autorità sono a conoscenza grazie i loro uffici legali….. Giovanni Falcone

21 febbraio 2012

I SOLITI IGNOTI DI ITALIANI ALL'ESTERO ????????

Da il Legno Storto "quotidiano" del 21 febbraio
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=33979&Itemid=28



Scritto da Paolo Visnoviz   
lunedì 20 febbraio 2012
Image
Si fa presto ad invocare il diritto internazionale e ad appellarsi alla diplomazia, con il nostro metro. Agosto di qualche anno fa. Dopo un viaggio iniziato in Italia a bordo di due Panda 2x4, primo modello, io e dei miei amici giungemmo finalmente ad Ulaanbaatar, capitale della Mongolia. Non propriamente una passeggiata, ma un viaggio-avventura (entusiasmante) durato, tra andata e ritorno, 40 giorni, che ci ha visto attraversare 12 Paesi, 2 continenti, 7 fusi orari e percorrere quasi 22.000 Km. 
Giungemmo ad Ulaanbaatar, il nostro traguardo, di sera, dopo aver percorso parecchi chilometri, stanchi morti. Tempo di registrare il nostro arrivo, trovare una stanza e fare una doccia ed ero già per quelle sconosciute strade a guardarmi intorno. Solo. I miei amici rimasero in albergo a riprendere fiato.
Camminai molto, perdendomi, ritrovandomi e perdendomi nuovamente. Era da poco passata la mezzanotte quando decisi di entrare in uno dei molteplici locali di una sconosciuta via che stavo percorrendo. Uno a caso, quello che aveva l'insegna più vistosa.
Entrato, mi accomodai e chiesi una vodka. Il cameriere mi fece pagare in anticipo, 15.000 tughrik, l’equivalente di 10 dollari (una piccola fortuna). Pagai. Non mi portò un bicchiere ma direttamente una bottiglia, spiegando così il prezzo. Il locale era poco illuminato, sporco e fatiscente. Sembrava equivoco. Non feci in tempo di iniziare a bere che una decina di poliziotti fecero irruzione nel locale. Si scatenò un parapiglia generale, gente che scappava, poliziotti che inseguivano, uno di questi, munito di telecamera, riprendeva tutto....................OMISSIS.................

Storie di ordinaria, demenziale burocrazia dei paesi ex Cccp. Dove la polizia, quasi sempre corrotta, è abituata ad operare con totale arroganza e, spesso, con violenza. Non esistono diritti nel deserto kazako, è inutile protestare al margine del Gobi e non si hanno maggiori garanzie nemmeno in un distretto di polizia, dove al chiuso di una putrida stanza si è in balia degli umori di un energumeno qualsiasi.
La vita in certi luoghi vale poco più di zero, anche la nostra, quella che pensiamo di invidiati occidentali. Fuori dal nostro ambiente, in alcuni Paesi, i diritti che consideriamo sacrosanti semplicemente non esistono. La nostra diplomazia, il nostro Paese non sono considerati e, in caso di guai, siamo abbandonati al caso. Non siamo americani né israeliani. All'estero siamo italiani in balia di noi stessi, possiamo contare solo sulle nostre forze.
Per questo è stato un grave errore far scendere a terra per l'interrogatorio i due marò (ammesso fosse possibile fare diversamente), forse responsabili della morte dei due pirati o pescatori indiani, consegnandoli ad un sistema giuridico arcaico, che prevede ancora la pena di morte. Bisogna sperare solo che lo status di appartenenti all'esercito italiano imponga ogni sforzo possibile alla nostra diplomazia - solitamente educata, snob e barocca - contro l'ottusa burocrazia di un paese per molti aspetti ancora retrogrado.
Diversamente quei due ragazzi del San Marco passeranno molto tempo in balia del sistema giuridico e carcerario indiano. Lo sanno bene i più di tremila italiani detenuti all'estero, a varie latitudini, non sempre per giusta causa, per i quali l'Italia ha sempre fatto troppo poco.

Carlo Parlanti è rientrato a Montecatini: "Sono scampato all'inferno, ora voglio battermi per i Prigionieri del Silenzio"

Da Affaritaliani.it del 20 febbraio  http://affaritaliani.libero.it/sociale/carlo-parlanti-rientrato-a-montecatini200212.html?refresh_ce

Proveniente da Washington, è atterrato il 15, intorno alle ore 7,30, all'aeroporto di Fiumicino, il relativamente notoCarlo Parlanti, 47enne di Montecatini Terme, ex brillante manager informatico, ingiustamente detenuto dal 2004. Ad attenderlo, oltre ad alcuni giornalisti, la madre Nada Pacini, il fratello Michele, amici, sostenitori, esponenti del Comitato "Articolo 481 Falsità in Certificati" ed il professor Vincenzo Maria Mastronardi, noto psichiatra e criminologo, coautore, nel 2010, dell'accurato libro dal titolo "Stupro? Processi perversi - Il Caso Parlanti" (Armando Editore).
Carlo Parlanti a FiumicinoCarlo Parlanti a Fiumicino
Soprattutto era presente Katia Anedda, una sua ex fidanzata che, in tutti questi anni, si è battuta a dir poco eroicamente per lui, tanto da fondare, nel 2008, l'associazione "Prigionieri del Silenzio" (cioè i circa tremiladuecento italiani detenuti oltreconfine). Giorni fa, la Anedda, ha indirizzato una missiva al Ministro della Giustizia Paola Severino, chiedendo d'incontrarla, insieme a Parlanti. Il 15 stesso Carlo è rientrato a casa, a Montecatini, dove lo attendevano il padre Roberto e la nonna Ausilia.         
Il 4 luglio del 2004, all'aeroporto di Düsseldorf, venne arrestato dalla polizia tedesca. L'accusa era infamante: imputato di aver picchiato, legato e stuprato la sua ex convivente Rebecca Mckay White, negli Stati Uniti. Il 3 giugno 2005 venne estradato a Ventura, in California, e processato dalla Corte Superiore. Le prove a suo carico, però, erano pressoché inesistenti o palesemente false. Rifiutò il patteggiamento, convinto di poter dimostrare la propria assoluta innocenza, ma non gli fu concesso. Attuò anche due scioperi della fame. Condannato a nove anni, ha scontato l'85% della pena (sette anni e sette mesi) e, il 9 febbraio, è stato liberato dal terribile carcere di massima sicurezza di Avenal (nel deserto californiano) e trasferito in vari centri correzionali ed uffici immigrazione, in attesa di espletare le pratiche burocratiche di espulsione. E' rimpatriato scortato da due agenti dell'immigrazione, che gli hanno tolto le catene (sia ai piedi che ai polsi) solo dopo circa un'ora dal decollo da Washington. "Solo allora - ci ha dichiarato - mi sono sentito veramente libero. È stato estremamente umiliante trovarmi incatenato al cospetto di altri passeggeri (che si recavano in bagno, attiguo alla mia poltrona). Identico trattamento mi è stato riservato sul volo Los Angeles-Washington. Eppure le umiliazioni e le vessazioni, subite nei penitenziari di massima sicurezza di Ventura, Wasco ed Avenal, erano all'ordine del giorno, non potrò mai dimenticarle come, del resto, l'intera vicenda.
Sono scampato all'inferno, dunque non tornerò, mai più, negli Stati Uniti. Voglio ringraziare sentitamente gli innumerevoli amici che mi hanno sostenuto, a cominciare ovviamente da Katia Anedda. Ora devo curarmi, riprendermi, riprendere una vita normale. Poi voglio collaborare con il professor Mastronardi e con l'associazione "Prigionieri del Silenzio", che per me ha fatto il possibile e l'impossibile. Solo negli Stati Uniti sono detenuti 178 italiani, fra cui, secondo le statistiche, almeno 50 innocenti". E' un Parlanti ovviamente estremamente provato dal punto di vista psicofisico (affetto da gravi patologie contratte in detenzione, in galera era molto malcurato), ma lucido e combattivo, come sempre. Molto gentile e simpatico, come sempre.....................................................................O M I S S I S ......................................................

15 febbraio 2012

ANCORA ALLA MAMMA ANONIMA

SIGNORA LA PREGO MI CONTATTI "3384005065" VEDRA' CHE INSIEME RIUSCIREMO A FARE QUALCOSA PER AIUTARE  SUO FIGLIO, MI CHIAMI, poi deciderà Lei se e cosa fare un aiuto lo riceverà, iniziamo a parlare intanto,  è importante, potersi sfogare, sentire una persona vicina che con il cuore in mano ti da conforto, vedrà il ghiaccio si scioglierà. Faremo scrivere al figlio dove si trova, per Lui poter ricevere della corrispondenza è di vitale importanza. Aspetto con ansia la sua chiamata, Giovanni Falcone

CARLO PARLANTI

Finalmente Carlo è rientrato in Italia questa mattina, a casa con i propri cari, Una saluto per la nuova vita a Carlo di cuore.........Giovanni Falcone