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Da LeccePrima.it di oggi 28 aprile
Da LeccePrima.it di oggi 28 aprile
Questa mattina era presente anche il procuratore capo Cataldo Motta davanti alla Corte d´Assise per il processo per la morte del bancario leccese. Rinvio al 17 novembre. Tre imputati sono irreperibili
LECCE - Al via alla presenza del procuratore capo Cataldo Motta davanti alla Corte d´Assise il processo per la morte di Simone Renda, 34enne, bancario di Lecce, avvenuta in Messico il 3 marzo del 2007. I sette imputati, che rispondono dell´accusa di omicidio volontario, sono agenti di polizia penitenziaria e turisitica, funzionari di un carcere, persino di un giudice (cosiddetto giudice qualificatore, ed è nello specifico Hermila Valero) del Messico. Tre degli imputati, però, al momento risultano irreperibili. Per questo è stata disposta nuovamente la notifica del decreto di citazione a giudizio, e così il processo è stato riaggiornato al prossimo 17 novembre.
Il giovane di Lecce, come noto, perse la vita in una cella del carcere di Playa del Carmen, durante una vacanza finita in tragedia. Alloggiava nell´hotel "Posada Mariposa". Il 34enne fu arresto da agenti della polizia turistica alle 15 di pomeriggio (ora locale) del 1° marzo di quell´anno, in circostanze poco chiare (sembra, per una semplice infrazione amministrativa), condotto in carcere e lì abbandonato persino oltre il tempo limite di 36 ore per il rilascio, come se non bastasse in precarie condizioni di salute.
Renda soffriva di insufficienza epatica ed avrebbe manifestato anche i sintomi di un infarto miocardico, già al momento del suo ingresso in carcere. Quando la cella si riaprì, dopo le 8 del mattino del 3 marzo, ormai era già morto. Ciò lascia ipotizzare che nessuno sia andato a visitare il giovane per un tempo infinito, prestandogli soccorso, dandogli semplicemente un poco d´acqua. In più, sarebbe rimasto agli arresti per un tempo superiore al lecito. Da tutto un insieme di fattori, l´ipotesi di reato di omicidio volontario in concorso, formulato dal pubblico ministero Angela Rotondano.
In prima istanza, l´inchiesta era stata aperta l´accusa per tortura e atti inumani e degradanti contro la persona. Lo stesso arresto sarebbe avvenuto a dir poco ai margini della legalità. La mamma di Simone, Cecilia Greco, si è costituita parte civile con gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto e Fabio Valenti.
(giovedì 28 aprile 2011)








