Mantica ricorda che, nell'ambito della protezione e dell'assistenza consolare, gli interventi che possono essere prestati da una rappresentanza diplomatico-consolare in favore di un connazionale detenuto in un Paese straniero, sono le visite consolari; le indicazione di un legale; la cura dei contatti con i familiari in Italia; la fornitura di assistenza medica, farmaci, alimenti, libri, giornali ed eventuali pacchi dono; l'erogazione di sussidi che possono variare a seconda delle situazioni contingenti e delle specifiche necessità individuali; la collaborazione con le autorità competenti per il trasferimento in Italia, qualora il connazionale sia detenuto in Paesi aderenti alla Convenzione di Strasburgo sul trasferimento dei detenuti o ad accordi bilaterali ad hoc; l' intervento in casi particolari per sostenere domande di grazia per ragioni umanitarie. Infine fa presente che un ufficio consolare non può intervenire in giudizio per conto del connazionale. Se la sede non dispone di fondi sufficienti, in casi eccezionali, può chiedere al Ministero un finanziamento integrativo per far fronte a specifiche esigenze di assistenza ai connazionali detenuti nella propria circoscrizione.
27 febbraio 2011
Mille giorni di carcere in India: Angelo adesso chiede i danni
24 febbraio 2011
WANTED

871 tenete inoltre presente che spesso i viaggiatori vengono presi di mira nelle irruzioni a sorpresa (di solito allo scopo di estorcere denaro)....;
IL CALVARIO NON E' ANCORA FINITO......

21 febbraio 2011
Serbia: italiano in carcere inizia sciopero della fame, moglie si appella alle autorità italiane
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/serbia-italiano-in-carcere-inizia-sciopero-della-fame-moglie-si-appella-alle-autorita-italiane
Ansa, 19 febbraio 2011
Un italiano in carcere a Belgrado da 16 mesi con l’accusa di turbativa d’asta ha cominciato uno sciopero della fame totale e la moglie, preoccupata, ha lanciato un appello alle autorità italiane a fare qualcosa per risolvere il caso del marito, a suo avviso detenuto ingiustamente. “Vorrei fare un appello affinché le autorità italiane si interessino alla vicenda di mio marito. Non è possibile che per una turbativa d’asta sia in un carcere duro, alla pari di trafficanti di droga o autori di altri gravi crimini”, ha detto all’Ansa la signora Milena, serba, moglie di Giovanni Accroglianò, l’italiano 41enne, rappresentante di una ditta farmaceutica, in carcere a Belgrado dal 21 ottobre 2009.
“Mio marito è accusato di aver fatto parte di un’organizzazione criminale che avrebbe mirato a falsare un’asta allo scopo di lucrare 150 mila euro”, ha affermato la signora. All’epoca dei fatti Accroglianò, spiega, era vicepresidente della Camera di commercio italo-serba, e fu coinvolto in un’asta di mobili per ospedale. A lui infatti, si era rivolta la ditta Vernipol, produttrice dei mobili. Con l’italiano erano finiti in carcere altri 5 cittadini serbi che tuttavia, ha detto la signora Milena, sono usciti dopo pochi mesi.
“L’unico rimasto in prigione è stato mio marito. Secondo la legge serba infatti, essendo lui straniero vi è il pericolo di fuga. Anche se non ha più il passaporto”. Il processo si è aperto nel giugno 2010, e da allora vi sono state cinque sedute. “Sono molto preoccupata, io con i miei tre figli. Mio marito in carcere ha perso molto peso ed è passato da 101 a 65 chili. Ora da mercoledì, avendo visto che per lui nessuno si interessa, ha cominciato uno sciopero totale della fame”, ha detto la signora, che ha criticato il sistema giudiziario serbo. “Il sistema italiano è mille volte migliore. Qui è difficile far valere i propri diritti, non esistono organi di garanzia per gli imputati e di controllo sui giudici”.
ESTERI: MANTICA, I TAGLI NON INCIDONO SU CONNAZIONALI DETENUTI ALL'ESTERO
ESTERI: MANTICA, I TAGLI NON INCIDONO SU CONNAZIONALI DETENUTI ALL'ESTERO
Scritto da Monica Cataldo(AGENPARL) - Roma, 21 feb - La riduzione della dotazione finanziaria non ha determinato un abbassamento del livello dell'assistenza consolare fornita ai detenuti italiani all'estero. E' questa la risposta del Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Alfredo Mantica, all'interrogazione dell'on Zacchera (Pdl) che chiedeva di alleviare le conseguenze negative dei tagli imposti dalla legge di stabilità sull'assistenza degli italiani detenuti all'estero.17 febbraio 2011
Oggi è la "GIORNATA DEL GATTO"


A Me preme solo sottolineare l'assurdità di quanto succede in Italia, dove, come sempre denunciato ci si dimentica delle migliaia di Italiani detenuti nel mondo e di quelli, tantissimi, che causa la crisi o la sfortuna della vita che accompagna ognuno di Noi vivono nell'indigenza. Nessuno pensa a costoro, esseri umani che a torto o ragione vivono queste disavventure, persone alle quali nulla viene garantito anche le più elementari Leggi e Norme del Diritto Internazionale e Diritti Umani, persone vessati, torturati psichicamente e fisicamente. Nessuno interviene, lo sapete quante denunce sono state fatte da me in ogni occasione, anche in trasmissioni TV eppure nulla è servito a scalfire neanche il cuore di costoro, ammesso che ne abbiano uno, neanche da Santa Madre Chiesa che nulla ha fatto anzi sto pagando lo scotto di contrasti con la mia chiesa locale. Chissà a quando una giornata di ricordo per i nostri cittadini.......
16 febbraio 2011
Un vecchio caso: "Marcello Mancusi"
Da sei mesi in carcere a Cuba: «Ha confessato il falso dopo le torture»
Il ministero degli Esteri, ha però sottolineato Mantica, «segue con attenzione i casi di 1800 italiani detenuti nel mondo ma, si tratta comunque di fatti privati in cui lo Stato non può intervenire. Noi possiamo fornire assistenza ai familiari e verificare che le condizione del trattamento dei detenuti rispettino i diritti umani». Quei diritti che, secondo Sbrollini, in questo periodo sono stati violati. «Sartorio soffre di patologie che richiedono continui controlli medici. I suoi legali ci hanno riferito che, in carcere, ha subito violenze», ha evidenziato la deputata dicendosi comunque «rassicurata dall'attenzione» al caso dimostrata dalla Farnesina. Oggi, ha infine aggiunto Sbrollini, «abbiamo consegnato l'ultima parte dei documenti che dimostrano che Sartorio non era a Cuba il 14 maggio, al momento del presunto omicidio. Speriamo che bastino ad ottenere il suo rilascio». |
Mercoledì 02 Febbraio 2011 - 19:28 Ultimo aggiornamento: Venerdì 04 Febbraio - 03:31 |
12 febbraio 2011
Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, vittima delle “consegne straordinarie” denunciate da Dick Marty
Quando incontrai la signora Khadija Anna L. Pighizzini, tre anni fa, e mi raccontò la sua storia inaudita, mi si spezzò il cuore. Viveva una vita serena e tranquilla fino a quando, nel novembre 2001, fu improvvisamente assalita da ondate di giornalisti che, dopo aver diffuso ripetute menzogne, con lo scopo di associare suo marito al terrorismo................omissis........
10 febbraio 2011
Quelli che non fanno le feste ad Arcore

06 febbraio 2011
RIFLESSIONI DI UNA DOMENICA DI FEBBRAIO 2011
05 febbraio 2011
Intervista ad Anna, italiana in carcere in Argentina
da L'Arrgentina
http://www.largentina.org/2009/11/15/intervista-ad-anna-italiana-in-carcere-in-argentina/
.................................... omissis........................................................................................
Che tipo di rapporto hai avuto con il Consolato Italiano e in generale con le Istituzioni Italiane?
In questi due anni mi sono sentita abbandonata dalle autorità italiane, dall’ambasciata e dal consolato. Durante i primi tre mesi non li ho visti, perchè dicevano che non avevano i miei dati. Mia figlia continuava a telefonare, ad insistere. Ora è da un anno che sono in questo carcere della provincia è venuto una volta il console a vedermi, dopo che io ho sollecitato più volte. L’unica cosa che ha saputo dirmi è che non sapeva che cosa fare per me e per i carcerati italiani uomini. Finchè ero a Buenos Aires venivano una volta ogni due mesi, portando vestiti e magari versavano anche dei soldi, ma da quando sono in provincia più niente. Ho chiamato più volte il consolato ma mi dicono che sono al di fuori dell’aera di influenza del consolato di buenos aires. Il rapporto con le istutuzioni italiane è complesso, perchè da una parte vorrei che mi aiutassero, ma allo stesso tempo non vorrei chiamarli mai, mi vergogno della mia situazione...................omissis...
04 febbraio 2011
Italiani all'estero, Simone Righi condannato a 4 anni e 6 mesi in Spagna
Da http://www.italiachiamaitalia.net/
Home / Italiani all' estero / Italiani all'estero, Simone Righi condannato a 4 anni e 6 mesi in Spagna
Thu, 03 Feb 2011 03:02:00
La sentenza del Tribunale Provinciale di Cadice è stata resa pubblica ieri. Applicata la legge senza nessuna attenuante. Verrà presentato il ricorso al Tribunale Supremo spagnolo. Una doccia fredda per l'accusato e la sua compagna Jo Fiori. A nulla sono servite le azioni intrapprese dalle autorita diplomatiche italiane e a nulla sono servite le 10,103 firme raccolte nelle reti sociali in appoggio alla causa di Simone.
http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/24887/2011-02-03.html
Ne avevo parlato già: http://giovannifalcone.blogspot.com/2007/11/scritto-da-max-bono.html
03 febbraio 2011
Giovanni Falcone: l’uomo che sconfisse la Legge di Murphy

Da http://www.francolondei.it
Non sto parlando del “magistrato” Giovanni Falcone, ma del suo omonimo il “padre” di Angelo Falcone che per anni è stato detenuto senza colpa in India e che considero, spero ricambiato, un grande amico. Un uomo che rispetto profondamente e che ha lottato come un leone contro tutto e contro tutti per dimostrare, riuscendoci, l’innocenza del figlio.
Perché nel titolo ho parlato “dell’uomo che sconfisse la Legge di Murphy”? Innanzi tutto voglio spiegare cos’è la “Legge di Murphy”: è quella legge non scritta secondo la quale “se qualcosa può andarti storto, ti andrà storto”. Ebbene, Giovanni Falcone, il padre di Angelo, ha completamente ribaltato questo concetto trasformandolo in “se qualcosa può andarti storto, fai in modo che ciò non accada”.
Non ho mai visto nessuno combattere come un leone ferito come ha fatto Giovanni durante gli anni della detenzione del figlio in India. Lui ha ribaltato tutti i concetti di arrendevolezza che purtroppo spesso si vedono quando uomini normali, come appunto Giovanni, si trovano a scontrarsi con poteri fortissimi o con l’indifferenza delle Istituzioni. Lui non si è arreso alla prima difficoltà. Non si è arreso nemmeno alla millesima. Ha scomodato tutti, dal Presidente della Repubblica Italiana, al Ministro Frattini, fino al Primo Ministro indiano. E’ andato in TV decine di volte a far sentire la sua voce, a far sentire la protesta per l’indifferenza mostrata dalle Istituzioni italiane. Con coraggio ha maltrattato tutto e tutti, ha preso per il bavero pomposi funzionari e gli ha sputtanati in diretta TV perché, convinto delle sue ragioni, riteneva che lo stavano prendendo per i fondelli mentre suo figlio era costretto in un carcere indiano tra mille privazioni e nella più totale assenza di tutela.
Ho visto per la prima volta Giovanni a Roma in occasione della conferenza sui detenuti italiani all’estero tenutasi alla Camera dei Deputati. Ci eravamo già sentiti per telefono, ma mai visti di persona. Dal primo impatto mi diede subito l’impressione di essere una persona determinata a salvare la vita del figlio a tutti i costi. Anni dopo lo ritrovai ad una manifestazione organizzata da Radio Radicale con la stessa immutata determinazione con cui intervenne alla Camera dei Deputati. Solo che aveva una maggiore coscienza di quello che è il problema dei detenuti italiani all’estero e dei problemi che devono affrontare le famiglie quando un loro caro finisce nelle grinfie di sistemi di giustizia nei quali non esiste la parola “Diritti”. E così, mentre cercava di salvare la vita di suo figlio, si prodigava per dare una mano ad altri genitori che si trovavano nella sua stessa condizione invitandoli a non cedere, a non arrendersi alla “Legge di Murphy”.
Ieri ci siamo sentiti su Skype dopo un po’ di tempo che non ci sentivamo e anche a me, che non sono certo persona che si arrende facilmente, mi ha spronato a non arrendermi alle “contrarietà della vita”. E così mi ha fatto capire come quest’uomo normale, questo padre, questo carabiniere in pensione, questo abruzzese dalla scorza indistruttibile, sia in effetti una persona da prendere ad esempio, una persona che si oppone fermamente alla logica secondo la quale “se qualcosa deve andare storta, andrà storta”. Per lui non è così. E’ troppo facile arrendersi alle contrarietà della vita giustificando il tutto con la “Legge di Murphy”. E’ un atto di vigliaccheria. Per la cronaca, dopo innumerevoli battaglie Giovanni è riuscito a riportare a casa il figlio Angelo e l’amico che con lui era finito in quel tremendo vortice, vincendo contro tutti e contro tutto, da solo, come un cavaliere solitario. Ce ne vorrebbero di uomini come Giovanni Falcone, il padre di Angelo, in questa Italia ormai allo sbando. Di certo saremmo un paese con molto più onore.
02 febbraio 2011
Italiano detenuto illegalmente a Santo Domingo. L’ambasciata se ne frega
http://www.secondoprotocollo.org/?p=2260
Ne abbiamo già parlato in passato (qui, qui e qui) del caso di Luciano Vulcano, arrestato illegalmente a Santo Domingo oltre un anno fa e da allora lasciato letteralmente al suo destino dalle istituzioni italiane. Ora, se possibile, emergono fatti ancora più gravi che dimostrano come l’Ambasciata italiana a Santo Domingo fosse da mesi al corrente della illegittimità della detenzione di Luciano Vulcano e non abbia fatto niente per difendere i Diritti del nostro connazionale. .......................................................................
01 febbraio 2011
India: italiani sotto processo per omicidio, Console in tribunale a Varanasi
Ansa, 1 febbraio 2011
Il console italiano Laura Carpini raggiungerà presto Varanasi da Nuova Delhi per partecipare ad una delle prossime udienze a carico di Tomaso Bruno, il giovane di Albenga accusato con l’amica Elisabetta Boncompagni di aver ucciso nel febbraio dell’anno scorso il compagno di viaggio Francesco Montis.
La visita del console Carpini è voluta per dare un sostegno morale ai due ragazzi ma anche per avere garanzie sulla regolarità del processo. I genitori di Tomaso, Marina Maurizio e Euro Bruno attendono risposte concrete in questo senso. “I nostri ragazzi sono chiusi da quasi un anno in un penitenziario straniero e lontano da casa - hanno detto i genitori di Tomaso. Auspichiamo davvero che lo Stato italiano faccia sentire la propria presenza in un momento delicato come questo che Tom e Eli stanno attraversando. È importante che il giudice, il pm e tutti siano consapevoli che la questione è seguita dal nostro console”.








