26 settembre 2010
UN PADRE CHE NON RIVEDRA' PIU' IL FIGLIO
25 settembre 2010
SPAGNA: DENUNCIO' MORTE CANI, ITALIANO RISCHIA 10 ANNI - ARRESTATO NEL 2007, E' ACCUSATO DI AGGRESSIONE A SINDACO CITTA'
(ANSA) - MADRID, 23 SET - Torna l'incubo spagnolo per
l'artista bolognese Simone Righi, 40 anni, arrestato nel 2007 a
Cadice durante una manifestazione di animalisti, che rischia ora
una condanna a più di 10 anni di carcere perchè accusato di
aggressione al sindaco della città Teofila Martinez e a un
assessore. Il processo si terrà il 4 ottobre, riferisce il
'Diario de Sevillà, il quotidiano della capitale andalusa.
La vicenda aveva suscitato emozione in Italia tre anni fa.
Righi, durante un viaggio in Spagna nel settembre 2007, aveva
affidato i suoi tre cani al canile El Refugio di Puerto Real, a
Cadice.
Quattro giorni dopo, tornando a riprenderli, il trauma: i
cani non c'erano più. Secondo il canile due erano fuggiti,
scrive il quotidiano andaluso, uno era morto, e il suo corpo era
in un congelatore. Sconvolto, Righi aveva sporto denuncia. Il 7
ottobre le associazioni animalisti di Cadice avevano organizzano
una manifestazione di protesta contro i maltrattamenti agli
animali, in particolare a El Refugio, finanziato da fondi
pubblici (il canile venne effettivamente chiuso il mese dopo).
Gli animi si scaldano quando compare il sindaco Martinez,
accolta da cori ostili e fischi. E da qui le versioni non
coincidono più. La procura di Cadice afferma che Righi avrebbe
cercato di aggredire il sindaco e il vicesindaco all'urbanismo
Ignacio Romani ma sarebbe stato fermato da una guardia del corpo
di Martinez. Poi, mentre veniva arrestato, avrebbe opposto
resistenza e aggredito quattro poliziotti. L'accusa, spiega il
'Diario de Sevillà, chiede quindi contro Righi 10 anni e 9
mesi: 4 e mezzo per la presunta tentata aggressione al sindaco,
altrettanti per quella al vicesindaco, il resto per le presunte
violenze ai poliziotti. Con lui sarà processata il 4 ottobre
anche una animalista spagnola, pure accusata di tentata
aggressione, ma alla consigliera comunale Carmen Obregon.
Righi ha sempre negato l'aggressione. Il suo avvocato
Ignacio Quintana Balonga, citato da El Diario de Cadix, contesta
anche che abbia resistito all'arresto e accusa le forze di
sicurezza di averlo fermato "in forma brutale". A Cadice
intanto si organizza una corrente di solidarietà con l'artista
bolognese. L'associazione animalista Prodean ha chiesto a tutti
i suoi simpatizzanti di assistere al processo. "Hanno chiesto
10 anni di carcere contro di lui!", tuona in un comunicato:
"Si, avete letto bene, 10 anni!".(ANSA).
Italiani detenuti a Santo Domingo visitati in carcere: situazione al limite dell’umano. E il Consolato?

http://www.secondoprotocollo.org/?p=1682
venerdì, settembre 24th, 2010
Italiani detenuti a Santo Domingo visitati in carcere: situazione al limite dell’umano. E il Consolato?
Si è svolta mercoledì mattina una visita in carcere agli italiani detenuti a Santo Domingo nella struttura di San Cristobal onde verificare sia la loro situazione, specie dopo la nostra denuncia del 14 settembre, sia le condizioni di detenzione. Ad effettuare l’importante visita sono stati Annalisa Melandri, giornalista e attivista dei Diritti Umani che collabora con diverse Ong sudamericane e con le più importanti Istituzioni mondiali, e il Dr. Manuel Mercedes, presidente della Commissione Nazionale dei Diritti Umani della Repubblica Dominicana, nonché avvocato.
Il quadro emerso da questa visita è a dir poco drammatico. Annalisa Melandri e il Dott. Mercedes hanno incontrato i tre detenuti italiani presenti nella struttura, Ambrogio Semeghini, Luciano Vulcano e N.M. (il nome al momento è omesso per ragioni di privacy) e li hanno trovati “estremamente provati dalla detenzione”. Non solo, da questa visita emerge un quadro a dir poco vergognoso sul comportamento del Consolato Generale italiano che oltretutto fornisce informazioni incomplete e “fuorvianti” sul suo operato allo stesso Ministero degli Affari Esteri. Ma di questo ne parleremo più avanti. Ora la situazione dei tre detenuti.
Ambrogio Semeghini, il detenuto che ha fatto lo sciopero della fame citato nell’articolo del 14 settembre, durante lo sciopero è andato subito in disidratazione tanto da essere posto in ricovero. Annalisa ci informa che “il Sig. Semeghini non vede da un occhio, che aveva perso già prima di entrare in carcere ma gli addetti del Patronato (una specie di ONG che ha un piccolo ufficio in carcere e che si occupano delle loro condizioni e situazione, sono volontari) hanno detto che rischia di perdere l’altro e che avrebbe bisogno di visite specialistiche ma che non gli vengono fornite. Gli mancano quasi tutti i denti, almeno dalla parte anteriore e, se le cose non cambieranno, riprenderà lo sciopero della fame lunedì prossimo. Il responsabile dei detenuti dell’Ambasciata italiana lo ha visto la prima volta dopo 59 giorni di detenzione e lo vede una volta ogni tre/quattro mesi. In totale, da quando è detenuto, lo ha visto tre volte. E’ in carcere dal 19 dicembre 2009 ed è in attesa di giudizio.
Luciano Vulcano, anche lui in attesa di giudizio da 11 mesi, è in una situazione di salute “molto compromessa”. Ha contratto diverse infezioni in carcere e prende antibiotici da maggio, ha inoltre problemi di ritenzione idrica dovuti alla scarsa qualità dell’ acqua. Come gli altri è costretto a dormire in terra e a comprare l’acqua ma non sempre lo possono fare perché non hanno i soldi per farlo. Sono costretti quindi a bere l’acqua malsana del carcere. E’ stato arrestato con una accusa del tutto inventata il 23/10/2009 ed è stato visitato la prima volta 33 giorni dopo il suo arresto. Da quando è in carcere ha avuto solo due visite consolari.
N.M. è l’unico dei tre che ha una pena definitiva. Ha avuto tre pre-infarti e le sue condizioni di salute sono del tutto precarie (per non dire gravi). E’ a soli quattro mesi da fine pena ma se fosse stato minimamente assistito (non dico nemmeno degnamente) sarebbe fuori dl carcere da un anno e mezzo usufruendo della condizionale.
Le condizioni igienico sanitarie in cui vivono i tre – continua Annalisa nel suo rapporto – sono terribili, dormono in terra a meno di non pagare 1500 pesos al mese, bevono acqua igienicamente malsana a meno di non comprare bottigliette, le medicine di cui hanno bisogno in gran quantità le devono comprare a proprie spese, devono pagare per andare in bagno e per tutto. Testimoni all’interno del carcere sostengono che per il fatto di essere italiani sono particolarmente discriminati e gli si chiede soldi per tutto.
E adesso veniamo al comportamento del Consolato. A seguito di una nostra richiesta al Ministero degli Affari Esteri in merito alla situazione dei tre italiani e in particolare sulle condizioni di salute del sig. Semeghini che stava facendo lo sciopero della fame, il Consolato rispondeva che il Semeghini aveva fatto “solo due giorni di sciopero della fame” dimostrando così che proprio non si erano interessati alla vicenda. Infatti martedì scorso il direttore del carcere e il medico della struttura carceraria ci confermavano che non solo il sig. Semeghini aveva protratto il suo sciopero della fame per 13 giorni, ma addirittura che dal quinto giorno era stato ricoverato coattivamente in infermeria a causa della sua fortissima disidratazione, versione poi confermata dallo stesso Semeghini durante la visita di mercoledì. Il Consolato in Santo Domingo faceva poi sapere che i tre detenuti erano “attivamente assistiti” anche attraverso l’erogazione di “contributi”, cosa vera solo in parte in base a quello che si evince dal report della visita in carcere. Sarebbe poi interessante sapere quale sia il grado di “assistenza attiva” che intendono al Consolato di Santo Domingo, perché a quanto pare di attivo c’è molto poco. In ogni caso non intendiamo imbastire una polemica pubblica con il Consolato di Santo Domingo, lo faremo privatamente attraverso il Ministero degli Esteri al quale oggi è andato il report. Ma è chiaro che qualcuno del Consolato non la racconta giusta.
Ringraziamo Annalisa Melandri e il dott. Manuel Mercedes per l’impegno profuso nella difesa dei Diritti dei detenuti in Santo Domingo e nella denuncia di questa assurda situazione che in qualche modo dovremo contribuire a cambiare.
Concludiamo ringraziando l’Onorevole Raisi (FLI) per l’interrogazione parlamentare in merito allo sciopero della fame effettuato da Ambrogio Semeghini anticipandogli però che, se mai avrà una risposta, questa sarà la solita risposta ciclostilata dove si dirà che “il Ministero degli Esteri attraverso le dipendenze consolari segue il caso con molta attenzione e sta facendo tutto il possibile per……bla, bla, bla…”. Speriamo che questa volta non sarà cosi e rimaniamo a disposizione di chiunque ne abbia titolo e voglia leggere integralmente il rapporto sulla visita nel carcere di San Cristobal effettuato da Annalisa Melandri e dal Dr. Manuel Mercedes, presidente della Commissione Nazionale dei Diritti Umani della Repubblica Dominicana. Sulla cosa e sulla visita in carcere si sarebbe ancora moltissimo da scrivere ma lo spazio è tiranno e quindi lo faremo nel dettaglio i prossimi giorni.
Secondo Protocollo
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20 settembre 2010
Garanzie e Assurdità
http://www.apcom.net/newscronaca/20100826_202816_566cf64_95815.html
oggi:
http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2010/09/20/news/travolse-e-uccise-commerciante-al-casello-autostradale-scarcerato-2385735
Oggi al TG la notizia assurda, rimesso in libertà dopo neanche 1 mese di carcere il camionista rumeno che travolse e uccise con il suo TIR un cittadino Italiano, Aquilano di soli 47 anni, per un banale incidente stradale. La mancata firma dellla constatazione amichevole dell'incidente, tante testimoniaze raccolte dalla polizia sul posto che denunciavano il rumeno per omicidio volontario. Questo è quanto riportato nell'articolo di APCOM di cui sopra il link. Bene, oggi, come sopra detto, il giudice del riesame ribalta tutto e accoglie la tesi della difesa, il rumeno viene rimesso in libertà, pare non sia stato provato la volontarietà dell'investimento che ha causato la morte del nostro concittadino. Bene il Diritto, bene la Giustizia, quella giusta, bene tutto, ma chi ridà alla famiglia quella vita tolta?, chi glielo riferisce? Cose che succedono solo in Italia, mentre all'estero i nostri cari per nulla subiscono abusi e soprusi inaudite, vengono incastrati, condannati, violentati, torturati, tutto nel silenzio assordante delle nostre Autorità, dello Stato, quello Stato che come un Padre dovrebbe difenderci e garantire i nostri Diritti, Onore e tutto, ma nulla succede.
E la Giustizia? possibile che abita solo in Italia? e tutti gli Organismi Internazionali che dovrebbe vigilare sul rispetto delle tante, anzi tantissime Leggi e Convenzioni sui Diritti Civili e Umani tanto decantati e pubblicizzati? dove sono? su di noi cittadini Italiani chi deve vigilare e agire? Io continuo a denunciare e gridare che è UNA VERGOGNA, ogni giorno che passa siamo offesi e vilipesi, bravi tutti EVVIVA L'ITALIA..........................................................Giovanni Falcone sempre più inkazzato.
15 settembre 2010
Santo Domingo: in carcere diritti umani violati, sciopero della fame dei detenuti italiani
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2923:santo-domingo-in-carcere-diritti-umani-violati-sciopero-della-fame-dei-detenuti-italiani&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
.............omississ.......“Il sig. A.S. non è più un ragazzino ed è dimagrito di 30 kg da quando è in regime di detenzione. Da 13 giorni sta facendo lo sciopero della fame e voci provenienti da quell’inferno dicono che la sua situazione è talmente drammatica da spingere il direttore del carcere a scrivere una lettera all’Ambasciata italiana nella Repubblica Domenicana per protestare contro l’immobilità del Consolato in Santo Domingo. In carcere con lui ci sono altri due italiani. Uno negli ultimi mesi ha avuto ben tre infarti mentre l’altro è in attesa di giudizio da ben 10 mesi per una storia completamente inventata (il classico caso di tentativo di estorsione da parte di un ufficiale della polizia nei suoi confronti), giudizio che verosimilmente verrà rinviato all’infinito perché di prove contro di lui non ce ne sono e un detenuto straniero a Santo Domingo è prima di tutto una risorsa economica da spremere fino all’osso...........omissis.......
tutto l'articolo al link du cui sopra, Ciao Franco e ciao a voi di La voce d'Italia, Giovanni Falcone
India: dal carcere di Tihar arriva "Tj", il brand dei detenuti
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2946:india-dal-carcere-di-tihar-arriva-qtjq-il-brand-dei-detenuti&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
09 settembre 2010
LAPIDAZIONE SOSPESA

Foto da Premiato Vignettificio GIULIO LAURENZI
http://www.facebook.com/photo.php?pid=1334020&o=all&op=1&view=all&subj=106893102674048&id=1559263911
Giovanni Falcone
08 settembre 2010
SAINT CONLETH'S CATHOLIC HERITAGE ASSOCIATION

Vi sarei grato far celebrare una messa per Angelo e tutti nel mondo che soffrono nell'abbandono. Falcone Giovanni
07 settembre 2010
Caracas, presi killer dell'italiano

Il turista fu ucciso in barca a vela
Svolta nell'assassinio del turista italiano Emiliano Astore, ucciso il 27 agosto a bordo della sua barca a vela, ormeggiata nel porto di Punta de Piedra, nell'isola di Margherita: la polizia venezuelana ha arrestato i quattro presunti autori. Secondo Union Radio, la banda detta "I pirati dei Caraibi" avrebbe ucciso per rapina. Tre dei malviventi, tra l'altro, sono poliziotti.
E' il consolato italiano di Nueva Esparta, la regione venezuelana di cui fa parte l'isola Margherita, ad occuparsi delle pratiche del rimpatrio della salma. A suo tempo era stato segnalato l'arrivo nell'isola dei familiari dell'uomo.
I quattro arrestati sono molto giovani: hanno un'età compresa tra i 20 e i 30 anni.
04 settembre 2010
Commenti
Se gli italiani indirettamente coinvolti con i connazionali detenuti all'estero, per conoscenza o parentela o amicizia, sono davvero 30 mila....credo si potrebbe far sentire la voce molto più di come si sta facendo ora...
se ognuno di questi 30 mila avvisasse via mail o altro ogni suo amico, conoscente o parente con dati, notizie, aggiornamenti, proposte....saremmo ancora di più...
emanuela
04 settembre 2010 11:03
Mondo: Daniele Franceschi e gli altri tremila “prigionieri del silenzio”
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2722:mondo-daniele-franceschi-e-gli-altri-tremila-prigionieri-del-silenzio&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
Mondo: Daniele Franceschi e gli altri tremila “prigionieri del silenzio”
di Susanna Marietti
Terra, 3 settembre 2010
È dovuto morire Daniele Franceschi in circostanze non chiare nel carcere francese di Grasse per far ricordare le circa tremila persone prigioniere del silenzio sparse per il mondo. Erano 2.905 gli italiani detenuti all’estero al momento dell’ultima rilevazione effettuata dal Ministero degli Esteri alla fine dello scorso anno. “Prigionieri del silenzio” è l’eloquente nome dell’associazione che disperatamente cerca di portare all’attenzione delle disattente autorità italiane le loro storie. Più del 35 per cento di esse ci parla di persone non ancora condannate, in attesa di estradizione o di giudizio. Oltre l’80 per cento degli italiani detenuti all’estero si trova in carceri europee, prime tra tutte quelle tedesche che ne ospitano ben 1.079. Seguono le prigioni spagnole (458), quelle francesi (231), belghe (202), del Regno Unito (192) e della Svizzera (131). Negli Stati Uniti troviamo 91 connazionali detenuti, in Venezuela 66, in Perù 58, in Brasile 54, in Colombia 30. Sono30 anche quelli presenti nelle carceri australiane. Tra Asia e Oceania ne troviamo 55.
Fortunatamente non rientrano più nel conteggio Angelo Falcone e Simone Nobili, i due ragazzi rimessi in libertà nel maggio scorso dopo tre anni di detenzione in India con una condanna, poi ribaltata in appello, per detenzione di droga. Ai ragazzi, che hanno sempre negato ogni implicazione, non è stato fornito un traduttore né consentito di chiamare l’Ambasciata italiana. Il padre di Angelo, Giovanni, non si è mai dato per vinto e, dopo aver visto il figlio mangiare riso e lenticchie per mesi e mesi, ha scosso ogni autorità competente affinché si facesse carico del caso.
Ma non tutti sono fortunati al pari di Angelo e Simone, come la vicenda di Franceschi dimostra. E come dimostrano altre storie di cui il nostro difensore civico si è occupato. Quale quella di Simone Renda, il giovane di 34 anni arrestato durante una vacanza messicana e morto tre giorni dopo per un infarto. In tre giorni non aveva visto né avvocati né quei medici che avrebbero potuto salvargli la vita. O quale quella raccontata dai due anziani genitori di Stefano Furlan, che tempo fa si rivolsero a noi.
Loro figlio era stato arrestato a Quito, in Ecuador, per trasporto di sostanze stupefacenti. Per affrontare storie come queste il difensore civico sta stipulando accordi con vari Paesi, tra cui proprio l’Ecuador. I due coniugi, operai senza troppi mezzi economici, chiedono notizie ai carabinieri e poi all’Ambasciata. Qui viene loro consegnata una lista di avvocati, per i quali però l’Ambasciata avrebbe precisato di non offrire alcuna garanzia. Si rivolgono a un avvocato della lista che sembra non si sia comportato nel migliore dei modi.
Nel frattempo Stefano comincia a pregarli di inviargli continuamente soldi per far fronte alla vita interna, basata interamente sulla corruzione. Dal cibo alle coperte, tutto è a pagamento. I due anziani ricevono via telefonino alcune immagini del congiunto, magrissimo e pieno di escoriazioni. Il figlio telefona loro, implora di continuare a mandare denaro, dice che solo sotto compenso le guardie sono disposte a limitare le loro torture fatte di percosse e scariche elettriche.
La coppia è disperata, invia migliaia e migliaia di euro che si procura indebitandosi. Torna dai carabinieri a raccontare l’accaduto. Questi si rivolgono ai funzionari dell’Ambasciata, che si recano in carcere a parlare con l’uomo. Nel colloquio alla presenza delle guardie, egli è costretto a negare ogni cosa. Nonostante ciò, una volta andati via i funzionari e intuendo la provenienza del racconto, le guardie lo isolano e lo torturano. Mentre in Italia continua il silenzio che rende lui e gli altri due volte, mille volte prigionieri.
02 settembre 2010
L’Italia dimenticata in carcere
DIRITTI. I nostri connazionali che si trovano detenuti all’estero sono quasi 3.000. Tra innocenti rimasti dietro le sbarre per anni, in condizioni disumane, e vittime di violenze, fino alla morte. Ecco le loro storie.
Daniele Franceschi, il 36enne di Viareggio morto il 25 agosto nel carcere francese di Grasse, ufficialmente per un infarto, era uno dei quasi 3.000 italiani detenuti all’estero.
Il caso di Angelo Falcone è emblematico. Il 9 marzo 2007 si trovava in India per una vacanza assieme al connazionale Simone Nobili. Alloggiavano in una casa, affittata per pochi euro, quando la polizia fece irruzione nell’abitazione. Non trovò nulla ma li arrestò lo stesso. Le forze dell’ordine dichiareranno poi di averli fermati per strada, assieme a due indiani, con 18 chili di hashish. Così nel 2008 vengono condannati a 10 anni di reclusione ciascuno. Rinchiusi nel carcere di Mandi, nel nord del Paese, ne sconteranno oltre tre anni prima dell’assoluzione, della riconsegna del passaporto e del rientro in Italia avvenuto nel maggio scorso. Per più di 36 mesi hanno dormito a terra con una coperta, mangiato solo riso e lenticchie e contratto diverse infezioni.
Simone Renda, purtroppo, è invece morto dietro le sbarre. Il giovane bancario di Lecce, allora 34enne, era in Messico per una vacanza. Il primo marzo del 2007 venne prelevato dalla polizia all’hotel Posada Mariposa di Playa del Carmen. Le forze dell’ordine, chiamate dal personale dell’albergo, credevano che Renda fosse in preda ai fumi dell’alcool o delle droghe e invece lo stato confusionale era dato da un malore. Viene arrestato, proprio quel giorno che un aereo da Can Cun lo avrebbe riportato in Italia. All’ingresso in carcere diagnosticano uno stato di disidratazione e un malessere. Viene anche suggerito un elettrocardiogramma, con trasferimento in ospedale, e somministrato un ipertensivo. Ma Renda uscirà dal carcere soltanto da cadavere la mattina del 3 marzo, sei ore dopo la scadenza del limite di 36 ore fissato per la carcerazione preventiva. Era già morto da diverse ore. La procura di Lecce sta indagando i responsabili del carcere messicano per omicidio volontario.
Gli italiani detenuti all’estero sono 2.905, di cui 1.842 già condannati (il 63,4%), mentre 1.063 (36,6%) in attesa di giudizio o dell’estradizione verso l’Italia. I dati, aggiornati al 31 dicembre 2009, sono del ministero degli Esteri. Ma secondo l’associazione Prigionieri del silenzio che si occupa della tutela dei diritti degli italiani arrestati all’estero, nelle prigioni straniere sarebbero circa 3.000 i nostri connazionali. Calcolando che per ognuno almeno altre dieci persone tra amici e parenti vivono questa problematica, sono circa 30mila gli italiani coinvolti indirettamente.
Tornando ai dati ufficiali, nelle carceri europee ci sono 2.428 italiani (l’83,5%). Di questi 926 sono in attesa di giudizio. I Paesi con il più alto numero di italiani detenuti sono Germania (1.079), Spagna (458), Francia (231), Belgio (202), Regno Unito (192) e Svizzera (131). Fuori dall’Europa 384 connazionali sono nelle Americhe, in Asia e Oceania 55, tra Mediterraneo e Medio Oriente 35, nell’Africa sub-sahariana 3. Il numero più elevato è negli Stati Uniti (91), seguito da Venezuela (66), Perù (58), Brasile (54), Colombia (30) e Australia (30).
01 settembre 2010
Sakineh Mohammadi Ashtiani, l'iraniana di 43 anni, condannata alla lapidazione per adulterio e omicidio

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/08/12/visualizza_new.html_1880640600.html Solidarietà per Sakineh condannata a morte dal regime Iraniano, solidarietà a tutto il popolo Iraniano con l'augurio che possano al più presto a riavere la porpria LIBERTA'
http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/216
Leader della repubblica Islamica
Ayatollah Sayed 'Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader
Islamic Republic Street - End of Shahid Keshvar Doust Street
Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info_leader@leader.ir;
via website: http://www.leader.ir/langs/en/index.php?p=letter (English);
http://www.leader.ir/langs/fa/index.php?p=letter ( Persian)
Eccellenza,
sono un simpatizzante di Amnesty International, l'Organizzazione internazionale che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.
La sollecito a non eseguire la condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani per lapidazione o in qualsiasi altro modo.
Le chiedo di iniziare un riesame approfondito del caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani.
La sollecito a vietare la lapidazione, emanando una legislazione che ponga fine alla pena di morte e proibendo l'uso della fustigazione.
La sollecito inoltre a depenalizzare l'adulterio.
La ringrazio per la sua attenzione.
Fonte: http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_lapidazione_adulterio






