31 dicembre 2010

MASSIMO LODDO DETENUTO IN ROMANIA

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/208487
da l'Unione Sarda di ieri 30.12.2010

La storia si ripete, e ancora una volta non in Asia, Americhe o chissà quali paesi lontanissimi, ma in Romania, Stato membro dell'Unione Europea dove si pensa che tutto fili liscio, o almeno anche se la Romania sia come si pensa? un paese non proprio all'avanguardia con i Diritti Civili e Umani, ma tanto non fa differenza, la differenza in tutte queste storie dove, accomunati da analogo destino, SIAMO NOI, l'essere Italiani, indifesi e abbandonati. Da quello che si capisce dall'articolo ancora non è finito o forse neanche iniziata la fase istruttoria, cercherò ad attingere ad altre informazioni, ma tanto è tutto simile, amaro destino il nostro di familiari a casa e loro in quelle squallide celle a vivere senza alcuna garanzia di Diritti Civili e Umani. Giovanni Falcone

AUGURI DI BUON ANNO

A TUTTI BUON ANNO NUOVO, PIENO DI FELICITA' E SERENITA' NELLA SPERANZA CHE TUTTI GLI ITALIANI DETENUTI ALL'ESTERO POSSANO FARE RIENTRO A CASA AL PIU' PRESTO.
AI PARLAMENTARI TUTTI LA SPERANZA CHE L'ANNO NUOVO VI INDUCA A UN MAGGIOR IMPEGNO VERSO I NOSTRI FIGLI, VOSTRI FRATELLI E CITTADINI ITALIANI. ALMENO UNA VOLTA ANZICCHE' PENSARE AD ALTRO, CERCATE DI CAPIRE QUANTA SOFFERENZA, FISICA E PSICHICA C'E' IN LORO E NELLE FAMIGLIE IN ITALIA.
Giovanni Falcone

27 dicembre 2010

Festività Natalizie e detenuti in carceri Italiani e italiani detenuti nel mondo


Anche in queste festività si è ripetuto il rito delle visite da parte di Autorità civile e ecclesiastiche, portando attimi di serenità, umanità a tutti i detenuti nelle nostre carceri. La popolazione carceraria oramai è composta, purtroppo, da circa il 40% di cittadini stranieri, (oltre 30.000).
Nobile atto recepito a pieno, sicuramente dai detenuti, sarebbe meglio se nell'arco dell'anno fosse ripetuto non come un rito ma un atto continuo, sempre, non solo nelle festività importanti e ferragosto. Tante le visite e i momenti creati, come sempre mi piace ricordare a tutte le Autorità intervenute compresi personalità e personaggi tutti, che nel mondo ci sono anche dei cittadini Italiani, dimenticati, detenuti in carceri dove i Diritti Civili e Umani sono solo un ricordo, una favola (come ha scritto Albert Einstein, il diritto internazionale esiste soltanto nei manuali di diritto internazionale) che nessuno gli racconterà mai, paesi dove la pratica della tortura è costante e rappresenta la noma della vita quotidiana. Cittadini Italiani che anche per mangiare e bere debbono provvedere in proprio pagando anche un pizzo quotidiano per avere un pò di tranquillità.
All'infuori dell'On. Zamparutti e qualche altro politico nel passato, nessuno mai è andato a trovarli, nè dall'Italia nè dalle località dove detenuti e sì che Organismi Governativi e Organizzazioni umanitarie sono presenti in quei luoghi, ma di loro nessuno mai si ricorda.
Ai nostri cittadini non è consentito neanche fare o ricevere una telefonata perchè negato, e sapete perchè? secondo quei stati che li detengono le loro leggi non lo consentono, dimenticando le Leggi e Convenzioni Internazionali esistenti che tanti di quei paesi hanno anche firmato per adesione. Devo dire che in merito a questo, non mi risulta che l'Italia abbia mai presentato una nota protesta verso quegli Stati o presso l'ONU, il tribunale Internazionale dell'Aja, la Corte di Giustizia di Strasburgo dove hanno sedi UfficiCompetenti per reati contro i Diritti dell'Uomo e Atti Disumani e Tortura, silenzio e solo silenzio e tutto per non urtare quei paesi tra cui ci sono potenze economiche emergenti ma anche paesi che nulla sono, eppure ripeto il silenzio la fa da padrone.
Voglio ricordare a tutti che in Italia sono anni che i detenuti presentano denunce alla Corte di Strasburgo contro l'Italia per trattamenti disumani dovuti per la maggior parte al fatto che le celle sono affollate più del normale e l'Italia è stata più volte condannata a pagare.
MIO FIGLIO E' STATO ARRESTATO, SENZA AVVOCATO E INTERPRETE COSTRETTO A FIRMARE, CON MODI COERCITIVI, UNA DICHIARAZIONE PREPARATA DALLA SOLA POLIZIA, CONDANNATO E RINCHIUSO IN CARCERI DOVE SI POTEVA SOLO SOPRAVVIVERE, STANZONI SUPER AFFOLLATI PRIMA E UNA CELLA DI mt 2X3 POI IN DUE, CON ALL'INTERNO SOLO UNA COPERTA CHE FUNGEVA ANCHE DA MATERASSO, e tanto altro che preferisco non parlare ma che ho sempre pubblicato e denunciato in questo blog e alle autorità e giornali, senza che mai nulla sia successo, 1 anno senza poter neanche avere la possibilità di telefonargli per sentire le sue condizioni, non solo io, anche chi avrebbe dovuto pretendere il rispetto delle Convenzioni esistenti, come il trattamento dei detenuti del 1955 ONU, la Convenzione ONU di New York del 1984, la Convenzione di Vienna, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo etc. etc.
A TUTTI VOGLIO FARE ARRIVARE IL MIO, MA SICURO ANCHE QUELLO DEGLI ALTRI FAMILIARI, GRAZIE DI CITTADINO INASCOLTATO E VESSATO IN PATRIA E ALL'ESTERO. Giovanni Falcone

23 dicembre 2010

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

A tutti di cuore, insieme ad Angelo e la mia famiglia, auguro Buone Feste e che il Signore che nascerà Vi dia tanta felicità, serenità e esaudisca ogni Vostro desiderio. Vi ringrazio per l'aiuto e il sostegno datomi per la battaglia di Giustizia che ho portato avanti per mio figlio. Spero che al più presto le altre famiglie nelle mie condizioni possano riabbracciare i loro cari dandogli pace e serenità. Giovanni Falcone

20 dicembre 2010

GIUSTIZIA PER SIMONE RENDA, tutti rinviati a giudizio gli assassini.


E finalmente come preannunciato la Giustizia incomincia a chiedere conto agli assassini responsabili della morte di Simone Renda. Grazie alla tenacia di mamma Cecilia oggi, il GUP dott. Brancato Vincenzo ha deciso il rinvio a Giudizio di tutti gli accusati per "OMICIDIO VOLONTARIO". La data fisatta inizio processo è il 28 aprile presso la Corte di Assise di Lecce.
Si tratta di: Francisco Javier Frias e Jose Alfredo Gomez agenti della polizia di Palya del Carmen (Messico), Gomez Cruz responsabile dell'ufficio ricezione del carcere, Pedro May Balam e Arceno Parra Cano vicedirettori del carcere, Luis Alberto Landeros e Najera Sanchez Enrique guardie carcerarie, Hermilla Valero Gonzales giudice qualificatore.
Io dico che l'arroganza delle Autorità messicana è arrivata al punto di non aver inviato in Tribunale nè un rappresentante e tantomeno loro legali, tanto che sono stati nominati degli avvocati d'ufficio. Se non altro loro e tutti, nel nostro paese sono sempre garantiti, ai nostri figli nel mondo per contro non viene mai garantito nè la presenza di avvocati d'ufficio e tantomeno interpreti ma neanche l'osservanza della Dichiarazione Universale dei Dirtti dell'Uomo e tutte le Leggi e Convenzioni Internazionali che prevedono anche il trattamento "umano" nelle carceri, i contatti con i propri rappresentanti diplomatici ma più specificatamente con le famiglie in Italia.
Questa mattina presto sono partito alla volta di Lecce per essere vicino alla signora Cecilia, la quale dopo la decisione del Giudice era raggiante seppur nel dolore di non avere più Simone che comunque come Lei dice da lassù è sempre presente e ne avverte la presenza costante. Sono contento per Lei, ma anche per il precedente importante che si è venuto a creare, grazie agli avvocati "fantastici" Pasquale Corleto e Fabio Valenti. Questo farà scuola nella giurisprudenza italiana per il futuro, spero che tutte le famiglie facciano altrettanto, questo muro di arroganza e prepotenza è crollato, adesso serve che i politici tutti, di ogni schieramento facciano la loro parte e che il Parlamento si faccia Garante dei Diritti dei propri cittadini, che nessuno più nel mondo possa approfittare dei nostri figli sapendo da farla franca come sempre è successo fino ad oggi.
Giovanni Falcone

18 dicembre 2010

Cile: mille detenuti in sciopero della fame per ottenere migliori condizioni

da www.ristretti.org Edizione di sabato 18 dicembre 2010

Apcom, 18 dicembre 2010

Circa mille detenuti sono in sciopero della fame da martedì in una prigione del Cile per ottenere una revisione della loro pena e migliori condizioni di detenzione, nove giorni dopo un incendio che ha provocato 81 morti in un altro stabilimento sovraffollato. “C’è un migliaio di persone in sciopero della fame” nella prigione di Santiago sud, che ospita oltre 6.600 detenuti, il doppio della sua capacità di accoglienza, ha detto una fonte della gendarmeria penitenziaria. “I detenuti chiedono una revisione della loro pena, che è un loro diritto, e l’accesso ad alcuni benefici di legge”, ha aggiunto.


Anche in Cile ci sono Italiani detenuti:

http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=238:storie-di-italiani-detenuti-allestero&catid=44:linascoltato&Itemid=79


BUON NATALE A CHI CONSENTE TUTTO CIO' Giovanni Falcone

Festività Natalizie negate, gioia di stare con le proprie famiglie......

Il mio pensiero va ai tanti "desaparecidos" Italiani dimenticati a marcire in squallide celle di prigioni del mondo, in paesi che nulla hanno a che fare con la civiltà, Stati anche con culture di Diritti Umani dimenticati con arroganza, persone torturate giorno per giorno per diletto personale o per far di soldi, persone lasciate morire per nulla nell'indifferenza da parte di personalità, personaggi politici e non che detengono ogni tipo di potere sulla terra.
E che dire di Santa Madre Chiesa che ad opera di alcuni suoi prelati ci negano anche delle semplici preghiere.
Come si fa così ad affrontare il Santo Natale?, festa di vita, di amore e di giustizia (come riportato ultimamente sull'Osservatore Romano in un articolo ad opera di Pier Giordano Cabra: ecco che arriva di nuovo l'Avvento, il tempo dell'attesa e dello sguardo proiettato verso il futuro, Avvento, tempo dei desideri piccoli e smisurati, dei desideri drammatici di chi ha fame di pane e di Giustizia, di chi cerca ragioni per vivere.. etc.).
E' di questi giorni il viaggio dei genitori di Tomaso andati in India per stare vicino al figlio e Elisabetta, lì detenuti, il mio pensiero va a Juri detenuto in Indonesia che non rivedrà più papà Giuseppe morto mesi addietro al rientro proprio dall'Indonesia dove andava a turno con la moglie per stare vicino a Juri, a Ferdinando in Thaillandia, a Kassim e gli altri in Marocco, Carlo in America, agli amici in Brasile ma tutti, proprio tutti dimenticati nel mondo, ai tanti Italiani detenuti nel mondo che non rivedranno e non potranno avere neanche un contatto telefonico con i propri cari e amici. Ai tanti familiari in Italia anziani che nulla sanno di cosa fare in questi casi e costretti nell'indifferenza.
E nessuno pensa a costoro, ai Diritti violati, Civili e Umani, e nonostante le Leggi nulla si fa.
IL MIO "RINGRAZIAMENTO" VA A TUTTI, NESSUNO ESCLUSO I POLITICI CHE NULLA FANNO, ai giornalisti che non vogliono occuparsi compiutamente di questi casi e ai cosiddetti preti fannulloni e arraffoni, "G R A Z I E" A T U T T I Giovanni Falcone

17 dicembre 2010

India: la Croce Rossa denuncia; nelle carceri del Kashmir uso sistematico della tortura

http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4791:india-la-croce-rossa-denuncia-nelle-carceri-del-kashmir-uso-sistematico-della-tortura&catid=16:notizie-2010&Itemid=1#
Apcom, 17 dicembre 2010
I dispacci dell’ambasciata statunitense a New Delhi ottenuti da Wikileaks e pubblicati ieri sera sul sito del quotidiano britannico Guardian confermano le vecchie denunce secondo le quali l’India ha fatto un uso sistematico della tortura contro civili in Kashmir.
Un cablogramma inviato dall’ambasciata americana nel 2005 cita un rapporto della Croce Rossa Internazionale in cui emergono violazioni e abusi di ogni tipo ai danni di centinaia di detenuti delle carceri indiane. Le rivelazioni confermano le denunce di diverse associazioni di difesa dei diritti umani e rischiano di mettere in imbarazzo il governo indiano. La politica di New Delhi è sempre stata quella di non ammettere alcuna interferenza sulla questione del Kashmir, la regione mussulmana che controlla con un vasto esercito. In un dispaccio di tre anni fa, l’ambasciata Usa si diceva frustrata con il governo indiano per il continuo maltrattamento dei detenuti.
Secondo la Croce Rossa l’India ha tollerato la tortura e le vittime erano civili, in quanto i militanti erano di norma uccisi. Il rapporto della Croce Rossa, documento strettamente riservato per garantire la neutralità dell’organizzazione, è basato su 177 visite in carceri dello stato di Jammu e Kashmir e di altre parti dell’India tra il 2002 e 2004.
Su oltre 1.200 prigionieri intervistati, sono stati riportati 852 casi di abusi. In particolare, 171 sono stati picchiati e 681 torturati in sei modi diversi, tra cui con l’elettricità, violenze sessuali e altri crudeli sofferenze fisiche. Gli abusi di solito avvengono alla presenza di ufficiali e solo raramente le vittime sono militanti, ma sono persone sospettate di avere informazioni sui ribelli, spiega il Guardian precisando che la Croce Rossa non ha mai avuto accesso al famigerato centro di detenzione Cargo Building del capoluogo di Sinagar.

10 dicembre 2010

10 dicembre 1948, firma della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Oggi ricorre l'anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, per la prima volta, nella storia veniva stilato un documento che avrebbe dovuto salvaguardare l'uomo da ogni tipo di attacchi, vessazioni, sfruttamento e tutto quello che di più aberrante si possa fare contro la stessa umanità, bambini compresi. Certo tanto è stato fatto ma ancor di più tanto ancora resta da fare, perchè checchè se ne dica la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo viene regolarmente e sfacciatamente disattesa, violata, nell'indifferenza generale, sia da parte di chi la attua "solo in parte e a convenienza", sia parte di chi, e sono tanti gli Stati, la violano regolarmente, una prassi consolidata. Chi dovrebbe vigilare cosa fa? poco o nulla, a volte condanna, a volte tratta, a volte fa finta di nulla, già,una struttura come l'ONU che doveva servire a questo oggi altro non è che un palazzo del potere, e che potere, un esercito di uomini messi a disposizione da quasi tutti gli Stati, uno Stato vero e proprio, migliaia e migliaia di persone nel mondo lavora per esso, per cui migliaia i miliardi che si spendono, per il mantenimento della struttura, del personale, viaggi-missione che non finiscono mai, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. L'anno scorso mi pare era saltato fuori lo scandalo delle fatture per missioni, fatture regolarmente gonfiate, e quanta altra vergogna si nasconde ancora? persone che guadagnano migliaia di € al mese che in Italia un operaio non guadagna neanche in un anno di lavoro, eppure non bastano mai. E la gente viene lasciata morire nel mondo, torturata, vessata in ogni attimo della giornata, e proprio da chi ne dovrebbe garantire i Diritti.
Come ogni anno si sprecheranno i convegni, serate di gala, ricevimenti a tutti i livelli, spettacoli, miliardi spesi per nulla se non per presentarsi, apparire e pubblicizzarsi di pernolità e personaggi anche del mondo dell'arte e dello spettacolo per raccolta fondi che noi, cittadini regolarmente approviamo e partecipiamo con cuore accreditando fondi ognuno per quelo poco che puo ma che moltiplicato per milioni di persone fanno delle somme alte, mentre gli artisti per contro percepiscono regolarmente i loro caschè.
La realtà è che purtroppo quando nel bisogno non si sa cosa fare e nulla e nessuna che possa aiutarti lasciandoti nel baratro della disperazione. A nulla serve, come a me capitato scrivere, gridare, a tutti i livelli, nessuna risposta, anche dalla stessa ONU. Io avevo più volte scritto, fatto mail, telefonato per poter almeno parlare al telefono con il direttore della sede di Roma, risposta? "sarà contatto" ad oggi nessuna risposta.
La storia di mio figlio è finita nel modo che tutti conoscete, fortunatamente, ad un prezzo altissimo, assolto con formula piena, ho dovuto dilapidare i risparmi di una vita, CHI MI RIPAGA DI QUESTO? certo potrei fare ricorsi, ma servono soldi, tati maledettissimi soldi che non ho più.
Ai tanti parlamentari avevo chiesto aiuto per far arrivare nelle sedi opportune queste considerazioni, l'talia viene continuamente condannata a pagare dalle varie Corti Internazionali per tutto e verso tutti, per le poche volte che potrebbe farsi sentire nulla fa, prevalgono interessi e intarlazzi Internazionali. Come sapete abbiamo avuto anche casi di italiani assassinati nel mondo, nulla silenzio e ancora silenzio.
COMUNQUE FESTEGGIAMO QUESTA GIORNATA nella speranza di un futuro migliore??
Giovanni Falcone

9 dicembre 2010

Sakineh liberata, la bella notizia che tutti aspettavamo, ma........

Iran, liberati Sakineh, figlio e avvocato
Giallo sulla data del rilascio della donna condannata alla lapidazione per adulterio

09 dicembre, 21:10
ROMA - Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna condannata alla lapidazione per adulterio in Iran, e' stata liberata assieme al figlio e all'avvocato. A riferire all'ANSA della liberazione di Sakineh, di suo figlio e del suo avvocato, e' stato Taher Dyafarizd, membro della sezione italiana del Comitato antilapidazione con sede a Francoforte e responsabile dell'organizzazione Neda Days. Dyafarizd ha detto di aver appreso la notizia da fonti di Tabriz, citta' natale di Sakineh.
Nei mesi scorsi le autorita' iraniane avevano detto che la condanna alla lapidazione per adulterio era stata sospesa, ma che era in corso il processo alla donna per l'accusa di avere partecipato all'uccisione del marito.
Per la liberazione di Sakineh, nei mesi scorsi c'è stata una grande mobilitazione internazionale......... omissis.........
Sakineh libera insieme al figlio e al suo avvocato, loro erano stati arrestati perchè stavano rilasciando un'intervista in difesa della madre e assistita.
bella notizia che stavamo aspettando con ansia, bellissima notizia per i Diritti Umani e atto di Civiltà "finalmente".
Elogi, ringraziamenti, superlativi che si sprecano a tonellate, peccato che tutto questo è capitato a Sakineh e qualche altro fortunato, adesso ad esempio c'è la corsa alla difesa e richiesta liberazione di Tareq Aziz. anche in questo caso tutti in fibrillazione, Palazzi del Potere di tantissimi Stati, ONU, Vaticano, Organismi Internazionali vari, personalità e personaggi di ogni genere e risma, TV, gionali e anche i vicini di casa, domanda: per tutti gli hanni che ha amministrato il potere in Iran o comunque facente parte di quel sistema, periodo in cui sono stati migliaia le persone perseguitate, arretste, impiccati a seguito sentenze farse, persone trucidate, donne, vecchi e bambini morti perchè assasinati nei loro villaggi con borbandamenti di gas letale, ebbene allora indignazioni sì ma scarne, scusante? era il Regime, ma lui non faceva parte attiva di quel regime?
SE CE NE FOSSE BISOGNO E' L'ENNESIMA DIMOSTRAZIONE CHE NON SOLO IN ITALIA MA IN TUTTO IL MONDO DIPENDE SEMPRE DA CHI SEI, A QUALE CASTA APPARTIENI, CHI GARANTISCI PER TE, COSI' TUTTI SI ACCAPIGLIANO, SI FA DI TUTTO, RACCOLTE FIRME, PETIZIONE, GRANDI DISCORSI NEI PALAZZI DEL POTERE, AMBASCIATORI IN SERVIZIO H 24, TV E GIORNALI POI CHE NON FINISCONO MAI, ANCHE IL PAPA E ALTRI ALTI ECCLESIASTI AD OCCUPARSI DI TE E VIA DI SEGUITO.......
E' di pochi giorni fa notizia dell'esecuzione sempre in Iran, Shahla Jhahed, 146a esecuzione per il 2010 nelle carceri iraniane
http://giovannifalcone.blogspot.com/2010/12/iran-impiccata-shahla-jhahed-146a.html
di Shahla e gli altri 146, solo per quest'anno, avete mai sentito parlare? qualcuno ha letto qualcosa?
Un plauso!!!!!!! va anche, da parte mia chiaro, a tutti gli organismi umanitari, blasonati e non, che tanto fanno sì ma solo per pochi fortunati, io per la storia di mio figlio ho scritto e inviato mail con documantazione a tanti ebbene per Angelo e per tutti gli Italiani detenuti all'estero nulla è stato fatto, non una goccia di inchiostro consumato, non un secondo di serevizio passato nei media, che dire, cosa che ancora oggi persiste. Noi come i 146 dell'Iran quest'anno e le migliaia e migliaia nel mondo nessuno si preoccupa, SIAMO SOLO CARNE DA MACELLO, vittime sacrificale da immolare sull'altare dell'indifferenza, interessi etc. etc....
BRAVISSIMO A TUTTI VOI CHE DETENETE IL POTERE ESEMPI FULGIDI DI UMANITA' E CRISTIANITA' visto che siamo nel periodo dell'Avvento, "tempo dei desideri piccoli e smisurati, dei desideri drammatici di chi ha fame di pane e Giustizia, di chi cerca ragioni per vivere, di chi. stanco della notte vorrebbe affrettare il giorno" come da articolo dell'Osservatore Romano, di Pier Giordano Cabra.
Giovanni Falcone

5 dicembre 2010

Argentina: l’odissea di Marcelo Boria accusato di omicidio, appello per italiano in cella

da http://www.ristretti.org/ Edizione di domenica 5 dicembre 2010
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4531:argentina-lodissea-di-marcelo-boria-accusato-di-omicidio-appello-per-italiano-in-cella&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 5 dicembre 2010
Siamo disperati. Per anni abbiamo avuto fiducia nella giustizia e abbiamo aspettato con pazienza. Mio fratello Marcelo, però, è allo stremo. L’hanno picchiato di nuovo...”. La voce di Maria Iole Doria si interrompe. Poi, riprende, quasi sussurrando: “È un incubo, un incubo...”.
Da 1.862 giorni, Marcelo Doria - 34 anni, residente nella Repubblica del Piata ma cittadino italiano - è murato in una cella argentina. Qui dovrà trascorrere il resto dell’esistenza, in base alla sentenza emessa contro di lui un anno fa, dopo quattro anni di estenuante carcerazione preventiva, a meno che il processo d’appello non annulli la condanna per omicidio. E scagioni Marcelo da un’accusa infamante: quello di aver massacrato a botte, il 22 ottobre 2005, Luis Francisco Alippi, alias “Gin”, un taxista 47enne malato di cancro. Implicato - sostengono fonti locali - in affari “poco puliti”. Dietro il gesto brutale, ci sarebbe - sostengono le autorità - un regolamento di conti.
Ad “incastrare” Marcelo è la testimonianza di Jorge Raul Ledesma, un contadino con problemi psichici che ha raccontato di essere stato assoldato per collaborare al delitto. Doria, da cinque anni, si proclama innocente. E la famiglia gli crede. “Non è solo questione di affetto. Questo caso è pieno di punti quanto meno dubbi. Noi sappiamo il vero motivo per cui Marcelo si trova in carcere: perché si è rifiutato di pagare il “pizzo” alla polizia. Gli avevano detto che si sarebbero vendicati. E, così, hanno imbastito questa montatura”, ribatte con forza Maria Iole. Una verità sconvolgente, se dimostrata. “Non possiamo ancora provarlo. Però basta elencare una per una le “stranezze” della vicenda. In modo che ognuno tragga le sue conclusioni”.
Per prima cosa, le richieste di “tangenti”. In questo senso, raccontano i familiari, il caso Doria comincia ben prima, nel 1994, quando Marcelo - figlio di Dante, un immigrato italiano di Chioggia, e dell’argentina Maria Elba Villalba - allora diciottenne, decide di aprire un’officina meccanica nella città in cui risiede da sempre (anche se è nato in Italia): Paso de los Libres, nella provincia di Corrientes.
È una località di 44mila abitanti lungo il confine con il Brasile. Proprio per Paso de los Libres passa la Ruta Internacional che porta al lato brasiliano. Da sempre, un punto strategico. E permeabile. Durante la dittatura, da qui fuggivano molti dissidenti ricercati dai militari. Sempre da qui, inoltre, i contrabbandieri fanno “filtrare” le loro merci nel Paese confinante.
A cinque minuti dalla Ruta, Marcelo mette su il suo garage. L’attività decolla. E, insieme ai clienti, arrivano le estorsioni. “Sono cominciate nel 2004. È accaduto varie volte. Io ero presente perché lavoravo là - racconta Dante, uno dei 7 fratelli di Marcello. Gli agenti entravano e dicevano a Marcelo doveva pagare per “stare tranquillo”. C’erano molti furti nella zona, aggiungevano”.
Doria rifiuta. E l’officina viene saccheggiata. “A volte si presentavano e facevano ispezioni senza mandato. Marcelo aveva paura”. Tra i clienti del garage c’è anche Alippi. Chiede, qualche mese prima dell’omicidio, a Doria un prestito di 7mila pe-sos (circa 2mila euro). Questo sarebbe il movente del delitto. “Ma Alippi aveva restituito tutto. Mia madre ha ancora le ricevute”, racconta Maria Iole. “Gin” viene ucciso la sera del 22 ottobre. “Marcelo a quell’ora si trovava a cena con la moglie, la suocera e due amiche di questa.
Le signore sono anche andate in commissariato a testimoniare. Poi le hanno minacciate e hanno ritrattato. Che vuole, sono anziane...”. Marcelo Doria viene arrestato il 28 ottobre. “Gli hanno detto il motivo tre giorni dopo. E gli agenti gli hanno chiesto di firmare la confessione. Tanto - gli hanno detto - ti facciamo condannare lo stesso”. La principale prova è stata la testimonianza di Ledesma. “Che, però, parlava di “un certo Marcelo” di cui non sapeva il cognome. La polizia gli ha mostrato una foto e lui ha detto sì. Questa pratica è vietata dalla legge argentina. Oltretutto Ledesma e Marcelo non si vedevano da dieci anni”.
Doria, però, è stato condannato. Per arrivare alla sentenza ci sono voluti 4 anni. Che il giovane ha trascorso sempre dietro le sbarre. In violazione alla norma che fissa un massimo di 2 anni per il carcere preventivo. In questo periodo - racconta la famiglia -”hanno cercato due volte di ucciderlo, lo hanno picchiato, umiliato”. Dopo l’ultima denuncia di pestaggio, il viceconsole italiano Domingo Brianti è andato a trovarlo. La famiglia vorrebbe che il caso fosse trasferito nel nostro Paese. Ma l’estradizione, può essere richiesta solo dopo la condanna in appello. L’Ambasciata argentina di Roma si è detta interessata alla vicenda ma non può intervenire “a meno che la famiglia non faccia denuncia esplicita alla Secreteria de Derechos Humanos, un ente apposito del ministero degli Affari Esteri”, spiega il diplomatico Eduardo Varela. “Faremo anche questo - conclude Maria Iole -. Qualunque cosa pur di tirar fuori Marcelo da questo inferno...”.

Yara, chiesa gremita per la veglia «Ti aspettiamo piccola amica»




Ecco cosa avevo voluto fare in occasione del 1° anniversario 2008 (triste) dell'arresto di mio figlio. Tutto organizzato nei particolari, la presenza anche di miei amici dell'Associazione Papa Giovanni xxiii della zona Puglia, dove più volte ho partecipato da quando rientrato dalla Russia dove mi sono fermato in missione circa 1 anno presso quelle case famiglie. Due laiche Consacrate, Pietro della casa famiglia di Castellana Grotte ed era in forse la presenza di un sacerdote.
Tutto inutile dato quanto è successo con il "parroco" del mio paese il quale pretendeva che andassi a prostrarmi a lui, genuflettermi e chiedere il favore di fare la cerimonia in Chiesa, come se per fare questo bisogna chiedere, sì perchè in tanti come lui sono convinti che la chiesa è loro proprietà. Dimenticandosi di quello che è il loro mandato ricevuto da Cristo. Questo signore mai si è degnato venirmi a visitare, portare la parola di Cristo, confortarmi, beninteso tutto previsto dalle Sacre Scritture. Ma a nulla è servito anche denunciare questo comportamento al suo Vescovo, stessa arroganza, sfacciataggine. A voi ogni pensiero, Giovanni Falcone
P.S. di quanto sopra ultimamente ho portato a conoscenza tutte le alte Autorità Giuridiche Ecclesiastiche, Sua Santità e il presidente della CEI, vedremo cosa risponderanno, vi renderò conto di tutto.

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  • 3 dicembre 2010
    Una folla in chiesa, non ci sarebbe più entrato uno spillo, e una folla sul sagrato della chiesa parrocchiale di Brembate Sopra per la veglia di preghiera per Yara Gambirasio. «Ti aspettiamo, piccola grande amica»: così c'era scritto sull'altare a caratteri cubitali.
    Alle 20, mezz'ora prima dell'inizio, la chiesa era già gremita con i volontari della protezione civile che controllavano che nessuna delle telecamere sul sagrato entrasse nella parrocchiale. Il paese sta vivendo con dolore e angoscia la scomparsa della ragazza, ma anche con grande riservatezza. Ecco perché è stato deciso di scegliere una veglia di preghiera e non un fiaccolata per la serata di sabato 4. Con una presa di posizione molto netta: veglia vietata ai giornalisti e alle tv, così come desideravano mamma Maura e papà Fulvio che sono rimasti a casa e hanno preferito non scrivere l'annunciata lettera-appello. La gente di Brembate Sopra sta dimostrando grande compostezza in questi giorni di dolore e l'ha dimostrato anche nella veglia di preghiera: grande partecipazione e vicinanza alla famiglia di Yara ma animo pervaso da riservatezza.
    Nella chiesa, c'era in ogni posto un lumino e un foglietto con le letture della veglia di preghiera. E sull'altare un «Ti aspettiamo Yara, piccola grande amica» gigante. Fuori i cameramen sono andati a caccia di immagini per catturare lo stato d'animo di chi, e molte sono ragazzine come Yara, stavano entrando in chiesa. Una aveva un mazzo di fiori in mano.Il parroco, don Corinno Scotti, ha confermato che non c'erano nessuna lettera-appello dei genitori e ne ha sottolineato la grande serenità nel dolore: «Quando entro nella loro casa sono sconfortato, quando ne esco sono sollevato. Sono circondati da un grande affetto che state dimostrando anche stasera».
    L'Adorazione è stata presieduta dal vicario generale monsignor Davide Pelucchi. All'altare con lui altri cinque sacerdoti. Si è recitato il Rosario, tre misteri. Al microfono si è udita chiara e tenerissima la voce dei bambini: «Ave Maria» e l'assemblea ha risposto convinta.
    Ci sono stati molti interventi (tra cui quello del sindaco Diego Locatelli che ha fatto il punto delle ricerche) e tante letture, molto toccante quella dei compagni di classe del Secco Suardo della sorella maggiore di Yara, Keba, che hanno sottolineato come il mondo sia pieno di dolore ma anche di tante persone che vogliono il bene.
    Si è pregato anche nelle chiese di Prezzate, Barzana, nella chiesa delle Cascine di Almenno San Bartolomeo e nella cappellina dell'oratorio di Bolgare.

4 dicembre 2010

Kazakistan: storia di Flavio, condannato a sei anni di carcere duro per un etto di fumo

Ne ho già parlato, portare a conoscenza di questi casi è un obbligo morale, anche per dimostrare che le storie di arresto e condanne all'estero di nostri cittadini sono sempre uguali, stesso copione di storie già vissute. Già, vissute sulla loro pelle ma anche di noi familiari a casa.
Arresti illegali, mancanza di avvocati in fase di fermo e interrogatorio, mancanza di un interprete, Diritti di ogni genere violati constantemente nell'indifferenza totale, già perchè per ogni paese dove si trovano i nostri cittadini c'è un interesse da non intaccare, non urtare le sucettibilità di quei governi??? o potentati!!!!!! e così vengono sacrificati sull'altrare della vergogna, indifferenza e ipocrisia, Giovanni Falcone
di Federico Ferrero, L’Unità, 29 novembre 2010
Il prossimo trasferimento sarà nel durissimo carcere di Semey, senza possibilità di comunicare con il mondo esterno. È stato condannato a sei anni: il suo compagno di cella, per un omicidio ne ha presi quattro.Flavio Sidagni, una laurea in economia e l’anima del giramondo, ha compiuto 55 anni e lavora da una vita per l’Eni: prima l’Egitto, poi Angola, Olanda, infine il Kazakistan. Da dieci anni è responsabile finanza e controllo di Agip Kco, società sussidiaria del colosso italiano per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas nell’area caspica e di Kpo, Karachaganak Petroleum operating, consorzio affaristico tra i giganti Bg, Eni, Chevron e Lukoil.La sua vita, tutto sommato una vita normale da funzionario con incarichi all’estero, finisce il 20 aprile 2010. Qualcuno, nella serata di un giorno come gli altri, bussa alla porta del residence in cui tutti i dipendenti Eni soggiornano, ad Atyrau. Sidagni vive lì con la moglie, Irina, e il figlio di sei anni. Ha già ospiti in casa, ma quello non è un amico in più: è la polizia. Che entra senza un mandato, perquisisce l’appartamento, trova 120 grammi di hascisc e se lo porta via ammanettato.“Senza poter parlare con un avvocato, senza sapere che poteva rifiutare la perquisizione, senza il tempo di capire cosa stesse succedendo”, racconta Paolo Gorlani, marito di Simona, la cugina di Sidagni. Sono loro, dall’Italia, a occuparsi della sorte di Flavio, sconosciuta fino a pochi giorni fa anche alla madre ottantenne.“Il fatto è che abbiamo preferito, in un primo tempo, utilizzare solo i canali ufficiali, niente stampa: solo l’ambasciata, la Farnesina e l’avvocato sul posto, che però è un legale statunitense non penalista. Poi abbiamo deciso di spargere la voce il più possibile, perché ci siamo accorti che Flavio stava per sprofondare in una fossa senza possibilità di uscita”.Già. Sidagni è stato condannato, in primo e in secondo grado, a sei anni di reclusione. Regime duro. Due corti di giustizia hanno ritenuto di accogliere l’impianto accusatorio del pubblico ministero che aveva chiesto il massimo della pena, ridotto quasi della metà in sentenza grazie alla concessione delle attenuanti generiche e in considerazione della sua fedina penale immacolata.“Pensare - continua Gorlani - che nella prima fase del procedimento era stato accusato di traffico internazionale, di spaccio e di induzione al consumo di stupefacenti. Era chiaro a tutti che l’accusa fosse ridicola: Flavio è un manager, ha un ottimo stipendio, per nessun motivo al mondo si sarebbe messo a vendere droga. Eppure è stato giudicato colpevole di spaccio: in mancanza di altre prove hanno ipotizzato che le ‘cannè fossero una sorta di pagamento, una remissione debitoria anomala”.Non è un novello Josef K., Sidagni, ma poco ci manca. Ha provato a spiegare in aula che le sostanze trovate erano per esclusivo uso personale, circostanza che i suoi ospiti hanno confermato. Una grave ingenuità, non certo la condotta di un mercante di droga. Qualcuno parla di vendette trasversali delle autorità kazake in lite con l’Eni, ma senza prove.Centocinquanta tra colleghi italiani e kazaki hanno raccolto le firme in suo favore, l’azienda gli è stata vicino e non lo ha licenziato, per ora il suo rapporto di lavoro è solo sospeso. Niente da fare, però. Da aprile in poi, Sidagni non ha più visto la luce del sole. Ora è rinchiuso nel carcere comune di Atyrau, dove uno dei degli otto compagni di camerata sconta una pena di quattro anni senza isolamento. Per omicidio.“Fino a poche settimane fa - racconta Gorlani - divideva la cella con due tossicodipendenti, che riuscivano a farsi arrivare le dosi e si bucavano sotto le unghie dei piedi, o nell’inguine. Era terrorizzato: avessero mai perquisito lo stanzino, chissà di cosa lo avrebbero accusato. È disperato e sa che, prima del pronunciamento ultimo della corte Suprema tra qualche mese, verrà trasferito nel carcere di massima sicurezza di Semey. Un posto terribile, lontano da tutto, praticamente inaccessibile. Addio telefono e contatti col mondo, moglie compresa. Ci ha detto che se lo manderanno là, non sopravvivrà”.Per ora Sidagni si arrangia: grazie al denaro, quasi un passepartout in un Paese acerbo come il Kazakistan dell’onnipotente Nursultan Nazarbayev. Riesce anche a comunicare con l’esterno via telefono, un cellulare rimediato alla meglio. Ma lo hanno già malmenato in più di un’occasione, detenuti e secondini.E recentemente solo l’intervento di emissari dell’Eni gli ha permesso di recuperare i farmaci per l’ipertensione che gli erano stati sottratti, mentre le cure per una patologia neoplastica al collo, benché benigna, quelle non sono mai iniziate: era in procinto di tornare in patria per l’intervento ma la nube prodotta dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjal-Lajokull fece sospendere i voli. Pochi giorni dopo, l’arresto.La sua ultima speranza è una riga sull’agenda del ministro degli Esteri Franco Frattini, in missione per conto dell’Italia il 2 dicembre al vertice dell’Osce in programma ad Astana. E la lettera che l’avvocato milanese Carlo Delle Piane sta preparando per chiedere alla Farnesina di prendere una posizione ufficiale. Poi, se non si muoverà niente, potrebbe anche finire i suoi giorni come un cane. Proprio come Josef K.

Iran: impiccata Shahla Jhahed, 146a esecuzione per il 2010 nelle carceri iraniane

L'ennesima dimostrazione della cattiveria e interesi vari, che dire se non hai un santo che ti protegge non sei nessuno e condannato a tutto, VERGOGNA per che non ha saputo gestire e chiedere giustizie per Lei come è stato fatto per altri, pIù FAMOSI? amici di personalità?, Falcone Giovanni

www.giustiziagiusta.info, 2 dicembre 2010
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4470:iran-impiccata-shahla-jhahed-146a-esecuzione-per-il-2010-nelle-carceri-iraniane&catid=16:notizie-2010&Itemid=1

Shahla Jhahed, amante dell’ex calciatore nazionale Nasser Mohammad Khani, è stata impiccata mercoledì nel carcere di Evin in Iran nel silenzio totale della stampa e del mondo intero. La donna, moglie provvisoria per contratto del calciatore era stata condannata a morte per l’omicidio della prima moglie di Khani, uccisa a coltellate nel 2002. Nonostante numerosi appelli da parte di Amnesty International e altre organizzazioni internazionali contro la pena di morte, la donna è stata giustiziata senza troppi problemi. Mentre il calciatore, reo confesso di aver abusato di sostanze stupefacenti con Shahla Jhahed, venne condannato a “solo” 74 frustate, l’amante da contratto è stata “solo” impiccata.A nulla sono serviti gli appelli della famiglia della donna per togliere a Shahla Jhahed la pena capitale che le gravava. Shahla aveva stipulato un contratto di “matrimonio a tempo” con l’ex calciatore, che dà la possibilità di essere amanti per un determinato periodo senza rischiare di essere condannati per adulterio. Il caso di Shahla è stato un caso dimenticato dal mondo, e chissà che anche il caso mediatico di Sakineh che ha avuto per fama più fortuna di lei alla fine si risolva nello stesso identico modo. Shahla è la 146a esecuzione per il 2010 nelle carceri iraniane, uno dei tanti comuni casi di pena di morte che non fa rumore.

3 dicembre 2010

Anniversario assoluzione in Appello di Angelo e Simone


Oggi è stato un dalla Liberazione di Angelo a seguito dell'assoluzione, la giornata più bella della mia vita, il sapere Angelo fuori, seppur ancora in India, ma fuori, libero di girare senza vincoli, fino al 16 maggio quando è sceso a Milano Malpensa.
Dal carcere fisicamente è uscito il 5, il tempo che arrivasse in carcere la documentazione,
VOGLIO ANCORA RINGRAZIARE TUTTI VOI CHE MI SIETE STATI VICINI E MI AVETE SEMPRE DATO LA CARICA. GRAZIE - GRAZIE - GRAZIE - GRAZIE da parte mia, della mia famiglia e Angelo