4 settembre 2010

Mondo: Daniele Franceschi e gli altri tremila “prigionieri del silenzio”

Grazie alla Redazione di Terra http://www.terranews.it/ per l'interessamento alla problematica degli Italiani detenuti all'estero che hanno pubblicato un'altro articolo in due giorni, speriamo che continui e che altri seguano il loro esempio e che questo problema venga affrontato seriamente e nei modi che merita, dato che si parla di persone che ancora nel 2010 vengono tenuti sequestrati, segregati e torturati neanche fossimo nel medioevo. Si fa tanto baccano per le violazioni dei Diritti Umani in Italia verso tutti, anche animale, e nessuno vuole occuparsi di queste persone, CITTADINI ITALIANI, è una vergogna e ripeto non serve andare tanto lontano per difendere i Diritti Umani, basti guardarsi alle spalle, anzi, al fianco per trovarne di ogni. Si fanno convegni, si affiggono gigantografie ai Palazzi del Potere, si illumina il Colosseo, per i Diritti Umani di persone all'estero, e di Noi chi si occupa? a me non risulta e mai ho trovato nulla, su manifestazioni fatte all'estero a favore di cittadini Italiani, sempre derisi, vilipesi e condannati ancor prima dei Giudici purtroppo dalle nostre Autorità e concittadini. Giovanni Falcone, di seguito l'articolo e il link:
http://www.ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2722:mondo-daniele-franceschi-e-gli-altri-tremila-prigionieri-del-silenzio&catid=16:notizie-2010&Itemid=1
Mondo: Daniele Franceschi e gli altri tremila “prigionieri del silenzio”
di Susanna Marietti
Terra, 3 settembre 2010
È dovuto morire Daniele Franceschi in circostanze non chiare nel carcere francese di Grasse per far ricordare le circa tremila persone prigioniere del silenzio sparse per il mondo. Erano 2.905 gli italiani detenuti all’estero al momento dell’ultima rilevazione effettuata dal Ministero degli Esteri alla fine dello scorso anno. “Prigionieri del silenzio” è l’eloquente nome dell’associazione che disperatamente cerca di portare all’attenzione delle disattente autorità italiane le loro storie. Più del 35 per cento di esse ci parla di persone non ancora condannate, in attesa di estradizione o di giudizio. Oltre l’80 per cento degli italiani detenuti all’estero si trova in carceri europee, prime tra tutte quelle tedesche che ne ospitano ben 1.079. Seguono le prigioni spagnole (458), quelle francesi (231), belghe (202), del Regno Unito (192) e della Svizzera (131). Negli Stati Uniti troviamo 91 connazionali detenuti, in Venezuela 66, in Perù 58, in Brasile 54, in Colombia 30. Sono30 anche quelli presenti nelle carceri australiane. Tra Asia e Oceania ne troviamo 55.
Fortunatamente non rientrano più nel conteggio Angelo Falcone e Simone Nobili, i due ragazzi rimessi in libertà nel maggio scorso dopo tre anni di detenzione in India con una condanna, poi ribaltata in appello, per detenzione di droga. Ai ragazzi, che hanno sempre negato ogni implicazione, non è stato fornito un traduttore né consentito di chiamare l’Ambasciata italiana. Il padre di Angelo, Giovanni, non si è mai dato per vinto e, dopo aver visto il figlio mangiare riso e lenticchie per mesi e mesi, ha scosso ogni autorità competente affinché si facesse carico del caso.
Ma non tutti sono fortunati al pari di Angelo e Simone
, come la vicenda di Franceschi dimostra. E come dimostrano altre storie di cui il nostro difensore civico si è occupato. Quale quella di Simone Renda, il giovane di 34 anni arrestato durante una vacanza messicana e morto tre giorni dopo per un infarto. In tre giorni non aveva visto né avvocati né quei medici che avrebbero potuto salvargli la vita. O quale quella raccontata dai due anziani genitori di Stefano Furlan, che tempo fa si rivolsero a noi.
Loro figlio era stato arrestato a Quito, in Ecuador, per trasporto di sostanze stupefacenti. Per affrontare storie come queste il difensore civico sta stipulando accordi con vari Paesi, tra cui proprio l’Ecuador. I due coniugi, operai senza troppi mezzi economici, chiedono notizie ai carabinieri e poi all’Ambasciata. Qui viene loro consegnata una lista di avvocati, per i quali però l’Ambasciata avrebbe precisato di non offrire alcuna garanzia. Si rivolgono a un avvocato della lista che sembra non si sia comportato nel migliore dei modi.
Nel frattempo Stefano comincia a pregarli di inviargli continuamente soldi per far fronte alla vita interna, basata interamente sulla corruzione. Dal cibo alle coperte, tutto è a pagamento. I due anziani ricevono via telefonino alcune immagini del congiunto, magrissimo e pieno di escoriazioni. Il figlio telefona loro, implora di continuare a mandare denaro, dice che solo sotto compenso le guardie sono disposte a limitare le loro torture fatte di percosse e scariche elettriche.
La coppia è disperata, invia migliaia e migliaia di euro che si procura indebitandosi. Torna dai carabinieri a raccontare l’accaduto. Questi si rivolgono ai funzionari dell’Ambasciata, che si recano in carcere a parlare con l’uomo. Nel colloquio alla presenza delle guardie, egli è costretto a negare ogni cosa. Nonostante ciò, una volta andati via i funzionari e intuendo la provenienza del racconto, le guardie lo isolano e lo torturano. Mentre in Italia continua il silenzio che rende lui e gli altri due volte, mille volte prigionieri.

2 commenti:

MattBeck ha detto...

Un'INDECENZA che continua...

Anonimo ha detto...

Una delle cose che colpiscono maggiormente è l'intervento inadeguato, maldestro e carente di quanti hanno il dovere di intervenire e tutelare.
Mi dispiace moltissimo per questo ragazzo, innocente o colpevole poco importa, per il calvario dei suoi anziani genitori, per il trattamento crudele che sta subendo in carcere e per l'incivile colpevole inerzia delle istituzioni che non onorano i loro mandati.
Un abbraccio
Paola