11 maggio 2010

Ministero Affari Esteri - assistenza agli italiani detenuti all'estero

da www.ristretti.it Rassegna stampa del 9 aprile 2010
Giustizia: il MAE... per l’assistenza ai detenuti italiani all’estero
In rete con l’Italia, 9 aprile 2010
Lo scorso anno sono stati 808 i casi di nuovi arresti o fermi di connazionali all’estero registrati dagli Uffici consolari. Si tratta di un numero consistente, dovuto ad una casistica estremamente variegata. I reati più frequenti commessi dai nostri connazionali all’estero sono nell’ordine: consumo, spaccio e traffico di stupefacenti, reati sessuali, violazione della normativa sull’immigrazione e, a seguire, truffa, rapina, violenza, omicidio.
I cittadini italiani attualmente detenuti all’estero sono 2.772, la maggioranza dei quali si trova in carceri europee. Il numero complessivo negli ultimi anni è rimasto sostanzialmente stabile. Tra i detenuti italiani, molti sono già stati condannati e stanno scontando la loro pena nelle carceri straniere mentre circa mille sono in attesa di giudizio.
Il ruolo della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie e dell’Ufficio consolare. Alla delicata e complessa materia della tutela dei connazionali detenuti, il Ministero degli Affari Esteri rivolge un’attenzione particolare, perché si tratta di persone spesso costrette a vivere, soprattutto in alcuni Paesi extra-europei, in condizioni umane, sanitarie e psico-fisiche decisamente difficili. Il diritto consolare attribuisce al Console poteri specifici di protezione del cittadino detenuto, sia nella fase istruttoria e processuale, sia quando la condanna è passata in giudicato, sulla base di strumenti normativi internazionali che prevedono precisi obblighi per gli Stati firmatari in caso di arresto e detenzione di cittadini stranieri. Naturalmente tali poteri debbono essere esercitati nell’osservanza dell’ordinamento locale e nel rispetto del sistema giudiziario del Paese ospite, che generalmente ha come principio fondamentale l’indipendenza del Giudice.
Chi richiede aiuto?
Nella maggior parte dei casi fanno ricorso all’assistenza delle nostre Rappresentanze diplomatiche principalmente i connazionali che non erano residenti nel luogo dove sono detenuti, ma si trovavano temporaneamente in quello Stato: si tratta di persone non radicate nel Paese, la cui famiglia e rete di connessioni sociali rimane in Italia e che spesso non parlano la lingua locale. L’assistenza da parte dell’Ufficio consolare trova fondamento ovunque vi siano diritti e/o interessi del connazionale arrestato in un Paese straniero che non vengano rispettati. Più in generale, l’Ufficio consolare, su richiesta dell’interessato, può svolgere un’attività di supporto, finalizzata a fornire da un lato il rispetto dei suoi diritti in sede di giudizio e dall’altro l’assistenza necessaria in carcere. Naturalmente l’Ufficio consolare non può e non deve entrare nelle valutazioni di merito del singolo caso, ma si adopera per creare le condizioni affinché i detenuti e le loro famiglie possano gestire nel modo migliore possibile il loro rapporto con le Autorità competenti.
Le cifre (aggiornamento marzo 2010)
Totale cittadini italiani detenuti all’estero: 2.772, di cui 82% in carceri europee; 5% in Paesi occidentali; 12% in Medio Oriente, Africa e Asia.
Totale cittadini italiani che hanno riportato una condanna: 1.841.
Totale cittadini italiani in attesa di giudizio: 931.
Gli strumenti normativi
Art 36 Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963, relativo al dovere di notificare l’arresto di un cittadino straniero all’autorità consolare dello Stato di residenza, qualora l’interessato ne faccia richiesta.
Art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 sul diritto ad un equo processo ratificato da 47 Paesi europei membri del Consiglio d’Europa
Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti del 10 dicembre 1984
Cosa può fare l’Ufficio consolare all’estero
Effettuare visite in carcere, previa autorizzazione delle competenti Autorità locali Proporre il nome di un avvocato o una lista di avvocati che possa/possano rappresentare il connazionale in giudizio e, se necessario, un interprete che possa affiancarlo, nonché seguire l’avvocato designato perché agisca con ogni possibile strumento consentito. Resta inteso che la decisione circa la migliore strategia difensiva rimane esclusiva responsabilità del legale, competente a esercitare presso il foro locale, d’intesa con l’assistito.
Presenziare - ove possibile e previa autorizzazione sulla base dell’ordinamento locale - alle udienze in tribunale in qualità di uditore Curare le relazioni con i familiari in Italia, quando si tratti di persone non stabilmente residenti nel Paese e qualora il connazionale lo richieda.
Qualora il detenuto sia indigente, erogare sussidi in suo favore per il pagamento di una cauzione o come contributo per spese legali, o ancora per fornirgli assistenza medica, alimenti, ecc.
Intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, per il suo trasferimento in Italia, qualora sia detenuto in Paesi aderenti alla Convenzione di Strasburgo.
Cosa non può fare l’Ufficio consolare all’estero
Intervenire se il detenuto si oppone
Costituirsi parte civile.
Intervenire in giudizio per conto di cittadini italiani.
Ottenere un miglior trattamento - rispetto a quello previsto dalle norme locali - della condizione carceraria.

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