16 ottobre 2009

Incredibile: cittadino italiano sequestrato negli Emirati Arabi Uniti da 18 mesi

http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1997&Itemid=112

Scritto da Franco Londei
mercoledì 23 settembre 2009
E' davvero allucinante la storia accaduta a un nostro connazionale che da 18 mesi si trova letteralmente sequestrato negli Emirati Arabi Uniti per ragioni del tutto fuori dal Diritto Internazionale e dal rispetto dei fondamentali Diritti Umani.
Da diversi mesi la nostra organizzazione segue col doveroso riserbo il caso di Gaetano Sparti, ingegnere romano che nel marzo 2008 si era recato per lavoro negli Emirati Arabi Uniti e da dove non ha fatto più ritorno a causa di una serie di motivi che, se non fossero così veri e reali, sarebbero degni di un romanzo di fantapolitica.
Gaetano Sparti arriva a Dubai l'11 marzo 2008 per una visita di lavoro di tre giorni. E' l'inizio di un vero e proprio calvario. Le autorità degli Emirati Arabi Uniti gli sequestrano il passaporto per una denuncia a suo carico fatta da una azienda nordamericana, la Nalco Company, una multinazionale che ha il suo quartier generale a Naperville, ma che in Italia ha una consociata per cui Sparti aveva lavorato, la Nalco Italia S.r.l., con sede a Roma. La Nalco ufficialmente produce e commercializza tecnologie legate sia alla depurazione dell'acqua che all'uso dell'acqua stessa in sistemi avanzati di raffreddamento per i più svariati usi. Tuttavia, attraverso varie consociate e joint venture produce anche centinaia di altri prodotti, tra i quali vi sono tecnologie e soluzioni chimiche all'avanguardia atte ad aumentare notevolmente la produzione di petrolio e di gas attraverso sistemi di recupero degli idrocarburi. Detto questo va specificato a chiare lettere che Gaetano Sparti non ha mai lavorato per una azienda con sede negli Emirati Arabi Uniti, che non esiste a suo carico alcun mandato internazionale e che non è residente negli E.A.U. Non si capisce quindi il perché lo Sparti debba essere sottoposto al giudizio degli Emirati Arabi Uniti.
Ma questo è il meno, cioè, se fosse rimandato a giudizio avrebbe almeno la possibilità di difendersi dalle accuse mossegli dalla Nalco, accuse oltretutto cadute nella stragrande maggioranza. Non è questo il punto e nessuno si sogna di interferire nelle altrui legislazioni o in vicende commerciali. Il punto è che a Gaetano Sparti non sono stati garantiti alcuni Diritti Fondamentali mettendolo in una situazione nella quale usare il termine “sequestro” non è affatto inappropriato.
In primo luogo gli è stato sequestrato il passaporto per impedirgli di uscire dal Paese. Non è stato arrestato, non è stato nemmeno interrogato. E' stato semplicemente sequestrato. In secondo luogo è stato abbandonato a se stesso, senza un documento di riconoscimento, fatto questo che gli impedisce qualsiasi cosa. Per fare un esempio, per prendere la camera d'hotel, dove vive da 18 mesi a sue spese, Gaetano Sparti ha dovuto far arrivare la moglie dall'Italia e prenderla a suo nome. In terzo luogo è completamente privo di qualsiasi assistenza medica e parliamo di un uomo di 59 anni sotto forte stress psico-fisico (calo di peso di oltre 30 Kg) e con gravi patologie.
Come detto, nessuno si sogna di interferire nelle vicende legali, ma se dopo 18 mesi di questo vero e proprio sequestro nessuno è intervenuto ufficialmente presso le autorità degli Emirati Arabi Uniti per pretendere chiarimenti e l'immediata “liberazione” del nostro connazionale, che oltretutto nelle ultime settimane si trova in una situazione di salute davvero precaria ma non può rivolgersi a nessuno perché non ha documenti e non è residente negli E.A.U., un motivo ci deve essere e deve essere un motivo davvero importante.
Di certo, e mi scuso se non posso chiarire nei dettagli quanto appreso, c'è di mezzo la violazione dell'embargo all'Iran, ci sono di mezzo fortissime pressioni sulla magistratura degli E.A.U. affinché affossi il procedimento senza né procedere né arretrare, ci sono importanti studi legali stranamente sempre informati di tutto e su tutto, c'è una certa reticenza di taluni funzionari a collaborare per mettere fine a questa palese violazione del Diritto. Insomma, c'è la chiara volontà di annullare Gaetano Sparti. Non di arrestarlo, non di rinviarlo a giudizio e nemmeno di procedere in qualche modo contro di lui. NO, c'è proprio la volontà di renderlo completamente inerme e invisibile. E per farlo non si esita a ricorrere a qualsiasi mezzo, dalle pressioni politiche alle intimidazioni.
Noi come organizzazione abbiamo sollevato il problema presso tutti gli organi competenti, dal Ministero degli Affari Esteri (compreso il Ministro Frattini) al Ministero della Giustizia degli Emirati Arabi Uniti fino alla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Abbiamo sostenuto l'illegittimità del sequestro del passaporto, i tempi lunghissimi del rinvio a giudizio (in violazione della Dichiarazione Universale), il decadimento delle imputazioni per le quali il passaporto è stato sequestrato ma, soprattutto, la situazione davvero unica in cui si trova quest'uomo di 59 anni nella quale non è possibile praticamente fare nulla e dove, come detto, nessuno ha interesse né ad arrivare ad un giudizio né, tanto meno, a permettere il rientro in Italia del sig. Sparti.
Siccome non è accettabile che ci dicano che “non si può fare nulla” di fronte a tutte queste gravissime violazioni del Diritto di un cittadino italiano, come se l'Italia non fosse quel Paese importante che è ma fosse l'ultimo dei Paesi del terzo mondo, abbiamo deciso in accordo con il sig. Gaetano Sparti, di rendere nota la vicenda andando oltre il riserbo che ha contraddistinto la storia fino ad ora. Lo abbiamo deciso perché abbiamo visto che nessuno fa veramente qualcosa di concreto e, soprattutto, perché temiamo seriamente per la vita del sig. Sparti, un timore non solo dettato dalle sue gravissime condizioni fisiche ma anche dalla possibilità che qualcuno tema le rivelazioni del sig. Sparti sulle modalità di violazione dell'embargo all'Iran usate da certe ditte. Insomma, non vorremmo che il sig. Sparti venisse “suicidato”.
Ora non servono più le “parole di conforto” del Consolato Generale di Dubai nei confronti del sig. Sparti, questa situazione deve finire ora. Gli Emirati Arabi Uniti devono restituire immediatamente il passaporto al nostro connazionale e permettergli il rientro in Italia.
Alla luce di questi fatti, come può un cittadino italiano o una azienda italiana pensare ragionevolmente di recarsi negli Emirati Arabi Uniti per qualsiasi motivo (lavoro o semplice turismo) sapendo che c'è la possibilità di essere sequestrato in questo modo assurdo? Come si può realmente pensare di intrattenere rapporti di lavoro con un sistema del genere? In allegato (a questo link) troverete l'accorato appello del sig. Sparti alle autorità italiane consegnato nelle mani del Console Generale di Dubai e fatto recapitare al Ministero degli Affari Esteri che rende bene l'idea della situazione drammatica in cui versa il nostro connazionale. Davvero l'Italia è messa così male da non poter fare niente per garantire il Diritto di un suo cittadino?
Franco Londei

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi rattrista sempre molto apprendere di un altro "caso", un'altra persona scaraventata in un incubo. Quando i "casi" assumono un nome e un cognome, un indirizzo, cominciamo a percepire la realtà, comprendiamo che il dramma è reale e magari si sta consumando fra indifferenza e silenzio vicino a noi.
Le rinnovo Sig. Giovanni tutta la mia stima per l'aiuto concreto che sta dando a tutte queste persone, oltre che ad Angelo.
Le esprimo anche la solidarietà di tutte quelle persone che per timidezza o ... pigrizia non prendono coraggio e scrivono sul blog.
Un abbraccio e un saluto
Paola

Anonimo ha detto...

messa nei termini in cui e' descritta , sembra una vicenda inverosimile.
certo la giustizia ci ha abituato a questo e ad altro.
ciao giovanni
alberto

Anonimo ha detto...

sembra che l'unica cosa che possiamo fare è boicottare le nostre vacanze...certo se si gridasse a livello nazionale una precisa volontà a non andare in vacanza in certi posti...toccando quindi un interesse "economico" visto che quello umano non c'è...forse qualcuno si smuoverebbe!
emanuela

Diritti ha detto...

Il governo non fa ancora nulla!

Una domanda: i fratelli italiani dimenticati, li vogliono morti?!

UNIAMOCI TUTTI.SCENDIAMO IN PIAZZA.

Anonimo ha detto...

Questo caso ancora non è stato risolto. Il Sig Sparti è ancora fermo a Dubai dal marzo 2008 e lo Stato Italiano non fa nulla per questo cittadino, che pur non avendo commesso nessun reato è ancora prigioniero negli Emirati Arabi. Lo vogliamo fa uscire morto da li? Non so... mi vergogno di essere cittadina italiana.