8 ottobre 2009

DIRITTO AI RAPPORTI AFFETTIVI


Da sempre denuncio che lo stato di detenzione di Angelo ma anche degli altri Italiani detenuti nel mondo (almeno da quanto di mia conoscenza, per contatti con alcuni familiari) non sono consoni o equiparati agli standard Europei o comunque a quanto sancito e previsto dalla:
Risoluzione O.N.U. 30.08.1955 e successive modifiche “Regole Minime per il Trattamento dei Detenuti”;
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;
Regole Penitenziarie Europee 2006;
Patto Internazionale relativo ai Diritti Civili e Politici del 16.12.1966, firmata per adesione dall’India il 10.04.1979 ed entrata in vigore il 10.07.1979;
Costituzione Italiana e Leggi viarie Italiane.

In particolare al tipo di detenzione, cioè il vivere quotidiano la vita da recluso con privazioni e limitazioni imposte da sistemi carcerari di quelle Nazioni che li detengono, sistemi il più delle volte lontani dai standard dei paesi occidentali o comunque di Nazioni che rispettano il più possibile le Leggi sopra citate.
Il più delle volte si tratta di Nazioni con un sistema economico-sociale in via di sviluppo, lontani dal nostro modo di vita e cultura.
I nostri cittadini sono costretti letteralmente a cambiare il proprio modo di vita, radicalmente, in termini culturali, religioso, alimentazione, insomma tutto, un altro modo di concepire la vita, e purtroppo c’è da notare che a tutto questo nessuno, dico nessuno, neanche le Sedi Diplomatiche tentano di intervenire per salvaguardare loro quei Diritti Fondamentale sanciti per Legge.
Praticamente sono alla mercè di quei Stati e di quei sistemi penitenziari. L’esempio banale è che se ci si trova in uno Stato la cui alimentazione è prettamente vegetariana, il nostro cittadino recluso deve adeguarsi a questa alimentazione (nelle nostre carceri agli stranieri viene preparato un menù pari a quello del loro paese di origine), ancora, mancanza di avere comunicazione con i familiari in Italia, almeno quelle telefoniche, le uniche, date le distanze enorme che li separa dalla propria terra, infatti Noi con Angelo siamo stati 10 mesi circa senza avere la possibilità di contatti telefoni, concessoci solo adesso, 2 al mese di 15 minuti l’uno, già l’On. Pisapia il 28.2.1997 presentava una proposta di legge n. 3331 in tal senso per gli stranieri e addirittura dei contatti intimi detenuto-familiare per consolidare i rapporti affettivi.
Angelo sta vivendo un momento di Fede intenso, ma da buon Cristiano non può ricevere la Comunione perché nessuno si interessa, nella mia visita fatta lo scorso mese, ho scoperto che ad 1 km dalla prigione dove Angelo è detenuto c’è una Chiesa e addirittura un Convento di Suore Carmelitane che potrebbero benissimo sopperire a questa mancanza, chiaro che per questo dovrebbe intervenire la Sede Diplomatica.
Questa sera da una sletter di http://www.ristretti.it/ rassegna stampa del 6 ottobre 2009, ho letto un lavoro di Carlo Brunetti (Dirigente Penitenziario) dal Titolo: IL DIRITTO ALL’AFFETTIVITA’ PER LE PERSONE RECLUSE http://www.ristretti.it/commenti/2009/ottobre/pdf3/articolo_bunetti.pdf
Il dott. Brunetti dice:
la famiglia è considerata come risorsa nel percorso di reinserimento sociale. Il problema della tutela della vita familiare introduce una serie di delicate problematiche riguardo al difficile equilibrio tra l’esigenza punitiva dello Stato e la garanzia dei Diritti Fondamentali della persona. A questo delicato equilibrio fanno riferimento le Regole Penitenziarie Europee 2006, http://www.coe.int/t/e/legal_affairs/legal_co-operation/prisons_and_alternatives/Regole%20Penitenziarie%20Europee%20ITALIANO.pdf che all’art. 64 stabiliscono che: “….la detenzione, comportando la privazione della libertà, è punizione in quanto tale. La condizione della detenzione e i regimi di detenzione non devono, quindi, aggravare la sofferenza inerente ad essa, salvo come circostanza accidentale giustificata dalla necessità dell’isolamento o dalle esigenze della disciplina” , le relazioni familiari sono considerate, poi, un elemento essenziale anche nel successivo art. 65 lettera c si legge: “ ….ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e gestiti in maniera da(….) mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della loro famiglia e con la comunità esterna, al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie”.
Vi invito a leggere anche solo in parte questo trattato per capire anche in base a quanto previsto dalle altre Leggi citate a cosa sono sottoposti e privati i nostri cittadini detenuti all’estero, e badate bene che, per contro, tutto questo è garantito (giustamente) agli stranieri detenuti in Italia, con dispendio di centinaia di milioni di Euro. E’ inpensabile e inconcepibile la mancanza di attenzione delle nostre Istituzioni e Politica a questo che io chiamo da sempre PROBLEMA SOCIALE NAZIONALE.
A QUANDO IL PARLAMENTO E IL GOVERNO daranno più attenzione a questo problema? A quando Noi familiari potremo rapportarci e confrontarci con le Istituzioni e tutti sul problema dei nostri familiari detenuti all’estero?

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