28 agosto 2009

Carlo Parlanti dal carcere: Giustizia negli Usa è terrorizzante



Carlo Parlanti, un'altro caso che da anni si protrae, ma instancabile Lui dall'America e Katia dall'Italia, con l'Associazione da Lei fondata http://www.prigionieridelsilenzio.it/ sono tra i pochissimi insieme a me per mio figlio Angelo, detenuto in India dal 9 marzo 2007, a lottare, lottare per la Giustizia e la Legalità che ci vengono negati nell'indifferenza totale di tutti, Istituzioni in testa. E voglio sempre ricordare, così come anche Katia fa, che se tutto questo è successo, è stato perchè fin dal primo momento del verificarsi degli eventi di cui i nostri familiari sono accusati "ingiustamente" qualcuno non garantito i Dirittti fondamentali sanciti da Leggi e Convenzioni Internazionali e quanto previsto anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.
Di seguito voglio riportare l'articolo postato su Virgilio da APCOM:
"Una volta che la polizia punta il dito sei colpevole
postato 11 ore fa da APCOM
La giustizia negli Stati uniti è "terrorizzante", perché "una volta che il dito della polizia è puntato su di te, tu sei colpevole". E' la testimonianza di Carlo Parlanti, un italiano che sta scontando al di là dell'Atlantico una condanna a nove anni di carcere per violenza sessuale e sequestro di persona. Il Tg1 lo ha intervistato al telefono, dal penitenziario di Avenal, in California, dove è recluso. "Sono in una struttura - racconta Parlanti - che era disegnata per ospitare 2mila persone, invece siamo in 7mila. Sono in un capannone con più di 300 detenuti. Si passa la giornata a fare niente, ci si gira i pollici". Parlanti si è sempre dichiarato innocente e se dovesse ottenere la revisione del processo e dimostrare le proprie ragioni, spiega, "non rimarrei negli Stati uniti. Qui è terrorizzante il fenomeno giudiziario. Una volta che il dito della polizia è puntato su di te tu sei colpevole". Parlanti uscirà dal carcere nel 2012 ma, dice, in ogni caso non avrà un futuro: "Se non riesco ad avere giustizia il mio futuro verrà seppellito qua in questo deserto". La sua vicenda è iniziata nel luglio 2004, quando è stato arrestato dalle autorità tedesche all'aeroporto di Dusseldorf, appena dopo il controllo dei documenti. È stato allora che Parlanti ha 'scoperto' una denuncia a suo carico per violenza sessuale e sequestro di persona, sporta dalla sua ex convivente statunitense due anni prima, nel luglio 2002. Rebecca McKay White lo aveva accusato di stupro e di averla tenuta segregata in casa. L'estradizione però era stata richiesta solo alla Germania. Nè l'Italia, nè l'Irlanda, dove Parlanti in quel periodo lavorava, gli avevano notificato nulla. Arrestato a Dusseldorf è stato poi estradato negli Stati uniti dove è stato condannato a nove anni. Si tratta di un evidente caso di ingiustizia, secondo la madre di Parlanti, Nadia Pacini, che a novembre ha inviato anche una lettera al ministro degli Esteri, Franco Frattini, per chiedere un suo intervento. Sono diverse infatti, sottolinea, le incongruenze. La presunta vittima, racconta Pacini, presentandosi alla polizia aveva in un primo tempo affermato di essere stata violentata il 6 luglio 2002. Ma di fronte alla mancanza di lividi che comprovassero la violenza, aveva cambiato versione, anticipando i fatti al 29 giugno. Non solo, ma aveva portato delle foto per provare la presunta violenza che sono risultate poi false da una perizia. La White aveva poi presentato anche un proprio diario nel quale affermava di aver scritto, come sfogo personale, della violenza, nei giorni subito successivi. Ma quel diario, su cui lei afferma di aver scritto nel luglio 2002, era entrato in commercio solo nel 2003. Insomma, per la famiglia, a inchiodare Parlanti è stato un castello accusatorio del tutto infondato
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5 commenti:

Anonimo ha detto...

Sosteniamo Caro Parlnti!
http://www.youtube.com/watch?v=ZouYiCg7euY

Gabriele Milia ha detto...

SOSTENIAMO CARLO PARLANTI
http://www.youtube.com/watch?v=ZouYiCg7euY
http://www.youtube.com/watch?v=nMdcMwFkZuQ
http://www.youtube.com/watch?v=VNWt0uAbjeU

Giovanni Falcone ha detto...

Io Vi dico e continuo a gridare:
SOSTENIAMO TUTTI senza individualismo perchè tutti hanno bisogno, non farne un problema individuale e di parte, perchè c'è anche chi non ha la fortuna di avere qualcuno come me o Katia che ti sostiene e porta aventi la tua battaglia. Dobbiamo essere per tutti, per umanità, civiltà e ben consci dei propri Diritti che spettano a tutti e non solo agli amici. Giovanni Falcone

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

imparato molto