29 agosto 2009

ADOTTARE UN SOGNO

Voglio riportarVi un messaggio dell'amico Vito dalle Puglie, impegnato in aiuti verso altri per mezzo della parrochia dove è impegnato assiduamente:
Adottiamo Un Sogno
L’uomo è fratello di ogni altro uomo. Un concetto, quello della “fratellanza universale”, che rischia però di restare sul vago ed astratto, se non si traduce in una concreta assunzione di responsabilità verso il destino degli altri. “allargare la famiglia” - almeno nel cuore - per accogliere un’altra persona, la sua storia e i suoi progetti.
Bellissimo e una grande idea, perchè non adottare questa idea per i ragazzi detenuti all'estero?, Angelo, Simone, Carlo, Kassim, Ivan, Erik, Angelo C., Giovanni, Giuseppe e tutti gli altri?
Sarebbe una grande cosa, questo si riallaccia anche all'articolo della dott.ssa De Vita, mai perdere di vista l'uomo, va bene tutto ma l'essere umano deve rimanere in primo piano, grazie Vito e grazie a tutti Voi, Giovanni Falcone

28 agosto 2009

PER ERIK

Erik purtroppo è caduta la linea, salutami i tuoi e digli che ci sentiamo quando rientrano in Italia.
Sono contento che hai potuto passare qualche giorno con loro , e ti rinnovo gli auguri di compleanno e che il futuro sia di libertà e felicità in Italia insieme alla tua famiglia e chi ti vuol bene.
So, come mi hai detto, che stai guardando il mio blog.
Invito tutti a fare commenti di auguri a Erik, anche lui con problemi all'estero come Angelo e gli altri, è uno dei dimenticati, ieri ha compiuti gli anni
T A N T I A U G U R I E R I K
Giovanni Falcone

Carlo Parlanti dal carcere: Giustizia negli Usa è terrorizzante



Carlo Parlanti, un'altro caso che da anni si protrae, ma instancabile Lui dall'America e Katia dall'Italia, con l'Associazione da Lei fondata http://www.prigionieridelsilenzio.it/ sono tra i pochissimi insieme a me per mio figlio Angelo, detenuto in India dal 9 marzo 2007, a lottare, lottare per la Giustizia e la Legalità che ci vengono negati nell'indifferenza totale di tutti, Istituzioni in testa. E voglio sempre ricordare, così come anche Katia fa, che se tutto questo è successo, è stato perchè fin dal primo momento del verificarsi degli eventi di cui i nostri familiari sono accusati "ingiustamente" qualcuno non garantito i Dirittti fondamentali sanciti da Leggi e Convenzioni Internazionali e quanto previsto anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.
Di seguito voglio riportare l'articolo postato su Virgilio da APCOM:
"Una volta che la polizia punta il dito sei colpevole
postato 11 ore fa da APCOM
La giustizia negli Stati uniti è "terrorizzante", perché "una volta che il dito della polizia è puntato su di te, tu sei colpevole". E' la testimonianza di Carlo Parlanti, un italiano che sta scontando al di là dell'Atlantico una condanna a nove anni di carcere per violenza sessuale e sequestro di persona. Il Tg1 lo ha intervistato al telefono, dal penitenziario di Avenal, in California, dove è recluso. "Sono in una struttura - racconta Parlanti - che era disegnata per ospitare 2mila persone, invece siamo in 7mila. Sono in un capannone con più di 300 detenuti. Si passa la giornata a fare niente, ci si gira i pollici". Parlanti si è sempre dichiarato innocente e se dovesse ottenere la revisione del processo e dimostrare le proprie ragioni, spiega, "non rimarrei negli Stati uniti. Qui è terrorizzante il fenomeno giudiziario. Una volta che il dito della polizia è puntato su di te tu sei colpevole". Parlanti uscirà dal carcere nel 2012 ma, dice, in ogni caso non avrà un futuro: "Se non riesco ad avere giustizia il mio futuro verrà seppellito qua in questo deserto". La sua vicenda è iniziata nel luglio 2004, quando è stato arrestato dalle autorità tedesche all'aeroporto di Dusseldorf, appena dopo il controllo dei documenti. È stato allora che Parlanti ha 'scoperto' una denuncia a suo carico per violenza sessuale e sequestro di persona, sporta dalla sua ex convivente statunitense due anni prima, nel luglio 2002. Rebecca McKay White lo aveva accusato di stupro e di averla tenuta segregata in casa. L'estradizione però era stata richiesta solo alla Germania. Nè l'Italia, nè l'Irlanda, dove Parlanti in quel periodo lavorava, gli avevano notificato nulla. Arrestato a Dusseldorf è stato poi estradato negli Stati uniti dove è stato condannato a nove anni. Si tratta di un evidente caso di ingiustizia, secondo la madre di Parlanti, Nadia Pacini, che a novembre ha inviato anche una lettera al ministro degli Esteri, Franco Frattini, per chiedere un suo intervento. Sono diverse infatti, sottolinea, le incongruenze. La presunta vittima, racconta Pacini, presentandosi alla polizia aveva in un primo tempo affermato di essere stata violentata il 6 luglio 2002. Ma di fronte alla mancanza di lividi che comprovassero la violenza, aveva cambiato versione, anticipando i fatti al 29 giugno. Non solo, ma aveva portato delle foto per provare la presunta violenza che sono risultate poi false da una perizia. La White aveva poi presentato anche un proprio diario nel quale affermava di aver scritto, come sfogo personale, della violenza, nei giorni subito successivi. Ma quel diario, su cui lei afferma di aver scritto nel luglio 2002, era entrato in commercio solo nel 2003. Insomma, per la famiglia, a inchiodare Parlanti è stato un castello accusatorio del tutto infondato
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27 agosto 2009

La psicologa/«I diritti di malati e detenuti:

http://www.ilmessaggero.it:80/articolo.php?id=70759&sez=HOME_INITALIA

Vi invito a leggere questo bellissimo articolo della dott.ssa Luana DE VITA, ma anche i commenti all'articolo che dimostrato il nostro grado di cultura civile in Italia. L'articolo riporta in modo chiaro quanto da me continuamente denunciato e in particolare vi riporto al video qui a fianco realizzato da me in collaborazione con radio Bierredue Basilicata (spot pubblicitario per non dimenticare). Ecco questo è lo spaccato dell'Italia oggi, gli animali e altro ancora contano di più degli uomini, si guardano (giustamente) le carceri e i detenuti in Italia, a migliaia e di ogni parte del mondo E GLI ITALIANI DETENUTI NEL MONDO CHI LI VA A TROVARE? (come fatto dall'On. Zamparutti Elisabetta (radicale) CHI VA A CONTROLLARE IL LORO STATO DI VITA? CHI SE NE OCCUPA?, nessuno purtroppo questa è l'mara verità incontrovertibile.
Voglio ricordare quanto scritto e detto all'Angelus da Sua Santità solo pochi mesi fa: "va bene la foresta amazzonica, va bene tutto, ma non dimentichiamoci degli uomini"
Meditate gente, meditate, e Voi Politici fatevi promotori (come previsto dalla Costituzione Italiana e Leggi e Convenzioni Internazionali) di atti Parlamentari e Giuridici sul problema dei Diritti Umani e Garanzie verso i nostri Cittadini all'Estero. Giovanni Falcone

25 agosto 2009

TELEFONATA CON ANGELO " LA PRIMA DALL'OTTOBRE 2008 "

Finalmente oggi per la prima volta dal mese di ottobre del 2008 abbiamo potuto parlare con Angelo. Per questo devo dire grazie all'intervento promesso e mantenuto del Ministro Frattini con il suo collega Indiano (che voglio altresì ringraziare) nel corso del G8 di Trieste del mese scorso.
Tutto bene, l'abbiamo sentito bene, saluta tutti e, chiaro, non vede l'ora di poter rientrare.
Purtroppo invece non posso dire la stessa cosa di Stefania, ho sentito anche Lei stamani e la situazione mi diceva è drammatica, i cari signori dell'Ambasciata Le fanno ogni tipo di problema, Le trovano cavilli a non finire, anche quelli non di loro spettanza, ma delle Autorità Filippine, come dire, si fanno interpreti del fare degli altri, capaci a fare processi all'intenzione altrui nel futuro: " e se un domani poi salta fuori, bla bla bla bla..........? " quando quelle Autorità Le hanno già rilasciato i permessi necessari a poter venire in Italia insieme al bambino.
La logica sarebbe che allo stato farebbero rientrare la loro cittadina in patria e così risolvere un problema e invece no.
Inutile, bisogna sempre assecondarli per non incorrere in queste cose, VERGOGNOSO.
Giovanni Falcone

22 agosto 2009

Cerco il sostegno e la sottoscrizione di quanti comprendano la necessità di far installare almeno una Camera Iperbarica in Basilicata

Per favore, cerco aiuto.Convido con molti di voi varie battiglie per un mondo più civile.Per questo vi invito ad appoggiare una importante causa che vede molti nostri connazionali privi di talune risorse sanitarie salva-vita.Per questo vi chiedo di diffondere il seguente sito:
http://www.facebook.com/group.php?gid=117747358999#/group.php?gid=117747358999
Grazie.
BASILICATA: L'UNICA REGIONE ITALIANA SENZA CAMERA IPERBARICACerco il sostegno e la sottoscrizione di quanti comprendano la necessità di far installare almeno una Camera Iperbarica in Basilicata

Certamente farete Vostro questa richiesta Giovanni Falcone

Ancora Stefania dalle Filippine, in SCIOPERO DELLA FAME

Leggete la storia di stefania una donna,volontaria, trovatasi in una vicenda che ha dell’incredibile, tutto questo,nelle philippine:
Per salvare infatti, un bimbo di strada da terribili traffici viene arrestata, come succede molte volte in paesi poveri con il solo scopo di estorcerle denaro.Verra’ arrestata con una trappola della polizia e accusata di traffico di minori e falsificazione di documenti. L’accusa cadra' immediatamente, quando tutti , si accorgeranno che era un arresto illegale. Ne uscira'pero' distrutta ed indebitata fino al collo per pagare gli avvocati che la hanno tolto migliaia di euro , In italia perdera' tutto quello che aveva ma lei rimarra' in quel paese per avere cura del bimbo. Se fosse stata veramente una trafficante di minori, una volta libera se ne sarebbe tornata in Italia. Ma in tutta questa storia , lei sara' la sola che PENSERA' AL BENE DEL BAMBINO La donna sta portando avanti una battaglia che dura oramai da tre lunghi anni, senza alcun aiuto da parte delle istituzioni , per cercare di salvare quello che oggi e’ finalmente suo figlio affidato. Il bambino parla tre lingue ed e’ medaglia d’oro in una scuola internazionale.I due sono inseparabili e, personaggi con alti incarichi del luogo come ministri e magistrati , constatando l’amore tra i due, fanno avviare a stefania le pratiche per l’affidamento. Ella dovra’ presentare tanti requisiti, tra cui perizie psichiatriche e tanto altro ancora, ma finalmente con fatica le viene affidato A lei questo basta, a lei non importa se il bambino porti o meno il suo cognome, per lei e’ importante che il bimbo sia salvo e felice. Sacrificando la sua vita stefania decide di rimanere nelle Philippine facendo studiare il bimbo nel suo paese. Decide di prendere la residenza a ManilaIl punto: Una volta ottenuto l’affidamento, la donna finalmente vorrebbe poter rientrare in Italia anche se, solo per un breve periodo, tanto per riabbracciare il fratello, ed appianare, tutti i problemi che le si sono accumulati in questi anni, credetemi di dura lotta.L’ambasciata non le concede il visto turistico per il bimbo, adducendo le scuse piu’ paradossali, come ad esempio che l’affidamento e’ temporaneo, che c’e il pericolo che ella possa non rientrare piu’.Stefania vista la contestazione dell’affidamento che loro dicono temporaneo, si reca al Ministero del social walfare Philippino , dove il ministro in persona, le rilascia una lettera indirizzata all’ambasciata dove spiegavano all’ambasciatore che il suo affido e’ in realta’ senza scadenza, ossia un affidamento preadottivo (riconosciuto in Italia) . L'ambasciata le contesta il fatto che tale comunicazione non e' arrivata a loro per vie ufficiali, ma tramite le sue mani, per cui niente da fare.( stefania era andata di persona per abbreviare i tempi)Stefania viene ricevuta dal vicepresidente delle philippine il quale si trovera' disposto ad inviare una lettera al consolato spiegando come avevano gia fatto al ministero del social walfare che non vi e' alcun problema per loro, al rilascio del visto con conseguente viaggio in Italia.L'ambasciata le dice che a loro non importa cio' che riferisce il governo philippino, cosa che prima sembrava per loro di vitale importanza.Stefania scrive al presidente Napolitano il quale invia una mail all'ambasciata chiedendo spiegazioni URGENTI in merito. Il console ricevuta la mail dal Presidente convoca stefania e e la mette dinnanzi a due scelte : ritirare la domanda del visto, pena il diniego, o aspettare una adozione, che gli stessi le dicono potrebbe essere contestata in quanto la stessa e' una single. Di fatto non si vuol trovare una strada PENSANDO AL BENE DEL BAMBINOStefania non vuole in nessun modo sdradicare enric dalla sua terra, , lei e' oramai residente nelle Philippine da tre anni, ma vuole il suo sacrosanto diritto di poter rientrare nel suo paese come e quando vuole portando con se Enric.Se stefania lasciasse il bimbo e tornasse in Italia seppur per un breve periodo, verrebbe meno a quelle clausule da lei firmate nel suo affidamento che la vedono madre affidataria del bimbo, di fatto abbandonandolo, potrebbe essere in qualche modo annullata questa decisione, ed annullata anche la richiesta avviata in corte per ottenere un guardianship (tuttrice legale del bimbo) ed Enric sarebbe costretto a tornare in strada preda di loschi trafficiStefania e' gia tornata in Italia senza il bimbo lasciandolo faticosamente con una condomine del suo palazzo, lei stessa riferisce che fu straziante in quanto sia lei che Enric passavano le giornate su skype a piangere.Enric ama terribbilmente la mamma, dato che non ne aveva mai avuta una.L'epilogo.: Stefania si sta lasciando morire, oggi e' al suo nono giorno di digiuno, dato che riferisce, mai potra' piu vivere senza il bambino. Stefania infatti ha bisogno assolutamente di rientrare in Italia per gravi problemi e, non potendo portare con se il piccolo enric sara'prigioniera in quel paese dove le si prospetta grazie all'incompetenza della nostra ambasciata, che mai potra' far rientro in Italia se non da sola, facendo terribilmente del male a lei ed al piccolo .Questa e' la storia, vi chiedo di prenderla in considerazione e far in modo che i due vivano una vita felice.

20 agosto 2009

Mia lettera su AVVENIRE

La mia lettera alle redazioni di giornali e politici è stata pubblicata oggi su AVVENIRE. Giovanni Falcone

Speciale per l'iniziativa "Ferragosto in carcere"

http://www.ristretti.it/commenti/2009/agosto/15agosto.htm#1
Edizione di sabato 15 agosto 2009 - Speciale per l'iniziativa "Ferragosto in carcere"
Notizie
Grazie ai Radicali per quanto stanno facendo sui Diritti Umani e Civiki dei Detenuti in Italia, grazie ai Parlamentari che hanno fatto visite nelle varie carceri Italiane, il mio augurio è che da parte di questi Parlamentari al rientro dopo le vacanze ci siano delle iniziative per migliorare la detenzione e tutto il problema carceri, ma anche che si ricordino che nelle carceri mondo ci sono anche, purtroppo per Dolo, Colpa o Costrizione circa 3000 cittadini Italiani., che vivono situazioni drammatiche, certo non paragonabili alla detenzione nelle carceri Italiane.
Spero anche che come qualcuno di loro ha dichiarato, non si pensi che queste persone "non meritano nessun rispetto, sono la vergogna dell'Italia" non è una dichiarazione degna di un membro del Parlamento, al quale però voglio ricordare di andare a rileggersi la Costituzione Italiana, in particolare l'art. 27;
la Risol. ONU 30.08.1955 "Regole Minime per il Trattamento dei detenuti" e tutte le modifiche apportate negli anni, http://www.sestaopera.it/Z.SPARSI/ONU_1955.htm
- artt. 37 - 38 - 39 etc. "contatti al mondo esterno"
- artt. 56 etc. Principi Generali
"Patto Internazionale relativo ai Diritti Civili e Politici" firmato a New York 16.12.1966,
http://www.admin.ch/ch/i/rs/i1/0.103.2.it.pdf
- tutta e in particolare anche l'art. 10
A QUANDO UNA INIZIATIVA DI PARLAMENTARI DI TUTTE LE CORRENTI IN VISITA AI NOSTRI CITTADINI?
Giovanni Falcone

MA PARE CHE AD ALCUNI IL VANGELO NON DICA NULLA
















Continua la mia protesta verso Santa Madre Chiesa, ma più propriamente contro Kaifa e la sua corte. In occasione della processione di S.Rocco ancora una volta ho esposto il manifesto di cui nelle immagini, per richiamare l'attenzione del "parroco" e dei Fedeli che passando hanno letto come al solito.
Da parte del "parroco" come al solito nessuna reazione, ha letto e andato oltre, non ti curar di loro ma guarda e passa" .
A chi ne avrebbe facoltà pensare a tutto ciò, come sul manifesto, anche qui grido forte il mio sdegno:
V E R G O G N A
Giovanni Falcone

AIUTATEMI AD AIUTARLI


Voglio riprendere questa bellissinma frase dell'amico Vito e farla mia per i "3000 detenuti Italioani nel mondo e DIMENTICATI"- i poveri... OVVERO I DETENUTI:
li avrete sempre con voi, disse Gesù.
In questo periodo non vanno in ferie. Aiutatemi nelle iniziative che vi segnalo.Da solo non posso farcela
Ma io voglio aggiungere:
VENITE BENEDETTI ... ERO CARCERATO E SIETE VENUTI A TROVARMI Mt25,31-40
31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Falcone Giovanni

19 agosto 2009

Italiani all'estero in difficoltà, Rapporto sulla situazione di assistenza da parte del Ministero degli Affari Esteri e di Ambasciate/Consolati

http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/17057/2009-08-17.html
Ecco il rapporto di "Secondo Protocollo", associazione in difesa dei diritti degli italiani residenti all'estero. Da leggere con estrema attenzione. Consolati, ambasciate, Mae, Comites: un'analisi a 360 gradi sul mondo degli italiani all'estero e un giudizio sull'operato delle varie istituzioni italiane che interessano i connazionali da vicino. I Comites? "Pochissima collaborazione da parte loro". L'eccezione? "Il Comites di Santo Domingo, quando era diretto dal dott. Ermanno Filosa".
di Franco Londei, responsabile settore Diritti degli italiani all'estero e Italiani in difficoltà all'estero dell'associazione 'Secondo Protocollo'
Premessa Il presente rapporto sintetico vuole evidenziare l'attuale situazione della fruizione dei Diritti dei cittadini italiani che per qualsiasi motivo si vengono a trovare in difficoltà all'estero e dei cittadini italiani detenuti in carceri all'estero. In particolare si vuole analizzare il tipo di assistenza data a questi cittadini dalle Istituzioni Italiane rappresentate in questo caso dal Ministero degli Affari Esteri (MAE), dalle Ambasciate e dai Consolati. Il rapporto vuole anche dare alcuni consigli di comportamento agli italiani che per qualsiasi motivo si vengono a trovare in difficoltà all'estero.
Organi istituzionali preposti ad intervenire in caso di difficoltà di un cittadino italiano all'estero Gli organi preposti ad intervenire nel caso che un cittadino italiano si venga a trovare in difficoltà all'estero o, peggio, che venga arrestato o tenuto contro la sua volontà in un Paese straniero sono:
la rete consolare – la rete consolare è “l'avamposto” delle Istituzioni Italiane in territorio straniero. Per questo motivo ricopre un ruolo di fondamentale importanza in quanto è laprima ad essere informata di un eventuale situazione di difficoltà di un cittadino italiano ed è la prima ad intervenire direttamente
l'Ambasciata – l'Ambasciata in questi casi ricopre un ruolo addirittura secondario rispetto alla rete consolare in quanto il compito dell'Ambasciata è quello di fare da tramite tra larete consolare e il Ministero degli Affari Esteri ma non svolge compiti “operativi” che sono di competenza dei Consolati. Solo in casi particolari l'Ambasciata interviene qualerappresentanza diplomatica italiana con le autorità locali e solo nei casi in cui è richiesto un “passo ufficiale” del Governo Italiano.
il Ministero degli Affari Esteri – il Ministero degli Affari Esteri (MAE) ha diverse strutture dedicate all'intervento in casi in cui cittadini italiani si vengono a trovare in difficoltàall'estero. Tra questi segnaliamo:
l'unità di crisi – l'unità di crisi è formata da un team di esperti che monitora costantemente le aree di crisi del pianeta ed è in possesso di una lista dei cittadini italiani che per lavoro o altro si recano in una area considerata a rischio. Nei casi più rischiosi l'unità di crisi mantiene con il cittadino italiano costanti contatti telefonici per accertarsi continuamente della sua posizione. L'unità di crisi è la prima ad intervenire per dare assistenza a cittadini italiani che si trovano in difficoltà all'estero.
Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie (ufficio IV)– ufficio pressoché sconosciuto ma di fondamentale importanza per gli italiani che hanno bisogno di assistenza all'estero. E' composto da un team altamente specializzato in Diritto Internazionale il quale coordina con la rete consolare e con le ambasciate gli interventi volti ad assistere i cittadini italiani che per vari motivi si vengono a trovare in difficoltà all'estero. Se l'unità di crisi è l'organismo preposto ad interventi di emergenza, l'ufficio IV è quello che affronta i casi più complessi e che richiedono una costante attenzione, anche protratta molto a lungo nel tempo.
Viaggiare sicuri – sito web continuamente aggiornato che mette a disposizione dei cittadini italiani informazioni di carattere generale sui Paesi esteri. In particolare il sito fornisce indicazioni Paese per Paese sulle zone a rischio, sui comportamenti da tenere, sulle usanze, sulle legislazioni e tanto altro
Dove siamo nel Mondo – sito web istituzionale voluto dal Ministero degli Affari Esteri attraverso il quale i cittadini italiani che visitano per lavoro od altro Paesi giudicati a rischio possono segnalare continuamente al MAE la loro posizione favorendo un eventuale intervento nel caso si vengano a trovare in situazione di difficoltà
Altri organismi Comitati degli italiani residenti all'estero (COMITES) – organismo istituito con la legge 23 ottobre 2003, n.286 che raggruppa in ogni circoscrizione consolare un apposito comitato formato da cittadini italiani residenti all'estero. In particolare, per quanto riguarda nello specifico i cittadini che si vengono a trovare in situazione di difficoltà all'estero sisegnala l'Art. 3 delle legge istitutiva dei COMITES che recita: “il COMITES coopera con l'autorità consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini emigrati; nel rispetto delle norme previste dall'ordinamento locale e dalle norme del diritto internazionale e comunitario, con particolare riguardo alla difesa dei diritti civili garantiti ai lavoratori italiani dalle disposizioni legislative applicabili nei singoli Paesi, il comitato segnala alla predetta autorità consolare, affinché vengano esperiti tutti gli interventi necessari, le eventuali violazioni delle convenzioni e delle norme internazionali che colpiscano i nostri connazionali”.
Analisi della situazione attuale sul comportamento degli organi istituzionali nella difesa dei Diritti dei cittadini italiani che si trovano in difficoltà all'estero.
Nonostante in apparenza gli organi istituzionali preposti ad intervenire nei casi di cittadini italiani in difficoltà all'estero potrebbero sembrare ben strutturati, funzionanti e comunque sufficienti a garantire una adeguata assistenza, purtroppo non è così. In particolare viene a mancare il supporto dell'organismo più importante, quello cioè della rete consolare che dovrebbe essere la prima ad attivarsi con tempestività e professionalità nei casi in cui cittadini italiani si trovino in difficoltà o, peggio, siano vittime di soprusi e di violazioni dei Diritti Fondamentali.
Comportamento della rete consolare: nei casi affrontati da Secondo Protocollo durante gli ultimi due anni (circa 200) è emersa purtroppo prorompente l'inadeguatezza della rete consolare nell'affrontare situazioni in cui cittadini italiani si vengano a trovare in difficoltà, vengano arrestati o denuncino una violazione dei Diritti Fondamentali. Ci sono stati casi eclatanti in cui la rete consolare non ha esplicato nemmeno le funzioni più elementari di supporto ai cittadini italiani, nemmeno in casi di palese violazione dei loro Diritti Fondamentali, quando cioè non è valida la regola universale di “non interferenza nella legislazione di Stati terzi”.
Alcuni casi per tutti: Angelo Falcone e Simone Nobili, arrestati in India per sospetto traffico di stupefacenti (sempre negato e senza nessuna prova), detenuti sotto tortura per due giorni senza avere la possibilità di contattare nessuno e costretti con l'inganno a firmare una confessione scritta in lingua Indi (e quindi a loro non comprensibile) che loro credevano essere unsemplice verbale che riassumeva i fatti. Una volta contattato il consolato di competenza, i funzionari del suddetto consolato avrebbero dovuto immediatamente attivarsi per constatare le condizioni fisiche dei due ragazzi, per accertarsi delle modalità dell'arresto, accertarsi se fossero stati sottoposti a tortura, accertarsi della veridicità delle accuse e fornire assistenza legale qualificata ai due cittadini italiani. Invece la prima visita consolare effettuata da un funzionario italiano del Consolato competente è avvenuta dopo sei mesi dall'arresto e solo dopo una lunga campagna di pressioni, quando cioè era impossibile accertarsi se i due connazionali fossero stati sottoposti a tortura per estorcere loro una falsa confessione e quando era impossibile accertarsi sulle modalità dell'arresto. Non solo, il fatto più grave è che nemmeno quando i funzionari del consolato sono venuti a conoscenza della confessione scritta solo in lingua Indi e quindi in palese violazione di tutti i codici di Diritto Internazionale riconosciuti anche dall'India, si sono attivati per accertarsi del fatto compromettendo quindi tutto il proseguo del procedimento penale di fronte ai giudici indiani. In questo caso specifico non valeva la regola di “non interferenza nella legislazione di un Paese terzo” in quanto vi era una palese violazione del Diritto Internazionale e dei più elementari Diritti Umani.
G.S. (il nome completo è omesso per volere della famiglia) in viaggio per lavoro negli Emirati Arabi Uniti, all'atto di fare rientro in Italia dopo quattro giorni di permanenza, il 14 marzo 2008, gli veniva sequestrato il passaporto dalle autorità degli E.A.U. per una presunta truffa ai danni della ditta per cui G.S. lavorava, impedendogli di fatto il ritorno in Italia ma senza procedere al suo arresto. Dopo oltre un anno e mezzo G.S. è ancora ostaggio negli Emirati Arabi Uniti nonostante siano cadute tutte le accuse a suo carico e gli sia stata formulata una accusa minore alla quale è comunque completamente e palesemente estraneo, il tutto senza essere mai stato una sola volta interrogato dall'autorità giudiziaria in merito alle accuse a lui mosse e nonostante il suo nome non figuri nella black list delle persone che non possono lasciare il Paese. Per oltre un anno e mezzo il sig. G.S. non ha avuto alcuna assistenza dal consolato preposto, il quale si èrifiutato più volte sia di intervenire sulle autorità degli Emirati Arabi Uniti che di emettere un nuovo passaporto con il quale il sig. G.S. avrebbe potuto fare rientro in Italia invece di vivere in una vera e propria prigione a cielo aperto, in un albergo a sue spese, senza lavoro e senza alcuna assistenza medica, fatto questo che ha notevolmente debilitato fisicamente e psicologicamente il sig. G.S. tanto da far temere per la sua vita. Anche in questo caso viene evocata la “non interferenza nella legislazione di un Paese terzo” senza però tenere in alcuna considerazione le violazioni dei Diritti Umani e del Diritto Internazionale (la garanzia del giudizio in tempi in tempi ragionevoli prevista da diversi trattati riconosciuti anche dagli Emirati Arabi Uniti) e soprattutto senza tenere conto che le autorità degli E.A.U. detengono illegalmente un documento emesso dall'autorità italiana e quindi di proprietà dello Stato Italiano, il passaporto.Si potrebbe fare un lungo elenco di casi nei quali la rete consolare non ha espletato il suo ruolo istituzionale di tutela del Diritto dei cittadini italiani. Da Stefania Fedele nelle Filippine a Giuseppe Monsurrò e C.P., incarcerati e letteralmente torturati in Croazia, fino a F.B. detenuto negli Stati Uniti, per il quale era stata avanzata domanda di applicazione del Protocollo di Strasburgo per il trasferimento dei detenuti, domanda ignorata completamente sia dalle istituzioni italiane che da quelle americane, e che finito di scontare tutta la sua pena, da oltre un mese è trattenuto contro la sua volontà in un centro del New Messico senza che gli venga permesso di fare rientro in Italia.Una lamentela ricorrente da parte di quasi tutti coloro che si trovano a rivolgersi a un consolato italiano perché in difficoltà o per chiedere la tutela dei propri Diritti è quella della poca disponibilità a muoversi in tal senso presso le autorità del Paese ospitante. A seguire (ma subito dopo) c'è la denuncia della poca competenza da parte dei funzionari in tema di Diritto Internazionale e di Diritti Umani. Terza ma non ultima per importanza, c'è la denuncia molto ricorrente da parte degli italiani incriminati per qualsiasi reato all'estero, secondo la quale i dipendenti dei consolati tendono molto spesso a considerare il connazionale da subito colpevole del reato di cui è accusato e quindi a comportarsi di conseguenza con leggerezza, dimenticando il sunto garantito dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani secondo il quale una persona è innocente fino a prova contraria. Infine c'è una denuncia da parte degli italiani che si trovano in difficoltà all'estero che, seppure limitata a pochissimi casi, è la più devastante sotto l'aspetto etico. Ci sono stati segnalati casi nei quali dopo un nostro intervento in cui è stato interessato direttamente il Ministero degli Affari Esteri, alcuni dipendenti di consolati, forse ripresi dal MAE, si sono comportati in maniera deprecabile con gli assistiti arrivando a compiere ripicche che ne hanno messo a rischio addirittura la libertà o l'operazione che si stava conducendo. Questo è molto deprecabile in quanto un dipendente di un consolato qualsiasi deve agire, per legge, esclusivamente per tutelare il cittadino italiano e non per danneggiarlo. E' pagato per questo dai cittadini italiani. Purtroppo questo ruolo vienemolto spesso dimenticato e lo stesso concetto più volte capovolto facendo sembrare il dipendente consolare al di sopra dello stesso cittadino, mentre invece dovrebbe essere al suo servizio.
Comportamento delle Ambasciate:
come detto in precedenza le Ambasciate ricoprono un ruolo secondario rispetto ai consolati. Tuttavia spetta alle Ambasciate controllare l'operato della rete consolare sotto il loro controllo, pertanto le stesse non sono esenti da colpe gravi sui disservizi dei consolati. Molto spesso tendono a girare la “patata bollente” direttamente al consolato senza interessarsi o approfondire il caso. All'Ambasciata spetta fornire agli italiani che si trovano in difficoltà all'estero o ai loro famigliari i nominativi di legali del posto che possano aiutarli. Tuttavia in quasi tutti i casi affrontati da Secondo Protocollo è emerso che la lista di nominativi in mano alle Ambasciate non era stata debitamente controllata, cioè i nominativi presenti nella suddetta lista erano quelli di avvocati che avevano presentato semplicemente le loro credenziali senza che nessun controllo venisse effettuato sugli stessi da parte della rappresentanza diplomatica, sia in termini di professionalità che in termini di tariffe applicate. Per questo molto spesso è accaduto che i famigliari di cittadini italiani detenuti all'estero si rivolgessero a legali che applicavano loro tariffe superiori fino a20 volte quelle applicate nel loro Paese, oppure che portassero avanti i processi all'infinito allo scopo di ottenere più denaro dalle famiglie. In molti casi (soprattutto in Sud America) alcuni avvocati promettono di tutto alle famiglie pur di ottenere migliaia di euro, sparendo poi nel nulla o, nella migliore delle ipotesi, affermando di non poter fare di più quando non danno il risultato promesso. In definitiva manca nelle Ambasciate italiane una lista di “avvocati certificati”, cioè dei quali si sia fatta una indagine conoscitiva e sui quali non ci siano dubbi sulla loro professionalità e sulle tariffe che andranno ad applicare alle famiglie italiane.
Comportamento della Direzione Generale per gli Italiani all'Estero (ufficio IV):
La Direzione Generale per gli Italiani all'Estero è forse l'unica struttura che funzioni adeguatamente quando un cittadino italiano si viene a trovare in difficoltà all'estero. Molto professionali e sempre pronti a recepire le nostre richieste, si trovano purtroppo drammaticamente a corto di personale e non riescono quindi a monitorare costantemente l'operato della rete consolare, anche considerando che la loro area di intervento è molto vasta e comprende anche la tutela dei minori figli di italiani sposati con stranieri e separati, un campo che molto spesso purtroppo presenta casi difficilissimi e che richiedono un costante interessamento. Non solo, i numeri degli italiani detenuti all'estero (oltre 3.000) rendono praticamente impossibile per loro seguire ogni singolo caso senza un adeguato supporto della rete consolare, supporto che come abbiamo visto purtroppo non c'è. Questo è uno dei motivi per cui ci rivolgiamo all'Ufficio IV solo in casi estremi e solo quando non otteniamo adeguato supporto dalla rete consolare. Sono sempre loro che seguono i casi di italiani rapiti all'estero o impossibilitati per vari motivi a fare rientro inItalia.
Comportamento dei COMITES:
In oltre due anni ci è capitato poche volte di rivolgerci ai COMITES e solo in un caso abbiamo trovato una piena e incondizionata collaborazione da parte dei Comitati per gli italiani all'estero, nel caso cioè di Valentina Palladino, incarcerata a Santo Domingo e fortunatamente rientrata in Italia. In quel caso il COMITES di Santo Domingo, allora diretto dal dott. Ermanno Filosa, ebbe un comportamento esemplare sia in termini di assistenza in carcere alla nostra connazionale che durante le difficilissime e delicate fasi che hanno portato alla sua liberazione. Un esempio da seguire per tutti gli altri COMITES che però continuano a non dare alcun tipo di assistenza ai cittadini italiani che si trovano in difficoltà all'estero. A quello che possiamo capire attualmente i COMITES fungono solo da promotori per le aziende italiane che intendono fari affari nei Paesi di loro competenza quando invece l'art. 3 della legge formativa dice che dovrebbero fare anche altro.
Osservazioni finali e proposte
La “struttura Italia” di assistenza ai connazionali in difficoltà all'estro manca senza dubbio della sua parte più importante, quella relativa alla rete consolare, quella cioè deputata al primo fondamentale e tempestivo intervento. In molti casi si è notato che si sarebbe potuto intervenire meglio e con più efficacia se la rete consolare avesse fatto il proprio dovere, specialmente nei casi di conclamata violazione dei Diritti Fondamentali, ma anche nei casi di reati commessi da italiani all'estero. A prescindere dalla colpevolezza o meno del cittadino italiano sottoposto a indagine o a restrizioni della libertà, deve valere il concetto che vuole il sospettato di un reato essere innocente fino a prova contraria. Anche nei casi di comprovata colpevolezza il cittadino italiano detenuto all'estero ha dei Diritti Fondamentali inviolabili che devono essere garantiti. A nostro parere manca nella rete consolare italiana un buon tasso di professionalità nell'affrontare determinati casi che prefigurano la violazione dei Diritti Fondamentali e delle leggi internazionali che, unita alle scarse qualità umane di taluni dipendenti consolari, determinano una situazione molto difficile da gestire, sia per le associazioni deputate a farlo che per lo stesso Ministero degli Affari Esteri. Non possono accadere casi come quello di G.S. negli Emirati Arabi Uniti cheè costretto a rimanere nel paese senza alcuna accusa, senza alcuna sentenza e, incredibilmente, senza alcuna restrizione, per un periodo di 18 mesi senza che il consolato intervenga per porre fine a questa situazione e senza che lo stesso consolato dia supporto al connazionale. Non può accadere che un consolato compia una visita consolare in carcere dopo sei mesi come è accaduto ad Angelo Falcone e Simone Nobili in India, specie dopo aver appreso di reiterate violazioni del Diritto Internazionale e dei fondamentali Diritti Umani. Non deve accadere che un dipendente di un consolato non sappia cosa sia il Protocollo di Strasburgo per il trasferimento dei detenuti. Sono cose che denotano non solo una chiara impreparazione ma addirittura una colpevole sottovalutazione degli eventi.A nostro parere il personale consolare necessita di maggiore preparazione sul tema dei Diritti Umani e del Diritto Internazionale, non può e non deve essere preparato solo su tematiche commerciali.Le Ambasciate devono creare una database di avvocati locali di certificata competenza e onestà. Non possono limitarsi a dare ai cittadini italiani che ne hanno bisogno una semplice lista di nomi e poi lasciarli al loro destino. Non è segno di responsabilità verso dei cittadini italiani. Gli avvocati devono essere accuratamente selezionati in particolare perché non è possibile per un cittadino italiano rivolgersi ad avvocati italiani ma deve necessariamente nominare un legale locale. Il concetto di “non interferenza nella legislazione di Stati terzi” è fondamentalmente corretto fino a quando però non vengono volati i Diritti Fondamentali oppure fino a quando la legislazione locale non viola il Diritto Internazionale. A quel punto quel concetto di non interferenza non vale più. Allora le Istituzioni italiane hanno il dovere di intervenire a salvaguardia dei Diritti dei nostri connazionali con tutti i mezzi possibili. Buona parte della mancanze della rete consolare italiana (si pensa alle visite consolari in carcere) può essere sopperita attraverso il coinvolgimento dei COMITES.Il Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con il Ministero della Giustizia deve far rispettare i trattati firmati, in particolare i trattati internazionali collettivi e bilaterali che l'Italia ha firmato devono essere reciprocamente applicati. Con il Protocollo di Strasburgo per il trasferimento dei detenuti, un cittadino italiano detenuto all'estero (in molti Paesi ma non in tutti) può chiedere il trasferimento in un carcere italiano a condizione che abbia espiato il 50% della pena (in alcuni casi di accodo bilaterale la percentuale cambia). Ad oggi solo il 7% delle richieste di applicazione del Protocollo di Strasburgo fatte dalla nostra associazione è andato a buon fine, senza che ci fosse un motivo particolare per il diniego. A nostro parere andrebbe potenziata la Direzione Generale per gli Italiani all'Estero sia con il personale necessario a seguire quanti più casi possibili, sia con l'attribuzione di un “portafoglio” per le emergenze.
Numero verde di emergenza per gli italiani in difficoltà all'estero: il 15 dicembre 2007 con un emendamento all'ordine del giorno alla Finanziaria 9/3256/14 (Governo Prodi) proposto dall'Onorevole Marco Zacchera, veniva istituito un numero verde di emergenza per gli italiani in difficoltà all'estero. Detto servizio doveva essere approntato presso la Farnesina e doveva servire per segnalare tempestivamente alle competenti autorità (la rete consolare) ogni caso in cui un italiano si venisse a trovare in difficoltà all'estero. Veniva quindi riconosciuta l'importanza di una tempestiva segnalazione. Ad oggi il numero verde non è stato attivato, ufficialmente per mancanza di fondi. Questa è una grave mancanza a cui il Ministero degli Affari Esteri deve porre rimedio al più presto. Organismo di controllo esterno sull'operato delle Ambasciate, dei consolati e dei COMITES: è nostro parere che debba essere istituito un organismo di controllo esterno alle Istituzioni ma che collabori direttamente con loro, per il controllo dell'operato delle Ambasciate, della rete consolare e dei COMITES. Detto organismo dovrà ricevere tutte le denunce dei cittadini italiani all'estero che per qualche motivo hanno recriminazioni da avanzare sull'operato delle Ambasciate, della rete consolare o dei COMITES e provvedere affinché le competenti autorità ne vengano tempestivamente informate. E' nostra opinione che l'organismo in oggetto debba essere composto da associazioni di italiani all'estero in collaborazione con associazioni di tutela del Diritto del cittadino presenti in Italia (esclusa Secondo Protocollo per ovvie ragioni statutarie).
Consigli ai cittadini italiani all'estero: In caso di difficoltà il primo riferimento è il consolato. Ricordate che i dipendenti del consolato sono al vostro servizio, non il contrario. Essi sono pagati per ascoltarvi e per agire con ogni mezzo per tutelare i vostri Diritti di cittadino italiano e non possono in alcun caso danneggiarvi, commetterebbero un reato gravissimo. In caso di azione legale contro di voi non assumete e non fate assumere alla vostra famiglia un avvocato italiano, non serve a niente in un Paese straniero. Piuttosto informatevi attentamente sulle tariffe e chiedete l'intervento dell'Ambasciata o del consolato per leggere il contratto tra voi e l'avvocato locale. Non date mai denaro anticipato agli avvocati ma pagateli a prestazione, cioè per ogni prestazione corrisponde un compenso. Prima di partire informatevi sempre delle condizioni e delle usanze del Paese dove intendete recarvi. In alcuni Paesi si sono usanze a noi sconosciute che se infrante possono comportare molti anni di prigione. In caso vi rechiate in un Paese politicamente instabile o in situazione di conflitto prima di partire registratevi al sito “dove siamo nel mondo” (dovesiamonelmondo.it) e in ogni caso al vostro arrivo avvisate l'Ambasciata italiana o le autorità italiane che la sostituiscono nel caso di mancanza di un sede diplomatica. Portate sempre con voi il numero dell'Unità di Crisi della Farnesina (06-36225), in caso di necessità provvederanno loro ad avvisare la sede diplomatica più vicina. Non firmate mai niente se non capite bene quello che c'è scritto nel documento che vi chiedono di firmare. Secondo il Diritto Internazionale avete il Diritto di avere tutta la documentazione in una lingua a voi comprensibile.
Franco Londei* - Italia Chiama Italia
*responsabile settore Diritti degli Italiani all'estero e italiani in difficoltà all'estero dell'Associazione "Secondo Protocollo"

5° GIORNO DI SCIOPERO DI STEFANIA DALLE FILIPPINE

.........................OMISSIS.........Per quanto riguarda me, sono al settimo giorno di digiuno, questo perche' non vedo vie di uscita e sto perdendo le speranze circa il fatto che enric potra' rimanere con me. Non posso essere sempre una prigioniera in questo paese, non posso ogni volta che devo muovermi lasciare il piccolo enric da solo, credimi e' straziante. E so che il 21 ottobre quando il mio visto scadra nuovamente e dovro' andarmene , saro costretta a separarmi da enric. ed io allora non potro piu vivere. scusa, gli errrori ma sono un po confusa dalla debolezza. comunque sono contenta per te.......
questo è una parte dell'e-mail avuta da Stefania dalle Filippine, la potete leggere integralmente al mio articolo "viaggio in India" del 18 corrente.
E' drammatico e assurdo il comportamento dell'Ambasciata e Consolato di Manila che stanno osteggiando in tutti modi Stefania.
Riescono a trovare intoppi e problemi in ogni cosa che fa, Stefania ha l'autorizzazione a poter venire in Italia con Enrik dalle Autorità Filippine e costoro non Le danno il visto asserendo che "sicuramente non farebbero rientro nelle Filippine" questi signori con la sfera magica vedono nel futuro, nel lavoro istituzionale che fanno??!! pongono formule dibutative e considerazioni personali che assolutamente non li competono e non sono previste dal protocollo.
Stefania da sola è arrivata ad avere contatti con le Autorità Filippine ai più alti livelli,
AIUTIAMO LEI E ENRIK AD AVERE UNA VITA FELICE INSIEME
facciamo in modo che Enrik non debba ritornare a vivere in strada, quella strada da cui Stefania l'ha portato via, a subire abusi e soprusi. Studiamo insieme il modo per aiutarLa.
STEFANIA SIAMO CON TE - CORAGGIO -
Giovanni Falcone

18 agosto 2009

VIAGGIO IN INDIA

Finalmente, posso annunciare ufficialmente del mio nuovo viaggio in India, a trovare Angelo, questa volta con me ci sarà la madre e la sorella, Sylvie e Denise, che per la prima volta dopo circa 3 anni riabbraceranno Angelo, per Lui sarà un bella sorpresa.
Ci sono già i biglietti pagati, tutto questo grazie ad una persona dal cuore grande, FRANCO STELLA, Presidente della Provincia di Matera, ma mi preme ricordare che tutto ciò lo sta facendo a titolo personale.
GRAZIE DI CUORE AD UNA PERSONA DAL CUORE GRANDE.
Il viaggio si farà dal 20 al 28 settembre p.v. e chi volesse inviare ad Angelo, Simone e Vincenzo anche solo una lettera la può spedire al seguente indirizzo: Falcone Giovanni, via Gregorio 19, 75026 Rotondella (MT). Per Vincenzo poi sarà sicuramente un qualcosa di più dato che nessuno si è mai occupato di lui.
Grazie anche a Voi tutti per quello che fate, Giovanni Falcone.

CASO FALCONE, AUTORIZZATE TELEFONATE A DETENUTI ITALIANI

18/08/2009 16.33.13
[Basilicata]
Le autorità dello stato indiano del Himachal Pradesh hanno comunicato oggi all’ambasciata italiana a Delhi di avere autorizzato due telefonate al mese tra i detenuti italiani nel carcere di Nahan e i loro familiari.
Per questo, Giovanni Falcone, padre di Angelo detenuto a Nahan, aveva condotto vari scioperi della fame tra cui uno nel mese di giugno durato 20 giorni come forma di dialogo con le istituzioni italiane e con il Ministro degli Esteri in particolare.
La deputata radicale, Elisabetta Zamparutti, accompagnando Giovanni Falcone in aprile a far visita al figlio Angelo, aveva effettuato una visita a tutti i detenuti italiani in India, incontrato autorità indiane preposte alla tutela dei diritti umani e posto anche al Governo italiano con numerose interrogazioni parlamentari, la necessità di un impegno per il riconoscimento ai nostri connazionali del diritto a fare o ricevere telefonate.
Elisabetta Zamparutti e Giovanni Falcone hanno oggi dichiarato:
“Si tratta di un risultato importante frutto di un dialogo e di una sinergia tra cittadini ed istituzioni fondati sulla nonviolenza. Diamo atto al Ministro Frattini di aver mantenuto l’impegno a porre al suo omologo indiano la necessità di riconoscere il diritto a fare o ricevere telefonate. Il risultato così ottenuto, che va a vantaggio anche degli altri italiani detenuti a Nahan, deve ora tradursi in una maggior attenzione da parte del Governo italiano per i nostri connazionali detenuti all’estero e in un impegno ad operare perché possano scontare la pena in Italia in caso di condanna definitiva il che significa, intanto per l’India, la stipula di un trattato in questo senso.”
bas 02

Frattini: dare priorità ai diritti degli uomini

http://www.newsitaliapress.it/pages/dettaglio.php?id_lnk=6_152102

Articolo scritto dal titolare della Farnesina sui diritti umani in Birmania
17.08.2009 12:08:55
Roma - Qui di seguito riportiamo un articolo scritto dal Ministro per gli Affari esteri, Franco Frattini, per il quotidiano Il Tempo il 15 agosto scorso sui diritti umani ed i rapproti internazionali dopo gli ultimi accadimenti in Birmania dove il Premio Nobel, Aung San Suu Kyi è stata condannata ad ulteriori 18 mesi di reclusione.
Uno dei temi portanti su cui si gioca la credibilità della comunità internazionale è il rapporto tra due principi che sembrano entrare talvolta in conflitto. Da una parte, la sovranità degli stati, con il correlato principio di non ingerenza; dall'altro, i diritti umani fondamentali, che hanno assunto un valore transnazionale, oltre i confini degli stati. In qualche modo, sembra quindi determinarsi una contraddizione tra due documenti "fondanti" per l'ordine mondiale: vale a dire, la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Una contraddizione riemersa prepotentemente in questi giorni, a proposito della condanna di Aung San Suu Kyi. La questione birmana e la vicenda di Aung San Suu Kyi sono state inoltre oggetto di discussione negli ultimi Consigli Affari Generali e Relazioni Esterne (18 maggio e 15 giugno). E proprio al termine della sessione di maggio il Consiglio ha emesso delle Conclusioni nelle quali, oltre a reiterare la richiesta di liberazione per il Premio Nobel e per tutti i detenuti politici, si preannunciava la possibilità della revisione delle misure sanzionatone nei confronti del Myanmar. La discussione riguardo i possibili passi da intraprendere nei confronti della Giunta birmana è continuata nel Consiglio di giugno, dove si è concordato di mettere allo studio nuove e mirate sanzioni nei confronti della Giunta birmana in caso di condanna del Premio Nobel Aung San Suu Kyi.
Ora gli avvenimenti di questi giorni somigliano a un irritante e insopportabile "punto e a capo", come se niente fosse accaduto. E questo dialogo tra sordi ripropone la contraddizione e la "difficile armonia" che ho richiamato all'inizio. Ma si tratta di una contraddizione solo apparente. Basti pensare, tra tutti, proprio a questo caso del regime militare in Birmania. Se c'è una convinzione che è ormai maturata nella coscienza internazionale, è che la sovranità statale non è più un fatto assoluto. In primo luogo, perché essa deve ormai fare i conti con una governance globale che esige precisi comportamenti dagli stati. In secondo luogo, perché i governi non sono più attori esclusivi. Basti pensare alle organizzazioni internazionali, alle associazioni transnazionali della società civile, agli organismi ed autorità spirituali, oltre ovviamente alle grandi corporation economiche a vocazione globale. Ma soprattutto l'assolutezza e l'esclusività della sovranità statale è messa in discussione da un altro grande principio che si è venuto affermando in campo internazionale, e cioè la "responsabilità di proteggere".
È un principio molto semplice ma anche molto incisivo. In parole povere, significa che la sovranità statale ha una ragion d'essere nel dovere delle autorità di governo di proteggere i loro cittadini. Quando, invece della protezione, un governo esercita la minaccia o l'oppressione verso il popolo che dovrebbe in teoria difendere da pericoli interni ed esterni, allora l'esclusività della sovranità viene meno, ed è la comunità internazionale che deve svolgere una funzione supplente di protezione, di difesa, di salvaguardia. La sovranità ha una natura funzionale, e se non assolve più ai compiti per i quali è costituita essa perde ogni credenziale politica, soprattutto in campo internazionale. Ma sappiamo bene come sia difficile far valere la "responsabilità di proteggere" all'interno di un organismo complesso come le Nazioni Unite, e in particolare in Consiglio di Sicurezza. Spesso occorre trovare uno spazio di manovra tra la minaccia del veto da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e la tentazione delle maggiori potenze di "fare da sole". Ed è in questo stretto margine che si inserisce un corollario fondamentale della "responsabilità di proteggere", e cioè il "dovere di prevenire". Nel caso del genocidio, ad esempio, è evidente che è assai più importante ed efficace la diplomazia preventiva rispetto all'intervento internazionale (se e quando si riesca a deciderlo!). Con questa convinzione l'Italia si è espressa con decisione, ad esempio, nel corso del recente dibattito alle Nazioni Unite proprio sul tema della responsabilità di proteggere.
Ma occorre spingersi anche più in là della semplice constatazione della complessità di un tema che è eminentemente politico prima ancora che giuridico e procedurale. Occorre cioè chiedersi se oggi il postulato di un rapporto di mutua implicazione "automatica" tra democrazia e diritti non debba essere aggiornato. In primo luogo, perché assistiamo al sorgere di democrazie "elettorali" che in realtà sono presunte democrazie, perché fondamentalmente illiberali. Non vi può essere vera democrazia senza diritti umani. Di converso, non vi può essere alla lunga rispetto dei diritti umani senza democrazia, come si è preteso in alcune "democradure" asiatiche e nel mondo arabo. Il campo dei diritti umani non è perciò una "specializzazione" secondaria della politica internazionale o una nicchia per esperti di diritto internazionale. Si tratta al contrario di una questione che è divenuta cruciale - questione che è divenuta cruciale per l'ordine internazionale, per la stabilità e la pace. E la comunità internazionale deve sapersi dare nuove regole e un nuovo "codice di condotta" che ponga la dignità umana tra le grandi questioni strategiche del XXI secolo, almeno in termini analoghi a quello del disarmo nucleare. Ma non possiamo fare da soli e dobbiamo lavorare e lavorare a diffondere questa consapevolezza e questa cultura, sollecitando positivamente anche l'orgoglio dei nuovi giocatori della politica internazionale. Proporre loro la strada coraggiosa di divenire agli occhi del mondo sempre più amici dei diritti e aiutare l'Onu a una grande importante svolta politica.
Del resto le espressioni di "seria preoccupazione" per la sentenza emessa contro la leader dell'opposizione birmana e per "il suo impatto politico" -espressioni contenute nella dichiarazione stampa del Consiglio di Sicurezza dell'Onu- sembrano alimentare nuove speranze e quasi inaugurare una nuova stagione. Anche perché il Consiglio sottolinea e rammenta l'importanza della liberazione di "tutti i prigionieri politici".
News ITALIA PRESS

16 agosto 2009

CINEMA DA MARE 2009







Ieri nella serata conclusiva di "CINEMA DA MARE 2009" sono stato invitato da Franco Rina, ideatore e curatore da sempre di questa bellissima rassegna.
Come lui stesso ha dichiarato: in solo 7 edizioni "Cinema da Mare" si è trasformato nel festival dei record.
Il più grande raduno internazionale di giovani registi, 150 ragazzi da tutto il mondo, 48 paesi presenti, 162 films , 45 giorni di lavori, 1700 km percorsi, il pù grande set a cielo aperto, tante troupes a lavoro contemporaneamente nella stessa città e tanto altro ancora, http://www.cinemadamare.com/ via Trionfale 156, 00136 Roma, Italy.
Ecco in questo bellissimo contesto come dicevo sono stato invitato dal direttore Franco Rina a portare la mia testimonianza sulla storia di Angelo e tutti gli altri che come Angelo vivono di queste situazioni assurde, per non usare altri aggettivi. Ho potuto parlare davanti ad una platea particolare e attenta, che dire la storia di Angelo farà il giro del mondo se ancora ce ne fosse bisogno, la mia speranza è che qualcuno di questi giovani registi emergenti faccia sua la storia e giri un film, sarebbe il modo più bello per denunciare le inadempienze e le violazioni di mala Giustizia e Diritti Umani.
Per la cronaca ha vinto il film "il mio ultimo giorno di guerra" di Matteo Tondini.
Sul palco anche Armando Lo Scaglio, giornalista e critico d'arte al seguito del festival nonchè in stretto contatto con Armando Bronzi e gli altri del gruppo di Facebbok che mi seguono e aiutano.
Grazie a tutti, Giovanni Falcone

14 agosto 2009

VISITA ALLE CARCERI - COMUNICATO




Da oggi, su iniziativa dei Radicali, iniziano le visite alle carceri Italiane per il Ferragosto da parte di Parlamentari di tutti gli schieramenti, per porre l’attenzione sul problema cerceri nel nostro paese, sovraffollamento, Diritti Umani, condizioni di vita giornaliera e i tantissimi suicidi verificatosi, ma anche la mancanza di agenti.
Iniziativa lodevole e degna di ogni attenzione, a tale riguardo chiedo: a quando una iniziativa del genere che riguarda gli Italiani detenuti nel mondo? A quando vedere i Parlamentari Italiani seguire l’Esempio dell’On. Zamparutti già in visita in India agli Italiani là reclusi?
Giovanni Falcone, padre di Angelo detenuto in India dal 9 marzo 2007.
http://giovannifalcone.blogspot.com/
Giovanni Falcone

CI RISIAMO - altri arresti

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/08/12/AMvYjTpC-proiettile_arrestato_bagaglio.shtml
Proiettile nel bagaglio, genovese arrestato in India
12 agosto 2009
Un giovane italiano residente a Genova è stato arrestato all’aeroporto di Khajurao (Stato indiano di Madhya Pradesh) perché avrebbe trasportato nel suo bagaglio un proiettile.
Lo scrive l’agenzia di stampa indiana Pti. Il fatto, avvenuto durante lo scorso fine settimana, ha riguardato `Lucka Patley´ (così appare la grafia del nome nel dispaccio di agenzia), di 18 anni.
Shriniwas Verma, ispettore di polizia del distretto di Chhatarpur, ha precisato che il proiettile intatto, di cui non è stato precisato il calibro, è emerso da un controllo del bagaglio mentre il giovane si imbarcava con il padre su un volo diretto a New Delhi.
Lo stesso funzionario ha aggiunto che in base alla legge indiana per il porto illegale di armi il giovane è stato denunciato e dovrà essere processato. Fonti dell’ambasciata italiana in India hanno detto di essere al corrente della vicenda, ma di non avere alcun commento da fare. L’identità dei protagonisti, padre e figlio, non è stata diffusa per volere dei diretti interessati. Durante l’interrogatorio, ha detto l’ispettore Verma, il padre ha dichiarato di non avere la minima idea di come il proiettile fosse finito nel bagaglio.

Comunicato Stampa di Franco STELLA su detenzione Angelo

http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?id=723974

INTERVENTO DI FRANCO STELLA SU DETENZIONE DI ANGELO FALCONE
“Io, come cittadino privato, e, come presidente della Provincia di Matera, sono in prima linea con il padre Giovanni, a lottare per il rispetto dei diritti umani violati”
13/08/2009 17.32.14[Basilicata]
Ieri a Rotondella, durante un incontro a sostegno della scarcerazione di Angelo Falcone, il presidente della Provincia di Matera Franco Stella ha ribadito l'urgenza di attivarsi per riportare il prima possibile Angelo nella sua Basilicata.“Angelo è detenuto in India, insieme a un amico italiano, da oltre due anni. Dal 9 marzo 2007 – ha ricordato il presidente Stella – una accusa infamante di narcotraffico ha cancellato ogni suo diritto, umano e civile. Dal carcere di Amndi nello stato dell'Himachal Pradesh, nell'area nord dell'India, il 24 agosto 2008, dopo una condanna al carcere duro per ben 10 anni, è stato trasferito nel carcere di Nahan. Qui, dal mese di ottobre, anche in violazione della Convenzione di Vienna, non permettono a nessuno di avere contatti telefonici con lui. Il padre di Angelo, insieme all'onorevole Elisabetta Zamparutti, che ringrazio per il suo generoso sostegno, è riuscito lo scorso 25 e 26 aprile a incontrarlo. Ma da allora, comunque, continuano a essere negati i contatti telefonici. Un vero e proprio caso di violazione dei principali diritti umani che ha spinto il padre di Angelo, Giovanni, a proclamare, lo scorso 3 giugno, il suo terzo sciopero della fame.”“Una storia di kafkiana memoria e di inaudita barbarie, che reclama – ha sottolineato Stella - la presa di coscienza immediata e pragmatica di tutte le forze istituzionali e sociali, della collettività intera. Non dobbiamo lasciare Angelo in quella prigione un solo giorno di più. La Costituzione italiana, insieme alle Leggi e alle Convenzioni internazionali che regolano la materia dei diritti umani e civili, ci impongono di risolvere definitivamente la questione. Il rispetto e la dignità, come l'onore e la libertà, sono beni che vanno tutelati e difesi. Sulla vicenda è sceso un silenzio assordante che non possiamo più tollerare, come istituzioni e come cittadini, perché questo è un problema che non ha colorazioni politiche e che pretende una mobilitazione collettiva. Infatti, la solidarietà oggi deve essere totale.Noi a livello provinciale ci siamo impegnati, e lo faremo ancora, al fianco di Angelo e alla sua famiglia. Reputo di fondamentale importanza che ognuno, nella propria veste di cittadino, debba esprimere ad alta voce e con energia il sostegno ad Angelo e lo sdegno per l'indifferenza che ha contraddistinto la vicenda. Dobbiamo attivare tavoli istituzionali che diano forza alle azioni che Giovanni Falcone ha intrapreso e intraprenderà. Credo che il lavoro fatto da tutti debba dare forza all’impegno del Governo. Ritengo, infatti, che non sia remota la possibilità che sia stato compiuto un abuso e ad andarci di mezzo sono stati due giovani che erano in vacanza. La verità oggi ci sfugge e dobbiamo fare chiarezza per restituire dignità alla famiglia Falcone. Intanto, noi saremo tutti con Giovanni, quando nei prossimi giorni partirà insieme alla moglie e alla figlia nel viaggio che, speriamo, sia il preludio per la liberazione di Angelo.”

13 agosto 2009

2° gioranta sui Diritti Umani "pensando ad Angelo Falcone"










Ieri sera a Rotondella (MT), in P/za Risorgimento è stata scritta un'altra bella pagine della mia battaglia.

Si è tenuta la 2° giornata sui Diritti Umani voluta e fatta insieme all'Amministrazione Comunale di Rotondella (MT), e intitolata "Pensando ad Angelo Falcone ".

Presenti, oltre al Sindaco Enzo Francomano, il Presidente della provincia di Matera Franco Stella, i Consiglieri Regionali Antonio e Serafino Di Sanza, il Segretario regionale dei Radicali Maurizio Bolognetti, il Segretario regionale di I.D.V. Michele Radice, la dott.ssa Agnesina Pozzi, che hanno partecipato al dibattito, tra il pubblico l'ex sindaco Vito Agresti, gli Assessori Comunali Maria Cuccarese, Franco Tarantino e Pino Comparato.

Il dibattito chiaro si è svolta sulla tematica di cui all'oggetto e forte è stato l'impegno per il futuro da parte di tutti in particolare del presidente Franco Stella che a titolo personale tra l'altro, si sta impegnado per farmi ritornare in India a trovare Angelo insieme alla mamma e alla sorella.Un grazie di cuore a tutti in particolare a Franco Stella ma anche alla cittadinanza che è intervenuta, da parte mia e della mia famiglia. Falcone Giovanni

11 agosto 2009

IL12 AGOSTO, CON INIZIO ALLE ORE 18,00, A ROTONDELLA, SI CELEBRA LA GIORNATA DEI DIRITTI UMANI PENSANDO AD ANGELO FALCONE.

Per questo evento, la nostra amica Violet Violet (Veronica Turiello), ha scritto questo splendido post, Voglio ringraziare Veromica a nome Mio e di tutta la mia Famiglia, grazie.

La storia di Giovanni si scrive Libertà. E si legge Amore.
L'azzurro che chiamiamo cielo è per 3.000 uomini una striscia sottile circondata da sbarre di ferro. Sono quasi 3.000 infatti i detenuti italiani nelle prigioni di paesi stranieri. Molti di loro scontano la pena in prigioni europee con garanzie a tutela dei diritti umani. Ma per alcuni, pochi e dimenticati, la detenzione diventa un inferno sulla terra a cui si aggiunge l'assoluta noncuranza delle istituzioni e il silenzio della società civile.Angelo Falcone è uno di loro. E la sua storia ci riguarda da vicino...Di Angelo, detenuto in un carcere dell'India dal 9 marzo 2007 insieme all'amico Simone Nobili, ci parla ininterrottamente il suo papà, Giovanni. Giovanni che offre il suo tributo di dolore ad ogni giorno che arriva e che lo scioglie con coraggio nel caffè di ogni mattino.La sua voce è una goccia inesorabile che attraversa le barriere insormontabili dell'indifferenza. Che travalica i silenzi indecenti delle istituzioni e le lacune inspiegabili dell'azione politica. Che supera l'incredulità di chi crede nel senso di appartenenza ad un popolo, quello italiano e che crede ad una Costituzione garante dell'uguaglianza anche adesso che conduce da solo la battaglia per la liberazione di suo figlio, un cittadino senza cittadinanza e senza tutele.La sua voce ci parla di una storia che è diventata una missione e che deve solo a sè stessa la forza e il coraggio di volersi raccontare fino a raggiungere il finale tanto atteso. L'unico possibile: la libertà per Angelo. La storia di Giovanni si scrive Libertà. E si legge Amore. Angelo e Simone vengono tratti agli arresti a seguito di una perquisizione durante un soggiorno in India e trattenuti con l'accusa gravissima di spaccio di hashish. Rinchiusi in un paese lontano, senza possibilità di poter parlare con i propri cari, senza l'iniziale assistenza di un legale e di un traduttore, verranno condannati a 10 anni di carcere duro dopo un processo sommario e un percorso giudiziario non protocollare.Le loro condizioni di salute si complicano in breve tempo a seguito delle precarie e malsane modalità di detenzione. Angelo e Simone guardano il loro cielo da una cella di due metri per due. Bevono acqua da un catino posto al centro del cortile comune usato anche come lavabo per la poca biancheria che posseggono. Mangiano poco e per periodi lunghissimi gli viene negata la possibilità di contattare la propria famiglia, decisione che contrasta con le normali procedure previste in materia di trattamento penitenziario internazionale.Il silenzio diventa consuetudine. L'abitudine alle parole, al suono delle voci familiari scema ogni giorno di più. L'abbandono diventa l'unica legge certa di una detenzione senza rispetto della dignità. Il senso di solitudine entra nelle poesie e nei disegni che Angelo realizza e che dedica alla strenua e solitaria battaglia di suo padre. Un tacito accordo fra padre e figlio per non smettere di sperare.Angelo che disegna su fogli a quadretti e le sue figure hanno ali e radici. Il suo pensiero è libero e riesce a passare attraverso quelle sbarre arrugginite e fredde. La sua speranza di ritorno è viva. La alimenta il coraggio di Giovanni, prigioniero a sua volta di una lotta che spesso è parsa senza possibilità di vittoria. Che ha avuto indifferenza e silenzio come nemici potenti e aridi.Giovanni che da due anni scrive ogni giorno dalle pagine del suo blog http://giovannifalcone.blogspot.com/ per sensibilizzare quella società civile cieca e sorda alle sorti di suo figlio Angelo e di tutti gli altri detenuti italiani in istituti penitenziari di paesi stranieri, ugualmente soli. Ugualmente vittime di un silenzio illogico.Una lotta impari. Una battaglia persa per chiunque altro. Non per Giovanni. Il suo gridare, dire, scrivere, tessere contatti e cercare strade percorribili per disegnare ancora il volo libero di suo figlio non si ferma. Dopotutto, l'amore non vede i confini materiali. Li supera con una spossante leggerezza.Angelo. Simone. E i nomi di 3.000 altri ignoti e dimenticati. Come se la memoria fosse una buca nera senza fondo. C'è che si sveglia ogni giorno per accendere una luce e tenere vivi i contorni dei loro volti e l'essenza dei loro sogni.Al lungo silenzio istituzionale e mediatico che Giovanni ha sempre condannato e denunciato, ha risposto invece con forza il mondo del web, con la nascita di gruppi di sostegno alla sua battaglia.Il più popolare social network della rete, Facebook, ogni giorno segue i risvolti della storia di Angelo. Sono state 36 le persone che hanno aderito allo sciopero della fame di metà giugno, simbolicamente vicine allo sciopero della fame di papà Giovanni. Sono centinaia i messaggi di incoraggiamento degli oltre 2.390 sostenitori del gruppo per Angelo, affidato a Rocco Zotta (fondatore), Armando Bronzi, Giovanni Falcone e Giovanni PisatiSono pensiero espresso in linee e tratti, le vignette di Giulio Laurenzi (vignettista de il Quotidiano) che immaginano Angelo libero, con le ali e i sogni di contorno. Sono parole rubate alla rabbia e all'incredulità gli articoli ospitati da La Nuova del Sud, da Il Quotidiano di Basilicata, da La Gazzetta del Mezzogiorno e dal web journal Multiversi.info. Tanti altri hanno scritto...Sono parole in musica e note quelle che il musicista e cantautore Pino Battafarano, sua figlia Sarah e la giovane band lucana degli Zenith scrivono per Angelo. Lo spot su you tube “estate 2009 per non dimenticarli”, frutto della collaborazione di Giovanni e Filippo D’Agostino, direttore di www.bierredue.it.Inoltre, da sempre accanto a Giovanni Falcone, l'onorevole Elisabetta Zamparutti impegnata nella costruzione di rapporti bilaterali con l'India e l'associazione Prigionieri del Silenzio che si occupa principalmente di tenere aperti i canali di comunicazione con i paesi stranieri e lotta per il riconoscimento dei diritti civili e giuridici dei nostri connazionali. Da pochi giorni, il presidente della giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, ha ricevuto una lettera del Ministro degli Esteri Franco Frattini, nella quale viene palesata la possibilità di permettere ad Angelo di scontare il resto della pena comminata sul suolo italiano. Non è un regalo. E' soltanto un diritto garantito dalle Convenzioni Internazionali, finora largamente ignorate dall'India.Inoltre, il Consiglio Regionale di Basilicata ha recentemente approvato una importante modifica alla legge per il sostegno al gratuito patrocinio dei detenuti all'estero, diritto garantito ad ogni cittadino italiano e invece negato ad Angelo e agli altri detenuti all'estero.Un segnale preciso di coerenza con il pensiero di quei cittadini lucani che da sempre sono vicini a Giovanni ed Angelo.Per chi ha sempre creduto nella parola come simbolo di lotta e di memoria, questo spiraglio di speranza amplia quella sottile striscia di azzurro che i detenuti chiamano cielo.Questo messaggio è una speranza e un augurio. E' un'eco per tutte le parole che hanno come direzione il cielo. Vogliamo che Angelo le ascolti, che il suo nome diventi simbolo di giustizia e che la somma di tutte le voci sia così forte da distruggere il muro di silenzio.Abbiamo raccontato una storia. Ripetetela ogni giorno...perché un modo di scrivere il lieto fine esiste.Veronica TurielloA Nome del Gruppo di Sostegno a Giovanni Falcone e di tutti quelli che lottano per vedere Angelo libero

8 agosto 2009

B U O N E V A C A N Z E




A Voi che potete auguro Buone Vacanze, ovunque andiate, godetevi la vicinanza dei figli e ai figli dico godetevi la presenza dei vostri genitori, che vi amano e non fateli stare in apprensione.


Darei tutto anche io per stare con Angelo e Denise qui al mare di Rotondella con un bel tratto di spiaggia vergine ancora. A tutti dico se passate dalle mie parti una buona birra e un piatto di pasta asciutta non mancherà mai, ciao basta chiacchiere, Voi dovete andare. Un abbraccio Giovanni Falcone

Giornata sui Diritti Umani pensando ad Angelo Falcone

CHIARAMENTE L'INVITO E' RIVOLTO A TUTTI, NESSUNO ESCLUSO E VARIO TITOLO CHE SEGUONO QUESTA STORIA, SPERO CHE PARTECIPIATE IN TANTI E CHE SIA L'OCCASIONE PER PORTARE ALLA RIBALTA QUESTO PROBLEMA SOCIALE NAZIONALE CHE RIGUARDA NON SOLO ANGELO. Falcone Giovanni

6 agosto 2009

Italiani in difficoltà all'estero: l'Italia non è l'America


Scritto da Secondo Protocollo
giovedì 06 agosto 2009
Che bello vedere un ex presidente americano, Bill Clinton, prendere un aereo, andare in uno dei Paesi più pericolosi del mondo, la Corea del Nord, trattare per la liberazione di due ragazze americane arrestate ingiustamente e ottenere la loro liberazione.
E' bello perché un potente del calibro dell'ex Presidente americano che si muove e che si da tanto da fare per due sue connazionali dovrebbe quantomeno risvegliare le coscienze di certi politici nostrani e chiarire loro il concetto di “connazionale”, di “cittadino italiano” e di “persona con dei Diritti”.
Purtroppo, e lo diciamo con profonda amarezza, crediamo che ciò non avverrà. L'Italia non è l'America dove il concetto di appartenenza ad un popolo è molto forte, dove i politici, con tutti i loro difetti, si incazzano tremendamente quando un loro connazionale viene fatto bersaglio di qualsiasi ingiustizia, dove le sedi diplomatiche si muovo tempestivamente quando si tratta di difendere i Diritti di un americano. Con l'Italia e gli italiani questo non avviene.
Provate a trovarvi in difficoltà all'estero e a rivolgervi a un consolato. Provate a trovarvi privato del passaporto, senza un perché o per cause ingiuste o addirittura nebulose, provate a essere accusati di un reato dove “accusati di un reato” non significa “condannati per un reato”. Provatelo e vedrete l'enorme differenza che c'è tra l'Italia e gli altri Paesi cosiddetti “civili”.
Non troverete nessun aiuto concreto nei consolati, non troverete nessun aiuto concreto da nessuna parte “istituzionale” a cui vi rivolgerete. Solo risposte di circostanza che non vogliono dire niente e che comunque non vi serviranno. Al massimo otterrete l'indirizzo di un legale preso da una lista di perfetti sconosciuti e di cui la professionalità non è stata testata. Con ogni probabilità vi troverete a pagare questo avvocato tre/cinque volte di più di quella che è la tariffa locale, perché voi siete italiani e quindi siete il pollo da spennare, tanto nessuno alzerà la voce per denunciare gli abusi che vengono commessi sulla vostra persona. Non ci credete? Chiedete a Giovanni Falcone, a Stefania Fedele, a Giuseppe Monsurrò, a chi da oltre un anno e mezzo è privato del passaporto e quindi impossibilitato a rientrare in Italia senza aver subito alcun processo, senza una accusa che abbia un senso, senza mai essere stato nemmeno interrogato. Provate a chiedere alle decine e decine di italiani detenuti all'estero che hanno fatto domanda di poter scontare la loro pena in un carcere italiano in base al Protocollo di Strasburgo (non di essere liberati) senza aver avuto mai nemmeno una semplice risposta di cortesia. Provate a chiedere a loro.
E se credete che qualche politico vi possa aiutare dimenticatelo subito, a meno che non si sia in prossimità di qualche evento elettorale. Otterrete solo promesse, al massimo una interrogazione parlamentare dedicata al vostro caso che però non avrà alcun seguito e che verrà presto dimenticata. Vi sentirete rispondere che l'Italia “non può interferire nelle legislazioni di altri Stati”, definizione tecnica per dirvi “fate da soli”. Poco importa se siete vittime di abusi (in alcuni casi gravissimi), se i vostri Diritti fondamentali sono stati calpestati, se vi è stato indebitamente sequestrato il passaporto (un documento italiano), se siete stati costretti con la violenza a confessare reati mai commessi e per di più a firmare un documento in lingua locale di cui non capite una parola. Tutto regolare, non si può interferire con la legislazione di un altro Stato.
Peccato che gli altri Stati lo fanno, eccome se lo fanno. E quando un loro connazionale subisce un sopruso si muovono ai più alti livelli. I consolati vanno a visitare il detenuto ovunque si trovi. Gli accusati di un reato hanno una ottima assistenza legale. I familiari sono sempre informati degli sviluppi e, se è il caso, i politici si muovono concretamente affinché sia fatta qualsiasi cosa per garantire e proteggere i Diritti del loro connazionale. Fanno il diavolo a quattro perché sanno che questo è il loro dovere, che sono pagati per questo, per essere al servizio dei loro connazionali.
E qui torniamo al concetto di “connazionale”, questa parola così elementare eppure così tenuta in poca considerazione dalle Istituzioni italiane. Noi crediamo che sia arrivato il momento di rivalutare questa parola che racchiude tutto un insieme di Diritti sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che non deve essere solo una parola scritta su un documento proforma, ma che deve essere un valore per chi è delegato a rappresentare i cittadini italiani all'estero.
Purtroppo crediamo che anche queste semplici richieste saranno solo “parole al vento”. L'Italia non è l'America o un altro Stato dove la parola “connazionale” ha un valore. E così noi continueremo a guardare con ammirazione e invidia i vari Bill Clinton prendere un aereo e andare a salvare due loro connazionali in un Paese che ha calpestato i loro Diritti.
Pubblicato da stefania fedele a 5.18

5 agosto 2009

Una bellissima storia di Missione ed Evangelizzazione


Ecco un buon esempio di essere Frati, Preti, Apostoli di Nostro Signore, annunciatori della parola di Cristo.

Una bellissima pagina Francescana, avuta da un caro amico che sta dando la sua vita per aiutare gli altri, un laico al servizio di Cristo, Vito, da Bari.

Questa bellissima pagina la voglio dedicare, nella speranza che qualcuno gliela segnali, al Vescovo della mia Diocesi, un Francescano anche lui, che come ho sempre detto, ha smesso i sandali per girare in una bella macchina con navigatore, al prete del mio paese da cui ancora sto aspettando una parola di conforto, ai preti dei comuni limitrofi al mio, dediti a tutto
(1 presidente di una banca, un'altro dedito al lifting della sua persona per meglio apparire fisicamente e altri ancora dediti a sostenere l'operato di costoro) tranne che a portare la parola del Signore.

Come è scritto nella bellissima pagina Francescana:

missione non è solo Africa o Asia, oggi Missione è riannunciare il Vangelo anche nei nostri paesi ridiventati pagani, ( a mio parere per colpa di costoro) a tante persone che hanno smarrito la strada di Dio, ai nostri giovani ammaliati da falsi ideali. E la strada è sempre quella: la testimonianza gioiosa di chi ha incontrato il Signore e grida agli altri, come faceva Francesco, che "non c'è nessun altro salvatore se non il Signore nostro Gesù Cristo"

Questa è una bella pagina di Evangelizzazione e Cristianità posta in essere da Frati, Preti servi di Dio, Grazie di cuore da parte di tutti Noi. Giovanni Falcone

4 agosto 2009

A ROTONDELLA SI CELEBRA LA 2° GIORNATA DEI DIRITTI UMANI


04/08/2009 19.19.04[Basilicata]
L’Amministrazione Comunale di Rotondella, in collaborazione con Giovanni Falcone, padre di Angelo, detenuto in India dal 9 marzo 2007, rende noto, attraverso un comunicato stampa, che il giorno “12 agosto, con inizio alle ore 18,00, in Piazza Risorgimento, in occasione della giornata sui diritti umani, si terrà un dibattito sull’argomento, tendente a sollecitare più stringenti azioni delle Istituzioni ed una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica al fine della risoluzione dei tanti casi di cittadini italiani detenuti all’estero, ivi compreso il nostro concittadino Angelo Falcone”.(bas - 04)

2 agosto 2009

Otto cristiani arsi vivi nel Punjab

Ancora una volta, della povera gente, tra cui donne e bambini sono stati uccisi, arsi vivi, il modo più brutto per morire, grazie al modo scellerato di vedere la Religione, di qualsiasi Religione, nel Punjab si è trattato di mussulmani ma in altre parti del mondo si tratta di altri, nulla cambia.
E' triste commettere tali crimini nel nome di qualsiasi Dio, quel Dio che dovrebbe decidersi a punire seriamente tali crimini-peccati. Nulla cambia, cambiano i musicanti ma la musica è sempre la stessa, gente che pensa solo al proprio interesse, i KAIFA in qualsiasi parte del mondo e di qualsiasi Religione sono sempre gli stessi.
Oggi il Papa Ratzinger ha ricordato Paolo VI prima di recitare l'Angelus nel Cortile del palazzo apostolico di Castelgandolfo, papa Montini, Paolo VI" la cui vita "così profondamente sacerdotale e ricca di tanta umanità, rimane nella chiesa un dono di cui ringraziare Dio".
Figura da prendere ad esempio oggi nell'anno "Sacerdotale", esempio per tutti, o quasi perchè purtroppo è bene ricordare che sono in tanti a sfruttare il loro stato ecclesiale, preti che fanno i presidenti di banca, altri che nulla fanno per allievare (spiritualmente chiaro) le pene di chi si trova nel disagio, nel dolore, in prigione così come recitato Dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46 Francescani che hanno smesso i sandali, il saio e il bastone e girano in macchine lussuose con navigatore, vescovi e preti ai quali ci si rivolge per chiedere aiuto e nulla fanno, anzi ti deridono e questi sono gli esempi per l'anno sacerdotale?
Voglio ricordarVi che al Vaticano ho inviato 2 lettere con la mia storia e su quello che la Chiesa della mia Diocesi fa, anzi per essere più chiaro che non fa, eppura nessuna risposta tutti fanno finta di nulla e a nulla servono le mie proteste per radio, giornali, tv, su questo blog, nessuno interviene. VIVA LA CHIESA, questa chiesa, di questi immondi profittatori peccatori incalliti per i quali Cristo dovrebbe decidersi a scendera di nuovo sulla terra e prenderli a calci in culo e farli correre fino a quando i piedi non gli si consumano. Invece a soffrire e pagare è sempre la povere gente che col cuore CREDE e col CUORE paga, ma nonostante tutto continuano a CREDERE, ma per cosa? per chi? Mi piacerebbe avere una risposta seria da chi siede comodamente in poltrone di lussuose regge. come ultimamente scrivo e grido, non posso che MALEDIRVI per tutto il male che ci fate e maggiormente fate a Cristo. Giovanni Falcone