12 giugno 2009

Lettera di un'amico alle Istituzioni Italiane

Cari amici, di seguito una lettera fattomi arrivare da un amico da inviare alle Istituzioni, chiaro per chi vuole, non vi nascondo che spero siate in tanti. colgo l'occasione per salutarvi tutti ma vi chiedo anche di scrivere sul suo blog a Stefania che nelle Filippine sta attraversando dei momenti difficili e ha bisogno del nostro appoggio, http://www.stefaniafedele.blogspot.com/
grazie di cuore, Giovanni Falcone

Egregio Signore,
“è ciò che ci chiedono i cittadini” è una frase che spesso, troppo spesso, abbiamo ascoltato in TV, pronunciata da tutti, dico tutti, i rappresentanti dei suddetti Cittadini che siedono in Parlamento.
Chi Le scrive è uno di dei cittadini di questo Paese., di quei cittadini che ancora credono in maniera piuttosto forte nelle Istituzioni. Finora non mi è mai capitato di sentirmi rivolgere da qualcuno dei Parlamentari la domanda: “Cosa chiedi carissimo cittadino, a noi tuoi rappresentanti?”
Non voglio inoltrarmi in polemiche e critiche immotivate, non ci penso e non ne sarei capace. Vorrei soltanto rendere noto a Lei, quale sia il mio concetto di Stato, concetto che posso semplificare come segue: lo Stato è un Padre che deve occuparsi dei propri figli senza riserve e senza tentennamenti. Un Padre è colui che si precipita a rotto di collo dal proprio Figlio ogni qualvolta si presenti per lui una difficoltà che implichi un aiuto, un consiglio, un intervento di qualsivoglia natura.
Un Padre amorevole ma, all'occorrenza inflessibile. Inflessibile quando sia palese un cattivo comportamento di suo Figlio. Un Padre pronto a comprendere e perdonare ma anche pronto a punire il Figlio che si sia comportato in modo inadeguato alle regole familiari e pubbliche.
Questa lettera nasce dopo mesi di riflessioni su di una vicenda particolare di cui poco o nulla si parla, l'arresto in India il 9.3.2007 e la detenzione a seguito di condanna a 10 anni duro carcere, di Angelo Falcone, arrestato con un altro Italiano dalla polizia Indiana, con l'accusa di detenzione di 18 kg di “charas” Seguendo il blog del padre di Angelo, Giovanni Falcone, ho scoperto che di nostri cittadini detenuti all'estero ve ne sono circa 3000. Non ho potuto verificare di persona, pertanto mi debbo fidare delle cifre fornite dal signor Falcone, ma non ho motivo per dubitarne.
Allora la mia domanda è la seguente: questi nostri cittadini detenuti all'estero sono figli di questo Padre-Stato? Se si, come mai le Istituzioni di questo paese non si comportano come si comporterebbe un Padre naturale con il proprio figlio?
Ad agosto del 2008, come sopra detto, Angelo con gli altri è stato condannato a 10 anni duro carcere e trasferito in altro penitenziario dove tolto 3 telefonate fatte in ottobre, non gli consentono più di comunicare col figlio, questo nonostante tutte le segnalazioni alle varie Istituzioni competenti, proteste portate avanti dal signor Giovanni, anche con uno sciopero della fame in corso. Da quando leggo sul suo blog , l'interessamento delle Istituzioni di questo Paese sulla caso è per così dire insufficiente, come se il Padre-Stato abbia già emesso la sentenza di condanna verso il proprio Figlio e abbia deciso di punirlo per la mancanza non “commessa” questo in contrasto anche all'art. 27 della Costituzione Italiana..Mi sarei aspettato, nel caso particolare di Angelo, ma più in generale anche nel caso degli altri cittadini Italiani detenuti all'estero un atteggiamento differente. Infondo bisognerebbe domandarsi se in quei paesi esistano quelle Garanzie di Diritti Civili e Umani degne di un paese Civile e Democratico, siamo sicuro che l'India garantisca gli imputati secondo i canoni di tutela Giuridica? Gli imputati posso accedere ad un Giusto e Equo processo in tempi ragionevoli?
Ecco un Padre dovrebbe correre in soccorso del proprio Figlio e garantirgli tutto il necessario per affrontare le vicissitudini in cui è incappato, non conta come, questo anche in virtù dell'art. 2 della Costituzione Italiana e comunque se dopo tutte le Garanzie previste e alla fine di un Equo e Giusto processo il Figlio dovesse risultare colpevole, il Padre avrebbe tutti i diritti a punirlo.
Nel caso di Angelo e degli altri cittadini Italiani detenuti nel mondo tutto questo è stato fatto?
Concludo chiedendo da cittadino di questa Repubblica alle Istituzioni tutte di occuparsi dei propri figli e in virtù del sentire il mio Stato forte vorrei che altrettanto forte sia la risposta che lo Stato deve dare.
Se ciò non dovesse accadere, allora non so cosa pensare di questo Stato.
Distinti saluti.........................

P.S. così come ripreso da un sito voglio riportare:

L’abbraccio del Padre significa, per il Figlio ritrovato, la restituzione dell’antica dignità perduta, la riammissione al posto d’onore della famiglia, l’intimità familiare. L’amore ed il perdono del Padre vuol dire proprio questo: l’amore di Dio non conosce confini, ma si china misericordioso sull’uomo e sull’uomo peccatore. E’ qui il cuore della rivelazione, il centro di quel messaggio di salvezza che Gesù annunzia, non solo agli scribi, ai farisei e ad ogni pio israelita; ma soprattutto ai pubblicani ed ai peccatori, alle meretrici ed a tutti coloro che si sentono “lontani” dallo sguardo Amoroso di Dio.

IO VOGLIO AGGIUNGERE : RIAMMISSIONE AL POSTO D'ONORE DELLA FAMIGLIA, DELLO STATO INTIMITA' FAMILIARE E DELLA VITA CIVILE.

Nessun commento: