13 maggio 2009


Con l'India non esiste alcun trattato di estradizione. La denuncia di Elisabetta Zamparutti
da Terra del 6 maggio 2009, pag. 4
http://www.radicali.it/view.php?id=141472

di Liliana Chiaramello
Due anni in carcere in India,una battaglia giudiziaria in corso, una condanna a dieci anni per droga, un appello non ancora fissato. Angelo Falcone, lucano di origine,fu arrestato insieme all’amico Simone Nobili il 10 marzo 2007 nello Stato dell'Himachal Pradesh, con l' accusa di detenzione di 18 chili di hascisc. Richiuso nella prigione di Nahal- paesone alle pendici dell’Himalaya- Angelo Falcone non vedeva il padre Giovanni, ex carabiniere, da un anno e mezzo. Ma una visita a sorpresa del 25 aprile ha permesso al giovane di festeggiare quest’anno il suo ventinovesimo compleanno insieme al padre. Ad accompagnarlo, l’On. Elisabetta Zamparutti, radicale nel Pd e leader del movimento Nessuno Tocchi Caino, che ha voluto verificare le condizioni di detenzione a Nahal di Angelo, del suo compagno di sventure Simone Nobili, di un terzo italiano, Vincenzo Minuno, e di un quarto, Franco Terzi, detenuto ad Ambala. Tra le alte mura di cemento del carcere di Nahan, la speranza di Angelo è appesa all'appello presentato dalla difesa (ma anche dall'accusa che chiede una maggiorazione della pena). I contatti con l'esterno sono proibiti: Angelo può solo comunicare via lettera o via fax.
Secondo il padre Giovanni, che si batte per provare l’innocenza del figlio e che sta portando avanti con un blog una campagna a favore dei detenuti italiani all’estero, la mancanza di contatti con l’esterno è una grave violazione dei diritti umani.
E di violazione parla anche l’On. Elisabetta Zamparutti “in caso di condanna definitiva” dichiara “i nostri connazionali dovrebbero scontare la pena in Italia. Con l'India non esiste alcun trattato di estradizione o rientro: è una lacuna che va urgentemente colmata. Inoltre- continua- i detenuti stranieri sono penalizzati rispetto a quelli locali: i primi non sono autorizzati neppure a una semplice telefonata gli altri, invece, hanno diritto a visite periodiche”.
Questi i motivi che hanno spinto l’On. Zamparutti, subito dopo il rientro, a presentare due interrogazioni parlamentari; una al Ministro della Giustizia al fine di sollecitare un tempestivo parere favorevole sull’ accordo bilaterale con l’ India, Paese che non e' parte della Convenzione di Strasburgo sul trasferimento dei connazionali condannati; l’altra al Ministro degli Esteri perché si impegni a ottenere dalle autorità indiane almeno il diritto, per i detenuti che non hanno rapporto stabile con il territorio indiano, di fare e ricevere telefonate da parte dei familiari. “I nostri connazionali stanno fisicamente bene” continua Zamparutti “ ma psicologicamente sono molto provati”. Soprattutto alla luce del fatto che la dura battaglia intrapresa da papà Giovanni è “nei confronti di una giustizia che ha trovato 12 testimoni contro mio figlio quando un rapporto della polizia, di cui ho il testo, dice che non ce n'era nessuno”.
“Ho in atto una seconda battaglia – conclude Falcone - contro il silenzio che su questa vicenda continuano a mantenere i media nazionali italiani. Ho scritto a Vespa, Santoro chiedendo una puntata tematica su Angelo e sui 3.000 italiani dimenticati nelle carceri del mondo. Ma non ho ricevuto alcuna risposta”.E’ proprio per evitare spiacevoli episodi di questo genere che l’On. Zamparutti insiste perché la Rai istituisca un format sui Diritti Umani, come già da due anni i Radicali e Pannella chiedono insistentemente promuovendo numerose azioni nonviolente: dagli scioperi della fame, all’occupazione della sede Rai.
Non rimane che a papà Giovanni quindi il compito di raccontare sul suo blog minuziosamente, quasi cinematograficamente, l’ incontro con il figlio Angelo “… e' stata una corsa per me appena varcato il primo cancello per raggiungere l'altro. E poi l'abbraccio e il pianto. Le guardie ci guardavano stravolte ed emozionate: non so, forse non avevano mai visto nulla di simile…”.

1 commento:

Luciano Ardoino ha detto...

Ciao Giovanni,

ho letto l'articolo di Liliana Chiaramello, gran bella penna, e credo che insistere sulla trasmissione televisiva dedicata ai diritti umani sia necessario.
Da parte mia ho già inviato delle e-mail ma come immagino giacciono appallottolate in qualche cestino della 'rumenta'. Non demordo e continuo ad inviarle ma credo che se lo facessimo tutti con costanza, prima o poi...
Un abbraccio
luiano