12 marzo 2009

Dalla Sletter di www.ristretti.it del 11 marzo 2009

http://www.ristretti.it/commenti/2009/marzo/11marzo.htm#16
India: Angelo Falcone; violate norme del diritto internazionale
di Susanna Marietti

www.linkontro.info, 11 marzo 2009
http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=1404:caro-serra-hai-ragione-ma-qla-sinistra-del-noq-non-lha-inventata-berlusconi&catid=40:la-sinistra-che-verra&Itemid=72

Lunedì scorso si compievano due anni dal momento in cui Angelo Falcone e Simone Nobili hanno fatto il loro ingresso nella prigione indiana di Nahan, condannati a dieci anni di reclusione per possesso e spaccio di stupefacenti. E lunedì scorso a Rotondella (Matera), il paese dei Falcone, si è tenuto un incontro pubblico dal titolo "Per non dimenticare Angelo Falcone", voluto dal padre Giovanni per chiedere che il figlio venga trasferito in Italia.
All’incontro hanno preso parte, insieme a molti altri politici locali, il sindaco di Rotondella Vito Agresti, il presidente della Provincia di Matera Carmine Nigro, il sacerdote di Libera Marcello Cozzi e la deputata radicale Elisabetta Zamparutti.
Giovanni Falcone, che si dichiara convinto dell’innocenza del figlio non ancora trentenne, non riesce a parlare con Angelo da mesi. Racconta di malattie che sarebbero state contratte dai due ragazzi e dell’indifferenza delle istituzioni italiane. Nel corso dell’incontro ha affermato: "quella che sto portando avanti in questi anni è una battaglia di giustizia che non riguarda solo Angelo. Riguarda i circa tremila cittadini italiani detenuti nel mondo. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di rei confessi, che vogliono pagare per le proprie colpe ma che chiedono di essere trattati con dignità, da esseri umani. Chiedono che il proprio Stato garantisca i loro diritti".
Ed Elisabetta Zamparutti ha ribadito: "come radicale vengo spesso in contatto con casi individuali che hanno però una portata tale da riguardare molte più persone. Il caso di Angelo è certamente un caso di giustizia, ma credo però che sia anche un caso di legalità. Nella vicenda che lo ha coinvolto sono state violate moltissime norme di diritto internazionale, a partire dalla Convenzione sulle relazioni consolari. È su questo che bisogna insistere, perché è nella lotta per la legalità, nella lotta per la difesa dei diritti umani che si gioca la posta dello sviluppo democratico anche del nostro Paese".
Vogliamo ora raccontare un’altra storia, seguita dal Difensore Civico dei detenuti dell’associazione Antigone. Non diremo né il vero nome del protagonista, che chiameremo Paolo, né il Paese latino americano nel quale è detenuto.
Paolo è stato arrestato mesi fa per trasporto di sostanze stupefacenti. I genitori sono due operai, privi di grandi mezzi economici. Chiedono notizie ai carabinieri, poi all’Ambasciata. Qui viene loro consegnata una lista di avvocati, per i quali però l’Ambasciata avrebbe precisato di non offrire alcuna garanzia. Si rivolgono a un avvocato della lista che si sarebbe fatto pagare tremila dollari e dopo un po’ non avrebbe dato più notizie. Di recente si sarebbe rifatto vivo, chiedendo altri soldi per un documento che i genitori di Paolo non sanno se sia davvero utile o meno al figlio.
Nel frattempo Paolo è in carcere e prega i genitori di inviargli continuamente soldi per poter sopravvivere. La vita interna sarebbe basata interamente sulla corruzione, tutto sarebbe a pagamento, dal cibo alla branda alla coperta. Paolo si sarebbe ridotto a pesare 40 chili. Tempo fa i genitori avrebbero ricevuto via mms alcune foto di Paolo, scheletrico e coperto di lividi, seguite da una sua telefonata nella quale implorava di mandare del denaro affinché le guardie smettessero di torturarlo. Percosse e corrente elettrica sarebbero state utilizzate abitualmente sul corpo di Paolo.
Ovviamente il denaro è stato subito mandato, e la coppia si è indebitata per procurarselo (a oggi sarebbero già stati inviati 12.000 euro). Avrebbe però fatto l’errore di raccontare l’accaduto ai carabinieri, i quali a loro volta avrebbero girato il racconto all’Ambasciata. I funzionari dell’Ambasciata si sarebbero allora recati nel carcere, chiedendo un colloquio con Paolo.
Durante il colloquio, alla presenza delle guardie, avrebbero chiesto conferma pubblica della veridicità del racconto. Paolo si sarebbe ovviamente visto costretto a negare il tutto, ma le guardie avrebbero comunque capito che il racconto proveniva da lui e dopo poco lo avrebbero rinchiuso in isolamento e torturato.
Paolo rischia una condanna dai 12 ai 16 anni. I genitori sono disperati, temono la morte del figlio, ammettono il suo errore ma vorrebbero che potesse scontare la pena in Italia. Non sanno però a chi rivolgersi per avere un qualsiasi consiglio su come muoversi. Antigone, nei limiti delle sue possibilità, sta oggi provando ad aiutarli.

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