25 febbraio 2009

Italia condannata per mancato rispetto diritti umani

www.ristretti.it Edizione di martedì 24 febbraio 2009
http://www.ristretti.it/commenti/2009/febbraio/24febbraio.htm#8

Apcom, 24 febbraio 2009
Lo Stato italiano è stato condannato dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per non aver rispettato una ordinanza della Corte stessa e per aver violato un articolo della Convenzione contro i maltrattamenti dei detenuti. Lo stato italiano dovrà anche risarcire il tunisino Ben Khemais con 15.000 euro tra danni e spese morali.
I fatti risalgono al febbraio 2002 quando Ben Khemais fu condannato in Italia a cinque anni per associazione a delinquere ed espiò l’intera condanna. Nel frattempo subì un nuovo processo, ancora pendente in Cassazione, nella quale si stabiliva che una volta scontata la pena dovesse essere rimpatriato. Poco prima di questi fatti, il 30 gennaio del 2002, Ben Khemais era stato però anche condannato a dieci anni in contumacia da un tribunale militare tunisino per terrorismo "sulla base delle sole deposizioni di un coimputato", sottolinea la Corte.
Scontata la condanna definitiva italiana, nel gennaio 2007 Ben Khemais, ancora in Italia, presentò una istanza alla Corte di Strasburgo contro la sua traduzione in Tunisia. Nel marzo del 2007 la Corte emise una ordinanza (in base all’articolo 39) con la quale ingiungeva all’Italia di non rimpatriarlo in attesa dello svolgersi delle procedure che lo riguardavano. Il 3 giugno del 2008, invece, Ben Khemal viene messo su un aereo a Milano ed espulso verso la Tunisia, in esecuzione di un decreto di espulsione causato dalla sua pericolosità per lo Stato in quanto legato a gruppi di estremisti islamici vicini al terrorismo.
Richiesto, il governo italiano aveva poi inviato alla Corte dei documenti che "descrivevano le assicurazioni diplomatiche ottenute da parte delle autorità tunisine, secondo le quali il detenuto non sarebbe stato sottoposto a torture, a trattamenti inumani o degradanti o a una detenzione arbitraria, che avrebbe avuto cure mediche, visite del suo avvocato e dei membri della famiglia".
La Corte ha però sentenziato contro l’Italia, ricordando dei precedenti che provavano numerosi casi in cui la tortura e trattamenti contrari alla dignità dell’uomo sono inflitti in Tunisia in maniera costante a persone sospette di terrorismo e che, in base alle visite effettuate dalla Croce rossa nei luoghi di detenzione tunisini non era possibile escludere trattamenti contrari all’articolo 3 della Convenzione. La Corte ha anche verificato che l’avvocato di Ben Khemal non può visitare il suo assistito.
La corte riporta poi altri rapporti, come quello Amnesty International del 2008, afferma che una volta trasferito il detenuto in Tunisia diventa impossibile verificare le condizioni della detenzione e ricorda che in base a una risoluzione del Consiglio d’Europa del 2005 "le assicurazioni diplomatiche non sono sufficienti se l’assenza di pericolo di maltrattamenti non è accertata con sicurezza".
Per questo l’Italia è stata condannata per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell’Uomo. Una seconda condanna è poi giunta allo Stato italiano per aver violato l’articolo 34 della Convenzione, per non aver rispettato l’ordinanza della Corte e perché ha proceduto all’espulsione "prima ancora di ricevere le assicurazioni diplomatiche" su una detenzione rispettosa dei diritti dell’uomo.
A quando vedere garantiti anche noi i nostri Diritti e quelli dei nostri familiari detenuti all'estero? Giovanni Falcone

2 commenti:

Blindsight ha detto...

quando anche questo stato avrà politici veri, e non impiegati strapagati da tutti i cittadini italiani ridotti alla fame che non si deve dire a nessuno per apparire un paese civile.
burattini che dicono di fare politica con immunità assoluta qualsiasi cosa facciano (e ne fanno..): un motivo ci sarà per cui ci chiamano "mafiosi", "ignoranti" o "corrotti" ovunque nel mondo no? ciao buona giornata laura

Giovanni Falcone ha detto...

A te "rosa del deserto" buona giornata e buon tutto, un destino amaro ci accomuna, dipendere da costoro, ma pur nella disperazione non voglio abbattermi e andare avanti, il problema secondo me non sono loro ma noi, tutti insieme, che non riusciamo a fare gruppo almeno nella nostra difesa individuale, la loro forza è proprio questo, ma non lo capiamo, ci piace piangerci sulle spalle, veri e propri masochisti incalliti al limite della depravazione e pensare che tutti abbiamo problemi e Diritti da reclamare. E allora quando inizierà il nostro riscatto?
Falcone Giovanni