24 febbraio 2009

Gratuito patrocinio, strada lunga per i detenuti italiani all'estero

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LOn. Zacchera (Pdl): E' solo un primo passo, ma la direzione è quella giusta
Gratuito patrocinio, strada lunga per i detenuti italiani all'estero
Il Guardasigilli Alfano ha proposto il beneficio per i connazionali vittime di reati oltre confine
24.02.2009 18:02:42
Roma - Gratuito patrocinio anche per i reati commessi in danno di cittadini italiani all'estero. E' la proposta di cui il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intende discutere in sede di conversione del decreto legge. Una misura rivolta ai connazionali che per sciagurate ragioni si trovano ad essere vittime di violenza e brutalità. L'annuncio del Guardasigilli, giunto in seguito all'appello dei genitori di Federica Squarise, la ragazza violentata e uccisa in Spagna, quasi un anno fa, ha raccolto il plauso dell'Onorevole Aldo Di Biagio, deputato del Pdl eletto in Europa, secondo il quale il Ministro "ha mostrato l'impegno ad intervenire in sede di conversione del decreto anti-stupri, attraverso il riconoscimento anche agli italiani all'estero di una garanzia al momento prevista dal decreto soltanto per i reati commessi in Italia". Soddisfazione espressa, dunque, da Di Biagio per una "iniziativa che ha l'ambizione di tracciare un percorso di equilibrio ed armonizzazione delle garanzie per i cittadini italiani che si collochi ben oltre la loro residenza".
Il gratuito patrocinio è un beneficio previsto dall'art.24 della costituzione italiana per coloro i quali non possono sostenere spese legali e per i quali lo Stato si fa esplicitamente carico "dei mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione".
Una misura che non riguarda ancora, però, quel mondo di connazionali detenuti nelle carceri estere in attesa di giudizio. Un popolo di tremila anime, uomini e donne che scontano pene per reati spesse volte mai commessi. E dei quali lo Stato sembra dimenticarsi. Come grida a gran voce Giovanni Falcone, padre di Angelo, il ragazzo arrestato dalla polizia di Mandi, in India, il 10 marzo 2007, con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti insieme al suo amico, Simone Nobili, che si sono proclamati da sempre estraneo ai fatti. "Quel che ho trovato in questo mio lungo peregrinare affinché la storia di Angelo e quella degli altri giovani come lui che vivono uguali situazioni sia conosciuta e lo Stato intervenga a sua tutela, è stato solo tanto silenzio. Si rifiutano di parlare, di prendere davvero di petto questa situazione. Mio figlio è costretto da due anni, ormai, a vivere in condizioni terribili, in celle affollate all'inverosimile, ma soprattutto il regime detentivo è tale e brutale da impedirmi di parlare con lui da 7 mesi".
Di Biagio conferma, inoltre, la sua ferrea opinione "Ci sono purtroppo italiani che per poca conoscenza del luogo i cui si recano, restano vittime di ingiustizie all'estero - spiega l'onorevole - ma ci sono anche persone che con molta facilità pensano di poter delinquere in questi posti. Ed io non sono disposto a sostenere coloro che all'estero si sono macchiati di importanti reati e che devono scontare per questo una giusta detenzione all'estero". E sottolinea, infine, la sua assoluta e piena disponibilità a sostenere il consolato e le autorità locali, affinché in breve si possa arrivare a far scontare la pena in Italia soprattutto dove il regime carcerario estero risultasse troppo duro.
Per l'Onorevole Marco Zacchera, responsabile esteri di Alleanza Nazionale, la proposta del Ministro Alfano è sicuramente "una buona proposta, un primo passo nella giusta direzione", ma tanto c'è ancora da fare per tutelare anche quegli italiani incappati in brutte storie di detenzione, in difficoltà di comunicazione con la polizia locale e con le famiglie, vittime di sistemi giuridici diversi dal nostro e molto spesso in conflitto con le più basilari norme e carte. Sono rari i casi in cui si può davvero esser certi che la condanna sia giusta, se viene rispettata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo anche per loro.
Oltre alla nostra Magna Carta, libertà dei cittadini e diritto ad un giusto processo sono tutelati anche dalla "Carta europea dei Diritti Fondamentali", proclamata a Nizza il 7 dicembre del 2000 che non ha efficacia, però oltre i confini comunitari.
"Quello che ho già più volte proposto - continua Zacchera - è un'assistenza in tempi immediati in caso di arresto. Spesso queste persone sono vittime di una poca conoscenza delle regole del posto e si commettono per questo errori difensivi. Un numero verde presso il Ministero degli Esteri per comunicare al Consolato l'arresto e far partire la consulenza sarebbe utile. Certo - aggiunge - va detto che la crisi e la conseguente politica di tagli che riguarda anche i Consolati rende più problematica l'assistenza agli italiani all'estero. E se pure bisogna ammettere che manca un senso di responsabilità più profondo nei giovani che partono per l'estero, il mio augurio è che in breve si possa estendere il gratuito patrocinio anche a casi di connazionali che scontano pene all'estero e le cui famiglie sono costrette il più delle volte a pagare ingenti somme di denaro per le spese legali".
La rabbia di papà Giovanni è cresciuta in questo lungo tempo di attesa, nella consapevolezza che le condizioni igienico-sanitarie in cui in figlio Angelo è costretto a vivere sono terribili, che la sua salute è sempre più compromessa, e nessuna parola ben augurante che arrivi dal mondo politico, che con le dovute eccezioni, ha prestato attenzione al suo caso sembra confortarlo. "I rappresentanti politici sono convinti che tutti quelli tratti in arresto all'estero siano colpevoli. Per capire se Angelo è innocente o no, sarebbe bastato che qualcuno si fosse presentato almeno in Ambasciata, a leggere e informarsi della vicenda. Invece sono stati a trovare mio figlio solo dopo 8 mesi. E poi - continua Falcone - la misura del gratuito patrocinio non tiene certo conto della colpevolezza o innocenza del cittadino italiano". Sulla proposta del numero verde, chiosa caustico "a cosa potrebbe mai servire se il più delle volte questi ragazzi non hanno nemmeno il tempo e il modo di avvisare le famiglie?".
Innumerevoli le difficoltà e le contraddizioni con le quali devono misurarsi i nostri connazionali in terra straniera. Dove ogni Stato è sovrano all'interno del proprio territorio.

Angela Divincenzo News ITALIA PRESS

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