22 gennaio 2009

La Gazzetta del Mezzogiorno - Basilicata 18.01.2009


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L'appello di un padre materano:«Lo Stato mi aiuti ad andare da mio figlio»
di FILIPPO MELE


ROTONDELLA - «Mio figlio Angelo, da 21 mesi in carcere in India per una accusa falsa di traffico di stupefacenti, è malato. Gli mando io le medicine dall’Ita - lia. Invoco l’aiuto dello Stato per andarlo a trovare». È straziante l’ennesimo appello di Giovanni Falcone, carabiniere in pensione tornato a vivere a Rotondella, dove è nato, da tre anni, affinché il Paese che ha servito con dedizione non dimentichi il figlio, 29 anni, al centro di una vicenda capace di fiaccare l’animo ed il fisico. Ma Giovanni non ha intenzione di mollare. La sua preoccupazione attuale è per lo stato di salute del suo ragazzo: «Mi auguro che egli sia forte. L’ultima volta che l’ho sentito era stato accompagnato in ospedale dove gli avevano trovato i menischi delle ginocchia rovinati. Certo che vivere due anni per terra, sempre nella stessa postura, nell’umidità, mangiando solo riso e crema di lenticchie, comporta una debilitazione paurosa. Così, nei pacchi, gli ho mandato degli integratori e delle bustine di calcio. Lui vive una situazione drammatica. Le carceri italiane in confronto a quelle indiane sono come un hotel a cinque stelle». Quest’uomo tenace è stato capace di mobilitare parlamentari, consiglieri regionali, cittadini, a favore dei tremila italiani detenuti all’estero. Tantissimi i suoi interventi da tribune dove si difendono i diritti umani. Tra India e Italia, ad esempio, manca un accordo bilaterale sulle questioni giudiziarie. E’ ora che vi si ponga mano. Falcone: «Da anni per Angelo ed altri che si trovano nella sua situazione non si sta facendo nulla. Nell’accordo si potrebbe stabilire che la condanna possa essere scontata in Italia o, nel caso di nuove prove, che si rifaccia un processo giusto in cui valgano i diritti della difesa e non solo quelli dell’accusa». Come nel processo di primo grado.E come potrebbe avvenire in quello di appello: «Abbiamo fatto ricorso ma ha fatto ricorso anche lo Stato indiano. Per loro, dieci anni di carcere per una accusa falsa, sono pochi. La spesa è ingente». E gli sciacalli sono in agguato: «Ho presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Matera contro alcuni profittatori indiani che avevano promesso la libertà di mio figlio spacciandosi per avvocati». Ora, però, la priorità è la salute di Angelo. «Voglio vederlo. Ma lo Stato italiano mi ha detto che non esiste la possibilità legale di pagarmi il biglietto aereo, mille euro. Ne spende milioni, però, per i detenuti stranieri in Italia. E come su un padre si prende cura dei figli dei vicini - ha concluso Falcone - e lascia morire i suoi»

18/1/2009

1 commento:

Anonimo ha detto...

sono le due e venti di notte e ho letto il suo blog tutto d'un fiato.
mi scusi se glielo chiedo, mi perdoni, ma veramente l'unica ragione perche' lei non va a trovare suo figlio, e' la mancanza dei soldi ?
mi scusi ancora la domanda sfacciata.