13 ottobre 2008

don Roberto MUSANTE un Prete datosi tutto a Cristo

da www.ristretti.it Edizione di sabato 11 ottobre 2008
Notizie
Angola: in carcere situazione al limite di umana sopportazione
di Fulvia Boniardi


La Voce d’Italia, 11 ottobre 2008

La situazione delle carceri della capitale angolana rispecchia la generale disorganizzazione del paese angolano e soprattutto la precaria attenzione dello stato a tutto ciò che non sia fonte di immediato guadagno.
I carcerati sono spesso considerati come la feccia della società. Don Roberto Musante, un salesiano argentino di 74 anni, ha scelto di accompagnare i giovani detenuti attraverso incontri settimanali di educazione ai diritti umani.
Entrare nella cadeia è come entrare in un film... dopo aver passato un unico e non troppo rigido controllo, si accede ad un patio diviso in due parti da una gradinata, da un lato un campo da calcio cementato, dall’altra uno spazio libero. I ragazzi si soffermano a guardare, fischiare, fare commenti; altri continuano nelle attività che li vedevano impegnati, lavano i panni, chiacchierano, si tagliano i capelli o la barba.
I carcerati sono divisi in caserme; alla mattina le persone di metà delle caserme vengono lasciate libere di circolare nel patio, al pomeriggio tocca all’altra metà. Il carcere in questione ha una capacità di 600 persone, ma al momento ospita 2.540 carcerati. Il palazzo è fatiscente, in molti dicono che presto potrebbe cadere; dal colloquio con alcuni dei detenuti più "antichi" si viene a sapere che nelle caserme dormono come se fossero in una ‘scatoletta di fiammiferi’, é questa l’espressione usata dal mio interlocutore; "non c’è spazio per i letti", spiega, "e anche i materassi sono difficilmente rintracciabili".
L’approvvigionamento dell’acqua é fatto attraverso i camion cisterna, ma nei periodi di molto traffico spesso il carcere intero può rimanere 2 o 3 giorni "a secco", in quei casi la puzza diventa asfissiante. Si mangia una sola volta al giorno, il pasto consiste in una brodaglia a base di fagioli. Gli incontri con Padre Roberto si svolgono tutti i giovedì mattina all’interno del refettorio; ogni settimana partecipano i detenuti di una caserma diversa.
All’entrare, i giovani carcerati (la media non supera i 25 anni) si siedono su dei banconi di cemento, Don Roberto, in piedi su un tavolo simile agli altri, cerca nell’ora e mezza a sua disposizione, di comunicare il valore della vita, la bellezza e l’importanza della famiglia, un legame sincero e duraturo come progetto per il futuro.
Insiste sul rispetto per le donne e soprattutto ribadisce il fatto che per aver commesso un errore non significa che il futuro sia compromesso, "tutti dobbiamo collaborare per il progresso dell’Angola, e dobbiamo trasformarci in protagonisti del cambiamento". L’attenzione è altissima, mentre don Roberto parla é impossibile non soffermarsi sullo sguardo di questi ragazzi, sulla speranza che brilla sul fondo dei loro occhi scuri.
Alla fine dell’incontro, usciti dal complesso e di nuovo sulla strada rossa per la terra angolana, in attesa del candongueiro che ci riporti verso casa, don Roberto rivela qualche sua impressione. Ammette che il pensiero che sempre passa per la testa è chissà quanto tutto questo servirà, ma la convinzione é che per lo meno, tornando nella loro caixa de fosforos (scatoletta di fiammiferi), oggi o domani, o in un giorno a distanza da questo breve incontro, penseranno alle parole ascoltate e ci rifletteranno... ma a don Roberto questo basta e avanza.
Come si fa a restare insensibile a queste storie? Preti che mettono la loro spalla sotto la croce di sventurati, Preti (e cene sono tanti per fortuna) che hanno dato la loro vita a Cristo e agliu sventurati che vivono ai margini della società cosedetta Civile, che si sono fatti veramente poveri tra i poveri. Un Grazie di cuore per quanto fate.
Non come i benestanti in Italia che vivono nell'abbondanza e comodità scordatosi della chiamata che hanno avuto indegni di indossare l'abito talare. Falcone Giovanni

1 commento:

Nathan 2000 ha detto...

Carissimo Giovanni, sono riuscito, finalmente, a pubblicare la lettera che le ho proposto in visione qualche tempo fa. Basterà che lei clicchi qui per leggere il tutto. Era un tentativo da fare, e c'è l'invito a tutti i blogger ad accodarsi alla pubblicazione. Se dovesse avere suggerimenti ulteriori in aggiunta a quanto già pubblicato, me li può comunicare al mio indirizzo di posta elettronica. Speriamo che qualcosa si muova. Un abbraccio.