16 luglio 2008

http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/10109/2008-07-16.html

Grazie a Italia Chiama Italia nella persona del suo Direttore Riki Filosa e di tutta la Redazione, sempre attenti al problema degli "italiani detenuti all'estero" questa mattina è stato pubblicato un nuovo articolo di Valentina Dello Russo, che di seguito riporto, come da me evidenziato questa necissità, al direttore, intervistando i Parlamentari eletti all'estero e nel futuro spero tutti, sia del Governo che dell'Opposizione. Tutto questo nella speranza di dare ancora di più clamore a tutta la problematica, l'Italia tutta, ma anche il mondo deve sapere di quanto succede ai nostri cittadini all'estero, così che le Istituzioni facciano quanto di competenza e chi fino ad oggi operava questi fermi e arresti in modo "inusuali" sia dissuaso dal perpetrarli in futuro sapendo che lo Stato c'è in difesa dei propri cittadini nella legalità dei fatti contestati e nel rispetto delle Leggi e Convenzioni Internazionali, garantendo altresì la Sovranità di tutti Stati.
Italiani detenuti all’estero: il parere degli eletti oltreconfine – di Valentina Dello Russo
Massima attenzione e apertura al gratuito patrocinio. Ora si attendono i fatti.di Valentina Dello Russo
Una comunità di 2.828 italiani vive all’estero in condizioni di detenzione. I già condannati sono 1.501, 1.238 aspettano un giudizio, mentre 89 l’estradizione. Alcune delle loro storie sono note, non foss’altro per l’impegno profuso dai loro familiari, altre sono coperte dal più assoluto anonimato. Riportare questi connazionali in patria è cosa difficilissima: chi si trova ristretto in un carcere lontano ovviamente non deve sottostare alla legislazione italiana né comunitaria, ma a quella del Paese in cui si trova recluso, con tutte le difficoltà linguistiche, culturali, psicologiche che ne conseguono. I detenuti italiani all’estero non godono neppure del “gratuito patrocinio”, vale a dire la possibilità di usufruire, qualora indigenti, dell’aiuto economico dello Stato. A questo contributo possono infatti ambire cittadini italiani o stranieri, ma soltanto se processati in Italia.Prima che nelle singole storie, la chiave di volta di questo problema si trova dunque nella legge e in quanto i politici possono fare per modificarla. Marco Fedi, deputato del Pd eletto in Africa, Asia e Oceania, ha assicurato il suo impegno: “Ho la massima fiducia nelle istituzioni. Gli italiani detenuti all’estero necessitano di maggiori tutele ed è per questo che in sintonia con il Ministero Affari Esteri il parlamento deve attuare delle misure urgenti, finalizzate ad esempio alla possibilità di accedere in tempo reale ad informazioni su questi connazionali, alla necessità di assisterli adeguatamente, ad offrire loro tutela legale e giudiziaria. Stiamo parlando di diritti umani, perciò se sarà necessario aprire un confronto con il Mae io sarò in prima linea per discuterne”.Dello stesso parere anche il deputato della maggioranza Guglielmo Picchi: “Il mio impegno è sempre andato in questa direzione: qualcosa si è mosso. Il governo sta seguendo tutti questi casi. Penso che anche quello dei due fiorentini in Inghilterra sia stato risolto grazie all’intervento del Ministro degli Esteri. Chiaramente ci sono tanti altri casi che meritano attenzione, bisognerebbe fare molto di più e garantire la difesa a tutti. E’ importante che il nostro Paese operi sul piano diplomatico, rispettando ovviamente la sovranità delle altre nazioni. Ma penso che sinora questo governo abbia fatto grandi passi in avanti rispetto allo scorso esecutivo”.Attenzione, ma con importanti distinguo, è quella dedicata invece dall’onorevole Aldo Di Biagio (PdL): “Mi rendo conto che ci sono due categorie: gli italiani detenuti per motivi gravissimi e quelli che per ignoranza, sfortuna o qualsiasi altro futile motivo sono finiti in carceri straniere. La mia solidarietà è piena nei confronti di questi ultimi. Penso si debba essere solidali, attenti e disponibili verso questi ultimi che per ignoranza hanno fatto cose sbagliate, o magari sono stati sfortunati e si sono ritrovati in situazioni di ingenuità. Questi hanno bisogno di essere aiutati e io personalmente lo faccio attraverso le organizzazioni che si preoccupano di portar loro aiuti e assistenza. Nei confronti degli altri, di quelli che invece si sono macchiati di crimini abietti, non ho nessuna pietà”.Anche sulla questione del gratuito patrocinio la disponibilità sembra essere ampia: “Penso sia una cosa fattibile”, ha dichiarato Di Biagio. Ha frenato invece Fedi: “Quando si usa la parola ‘gratuito’, in questi tempi in cui ci sono tagli a destra e a manca, bisogna andarci coi piedi di piombo. Non sarei in grado di fare promesse, ma so che la questione sarà affrontata con responsabilità”. Più pratico Picchi: “L’anno scorso ho presentato un ordine del giorno che andava proprio in questa direzione. Penso si debbano trovare i fondi per poterlo fare, ma l’impegno c’è tutto: credo sia la direzione auspicabile. Io ci sono da tempo in questa battaglia e mi pare che il ministro Frattini abbia già dimostrato di esserci. Perciò sono fiducioso”.Staremo a vedere.Valentina Dello Russo – Italia Chiama Italia
vdellorusso@italiachiamaitalia.com

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