21 luglio 2008

ANCORA UN CASO: Elena, Guyana, Sud America

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Mon, 21 Jul 2008 19:32:00
Elena, 27 anni, italiana, arrestata in Guyana, Sud America

La sentenza della ragazza da novembre 2007 e' stata rinviata 5 o 6 volte. L'ultima era prevista il 10 di luglio, ma è stata rinviata di nuovo al 15 di settembre, perchè il giudice è in maternità... Inutile chiedersi perche' diavolo non le cambino il giudice
Una ragazza italiana di 27 anni (Elena Campitiello) è stata arrestata in Guyana il novembre scorso per traffico di droga. La Guyana è una repubblica (letteralmente: Co-operative Republic of Guyana) (214.970 km², 697.181 abitanti, capitale Georgetown) dell'America meridionale.
Dal Novembre 2007 la ragazza e' stata trattenuta in carcere per sei mesi, poi liberata su cauzione (2,000 dollari americani), riarrestata perche' senza permesso di soggiorno, e ancora liberata su pressione finale dei nostri diplomatici dal Venezuela.
La sentenza della ragazza da novembre 2007 e' stata rinviata 5 o 6 volte. L'ultima era prevista il 10 di luglio, ma è stata rinviata di nuovo al 15 di settembre, perchè il giudice è in maternità... Inutile chiedersi perche' diavolo non le cambino il giudice. Ora la ragazza è obbligata a stare in un albergo, guarda caso di proprietà del suo stesso avvocato, consigliatole dalla polizia che l'ha arrestata. Non puo' uscire perchè non le accordano il permesso di soggiorno. L'avvocato le ha già spillato circa 7,000 dollari americani e non ha nessun interesse a farla liberare perchè pare abbia capito (insieme alla polizia che non vede l'ora di riaverla in custodia) che il padre sia benestante, e quindi perchè far tornare a casa la gallina dalle uova d'oro?
In un Paese in cui tutti, anche fra le alte cariche dello stato, sono implicati nel traffico di droga, in cui il più grande e lussuoso albergo (Buddy's International), oltre che la discoteca piu' di moda (Buddy's), sono di proprietà del più grande trafficante di droga del Paese, Elena è accusata del possesso di 2 grammi di cocaina ed ha gia' passato 6 mesi in prigione, più altri 3 o 4 agli arresti domiciliari di fatto. Davvero incredibile: c’è qualcosa che non va, e le istituzioni italiane devono farsi sentire.
Luca Palazzotto è Project Coordinator a Kingston, Georgetown: la segnalazione ci arriva da lui, che ci racconta – fra l’altro – di aver parlato del caso di Elena con il console onorario francese, che – secondo quanto dichiarato da Palazzotto – “si diceva stupito di come gli italiani (diplomatici e stampa) non stiano facendo assolutametne niente per esercitare alcun tipo di pressione sul governo guyanese, vista anche la facilita' con cui si puo' fare appello ai diritti umani dell'arrestato (sequestrata in un albergo dopo aver pagato regolarmente la cauzione, le negano il permesso di soggiorno condannandola di fatto agli arresti domiciliari, senza la garanzia di avere un processo in tempi certi).Stesso dicasi per l'inutile ambasciatore europeo, su cui nessuno può contare... “. Amare constatazioni quelle del nostro connazionale, ma come dargli torto?
“Purtroppo in totale – spiega ancora Luca - di italiani che lavorano in Guyana siamo solo 3, piu' uno svizzero ticinese che non si interessa della cosa. In Guyana non esiste immigrazione dall'Italia, quindi la comunita' italiana qui e' inesistente: bisogna fare appello ad un supporto esterno. L'associazione a delinquere che gestisce la giustizia in Guyana dev'essere denunciata”.
Italia chiama Italia, come ha fatto, fa e continuerà a fare per alcuni casi di italiani detenuti all’estero, ha intenzione di seguire da vicino la storia di Elena: abbiamo cominciato a farlo pubblicando la notizia e raccontando qualche dettaglio. Continueremo “stimolando” e pungolando le nostre istituzioni, iniziando dai deputati eletti all’estero e dalla Farnesina.
Sono tanti gli italiani detenuti all’estero: come ha dichiarato proprio a Italia chiama Italia l’On. Aldo Di Biagio, qualcuno se lo merita pure. Ma non sta a noi giudicare. Noi vogliamo solo che i detenuti vengano rispettati, e non presi in giro o trattati come animali.
Nel caso di Elena, ci sembra che esistano le condizioni per cercare di riportarla a casa prima possibile. Vedremo cosa ci racconteranno i nostri politici e come potranno muoversi perché questa situazione si possa risolvere nella migliore maniera possibile.
Italia chiama Italia

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