23 giugno 2008

Lettera al Sottosegr. Stafania Craxi


 

sono Falcone Giovanni, il papà di Angelo, che dal 9 marzo 2007 si trova ingiustamente detenuto in un carcere indiano con un'accusa infamante "narcotraffico", infamante per un ragazzo incensurato allora di 27 anni, il 26 aprile u.s. ha trascorso il suo secondo compleanno in quel posto, la prima volta che andava in vacanza fuori dall'Italia, di seguito la storia nel dettaglio.

A Lei mi rivolgo in qualità di Sottosegretario al Ministero Affari Esteri per gli Italiani nel mondo, ma maggiormente e mi scusi, penso che Lei sia la più adatta a capire il mio e il nostro stato d'animo, la nostra disperazione per avere un familiare all'estro in quelle situazioni e non essere ascoltati e aiutati da nessuno, avere Giustizia, è tutto quello che chiediamo, a suo tempo ho seguito con attenzione il caso di suo papà , mi aiuti La prego a lavorare per il buon esito di questi casi dato che ho tempo da dedicargli per il mio status di pensionato dei carabinieri, per i quali ho effettuato servizio anche all'Ambasciata di Belgrado dal 1988 al 2002. Suo papà ha dimostrato all'Italia e al Parlamento Italiano la sua onestà e ha trovato in Lei e tutta la sua famiglia persone che si sono battuti per questo, cosa che a fatica stiamo tentando di fare anche noi, chissà se riusciremo mai, le forze incominciano a mancare quando ci si scontra contro un muro di indifferenza e omertà a tutti i livelli.

E' da 14 mesi che io e la mia famiglia in patria e lui lì che non viviamo più, ho provato a contattare ogni personalità dello Stato nella scorsa legislatura, ma nulla, anche un impegno fatto pubblicare su giornali dall'allora Ministro Dalema che avrebbe parlato del caso con il suo omologo Indiano nel corso di una visita in quello Stato, non ci ha aiutato, non ho mai saputo nulla di cosa sia stato discusso o fatto. Le confesso, penso sia stato tutta una farsa perché a tutt'oggi nulla mi è stato fatto sapere, ma neanche altre personalità Istituzionali interessati nulla hanno fatto, nulla di nulla, viviamo nella disperazione totale e abbandonati, tutti i giorni vedere in televisione servizi fatti per extracomunitari clandestini e assassini e quant'altro per i quali lo Stato Italiano spende miliardi per garantirgli tutti i diritti umanitari e giuridici previsti dal Diritto Internazionale e le giuro, di questo, della democraticità del mio Stato, ne sono orgoglioso, ma penso anche che quello stesso Stato dovrebbe interessarsi anche dei propri cittadini con un buon padre coi figli.

Ad Angelo è stato negato tutto, non un traduttore e un avvocato nel corso del suo arresto e neanche nel corso dell'istruttoria e fase dibattimentale del processo da parte di quello Stato, l'Ambasciata di Delhi è stata allertata da me dopo che Angelo è riuscito a contattarmi, ho allertato io l'unità di crisi della Farnesina, la cui funzionaria mi diceva di avvisare l'Ambasciata, cosa che ho fatto subito, capisce io ho dovuto avvisare l'Ambasciata. Nessuno ha preso posizione, la prima visita Consolare è stata effettuata il 3 – 4 ottobre 2007 a sette mesi esatte dall'arresto a seguito della mia pressione, in quel periodo stavo effettuando uno sciopero della fame. Per onestà devo dire che dopo con l'Ambasciata i rapporti sono migliorati e a tutt'oggi provvedono all'invio del traduttore alle varie fase del processo, mi hanno aiutato quando a fine novembre 2007 sono andato in India a trovare Angelo mettendomi a disposizione un'auto con autista e una funzionaria con mi ha assistito per tutto il periodo di permanenza, ringrazio L'Ambasciatore Armellini, il Console Annis e la Dott.ssa Mirelli per quanto fatto e fanno.

Angelo era in compagnia dell'amico Simone, anche lui arrestato, erano alloggiati a pagamento in una casa privata, la sera si apprestavano ad andare a letto quando la polizia ha fatto irruzione sottoponendo tutti i presenti a perquisizione personale e degli effetti personali senza rinvenire nulla, Angelo e Simone vengono chiusi in una stanza della casa per circa 2 ore, senza sapere il perché e cosa facesse la polizia in casa. Dopo questo tempo vengono portati alla centrale di polizia loro due, il padrone di casa e un altro indiano presente. Qui sono trattenuti per quasi 24 ore, trattati in modo anche coercitivo che si può immaginare, benché richiesto più volte da Angelo gli viene impedito di telefonare all'Ambasciata a Delhi oppure a noi familiari in Italia, la Polizia gli dice con durezza e fermezza che non faranno nulla fino a quando non avranno firmato una dichiarazione in lingua Indi (a loro sconosciuta) preparata prima e in loro assenza, priva di traduzione, un traduttore e un avvocato come previsto dal Diritto Internazionale.

Alla fine esausti firmano non prima di aver chiesto di sapere almeno cosa contesse la dichiarazione e i poliziotti per tranquillizzarli e indurli a firmare gli dicono che vi erano stati riportati i fatti come avvenuti e allora inconsciamente i ragazzi hanno firmato. Da allora è iniziato la dannazione, dopo qualche giorno si rendono conto di aver firmato un'ammissione di colpa perché in quella dichiarazione la polizia aveva scritto di averli fermati a notte fonda in un'auto insieme ai due indiani(il padrone di casa e l'altro presente) diretti all'aeroporto di Delhi per fare rientro in Italia e che nell'auto erano stati rinvenuti ben 18 Kg di hascisc, da subito la polizia ne ha addossato la proprietà in 10 kg agli indiani e 8 kg agli italiani.

Loro dovevano si rientrare in Italia, ma il 16 marzo come da prenotazione aerea.

Angelo e Simone per ben due volte avevano preparato una denuncia dettagliata dei fatti intestata all'Ambasciata di Delhi, firmata e consegnata alla polizia per l'inoltro, ma all'Ambasciata non è mai giunta perché non spedita dalla stessa, alla fine dopo una settimana sono riusciti ad inviarne una tramite un parente di Simone lì presente con l'avvocato e che vi allego.

La droga a tutt'oggi nessuno l'ha mai vista, Angelo mi diceva la scorsa settimana, che nel corso di un'udienza del processo sono state presentate atti e foto di materiale sequestrato durante l'arresto, ma della droga nulla, tranne dei verbali di analisi fatte su campioni.

Inoltre da un primo rapporto della polizia, in allegato, risulta che non ci sono testimoni, nel corso dell'istruttoria poi ne sono stati presentati oltre 15, tutti poliziotti e questo la dice lunga.

L'istruttoria è durata fino a dicembre e il processo è iniziato il 26 sempre di dicembre e tutt'ora continua lentamente. Il caso è seguito da avvocati del posto che sono gli unici che forse possiamo permetterci e questo la dice lunga sulla loro capacità, quelli buoni ci hanno chiesto somme fuori da ogni logica e nostre possibilità, chi mi ha chiesto poco pretendeva 65.000 € più le spese, vale a dire che sicuramente saremmo arrivati a 100.000 € altri, come a conoscenza dell'Ambasciata ci hanno chiesto 20.000 € per ogni udienza.

Per fortuna che il traduttore fino ad oggi è stato pagato dall'Ambasciata, 500 € per ogni udienza.

Avvocati, traduttori e quant'altro sono garantiti in Italia agli stranieri, e noi? Ho trovato casi su internet di arresti annullati perché il traduttore non era riconosciuto ufficiale, oppure rimessi in libertà per cavilli di vario genere, non è possibile, mio figlio che è in possesso dei verbali ha trovato in esso incongruità che in Italia farebbe annullare tutto, orari di arresto che non coincidono tra i due ragazzi, droga non vista, verbale preparato prima e non in loro presenza e falso, targa della macchina in varie parte del verbale cambia, plichi delle analisi partiti con una sigla e ritornati con altra, io sono un brigadiere in pensione dei Carabinieri e di verbali di arresto ne ho fatto ma dovevano essere esatti in tutto, pena l'annullamento.

In carcere poi dormono per terra su coperte, due gruppi di detenuti in due stanzoni, non sono mai meno di 65 – 70 unità, si lavano tutti in un secchio posto ad una fontana nel cortile, lì lavano anche gli effetti personali, in queste precarie condizioni sanitarie hanno contratto l'epatite virale, la dissenteria e chissà cosa covano dentro, curati (se così si può dire) dapprima in carcere e poi ricoverati in ospedale dal quale appena hanno potuto si sono fatti dimettere per rientrare in carcere per non incorrere in ulteriori conseguenze sanitarie. Mangiano tutti i giorni solo del riso con crema di lenticchie, che è il mangiare dei poveri in India.

Ho tentato disperatamente ma inutilmente di far pubblicare la notizia ai giornali e far dare la notizia dalle tv nazionali, niente per tantissimi mesi mi è stato negato da questi il diritto di cronaca come sancito dalla Costituzione all'art.21, solo qualche giornale e tv locale se ne sono occupate, a tale riguardo Le faccio presente di aver inoltrato regolare denuncia al Garante delle Comunicazioni, Presidente Vigilanza RAI, Direttore Generale RAI, C.d.A. RAI, in data 19.10.2007 nei modi prescritti dalla Legge, a tutt'oggi ancora non ho ricevuto nessuna notizia.

Sto raccogliendo notizie di altri casi simili e ho scoperto che nel mondo ci sono circa 3000 cittadini Italiani detenuti, alcuni già condannati e altri in attesa di giudizio,tutti con gli stessi problemi,problema sociale e nessuno se ne è mai occupato, La prego Signor Ministro, li aiuti, aiuti le 3000 famiglia, mi dia la possibilità di essere ricevuto da Lei per poter riferire a voce tutto, sa su lettere è impossibile dire tutto, chiederLe anche di aiutarmi per delle idee di carattere Parlamentare che ho per questi casi. In allegato i siti da me tenuti e i contatti

http://giovannifalcone.blogspot.com
http://giovanni.falcone@libero.it
http://vivereliberionlus.blogspot.com

0835504043 3384005065

Non sono stati garantiti i più elementari articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dall'art.1 all'art. 11, inoltre l'art. 21 della Costituzione Italiana "diritto di cronaca" al riguardo ho presentato formale denuncia al Garante delle Comunicazioni e alla Commissione Vigilanza della RAI in data 19 ottobre 2007, con regolare raccomandata AR, a tutt'oggi nessuna comunicazione ho ricevuto, art. 24 Costituzione Italiana sul gratuito patrocinio, garantito agli italiani in Patria ma stranamente non all'estero, art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea nella parte in cui dice: ogni individuo ha diritto a una pubblica udienza in tempi ragionevoli, ma ancora tante altre convenzioni di diritto a livello mondiale.

In attesa Sue notizie cordiali saluti Falcone Giovanni


 


 


 


 


 

Nessun commento: