12 giugno 2008

da www.italianotizia.it del 11.06.2008

11.06.2008
Gli invisibili: chi si occupa degli italiani detenuti all’estero?
di Anna Pullace
Sono circa 3mila i cittadini italiani detenuti in diversi Paesi del mondo, alcuni dei quali prevedono addirittura la pena di morte per reati che, in Italia, sono puniti con una breve detenzione o sanzioni amministrative. Alcuni di loro sono detenuti in condizioni inumane e degradanti, contro ogni norma di diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali.Lo Stato italiano è a conoscenza di queste situazioni. Negli anni sono state presentate in Parlamento relazioni che illustrano i problemi dei nostri concittadini detenuti all’estero, ma alle parole non sono mai seguite azioni concrete. Perfino l’assistenza legale è sulle spalle dei familiari che, spesso, non riescono a sostenerne i costi, perché il patrocinio gratuito non è previsto per i detenuti in altri Paesi.Queste persone sono “gli invisibili - secondo Giovanni Falcone (solo un omonimo del celebre magistrato) - il popolo dei figli di nessuno, senza patria e senza un Dio che li protegga”.Giovanni Falcone è l’instancabile padre di Angelo, il 27enne originario di Matera, detenuto insieme all’amico Simone Nobili di Fidenza, detenuti da 15 mesi a Mandi, nella regione himalaiana dell’Himachal Pradesh.Angelo e Simone erano in vacanza in India quando, il 10 marzo 2007, la polizia locale fece irruzione nella piccola pensione in cui erano ospiti. Tenuti per 24 ore in stato di fermo senza un interprete, senza sapere cosa stesse succedendo e senza la possibilità di contattare l’Ambasciata italiana, sono stati costretti a firmare una dichiarazione in lingua hindi che, come poi hanno scoperto, era la confessione di essere stati trovati in un taxi diretto all’aeroporto di Dehli con 18 kg di hascisc nelle valige. In base a questa confessione sono stati arrestati con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti, reato che in India prevede la reclusione fino a 20 anni. Come se non bastasse, hanno dovuto attendere per l’inizio del processo, che per il momento si sta limitando all’audizione di un numero crescente di testimoni, fino allo scorso 26 dicembre.Per la difesa del figlio Falcone ha dovuto accontentarsi di uno “pseudo-avvocato perché - spiega - non potevamo permettercene uno di grido. Per uno migliore mi hanno chiesto 100mila euro”.Giovanni Falcone, lucano, ex brigadiere dei carabinieri in pensione, impegnato nel volontariato, da quando suo figlio Angelo è detenuto in India è impegnato quotidianamente a “pensare e studiare cosa fare e con chi”. Si è rivolto a chiunque, politici, giornalisti, avvocati, istituzioni, Chiesa, ma purtroppo senza ottenere niente. Convinto dell’innocenza di suo figlio, pensa che tutta la faccenda sia un errore giudiziario o, peggio, un complotto. Purtroppo però non trova l’appoggio di nessuno. Oltre a soffrire per la detenzione e la lontananza dal suo Paese e dai familiari, Angelo vive in scarsissime condizioni igieniche: in carcere ha contratto l’epatite virale ed è dimagrito moltissimo.Lamenta l’assenza delle istituzioni e della Chiesa e il silenzio dei media. Ha partecipato ad alcune trasmissioni televisive, qualche giornale si è interessato al suo caso, ma le grosse testate e le tv nazionali non ne hanno voluto sapere perché “non fa notizia”.Quello che gli fa particolarmente male è la mancanza di sostegno, anche solo morale, da parte della Chiesa, a tutti i livelli che pure ha informato. Benedetto XVI nei giorni scorsi gli ha inviato “per il tramite della Segreteria di Stato uno scarno comunicato di partecipazione” al suo dramma personale.Giovanni Falcone le ha tentate e le tenta tutte per tenere viva l’attenzione sul caso di suo figlio ma anche di tutti gli altri 3mila italiani detenuti all’estero: ha aperto un blog, che aggiorna costantemente, naviga in internet alla ricerca di leggi e sentenze che possano fare al caso suo e a fine maggio ha anche iniziato uno sciopero della fame.Recentemente il difensore civico della Basilicata, Catello Aprea, ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per portare alla sua conoscenza le battaglie di Falcone per suo figlio. Il capo dello Stato, attraverso il Segretariato generale della presidenza della Repubblica, ha risposto assicurando il suo interessamento presso il ministro della Giustizia, competente in materia, soprattutto per quanto riguarda il gratuito patrocinio.Intanto continua la sua battaglia, auspicandosi che sia presentata urgentemente una proposta di legge che istituisca, fra l’altro, il prioritario gratuito patrocinio ma anche un garante dei detenuti all’estero, una consulta con compiti di vigilanza e intervento, un comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti. Secondo Falcone anche l’Onu dovrebbe intervenire, istituendo una task force composta da magistrati, avvocati e poliziotti, con poteri di indagine e sanzionatori, che intervenga laddove accadono casi di violazione dei diritti umani.Nel suo piccolo ItaliaNotizie si impegna a tenere accesi i riflettori su Falcone e sui 3mila dimenticati, affinché chi ha il potere di intervenire lo faccia e smentisca il sottotitolo del suo blog: “Il diritto internazionale esiste solo nei manuali di diritto internazionale”. vedi anche:

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