30 maggio 2008

articolo pubblicato il 26 c.m. su vivereliberionlus.blogspot.com

Già in una relazione al Senato, 13° Legislatura – nr. 4190-A del 24.11.1999, il Parlamento aveva preso conoscenza del problema dei detenuti all’estero, Ralatrice SALVATO:
“ Sono ben 3.378, secondo i dati forniti dal Ministero degli Affari Esteri, gli Italiani detenuti all’estero in sessanta diversi Paesi. In alcuni di questi le condizioni di detenzione configurano vere e proprie ipotesi di trattamento inumano e degradante.
Si pensi che fra gli Italiani detenuti in carceri straniere ve ne sono alcuni che rischiano la pena di morte per fatti (in particolar modo detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti) che secondo il nostro ordinamento giuridico sono puniti con sanzioni detentive brevi o addirittura con sanzioni amministrative:
Secondo i dati ufficiali vi sono, ad esempio, molti cittadini italiani incarcerati in Burkina Faso, Emirati Arabi, Eritrea, Pakistan, India, Indonesia, Perù, Tunisia, Cile, Bolivia, Qatar, Tanzania, Giamaica, Stati Uniti, Argentina, Brasile, tutti Paesi nei quali è prevista la pena di morte, seppur, in alcuni casi, soltanto per reati eccezionali.
Sono soltanto 8 gli Stati che, pur non essendo membri del Consiglio d’Europa, hanno ugualmente ratificato la Convenzione Europea sul trasferimento delle persone condannate siglata a Strasburgo, che anche l’Italia ha regolarmente firmata e ratificato. Ciò significa che, qualora non siano stati sottoscritti accordi bilaterali con singoli Stati per l’esecuzione ed il riconoscimento delle sentenze penali, non vi è modo per ottenere il trasferimento nel nostro Paese di cittadini Italiani ristretti in Istituti Penitenziari stranieri.
La nostra COSTITUZIONE all’articolo 27 sancisce che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e non consiste in trattamenti contrari al senso di umanità. Da ciò discende l’obbligo di ricercare tutte le vie possibile per rendere la detenzione di nostri cittadini all’estero, e contemporaneamente di cittadini stranieri in Italia, la meno traumatica possibile. La distanza dal nucleo familiare o lo sradicamente dal proprio territorio rende di fatto evanescente ogni tentativo di reinserimento sociale delle persone detenute.
E’ quindi un atto politico e diplomatico, alla luce del dettato costituzionale, favorire il ravvicinamento all’ambiente socio-familiare di origine del cittadino Italiano detenuto all’estero. Essere incarcerati in luoghi dove i colloqui con i propri familiari divengono impossibili a causa della lontananza, dove non si ha modo di dialogare con nessuno per presumibili problemi di lingua, dove le regole penitenziarie, nel migliore dei casi, non sono comprensibili e nel peggiore sono incettabili, costituisce un trattamento inumano e degradante. Ovviamente lo stesso vale per i detenuti stranieri in Italia. E’ nostro dovere risolvere con sufficiente velocita’ tutti i problemi burocratici che spesso si frappongono al trasferimento del detenuto nel suo paese di origine, così come bisogna informare lo stesso del suo eventuale diritto ad essere trasferito. In questo quadro va inserito……………....…...……….omsiss…………………………………………………………....……………………In tale contesto io aggiungo che sempre non vengono rispettati dettami fondamentali di:
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO dall’art. 1 all’art. 13;
CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA art. 47: nella parte in cui dice: ogni individuo ha diritto a una pubblica udienza in tempi ragionevoli;
CONVENZIONE DI NEW YORK del 10 dicembre 1984 art. 1-2-4 e 6 al paragrafo 3: -Qualsiasi persona detenuta in applicazione del paragrafo 1 del presente articolo può comunicare immediatamente con il più vicino rappresentate qualificato dello Stato di cui ha la cittadinanza o, se apolide, con il rappresentante dello Stato in cui abitualmente risiede; paragrafo 4: lo Stato che detiene una persona conformemente alle disposizioni del presente articolo, avverte immediatamente di questa detenzione e delle circostanze che la giustificano gli Stati di cui al paragrafo 1 dell’art. 5. Lo Stato che procede all’inchiesta preliminare di cui al paragrafo 2 del presente articolo ne comunica con rapidità le conclusioni ai suddetti Stati ed indica loro se intende esercitare la propria podestà; e ancora l’articolo 8 per l’estradizione e l’articolo 9 che al paragrafo 1. Gli Stati Parte s’accordano l’assistenza giudiziaria più vasta possibile in qualsiasi procedimento penale relativo ai reati di cui all’articolo 4, compresa la comunicazione di tutti gli elementi di prova disponibili e necessari ai fini del procedimento;
COSTITUZIONE ITALIANA: art. 21 Diritto di cronaca; art. 24 paragrafo 2 Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione; articolo 25 paragrafo 3 nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge; articolo 27 La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva; articolo 28 che tratta la responsabilità dei funzionari dello Stato;
DIRITTO DI RECIPROCITA’, che è ammesso nella Giurisprudenza di quasi tutti gli Stati, tra cui l’India.Ma ancora sono tante le Leggi e i Trattati internazionali che regolano tale materia che io non ho la presunzione di conoscere ma che ci sono e dovrebbero essere a conoscenza di tutti gli Stati, quegli stessi Stati che amministrano la Giustizia per mezzo della quale a volte si decide anche della vita delle persone, basta poco a condannare un innocente.
SONO FIERO DEL MIO STATO CHE GARANTISCE QUESTI DIRITTI A TUTTI I CITTADINI PRESENTI SUL NOSTRO TERRITORIO.NON SONO FIERO DEL MIO STATO CHE NON GARANTISCE E NON FA GARANTIRE GLI STESSI DIRITTI PER I PROPRI CITTADINI.
Quello Stato che sa, ha sempre saputo e ha fatto finta di non sapere, questo da quando si evince dalla relazione inizio articolo riportato datato 24.11.1999, casi di detenzione, arresti arbitrari e illegali solo per mera estorsione, ma anche casi di assassinio di nostri connazionali all’estero non solo per atti accidentali o di violenza con civili ma veri e propri assassini e morti a seguito di torture o trattamenti disumani da parte di polizia e uomini di Stati, dove si trovavano per motivi turistici, lavoro e quant’altro, in stabili e strutture statali.
Ad Angelo, ma sono sicuro, per quanto in mia conoscenza, in fase di fermo nella stazione di polizia è stato impedito di avvisare subito l’Ambasciata ma neanche la polizia lo ha fatto come previsto dalla convenzione di New York, anche le denunce fatte e sottoscritte da lui e Simone, intestate all’Ambasciata dove si segnalavano i fatti come effettivamente svoltosi, consegnate alla polizia per l’inoltro non sono mai arrivate alla sede Diplomatica, non gli è stato messo a disposizione un avvocato e un traduttore per le fasi di interrogatorio, la famosa dichiarazione che gli è stata fatta firmare era in lingua Indi e prestampata, dichiarazione che ha fatto rinviare a giudizio Angelo e Simone per narcotraffico, atti gravissimi questi nella giurisprudenza mondiale, solo questo basterebbe ad invalidare non solo il processo farsa che si sta tenendo, ma anche l’arresto. Pensare che navigando in internet ho trovato sentenze della Corte Costituzionale Italiana di annullamento di arresti a cittadini extracomunitari solo perché il traduttore non era riconosciuto ufficiale.
Ancora, è previsto il diritto di comunicare con i familiari in patria, questo a noi almeno è concesso, ma ad altri connazionali no, ad esempio in una intervista tv e scritta, fatta dal giornalista Marco Mathieu della Repubblica e pubblicata il 15.2.2008 “prigionieri lontani” Giuseppe Ammirabile anni 65 dichiarava che era da oltre due anni che non comunicava con la mamma, questo articolo e tutta la sua inchiesta è sul mio blog http://giovannifalcone.blogspot.com il 16.02.2008, sia scritta che video.

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