28 aprile 2008

Caso Renda

Ho avuto modo di contattare e parlare con una madre coraggio, così come me e tutti quelli che ci battiamo per i nostri figli, padri, mariti, fidanzati, fratelli e sorelle ma anche solo per un amico, come ha fatto l'amico Damien che è partito dalla Francia per andare a trovare un amico lontano in difficoltà, bello e degno di stima e considerazione. Una madre che non si arrende per la morte assurda di suo figlio avvenuta in Messico per opera di assassini, perchè questo sono, assassini senza scrupolo.
Coraggio CECILIA, non mollare, io sono con te e come ti ho detto andremo avanti, ho letto l'articolo di Italia Chiama Italia:
come sempre Italia Chiama Italia è attenta e ci da voce.
Voglio dirti che anche io da subito ho interessato Amnesty tramite la Sezione di Matera, è stata inviata la richiesta di aiuto con la documentazione del caso al Segretariato Generale di Londra, sono passati 13 mesi e ancora non ho ricevuto nessuna risposta, adesso da un mese è stata inoltrata un'altra richiesta per il tramite della responsabile Campania, vedremo cosa succederà, ma ti dirò di più io è da quasi 10 anni che faccio parte della Croce Rossa Italiana e anche da parte loro nonostante la mia appartenza al Corpo e la richiesta inviata (ho scritto anche personalmente al Presidente) e sai cosa è successo? NULLA non è successo nulla: E' strano tutto quello che sta succedendo, tra l'altro vi invito ad andare sul blog della mia Associazione "vivereliberionlus.blogspot.com) dove questa sera ho pubblicato un'articolo verso un componente della Chiesa, anche lui nulla ha fatto. Ma in che mondo viviamo? da chi ci dobbiamo guardare? da chi dobbiamo essere aiutati? a chi ci dobbiamo rivolgere? io non so, se qualcuno ci fa sapere qualcosa è il benvenuto. Intanto ringrazio Italia Chiama Italia per l'attenzione. Giovanni Falcone

1 commento:

Anonimo ha detto...

Gentilissimo,
grazie per la tua solidarietà e la tua attenzione. Il nostro coraggio deve servire a stimolare la voce di protesta dell'Italia tutta per le atrocità che hanno subito e subiscono i nostri ragazzi.
Ti auguro di cuore di poter rivedere presto tuo figlio.
Ti allego inoltre un memorandum dell'intera drammatica vicenda subita dal mio povero Simone.





MEMORANDUM

SIMONE RENDA

Il 1° marzo del 2007 fu arrestato arbitrariamente in Playa del Carmen, Municipio di Solidaridad, Stato di Quintana Roo, dalla polizia turistica di detto Municipio, per presunto “disturbo della quiete pubblica”, il cittadino italiano SIMONE RENDA, malgrado un medico dello stesso reclusorio avesse riscontrato uno stato di salute delicatissimo (ipertensione e sospetto di infarto) e prescritto immediati accertamenti clinici in una struttura ospedaliera..
Mio figlio Simone fu trovato morto il giorno 3 di marzo nelle celle del carcere municipale.
Tragedia nella tragedia: venni a sapere che mio figlio era morto la sera del 3 marzo mentre già arrivavano via fax i preventivi con i costi della cremazione del suo corpo. Come se in Messico avessero fretta di chiudere il caso e insabbiare tutto.
Risposi allora che sarei andata io in Messico, ma mi risposero che non ce ne era bisogno, perché avrei rischiato di incrociarmi con la salma di mio figlio che il giorno dopo sarebbe stata spedita in Italia. Il suo corpo invece rientrò in Italia solo dopo 15 giorni! Fortunatamente partì subito mio cognato , il prof. Andrea Renda,. Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Federico II di Napoli, che lì giunto inoltrò immediatamente regolare denuncia . Trovò il corpo di Simone con ancora il terrore e la paura negli occhi.
La polizia turistica impiegò un’ora e un quarto tra l’arresto di Simone , avvenuto, senza nessun motivo, nella Posada Mariposa –Quinta Avenida di Playa del Carmen, e il momento in cui lo introdusse nel carcere municipale , senza più denaro contante , carte di credito ( tra cui l’American Express utilizzata sino al giorno prima) , patente, tessera sanitaria…… Tale trasferimento di fatto non richiede più di 10 minuti.
Mio figlio aveva seguito fiduciosamente i poliziotti , perché gli avevano detto che un medico lo avrebbe visitato. Ma lo tradirono gettandolo in una cella. C’è la testimonianza di un giornalista messicano che dice di aver visto Simone seguire tranquillamente quelli che sarebbero stati i suoi carnefici.
Inoltre nella certificazione di “atencion de auxilios” delle h 14.05, riportata in Italia insieme ad altra documentazione dallo zio , recatosi in Messico per il riconoscimento della salma, si attesta che tra i suoi effetti personali c’era una “cartera nera con documenti” che non sono più ritornati in Italia.
Al suo arrivo nel carcere municipale, gli fu effettuato un esame medico con il quale gli venne diagnosticato un valore di pressione alto (140/90) e ne venne raccomandato il trasferimento in ospedale , raccomandazione che non fu osservata dal personale amministrativo e carcerario.
La legge e il regolamento sulle violazioni di polizia ( in cui ipoteticamente incorse Simone Renda), stabiliscono espressamente che il fatto debba essere posto immediatamente all’attenzione di un Giudice Qualificatore, situazione che non avvenne affatto, se non fino al giorno successivo a quello in cui già compariva negli elenchi dei detenuti.
Il personale del carcere denotò che durante il suo turno non vide la presenza di alcun giudice qualificatore.
Il motivo per il quale è necessaria la presenza di un giudice qualificatore prima di iniziare un procedimento amministrativo, è quello di far sì che il presunto trasgressore possa pagare una multa, procedimento che non esiste nel fascicolo penale.
Inoltre quando il detenuto risulti essere straniero, esiste l’obbligo internazionale di informare le autorità migratorie del Paese e del suo Consolato, obbligo che non fu ottemperato.
Sembra che Simone Renda sia morto dopo aver patito più di 36 ore di arresto, che è un termine legale quando si commette un’infrazione del tipo che gli fu imputata, ma che gli fu fatale. Sembra inoltre che sia morto di infarto, disidratato –nessuno gli ha dato da bere! - con molte lacerazioni sulle braccia e con una botta grave sul parietale sinistro, situazioni che non sono state in nessun modo indagate ( come da certificato di morte pervenuto dal Messico). L’autopsia escluse la presenza di alcool e di droga.
Lo Stato di Quintana Roo cominciò l’indagine penale attraverso la Procura Generale di Giustizia dello Stato, concludendo le indagini richiedendo un ordine di cattura per dieci persone, tuttavia il Giudice Penale emise ordinanza formale contro quattro persone, e ciò si deve ad una insufficiente istruzione delle indagini preventive.
Soltanto una delle persone assoggettate a processo penale comparve davanti al Giudice Penale, grazie al fatto che lo stesso giudice sollecitò il suo piantonamento al fine di evitarne l’evasione dalla giustizia, mentre le altre tre risultano latitanti, nonostante fossero comparse davanti al Pubblico Ministero.
Malgrado la gravità della faccenda, il Pubblico Ministero smise di svolgere e di perfezionare le sue indagini ad un livello insolito nella pratica penale in Messico. Ed inoltre il Segretario Generale del Municipio di Solidaridad Playa del Carmen, Filiberto Martinez, insieme ad un avvocato del Municipio, Dr. Gustavo Salas, il quale peraltro difendeva i poliziotti coinvolti, hanno segnalato che la morte del cittadino italiano è un “caso fortuito”.
La gravità della vicenda ha profondamente colpito il Vicepresidente del Consiglio Italiano Massimo D’Alema, che si è detto profondamente dispiaciuto per i fatti, così come i senatori ed i deputati che hanno interrogato il Ministro degli Esteri dell’Italia affinchè risponda all’interrogazione sulla sicurezza dei cittadini italiani ed Europei nello Stato Quintana Roo in Messico.
Perché il Governatore di Stato ed il Segretariato delle Relazioni Estere non hanno indagato la ragione per la quale il Consolato Italiano non fu avvisato della detenzione di Simone Renda?
Esistono violazioni evidenti nel procedimento penale commesse da pubblici funzionari dello Stato di Quintana Roo, che vanno dalla violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 fino alla violazione della convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, della Costituzione messicana, e di diverse leggi, codici e regolamenti nazionali. Ciò si vede molte poche volte nell’esercizio del diritto.
A giusta ragione la vicenda è stata definita molto gravemente un “ CRIMINE DI STATO”
Il processo penale, secondo quanto riferito dall’ avvocato Leonardo Tedesco, membro del Comites, incaricato dalla famiglia in MESSICO e che con tanta professionalità segue dall’inizio la vicenda,, si è svolto con molta poca serietà minimizzando l’importanza della vicenda, come se ci si trovasse in un circo o in un teatro di satira medioevale.
Vi comunico che regolare denuncia è stata anche inoltrata ad Amnesty International e alla Commissione per la Difesa dei Diritti Umani.
Noi familiari abbiamo anche rivolto un appello al nostro Presidente della Repubblica Napolitano, alla vigilia della visita del Capo di Stato Messicano in Italia in giugno, per chiedere un Suo intervento finalizzato a che la giustizia proseguisse ( eventualmente anche in Italia) con serietà di intenti a che chi si è reso colpevole di atti criminosi che hanno stroncato la vita di un ragazzo per bene abbia ciò che merita .
Numerose inoltre le interrogazioni parlamentari bipartisan per chiedere di far luce sulla vicenda.
Sono stata anche ricevuta insieme a mia sorella Elisa in giugno a Roma dall’ambasciatore del Messico Tovar Y de Teresa, che definendo la tragedia un “fatto ignobile” – era presente anche il senatore Maritati -, ricevette formali assicurazioni che la vicenda sarebbe stata seguita con la dovuta attenzione , ma purtroppo ciò non è avvenuto.
E’ stata anche inoltrata dalla Procura di Lecce, che ha avuto il merito insieme alla Questura di Lecce di attivarsi subito , una rogatoria internazionale che ha visto a novembre 2007 in Messico i nostri magistrati ; purtoppo a causa della indisponibilità totale e della corruzione locale non si è raggiunto alcun risultato.
In seguito alla successiva denuncia per omicidio doloso, tortura e sequestro di persona alla Procura Generale di Città del Messico la causa è stata avocata alle autorità federali, dove ora è all’attenzione del CENAPI ( Centro Nacional de Planeacion, Analisis de la Delincuencia, che ancora non ha espresso il suo parere, lasciando quindi la giurisdizione locale di Playa del Carmen, dove volutamente la giustizia non ha fatto il suo corso. Grande l’impegno profuso anche in questa fase dal nostro Ambasciatore in Messico Felice Scauso
Nei giorni scorsi ho anche rivolto un appello ai nostri parlamentari eletti all’estero ricevendo formale impegno che avrebbero seguito con attenzione la vicenda in questa fase così delicata del procedimento penale a Città del Messico.
L’auspicio che io formulo, rivolgendomi alla Vs attenzione, alla Vs sensibilità, e alla Vs sete di giustizia è anche Voi prendiate doverosamente a cuore la tragedia subita dal mio povero figlio dandoci una mano affinchè la giustizia possa seguire correttamente il suo corso e i responsabili di un crimine così efferato vengano perseguiti.
Tutti coloro che hanno conosciuto mio figlio Simone, che era amato e benvoluto da tutti, la nostra famiglia, la nostra intera città e l'Italia tutta sono ancora in attesa di Giustizia.
Ciò che dovrebbe essere un nostro diritto purtroppo è in pratica una vera battaglia avverso un atteggiamento delle Autorità messicane che non vogliono fare chiarezza.
La vicenda di mio figlio, assolutamente non nuova nella storia dei rapporti con il Messico, reitera la triste avventura di un giovane che va in vacanza in Messico e vi trova la morte per esclusiva responsabilità da parte delle Autorità messicane.

Cecilia Greco Renda


Cecilia Greco Renda
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Lecce 23 Aprile 2008