22 dicembre 2007

DA "IL LEGNO STORTO" quotidiano

La morte di Giovanni
Scritto da Max Bono
giovedì 20 dicembre 2007

Salvador da BahiaAveva fame. La guerra era finita da poco tempo e la sua casa era rimasta distrutta. Così le sue speranze. Allora Giovanni prese la sua decisione. Sarebbe emigrato. Direzione Sudamerica, Brasile, Salvador de Bahia. Sin dal suo arrivo capì che l’ambientamento non sarebbe stato facile. I “caporali” che lo presero in custodia volevano un’alta percentuale su quanto guadagnava. Non pensò di rivolgersi alle autorità italiane: se non lo avevano aiutato quando era in Italia, lo avrebbero fatto ora che stava in Brasile? Ma fammi il piacere, usava dire.Con gli anni apprese il portoghese, a vivere nelle favelas, alla violenza esplicita delle comunità povere. Ma c’era un’altra violenza che non conosceva ma che era ben più sottile: quella dei politici italiani che approfittano dei poveri come lui.Perchè non l’aveva conosciuta? Perché non essendo registrato non esisteva per l’Italia. Alcuni suoi amici erano stati avvicinati da rappresentanti di alcune istituzioni tra cui i Patronati italiani all’estero che gli avevano promessa una pensione in cambio del voto. Loro non dovevano fare niente: avrebbero mandato il voto per li uomini dei patronati al consolato. Pratica comune in America latina tra gli indigenti.I patronati sanno il fatto loro, usava dire.Inutile dire che la pensione non l’aveva avuta nessuno. Era legata ad una lontana promessa che, se i “loro” fossero stati eletti, avrebbero fatto una legge per dare ai “vecchi” (più di 65 anni) la pensione. Lo dicevano dal '75 ma poi alla fine i soldi non ci sono mai. Per gli indigenti, perché i patronati per i politici e le altre istituzioni i soldi ce li hanno sempre.Giovanni è morto nella sua casa di Cajazeras ieri. Morto per quella tosse che lo perseguitava dopo aver preso tanto freddo quest’inverno camminando sotto la pioggia per andare a lavorare perché non si poteva permettere di spendere 2 Reais (meno di un euro) per prendere l’autobus.Poiché non era registrato all’Aire nessuno saprà della sua morte: né consolato, né ambasciata.
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E' triste morire, ma così è straziante, in questi giorni di festa quando ogni essere umano dovrebbe poterle vivere insieme alla propria famiglia con gioia e serenità, ma purtroppo nen è così per tutti, questa gioia purtroppo ci viene tolta da altri esseri umani, non so a quale Dio pregano, ma mi chiedo, cosa chiedono e cosa gli dicono quando pregano?
CARO GIOVANNI PREGO DIO CHE ADESSO CHE SEI IN PARADISO TROVI TANTA SERENITA' E PACE, QUELLO CHE NOI TI ABBIAMO NEGATO, TI PREGO ASSISTI TUTTI QUELLI CHE HANNO BISOGNO COME TE QUANDO ERI CON NOI. Giovanni Falcone

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