31 dicembre 2007

SONO QUASI LE 19,30 QUI IN ITALIA, IN INDIA INVECE TRA POCHI MINUTI E' MEZZANOTTE, NELLA SOLITIDINE DI UN CARCERE ANGELO E SIMONE STANNO PER AFFRONTARE IL NUOVO ANNO, LASCIANDOSI ALLE SPALLE IL 2007 CHE PER LORO E' STATO TRISTE E CHE NON DIMENTICHERANNO MAI, PURTROPPO, MA COME LORO TANTI ALTRI IALIANI NEL MONDO VIVONO QUESTO DRAMMA, ABBANDONATI, ANGELO E SIMONE HANNO UNA FAMIGLIA CHE LI PENSA MA ALTRI PIU' SFORTUNATI NEANCHE QUESTO.
ANGELO A PAPA' TI VOGLIO TANTO BENE IO LA MAMMA DENI I NONNI GLI ZII
E TUTTI QUELLI CHE SEGUONO IL TUO CASO TI ABBRACCIAMO CON AFFETTO E TUTTO L'AMORE DEL MONDO PROPRIO ADESSO E' MEZZANOTTE DA TE, SO CHE CI STAI PENSANDO CON LE LACRIME AGLI OCCHI, SIAMO CON TE, UN MONDO DI BACI.
IL TUO PAPA'

30 dicembre 2007

DAL CORRIERE DELLA SERA - VIVI MILANO 29.12.2007

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UNA LETTERA DAL CARCERE PER TUTELARE I DIRITTI UMANI
Gentile Schiavi, scriviamo questa lettera da un carcere indiano nella speranza che qualcuno anche a Milano si interessi al nostro caso e ci aiuti ad uscire da questo incubo. Da più di nove mesi siamo prigionieri in attesa di un processo continuamente rimandato, accusati di traffico di droga con prove inventate. Siamo incensurati, residenti a Bobbio, in provincia di Piacenza e all' inizio del 2007 siamo andati in India per una vacanza. Dopo Nuova Delhi abbiamo visitato Varanasi e Jaipur, poi abbiamo scelto di andare a Mandi, in Himachal Pradesh. Lì abbiamo conosciuto un indiano che ci ha invitato nel suo villaggio, ma la sera del 9 marzo i poliziotti hanno fatto irruzione nella casa che ci ospitava. Non avendo trovato niente ci hanno portati alla stazione di polizia: abbiamo chiesto invano di poter contattare l' ambasciata italiana, e ci è stato detto che soggiornavamo illegalmente in una casa privata. Con la violenza abbiamo dovuto firmare una dichiarazione in hindi; il giorno dopo abbiamo capito che dalla dichiarazione risultava che eravamo stati fermati ad un posto di blocco in auto con due indiani e 18 chili di hashish. Abbiamo chiesto ai poliziotti perché avevano inventato questa storia e loro ci hanno risposto che non avevano un mandato di perquisizione per la casa. La stessa polizia ci ha chiesto se eravamo disposti a pagare almeno 10 lack (20 mila euro circa) a qualche poliziotto compiacente o se volevamo offrire dei soldi ai due indiani per addossarsi la colpa. Da nove mesi siamo in prigione e abbiamo preso un' epatite virale. Speriamo che L' Italia non ci dimentichi. Angelo Falcone Simone Nobile



Questa lettera scritta mano arriva da un carcere himalayano, al confine tra India e Pakistan. È l' appello di due giovani, finiti dentro una storia che ricorda «Fuga di mezzanotte». In alcuni paesi le prove a carico si fabbricano, e certe imprudenze hanno un costo pesantissimo: 15 anni di carcere. Ma ci sono diritti umani da tutelare (se ne parla sul sito giovannifalcone.blogspot.it). Speriamo che qualcuno se ne accorga.



gschiavi@rcs.it
Schiavi Giangiacomo

29 dicembre 2007

Casi irrisolti e guai legali, blogger in cerca di giustizia

Panorama Canali Italia Casi irrisolti e guai legali, blogger in cerca di giustizia
cristina.bassi Venerdì 28 Dicembre 2007 alle 15:27
La petizione, la raccolta di firme porta a porta, il volantinaggio in strada sono la vecchia maniera di chiedere giustizia. Il modo più efficace per raccontare la propria storia e ricevere dimostrazioni di solidarietà, raggiungendo un pubblico molto più vasto, è mettere tutto il materiale su un blog monotematico. Testi, video, foto e rassegne stampa cercano di richiamare l’attenzione su casi aperti. O chiusi nel peggiore dei modi.
“Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio”. Così Patrizia, la madre di Federico Aldrovandi, ha dato inizio il 2 gennaio 2006 al più noto caso di giustizia ottenuta attraverso il web. È stato grazie al blog che porta il nome del ragazzo, diventato in poco tempo uno dei più visitati d’Italia, che le indagini sulla sua morte sono state riaperte. Il 25 settembre 2005 Federico, che aveva 18 anni, rientra all’alba a Ferrara da una serata in un centro sociale di Bologna. Secondo gli agenti che lo fermano per strada, reagisce violentemente perché drogato e viene ammanettato. Ma muore subito dopo. Per un malore, dicono. La madre del ragazzo denuncia un pestaggio da parte della polizia. A gennaio di quest’anno quattro agenti sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. Il blog di Federico riporta i resoconti delle indagini e delle udienze, ma è diventato anche il luogo delle riflessioni e delle proposte costruttive di chi conosceva Federico e di chi non lo conosceva.
Il blog degli Amici di Paola vuole essere “un’inchiesta alla ricerca della verità sulla morte di Paola Romano”, oltre che la continuazione del suo impegno nell’adozione a distanza di bambini indiani poveri. La sorella Serena, giornalista, cerca di ricostruire le fasi dell’incidente in cui Paola è morta a 53 anni il 9 agosto 2007. L’aliscafo su cui viaggiava si è schiantato contro la scogliera a Trapani. “La verità”, scrive Serena, “verrà fuori grazie a Internet”. Il nodo è la sicurezza in mare e la domanda è: è stato fatto tutto il possibile per evitare la tragedia?
Gli amici di Alberto Mercuriali invece attaccano il giornalismo e col blog che gli hanno dedicato propongono un’alternativa al sistema dell’informazione esistente. Il ragazzo, 28 anni di Castrocaro Terme, si è ucciso col gas di scarico delle propria auto lo scorso luglio. Qualche giorno prima i giornali locali avevano scritto del ritrovamento da parte dei carabinieri di alcuni grammi di hashish a casa sua. Il blog si occupa tra l’altro del rapporto tra droga, legalità e mezzi di informazione.Anche la segnalazione di persone scomparse sono spesso divulgate online. I genitori di Fabrizio Catalano, 19 anni di Collegno (Torino), sparito da Assisi il 21 luglio 2005, hanno sparso nella Rete manifesti e appelli.
La denuncia e la richiesta di aiuto via web sono il mezzo scelto da chi si ritiene vittima di errori giudiziari. O da chi è detenuto all’estero e si sente dimenticato dalle autorità italiane. Giovanni Falcone racconta in un blog la storia di suo figlio Angelo, in carcere in India per droga dal marzo scorso insieme al suo amico Simone. “Siamo lasciati soli”, dice Giovanni, “non sappiamo più a chi chiedere aiuto”. I detenuti italiani all’estero, non vengono tutelati in nessun modo, spiega ancora. Né diplomaticamente né legalmente. L’impegno è per una raccolta firme a favore dell’istituzione del patrocinio gratuito anche per loro.
Carlo Parlanti, 43 anni di Montecatini, è detenuto in California dal giugno 2003. La sua ex compagna americana lo accusa di averla seviziata e violentata nel periodo in cui vivevano insieme negli Stati Uniti e lui lavorava per una multinazionale. Il blog che descrive i fatti, dal punto di vista delle persone vicine a Parlanti, smonta le imputazioni e riporta elementi a suo favore, ma soprattutto denuncia il silenzio sulla vicenda. L’uomo è stato condannato a 9 anni di carcere.
Le cose sono finite bene invece per Lorenzo Bassano, regista 40enne emiliano finito in cella a Dubai lo scorso marzo per il possesso di 0,78 grammi di hashish. Rischiava almeno quattro anni di reclusione, ma (grazie alla partecipazione di molte persone al blog aperto per aiutarlo, alla raccolta firme del sito col suo nome, e ai politici che si sono mossi per lui a fine maggio), l’emiro del Dubai gli ha concesso la grazia.

AGGIORNAMENTO

Oggi è stata la terza giornata delle udienze, quella finale, non è successo nulla, è stata fissata la data della prossima, il 21 gennaio 2008, speriamo che inizi meglio di quello appena passato, tutto da dimenticare se sarà possibile. Grazie a quanti mi hanno contattato e sostengono, non vi nascondo che è un momento particolare anche per altre situazioni, vi chiedo solo se possibile di andare su www.secondoprotocollo.org per aiutare un ragazzo che ha bisogno di tutto il nostro aiuto, (art. Italiani incarcerati all’estero: una persona da aiutare scritto da redazione 28.12.07) ve lo chiedo anche da padre che lotta per suo figlio e purtroppo non tutti hanno questa fortuna,

28 dicembre 2007

Morte di Benazir Bhutto


Attentato a Rawalpindi, uccisa Benazir Bhutto, nell’attentato hanno perso la vita almeno altre 20 persone: altri 30 i feriti.Bisogna solo pregare per quel popolo martoriato. Purtroppo la crudeltà di certa gente che oltre tutto dice di agire in nome di un Dio non ha confronti. Era una donna coraggiosa, che conscia dei pericoli che correva è voluta lo stesso rientrare nel proprio paese per aiutare il suo popolo.

27 dicembre 2007

AGGIORNAMENTO

QUESTA MATTINA HO SENTITO ANGELO, COSA IMPORTANTE L'HO SENTITO PIU' TRANQUILLO RISPOTTO A IERI, E' STATO IL SECONDO GIORNO DEI TRE PREVISTI DI QUESTA UDIENZA NEL CORSO DEI QUALI DOVEVANO ESSRE ASCOLTATI 9 TESTIMONI, FINO AD OGGI PERO' SONO STATI ASCOLTATI SOLI 3, 1 IERI E 2 OGGI, VEDREMO DOMANI, POSSO SOLO CONFERMARVI CHE I TERSTIMONI SONO TUTTI DELLA POLIZIA. TANTI SALUTI E AUGURI DA ANGELO. GIOVANNI FALCONE

24 dicembre 2007

AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

TANTI AUGURI DI BUONE FESTE A TUTTI DA PARTE MIA E DELLA MIA FAMIGLIA, MA ANCHE DI ANGELO, SPERO DI CUORE CHE IL SIGNORE CHE DEVE NASCERE IN QUESTA NOTTE MAGICA POSSA APRIRE I CUORI DI COLORE CHE CREANO QUESTE SITUAZIONE ASSURDE COSì CHE IN FUTURO NON ACCADA PIU', CHE FACCIA CAPIRE AI POTENTI E POLITICI CHE DAVANTI A DELLE CRUDELTA' COME QUESTE DI IMPEGNARSI AL MASSIMO PER IL BUON ESITO E CHE AL PIU' PRESTO TUTTI POSSANO RITORNARE DALLE LORO FAMIGLIE.

22 dicembre 2007

Con l'approssimarsi della Santa Festività di Natale tutto è bello, tutto porta o almeno dovrebbe, a momenti di felicità familiare, è bello quando si esce vedere genitori alla ricerche di regali per i propri cari e amici, all'acquisto di generi alimentari che serviranno per i cenoni, voglia Gesù darvi tanta felicità a Voi e i Vostri familiari.
Purtroppo per Noi non ci resta che raccoglierci insieme con gli amici rimasti e parenti e pregare, pregare non solo per Angelo, Simone, Kassim, Carlo, Simone Righi che libero ma in libertà su cauzione e non può rientrare in Italia dalla sua famiglia, ma anche per tutti i circa 3000 Italiani nel mondo detenuti e per tutte le persone oppresse o costretti a vivere nella miseria, ai barboni, ai bambini abbandonati o costretti a fare guerre.
Un pensiero anche ad Angelo C. che è libero finalmente, fisicamente, speriamo che anche psicologicamente sia libero al più presto.
Spero e prego I POLITICI, E TUTTI I POTENTI DELLA TERRA, I SIGNORI GIORNALISTI E ANCHE LE AUTORITA' ECCLESIASTICHE, che Gesù che deve nascere gli faccia capire che tutte le persone, in ogni parte del mondo dovrebbero poter vivere nella grazie, serenità, con la propria famiglia e nella propria patria senza problemi alcuno e loro che sono preposti dovrebbero fare di tutto perchè ciò avvenga.
Arriverà il giorno che ognuno di noi darà conto di tutto ciò che ha fatto.
6. Guai a voi, scribi e farisei, voi ipocriti, che divorate le case delle vedove e fate lunghe preghiere per mettervi in mostra! Per questo riceverete una condanna ancor più grave!
11. Guai a voi, scribi e farisei, voi ipocriti, che pagate la decima per la menta, l'anice e il cumino e trasgredite le prescrizioni più importanti della Legge, ossia giustizia, misericordia e fede! Queste cose andrebbero fatte, senza omettere le altre. Voi guide cieche, che filtrate i moscerini ed ingoiate i cammelli!
13. Guai a voi, scribi e farisei, voi ipocriti! Assomigliate a sepolcri imbiancati che all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e di simulazione.

DA "IL LEGNO STORTO" quotidiano

La morte di Giovanni
Scritto da Max Bono
giovedì 20 dicembre 2007

Salvador da BahiaAveva fame. La guerra era finita da poco tempo e la sua casa era rimasta distrutta. Così le sue speranze. Allora Giovanni prese la sua decisione. Sarebbe emigrato. Direzione Sudamerica, Brasile, Salvador de Bahia. Sin dal suo arrivo capì che l’ambientamento non sarebbe stato facile. I “caporali” che lo presero in custodia volevano un’alta percentuale su quanto guadagnava. Non pensò di rivolgersi alle autorità italiane: se non lo avevano aiutato quando era in Italia, lo avrebbero fatto ora che stava in Brasile? Ma fammi il piacere, usava dire.Con gli anni apprese il portoghese, a vivere nelle favelas, alla violenza esplicita delle comunità povere. Ma c’era un’altra violenza che non conosceva ma che era ben più sottile: quella dei politici italiani che approfittano dei poveri come lui.Perchè non l’aveva conosciuta? Perché non essendo registrato non esisteva per l’Italia. Alcuni suoi amici erano stati avvicinati da rappresentanti di alcune istituzioni tra cui i Patronati italiani all’estero che gli avevano promessa una pensione in cambio del voto. Loro non dovevano fare niente: avrebbero mandato il voto per li uomini dei patronati al consolato. Pratica comune in America latina tra gli indigenti.I patronati sanno il fatto loro, usava dire.Inutile dire che la pensione non l’aveva avuta nessuno. Era legata ad una lontana promessa che, se i “loro” fossero stati eletti, avrebbero fatto una legge per dare ai “vecchi” (più di 65 anni) la pensione. Lo dicevano dal '75 ma poi alla fine i soldi non ci sono mai. Per gli indigenti, perché i patronati per i politici e le altre istituzioni i soldi ce li hanno sempre.Giovanni è morto nella sua casa di Cajazeras ieri. Morto per quella tosse che lo perseguitava dopo aver preso tanto freddo quest’inverno camminando sotto la pioggia per andare a lavorare perché non si poteva permettere di spendere 2 Reais (meno di un euro) per prendere l’autobus.Poiché non era registrato all’Aire nessuno saprà della sua morte: né consolato, né ambasciata.
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E' triste morire, ma così è straziante, in questi giorni di festa quando ogni essere umano dovrebbe poterle vivere insieme alla propria famiglia con gioia e serenità, ma purtroppo nen è così per tutti, questa gioia purtroppo ci viene tolta da altri esseri umani, non so a quale Dio pregano, ma mi chiedo, cosa chiedono e cosa gli dicono quando pregano?
CARO GIOVANNI PREGO DIO CHE ADESSO CHE SEI IN PARADISO TROVI TANTA SERENITA' E PACE, QUELLO CHE NOI TI ABBIAMO NEGATO, TI PREGO ASSISTI TUTTI QUELLI CHE HANNO BISOGNO COME TE QUANDO ERI CON NOI. Giovanni Falcone

21 dicembre 2007

ANGELO C. LIBERO

QUALCOSA DI BELLO FINALMENTE E' SUCCESSO, ANGELO C. DETENUTA DA MARZO IN CARCERE A BARCELLONE E' STATO LIBERATO E FRA QUALCHE GIORNO FARA' RIENTRO A CASA CON I GENITORI. QUESTO DOPO LA LIBERTA' PROVVISORIA PER SIMONE RIGHI ANCHE LUI DETENUTO IN SPAGNA. NON POSIIAMO CHE ESSERE FELICI PER IL BUON ESITO, SPERIAMO E PREGHIAMO.

18 dicembre 2007

APPELLO URGENTE PER KASSIM

Appello per Abou Elkassim Britel in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 nel carcere di Äin Bourja, Casablanca.

Amici del blog di Angelo, vi voglio segnalare il drammatico appello di Kandija, la moglie di Kassim Britel ormai in sciopero della fame da ben 32 giorni, è una storia assurda, come tutte le storie di questi ragazzi detenuti all'estero a vario titolo, IO DICO DA SEMPRE SEQUESTRATI a vario titolo o megio sopruso, da parte degli Stati in cui si trovano, stati badate bene anche cosidetti democratici, per onestà devo dire che mio figlio in India sta meglio di tanti altri detenuti anche in stati Europei: Di seguito vi riporto l'appello integrale di Kandija con la speranza che possiate dare seguito a quanto richiesto facendo girare il più possibile l'appello:
Appello per Abou Elkassim Britel in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 nel carcere di Äin Bourja, Casablanca.
Sono la moglie di Abou Elkassim Britel, l'unico cittadino italiano, a quanto si sa, vittima di extraordinary rendition ad opera della Cia nel maggio 2002.
Da allora mio marito Kassim non è più potuto tornare in Italia, nella nostra casa di Bergamo. Gli sono toccate in sorte detenzioni illegali, torture, trattamenti disumani e degradanti, un processo iniquo, a seguito del quale è tuttora detenuto in Marocco, suo paese d'origine.
Da molti anni mi adopero per far conoscere la verità sul suo caso e per alleviare le sofferenze del mio compagno, ma il silenzio intorno alla vicenda persiste ed impedisce una sua equa soluzione.
Ci siamo rivolti al Governo italiano perché prenda quelle « misure concrete per ottenere l'immediato rilascio » che la Risoluzione del Parlamento europeo sui voli Cia sollecita, ricevendo solo risposte burocratiche.
Da 32 giorni Kassim è in sciopero della fame, chiede di essere liberato: non ha commesso reati.
Il nostro desiderio più grande è riprendere una vita degna di tale nome e ricostituire la nostra famiglia.
Mio marito è fortemente determinato, il suo fisico provato da violenze e privazioni, potrebbe non reggere questa prova tanto impegnativa, ma questa è l'unica azione dignitosa che ha potuto intraprendere.
Sono preoccupata ed addolorata, consapevole che solo un forte movimento di opinione riuscirà ad indurre il nostro Paese ad impegnarsi per questo suo cittadino, ecco perché chiedo anche il Suo aiuto.
Tutte le informazioni sono su:
www.giustiziaperkassim.net
Se ritiene di partecipare a questa azione positiva ed aiutarmi a salvare la vita di mio marito:
- partecipi alla
campagna di Fair Trials International scrivendo lettere agli indirizzi indicati e dandone notizia con una mail a questa associazione di avvocati inglesi,
- inoltri questo appello a tutti i Suoi contatti,
- parli con i Suoi amici e conoscenti di questa tragica vicenda,
- solleciti i parlamentari eletti nel suo territorio a richiedere al Governo italiano un'azione efficace per la liberazione di mio marito

Grazie, insieme possiamo riuscire khadija anna lucia pighizzini

Bergamo, 17 dicembre 2007

17 dicembre 2007

Grazie Angelo, hai tanta sensibilità che non ha pari, ti voglio tanto bene, spero di poterti ripagare per tutto quello che meriti, che il Signore che deve nascere ci aiuti , noi e tutti quelli che come te stanno vivendo questi momenti terribili della vita, voi meritate tutto il bene, sono in tanti fuori che dovrebbero apprendere qualcosa da voi, forza noi siamo qui che vi spettiamo per darvi tutto il bene e l'amore che meritate e che per adesso vi hanno rubato. TI VOGLIO TANTO BENE E SONO ORGOGLIOSO DI TE, BUON NATALE ANGELO, SIMONE, KASSIM, ANGELO C., SIMONE, CARLO PARLANTI E TUTTI I DIMENTICATI.

16 dicembre 2007

COMUNICATO STAMPA

FINANZIARIA: Zacchera (AN) Via libera all’istituzione del Numero . Verde di Emergenza per gli italiani all’estero-
Accolto dal Governo l’ordine del giorno alla Finanziaria 9/3256/14. proposto dall’Onorevole Marco Zacchera responsabile esteri AN e vicepresidente del Comitato per gli Italiani all’estero della Camera dei Deputati. Grazie al voto favorevole espresso oggi -commenta Zacchera- tutti gli italiani che dovessero trovarsi in difficoltà giudiziarie all’estero potranno avvalersi di un numero Verde di emergenza per avere un’adeguato supporto dagli uffici preposti dalla Farnesina ed evitarsi così vere e proprie odissee giudiziarie che li costringono a volte ingiustamente ad anni di detenzione all’estero.Se il governo darà veramente corso a quanto deciso oggi i cittadini italiani ed i nostri connazionali all’estero , afferma l’esponente di AN- potranno contattare da ogni parte del mondo il Numero Verde di Emergenza segnalando quanto stia avvenendo o sia avvenuto in modo da far scattare tutta l’assistenza possibile per la tutela dei propri diritti.Penso-prosegue Zacchera-che se avessimo avuto già attivo un servizio simile di certo non si sarebbero verificati casi come i casi ben noti di Simone Righi , di Carlo Parlanti .( detenuto in una cella di 400 prigionieri nel penitenziario californiano di Avenal,) di Angelo Falcone e Simone Nobili (detenuti in India) o di Castagnetta deceduto misteriosamente in un carcere canadese.Ricordo- conclude Zacchera- che attualmente abbiamo circa 3.000 detenuti italiani nelle prigioni all’estero, circa la meta` sono ancora in attesa di giudizio; e molte di queste detenzioni si sarebbero addirittura potute evitare qualora i nostri connazionali al momento del fermo avessero potuto avvalersi della salvaguardia dei propri diritti sanciti dalla Convenzione Dei Diritti Umani e dagli accordi bilaterali.La battaglia prosegue ora per arrivare a garantire anche ai nostri connazionali all’estero il gratuito patrocinio.Roma 15 Dicembre 2007-12-15

14 dicembre 2007

INTERVISTA A LUCANIANET.IT


Attualità : Parla Giovanni Falcone
Inviato da La Redazione il 13/12/2007 (27 letture) News dello stesso autore
Dopo un breve soggiorno in India, il cittadino rotondellese è rientrato in Italia per continuare la sua battaglia per la liberazione di Angelo e Simone. Signor Falcone come sta Suo figlio, e come Le è sembrata la situazione carceraria? Angelo è molto dimagrito, ma sta bene. Non lo vedevo da quasi un anno. Lo scorso gennaio, prima della sua partenza per l’India, era venuto a Rotondella per trascorrere qualche giorno con me. Poi non l’ho più rivisto fino a qualche giorno fa. Per quanto riguarda il rapporto con gli altri detenuti e con le guardie carcerarie, nonostante le difficoltà culturali e linguistiche, i ragazzi si sono integrati abbastanza bene. Ha incontrato anche Simone, l’amico di Angelo? Certo! Ho avuto il piacere di riabbracciare e di sostenere psicologicamente anche Simone. I ragazzi si sostengono vicendevolmente, e la loro amicizia, nonostante la tragedia, non è mai venuta meno. E devo dire che questo fatto mi conforta.
È soddisfatto del trattamento che Le hanno riservato le istituzioni italiane di rappresentanza in India? Il 26 novembre, abbiamo incontrato l’Ambasciatore, Antonio Armellini, il Console, Gabriele Annis, e le funzionarie Giovanna Mirelli e Nora Cagli, per fare il punto della situazione. È stato un incontro cordiale e amichevole. Ci hanno garantito il loro interessamento nella vicenda di Angelo e Simone, e hanno offerto sostegno e disponibilità in termini logistici per tutta la permanenza. Il Console, si è addirittura complimentato per la mia capacità di mobilitazione e per il blog.
Le autorità carcerarie si sono comportate bene, e soprattutto si comportano bene con Angelo e Simone? Si, si comportano bene con i ragazzi e si sono comportate altrettanto bene con noi. Ci hanno offerto la possibilità di avere più incontri giornalieri di quelli previsti dai loro regolamenti interni. Inoltre, si sono fidati della nostra buona fede e non hanno neppure effettuato controlli sui generi alimentari e sugli indumenti portati ai ragazzi, hanno mandato direttamente tutto in cella.
Cosa Può dirci a proposito del processo e della linea difensiva studiata dagli avvocati? Gli avvocati hanno chiarito che l’unica possibilità è quella di smontare tutti i capi di imputazione ideati dalla polizia indiana. E questo dovrà avvenire attraverso il contro-interrogatorio dei testimoni, che “stranamente” sono quasi tutti poliziotti. Sono tante le contraddizioni presenti nel rapporto della polizia; un esempio riguarda proprio il luogo e le modalità dell’arresto: la polizia continua a portare avanti la versione secondo cui Angelo e Simone si trovavano a bordo di un taxi, diretti all’aeroporto di Nuova Delhi (distante dodici ore di macchina dal punto in cui si trovavano); mentre la difesa continua a sostenere che Angelo e Simone si trovavano a casa di altri due ragazzi indiani, i quali avevano adibito la loro abitazione anche per la consueta pratica del bad and breakfast. Le contraddizioni sono tante, ma per il momento, riguardo alla linea difensiva, non posso aggiungere altro.
Cosa Vorrebbe dire alle autorità italiane? Vorrei ricordare alle Autorità competenti, oltre che al Parlamento, l’art.24 della Costituzione italiana, che sostiene: “la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”; e l’art.11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dove viene affermato che “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa”. Mentre la Costituzione italiana non fa differenza tra detenuti in Italia e all’estero, la legge abbandona completamente gli italiani non abbienti che si trovano nei guai, giustamente o ingiustamente, fuori dalla penisola. Pertanto, la legge sul gratuito patrocinio va modificata! Gli italiani pagano ogni anno milioni di euro per garantire il gratuito patrocinio agli extracomunitari, in molti casi responsabili di efferati omicidi, e in alcune circostanze pagano anche gli alberghi a quei soggetti agli arresti domiciliari che non possiedono una fissa dimora. Ovviamente, la mia rabbia non è rivolta agli extracomunitari, e anche chi tra loro è accusato di aver sbagliato ha certamente diritto ad una difesa, ma verso la Giustizia e lo Stato italiano. Mi fa stare male l’idea di non avere i soldi per garantire la difesa di mio figlio. E sono tante le famiglie in Italia nella stessa situazione. Quindi, è giusto pagare per i clandestini in Italia, ma è anche giusto che qualcuno trovi al più presto una soluzione per tutti i casi analoghi a quello di Angelo e Simone.
Scusi l’indiscrezione, quanto Le hanno chiesto per la difesa di Suo figlio? I primi avvocati, contattati tramite colleghi italiani, hanno chiesto 65.000 euro più spese, quindi intorno ai 100.000 euro. L’India è un paese in cui il PIL pro capite è 450 dollari. In Italia, invece, lo stesso indicatore macro economico si aggira intorno ai 20.000 dollari. È normale che gli avvocati indiani, quando si trovano di fronte l’occidentale malcapitato, impossibilitato logisticamente a cercare offerte migliori sia sul piano difensivo che su quello economico, cerchino in tutti i modi di sfruttare la situazione. Se invece ci fosse l’intervento dello Stato, queste forme di speculazione, ai danni degli italiani all’estero, potrebbero essere tranquillamente eliminate, o quantomeno limitate.
Dopo tutti questi mesi di battaglia, Vorrebbe lanciare qualche “accusa”? Certamente! Sono molto arrabbiato con il sistema mediatico italiano, poco interessato al caso di Angelo e Simone perché ritenuto poco notiziabile, mentre si continuano a spettacolarizzare i fatti di cronaca nera, e il gossip che ne deriva. In sostanza, è venuto meno il diritto di cronaca, riconducibile dell’art.21 della Costituzione italiana, tanto enfatizzato nei manuali di diritto dell’informazione. Intanto, ho presentato una denuncia all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, al Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi, al Direttore Generale Rai, Claudio Cappon, e al Consiglio di Amministrazione Rai. Inoltre, sono arrabbiato con il sistema politico italiano, in particolare perché nessun rappresentante si è fatto carico di portare, lo scorso novembre, la vicenda di Angelo e Simone al summit per gli accordi internazionali tra Unione Europea e India. Forse quella era la sede giusta per iniziare a discutere del nostro caso, e più in generale degli accordi in materia di diritto penale, allo stato attuale inesistenti. Sono anche arrabbiato con la Chiesa, che in tutti questi mesi, nonostante le mie richieste di aiuto, e la consapevolezza di quello che sono costretti a sopportare in India i missionari cristiani, in mancanza di alcuni diritti fondamentali altrove garantiti, non si è mai mostrata disponibile.
Vuole anche ringraziare qualcuno in modo particolare? Ringrazio innanzitutto l’On. Marco Zacchera, vice presidente del Comitato per le Questioni degli italiani all’estero della Camera, che in collaborazione con l’associazione secondoprotocollo, si sta mobilitando, attraverso una petizione popolare, per garantire il gratuito patrocinio agli italiani detenuti all’estero. Finora, in tutto il mondo, hanno aderito all’iniziativa quasi 17.000 persone: 9.008 in Italia, 2.849 in sud America, 3.121 nel Nord America, 1.098 in Asia, e 982 in Australia. Al termine, secondoprotocollo presenterà la raccolta firme al Ministro degli Esteri e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che esattamente 59 anni fa, nello stesso giorno di questa intervista, approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Inoltre, vorrei ringraziare tutti i parlamentari che hanno presentato un’interrogazione; il ministro degli esteri irlandese, Dermot Ahern, che ha promesso un subitaneo intervento; le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità Montane che hanno presentato una mozione per aiutarci a fare chiarezza; i pochi giornali nazionali, e i più numerosi locali, che si sono occupati e continuano ad occuparsi della vicenda. E infine tutte le persone che a vario titolo mi sono state vicine, scrivendo qualche parola di consolazione sul blog, o stringendomi semplicemente la mano per strada in segno di solidarietà.
Scusi ancora una volta la troppa naturalezza, ha mai dubitato in tutti questi mesi dell’innocenza di Suo figlio? Assolutamente no! Angelo stava lavorando, come sempre, e questa è stata la sua prima vacanza all’estero. Inoltre, e questo lo dico anche in qualità di ex Carabiniere in pensione, mio figlio non ha mai avuto precedenti penali o segnalazioni di qualche tipo. Per queste ed altre ragioni, sono certo della loro innocenza!
Conta di ritornare presto in India? Non lo so. Il viaggio costa moltissimo e devo pagare gli avvocati. E poi, come mi ha detto anche Angelo, forse sono un po’ più utile in Italia.
Come andrà a finire secondo Lei questa vicenda? Non voglio fare previsioni. Spero soltanto con tutto il cuore che si riesca presto a fare chiarezza. In una recente poesia Angelo ha descritto il suo stato d’animo: “non rimane né un ombra, né un respiro, né un movimento, niente e nulla! Solamente un vago ricordo di immagini, momenti oramai passati, di frasi e a volte suoni! Ora, solo questo vi è rimasto per potervi ricordare di me”. Quanto tempo ancora dovranno aspettare, due innocenti, prima di riavere la libertà e ricominciare a vivere?
Auguri a nome di tutta la Redazione di Lucanianet. Grazie!
[Intervista di Gianluca Bruno]

10 dicembre 2007

ANGELO DOVE SEI?

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Giornata Mondiale per i Diritti Umani


OGGI E' UNA GIORNATA PARTICOLARE PER I DIRITTI DELL'UOMO, in particolare per i cittadini Italiani detenuti nel mondo, privati in gran parte della salvaguardia dei diritti umani in tutte le fasi, dall'arresto alla detenzione e ai diritti negati dal governo Italiano sul gratuito patrocinio per garantire una migliore assistenza legale possibile. Gratuito patrocinio che come sempre ho affermato viene garantito ai cittadini extracomunitari clandestini e pluripregiudicati di ogni nazionalità, in Italia "per loro ammissione" solo per delinquere, visto le maglie ampie della giustizia italiana che gli assicura una pronta libertà solo pochi giorni di detenzione in alberghi o chalet pagati dallo stato Italiano, cioè da noi, anche da me e dalle quasi 3000 famiglia di nostri cittadini detenuti all'estero e che per questi nulla è previsto dal nostro Stato. Voglio ancora ribadire che l'art. 24 della nostra Costituzione non pone limiti tra cittadini italiani detenuti in patria o all'estero. IO spero che dal lavoro svolto dall'On. ZACCHERA (AN), da SECONDOPROTOCOLLO, che hanno raccolto 16.968 firme e da ME e dai ragazzi della S.E. con IVAN FITTIPALDI che ci siamo prodicati per la raccolta delle oltre 700 firme già spedite con raccomandata al Ministero Affari Esteri, qualcosa possa cambiare e che i nostri politici finalmente possano ovviare a questa stortura. Di seguito vi riporto il bellissimo articolo scritto per l'occasione da Elisa Arduini di Secondoprotocollo.org inj data odierna:


Giornata Mondiale per i Diritti Umani: noi la festeggiamo così
Scritto da Elisa Arduini
lunedì 10 dicembre 2007
Oggi, come tutti gli altri giorni, è un giorno di duro lavoro ma è anche un giorno particolare per chi, come noi, è in prima linea nella difesa dei Diritti Umani. Oggi è la giornata mondiale per i Diritti Umani e noi la vogliamo festeggiare come si conviene a chi tenta con ogni mezzo di difendere questi fondamentali diritti. Oggi presentiamo le firme di supporto alla proposta dell.On. Marco Zacchera per garantire il gratuito patrocinio anche agli italiani fuori dai confini dell’Unione Europea.
Non pensavamo onestamente di avere un così ampio riscontro quando abbiamo lanciato la nostra campagna invece in pochi giorni sono arrivate migliaia di adesioni da tutto il mondo, segno che la proposta è piaciuta parecchio e che il problema è sentito.
Durante la conferenza stampa tenuta alla Camera dei Deputati lo scorso 24 ottobre l’On. Marco Zacchera, responsabile esteri di AN e vicepresidente degli italiani all’estero, aveva illustrato ai molti intervenuti le problematiche che si trovano ad affrontare i nostri connazionali che hanno problemi con la giustizia all’estero e aveva lanciato l’iniziativa di garantire il gratuito patrocinio anche a quegli italiani che hanno problemi fuori dall’Unione Europea, un diritto sancito anche dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale per i Diritti Umani.
Da allora abbiamo lanciato la campagna a sostegno della proposta dell’On. Zacchera ottenendo complessivamente
16.968 adesioni di cui: 9.008 dall’Italia; 2.849 dal Sud America; 3.121 dal Nord America; 1.098 dall’Asia; 982 dall’Australia.
A queste firme si aggiungono quelle raccolte da Giovanni Falcone, padre di Angelo detenuto in India, il quale ha raccolto su carta oltre 700 firme, già inviate al Ministero degli Esteri con raccomandata.
Quello che si chiede altro non è che l’applicazione di quanto scritto nell’art. 24 della Costituzione il quale afferma: Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.
Da notare come l’art. 24 non ponga in evidenza alcun limite territoriale al diritto di gratuito patrocinio e attualmente non risultano esserci modifiche al suddetto articolo in merito ai connazionali che si trovano fuori dai confini dell’Unione Europea. Nonostante questo il diritto al patrocinio a spese dello Stato non viene riconosciuto a chi si trova in difficoltà fuori dai confini dell’Unione Europea.
Evidenziamo anche che
l’art.11 della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il quale recita testualmente: Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
A questo va aggiunto quanto recita la
Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali, la quale all’art.6, punto 3, capoverso C, recita testualmente: Ogni accusato ha segnatamente diritto a: difendersi da sé o avere l’assistenza di un difensore di propria scelta e, se non ha i mezzi per ricompensare un difensore, poter essere assistito gratui­tamente da un avvocato d’ufficio quando lo esigano gli interessi della giusti­zia.
Detto questo, nel consegnare le firme raccolte a supporto della richiesta dell’On. Marco Zacchera al Governo Italiano e alla Corte Europea per i Diritti Umani, ribadiamo con forza la necessità di garantire a tutti i nostri connazionali, senza limitazioni di carattere territoriale, il gratuito patrocinio sancito dalla Costituzione. Nel contempo ribadiamo la richiesta avanzata in sede parlamentare dallo stesso On. Zacchera di istituire un numero verde in seno alla Farnesina dove qualsiasi nostro connazionale possa rivolgersi in caso di necessità o di situazioni di emergenza mentre si trova all’estero.
Chiediamo che ad ogni italiano venga garantito quello stesso diritto che nel territorio della Repubblica Italiana viene giustamente garantito a chiunque, anche se non cittadino italiano o europeo, un diritto sacrosanto che per una assurda interpretazione viene negato proprio agli italiani.
Elisa Arduini

7 dicembre 2007

RIFLESSIONI DEL 07.12.2007

In data 20.11 c.a. i ragazzi di Policoro della S.E. con Ivan Fittipaldi, hanno provveduto ad inviare tramite raccomandata al Ministero degli Affari Esteri, le firme raccolte in alcuni momenti in Policoro, Rotondella etcc.. Alla luce di quanto sta avvenendo oggi, si sarebbe potuto allegare tutto insieme alle firme che sta raccogliendo secondoprotocollo che le consegnerà all'ONU tramite sua rappresentanza in occasione dei festeggiamenti del 60° anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Anzi io avevo pensato e parlatone con qualcuno anche sulla possibilità che addirittura ci si poteva organizzare con altri familiari di ragazzi detenuti e andare a Roma giorno 10 ed effetture una manifestazione lì all'ONU per accentuare ancor di più il problema, così portare oltre alle firme anche tutti i problemi delle famiglie, i nostri drammi quotidiani, tanto per far sì che qualcuno un domani potesse dire "NOI NON SAPEVAMO".
Altra considerazione, sono momenti significative per l'ONU ma per qualsiasi altro Organismo al suo posto, festeggiare un momento così importante che ha cambiato anche, per quanto di suo, il corso della vita e dei rapporti tra Stati e cittadini di quei Stati, ma non posso non pensare che tutti questi festeggiamenti, che si terranno in tutto il mondo avranno una spesa non indifferente e allora mi chiedo non sarebbe stato meglio utilizzare questi soldi per problemi reali che l'ONU affronta giorno per giorno e non penso solo al nostro caso con dei ragazzi che vengono trattenuti in carcere all'estero in condizioni in alcuni casi addirittura disumane (vds qualche caso di cui siamo a conoscenza proprio nella civilissima Europa), aiutarci ad affrontare L'ESTORSIONE della DIFESA, le spese per i lunghi viaggi e permanenza in quei Stati, ma penso anche all'attuale dramma del Darfur dove ogni giorno adulti ma ancor più bambini muoiono nell'abbandono più totale. Ma tutto questo non fa notizia, è ancora di ieri sulle reti nazionali la trasmissione di notizie MOLTO PIU' IMPORTANTE DI CANI CHE VENGONO TRATTATI DA RE, perchè hanno ereditato miliardi, ASSURDO E VERGNOSO anche da parte di quei padroni e gli animalisti italiani? in questo caso godono, ma nel caso di Simone Righi cosa hanno fatto? NIENTE MI RISULTA.
60 anni fa, quando è stata firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo era poca la gente che si muoveva nel mondo prettamente per lavoro, oggi sono milioni a muoversi e per motivi di turismo, che poi sono i casi in cui tutti sono incappati nelle tenaglie degli arresti facili.
A mio modesto avviso, oggi a distanza di 60 anni della firma l'ONU potrebbe pensare anche all'istituzione di un ufficio che curi questa problematica, "arresto cittadidini in paesi stranieri". Alla nascita e mantenimento anche logistico di mezzi e uomini dovrebbero provvedere tutti gli stati membri con l'accreditamento non so ! magistrato, 1 avvocato, 2 poliziotti, che si ocuperebbero di intervenire in tutto il mondo al verificarsi di casi di arresti e nessunn stato potrebbe così obbiettare nulla perchè sono tutti membri dell'ONU, così non ci sarebbe intromissione in affari interni di Stati,non urterebbe la suscettibilità di statisovrani. Questo già l'aveva in un certo senso anticipato mio figlio, un ragazzo di 26 anni "allora" quando nella denuncia all'Ambasciata, chiedeva l'intervento di una polizia terza.

6 dicembre 2007

RISOLUZIONE REGIONE EMILIA ROMAGNA

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VISITA IN INDIA

Questa mattina sono rientrato a casa dal'India, ci siamo fermati quasi una settimana, viaggi compresi, siamo partiti il 25 novembre, il 26 abbiamo avuto l'incontro in Ambasciata con l'Ambasciatore dott. Antonio ARMELLINI, il Console Dott. Gabriele ANNIS, la Dott.ssa Giovanna MIRELLI e la funzionaria sig.ra Nora CAGLI. E' stato un incontro cordiale e amichevole, si è fatto il punto sulla situazione, il Sig. Ambasciatore e il Dott.. ANNIS ci hanno portato a conoscenza di quanto fatto da parte dell'Ambasciata, ma anche su quanto è possibile fare. In particolare ci hanno assicurato un contributo per la difesa e ci hanno aiutato in altre circostanze come il traduttore e le auto in affitto. Sono tutti stati molto gentili, in particolare la dott.ssa MIRELLI ci è stata sempre vicina, mentre la sig.ra CAGLI è stata con noi per tutto il periodo della permanenza in Mandì, essendo lei ottima conoscitrice dell'India e della lingua Indi. L'incontro con i ragazzi è stato bello, non vedevo Angelo dall'inizio dell'anno, li abbiamo trovati in buone condizioni di salute e cosa importatnte sono trattati bene dalle autorità carcerarie e dagli altri detenuti, pare siano ben integrati, certo non mancano i momenti di tristezza ma è anche normale. Ci è stato dato la possibilità nei due giorni di permanenza in Mandì di incontrarli dalle 10 - 12 e 14 - 16. Adesso a casa sento tanto quei momenti, belli , venir via è stato duro mi si stringeva il cuore lasciarli lì. Speriamo che tutto si risolva per il meglio e al più presto. Abbiamo avuto anche l'incontro con gli avvocati che ci hanno chiarito la linea difensiva, sembra buona speriamo bene e incrociamo le dita, non posso che ringraziare tutti di cuore, grazie anche a Marco e Milind in particolare. IUl Signore vi benedica.