19 novembre 2007

SEDUTA N.247 DEL 24.9.97

già nel 1997 il governo per il tramite dell'On. FASSINO aveva preso impegno a risolvere il problema degli italiani detenuti all'estero ( mi sbaglio?) con assistenza diretta e accordi bilaterali, norme reloative a espiare la pena eventuale comminate nelle carceri italiane, norme sulle espulsioni e estradizioni immediata e diretta pur in presenza di una condanna, ma a distanza di 10 anni mi pare che poco sia cambiato. Giudicate voi.
(Cittadini italiani detenuti all'estero)
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione Cento n.3-00846 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 5).
Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri ha facoltà di rispondere.
PIERO FASSINO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri................................................omissis
Per ciò che riguarda la questione posta dalla interrogazione Cento n.3-00846, ....................omissis
-; il Ministero degli esteri, in sostanza, cerca di assistere e di intervenire o attraverso l'unità di crisi, o attraverso gli uffici della direzione generale degli affari sociali. Per quel che riguarda in particolare la questione sollevata dall'onorevole Cento relativa ai cittadini italiani in attesa di giudizio e in condizione detentiva o comunque di restrizione della libertà, preciso che si tratta di circa 4 mila persone - al riguardo possiamo anche fornire una tabella articolata -, gran parte dei quali si trovano in paesi occidentali, dove gli standard carcerari e il quadro normativo non sono molto dissimili da quelli italiani. Costoro, quindi, si trovano in una condizione certamente penosa, ma analoga a quella di cui sarebbero stati oggetto qualora il reato di cui sono imputati fosse stato commesso in Italia. Circa un terzo di questi 4 mila, invece, sono detenuti in carceri asiatiche, africane o del sud America. Naturalmente in quei paesi la situazione è più complicata, nel senso che spesso gli standard carcerari non sono quelli europei, il quadro normativo vigente è enormemente difforme da paese a paese ed è complessa la normativa non solo riferita al reato, ma anche quella procedurale, il che rende più complicato l'intervento.
Per quanto concerne la condizione di questi nostri concittadini, stiamo cercando di operare in due direzioni. La prima è quella dell'assistenza diretta al cittadino che si trova nelle condizioni di cui stiamo parlando. Perseguiamo però anche una strada di intervento più generale che tende a definire accordi bilaterali tra il nostro e questi paesi al fine di garantire tre essenziali obiettivi: innanzitutto accordi bilaterali circa la garanzia di tutela di difesa dei cittadini; in secondo luogo, norme relative alla possibilità di espiare la pena che eventualmente fosse comminata nelle carceri italiane; in terzo luogo, norme sulle espulsioni e sulle estradizioni che consentano, quando il reato è minore, di risolvere la questione con l'espulsione immediata e diretta, pur in presenza di una condanna.
o mi s s i s
PIER PAOLO CENTO ...................................................................................................................omissis
È evidente che nei confronti di tali cittadini, che nei paesi del terzo e quarto mondo vivono una condizione di detenzione o comunque hanno problemi con la giustizia penale locale, occorra una maggiore attenzione ed un'iniziativa più incisiva nonché la capacità di privilegiare la stipula di accordi bilaterali innanzitutto con quelle realtà; ciò consentirebbe di offrire maggiori garanzie agli italiani che si trovano o si dovessero trovare nella condizione di vedere limitato un diritto fondamentale come la libertà.
Prendo atto del fatto che il Governo ed il Ministero degli affari esteri si stiano muovendo nella direzione indicata. Osservo che forse l'istituzione di un'apposita sezione - non so se già esista - che operi anche in collegamento con il Ministero di grazia e giustizia, facendo il punto della situazione ed imprimendo uno stimolo ulteriore alla soluzione di tali casi, ci consentirebbe di tutelare in maniera più adeguata il diritto dei nostri concittadini.

Allegato A Seduta 247 del 24/9/1997
Pag. 14
E) Interrogazione:

(Sezione 5 - Cittadini italiani detenuti all'estero)
CENTO. - Ai Ministri di grazia e giustizia, degli affari esteri e per la solidarietà sociale. - Per sapere - premesso che: il caso dei due cittadini condannati all'ergastolo alle Maldive per detenzione di irrisorie quantità di droghe leggere ha portato alla ribalta della cronaca anche il problema degli oltre quattromila cittadini italiani detenuti all'estero (equivalente ad un decimo della popolazione delle carceri italiane) -: quanti siano esattamente i cittadini italiani detenuti all'estero e in quali Stati; quanti dei suddetti cittadini siano in carcere per reati connessi a produzione, trasporto, spaccio di sostanze stupefacenti e quanti per loro mera detenzione e/o consumo; quali siano le condizioni di detenzione dei nostri condannati e quali siano i casi più a rischio; quale sia la valutazione complessiva sullo stato delle cose e sulle linee guida dell'azione del Governo in materia.
(3-00846)
(6 marzo 1997)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Giovanni,
se non ho inteso male mi sembra che lei e alcuni famigliari di Simone stiate per partire per Mandi... è così? Quanto pensate di fermarvi?
Sono contenta che possa arrivare ai ragazzi un po' di conforto.
Volevo chiederle se è riuscito a sentirli di recente e come stanno (anche se sembra una domenda così retorica, visto il posto in cui si trovano).
Aspetto notizie, forza e coraggio!
Elena.

Giovanni Falcone ha detto...

Si Elena domenica si parte, speriamo tutto ok, sabato e dominica non ci hanno fatto parlare con Angelo, ieri però Angelo ha parlato con la madre, mi ha detto che stanno abbastanza bene, retorica a parte, grazie Elena un saluto.

Anonimo ha detto...

ciao giovanni ormai tra qualche giorno potrai vedere angelo non sai quanto vorrei venire con te... ti aspetto venerdì sera a bobbio così ti do le cose che mi ha chiesto angelo.. un bacione Alison