13 novembre 2007

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Fri, 26 Oct 2007 09:05:00
Detenuti italiani all'estero: è allarme - di Gabriele Adinolfi

Una questione che mette a nudo la totale inesistenza di un'Istituzione nazionale

di Gabriele Adinolfi

Mercoledi 24 ottobre alla sala stampa della Camera si è svolta la conferenza stampa organizzata dal deputato Marco Zacchera sulla condizione degli italiani detenuti all'estero. Quello che ne è emerso è imbarazzante. Fuori dal territorio nazionale ci sono circa tremila italiani detenuti in carceri europee, americane, del terzo e del quarto mondo. Se c'è da aspettarsi che in India, Turchia, Pakistan le condizioni detentive siano a livello animale, senza letti, senza assistenza medica, senza garanzie giuridiche, qualcuno si stupirà che non diversamente sono trattati i prigionieri negli Usa.Carlo Parlanti, ivi sequestrato dalla Germania quasi quattro anni fa, ha contratto l'epatite e non lo lasciano curare nell'avanzatissima California... Persino le visite consolari gli sono state inibite, roba inimmaginabile ad Ankara. C'è una straordinaria similitudine tra le condizioni “americane” di Parlanti e quelle di Angelo Falcone, prigioniero in India.
Le garanzie negate
Se la narrazione delle disavventure dei nostri connazionali imprigionati all'estero può indurci a un moto di soddisfazione o di consolazione per la civiltà detentiva italiana (che però il governo codino di Proni ha annunciato di voler smantellare) una realtà inferiore sì e no a sei o sette nazioni europee, tutt'altro sentimento ci detta quanto emerge dall'impegno del cosiddetto Stato italiano in merito alla protezione dei suoi cittadini.
Innanzitutto le garanzie giuridiche. In molti casi i detenuti sono oggetto di una macchinazione; o sono stati condannati per via di un contenzioso con un cittadino della nazione in cui si trovano con una sentenza sfavorevole non solo anche se mancano le prove ma anche quando le prove sono a loro favore, oppure perché sono squattrinati vittime di estorsioni ad opera delle mafie poliziesche locali. In nessun caso l'Italia, a differenza ad esempio della Francia, riesce a farsi sentire e a trar fuori il malcapitato.
Quindi le condizioni umanitarie. I nostri concittadini contraggono ogni genere di malattie ma quasi mai vengono curati. Il nostro Consolato locale al massimo invia una nota di protesta.
Infine le garanzie di difesa. Ufficialmente il Consolato deve occuparsene ma non è vero. I fondi sono inesistenti (in California sono disponibili solo tremila euro l'anno!). E se non viene rifiutata la visita consolare, quest'ultima non ha più valore concreto di un incontro con un assistente sociale.
Un Ministero?
Il Ministero degli Esteri è indecoroso. Non solo non mette al corrente le famiglie dell'arresto ma quando queste finalmente lo sollecitano non fa che inviare lettere-tipo ciclostilate sulle quali cambia soltanto l'intestazione e il numero di pratica. Se il sequestrato fa notizia al telegiornale il Ministero si attiva fino ad ottenere un risultato, altrimenti nessuno, ma proprio nessuno, se ne occupa. Non c'è alcuna convinzione, alcun sentimento, nessun senso di responsabilità. Se Francia, Spagna, Inghilterra, Germania hanno la tendenza a sostenere i cittadini, ogni italiano oggi è orfano. Il 1945 continua indefesso.
I fondi e il fondo
I Consolati denunciano la scarsità di fondi. Non credo che si tratti solo di questo, perché non penso che all'estero sovrabbondino; quello che manca soprattutto sono la dignità, la volontà e il senso di responsabilità. D'altra parte gli esempi che ci vengono forniti da sei decenni abbondanti non possono non aver lasciato il segno. Parlando di fondi, però, sarebbe sufficiente riconvertire quanto viene girato tramite le amministrazioni locali alle associazioni parassitarie che pullulano in Italia e che si arricchiscono favorendo l'immigrazione selvaggia; sarebbe sufficiente abolire l'otto per mille, anch'esso utilizzato in larga misura allo stesso scopo, per ridare ossigeno alle istituzioni in difesa dei cittadini. Basterebbe anche requisire le privatizzazioni truffa che hanno distolto il patrimonio dalle casse pubbliche per finanziare i pescecani (i casi dei palazzinari e delle ferrovie sono tra i più emblematici). Basterebbe, eccome se basterebbe!
Lo schiavo tiranno
L'Italia è allo sfascio, non rappresenta più nulla; per sorridere deve aggrapparsi a qualche performance sportiva, poi deve chinare il capo; di fronte a tutti, di fronte a qualsiasi nazione tribale. Lo “Stato” esiste solo come macchina succhia soldi, denari che finiscono nelle casse degli oligarchi che sponsorizzano i nostri “politici” e che stanno rapinandoci a man bassa. Come appendice si occupa solo di promuovere operazioni proibizioniste e repressive: tutte le caratteristiche dello schiavo fatto tiranno sono state assunte dall'intera classe amministratrice del potere.
Una comprova? Se non ci sono i soldi per occuparsi d'indurre i suoi sequestratori a fornire a Carlo Parlanti le cure mediche e le garanzie giuridiche, ci sono invece quelli per cercare di strappare Marina Petrella, dopo venticinque anni, alla tutela francese? A quanto pare preme di più una vendetta tardiva contro una persona implicata in un'azione militare che si concluse con un atto di teatrale magnanimità (il sequestro D'Urso) che non salvare un cittadino italiano, vittima di un sequestro giuridico, dal rischio di morte per infezione epatica contratta in galera.
Conviene farsi nazionalizzare in un paese africano.
Gabriele Adinolfi - Italia chiama Italia

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