17 maggio 2007

Liberazione del 17.05.2007

Oscuri i contorni della vicenda. I ragazzi costretti a firmare
una dichiarazione in indi, senza traduzione.
La polizia non ha ancora consegnato gli atti dell’inchiesta.
DUE ITALIANI DA DUE MESI IN CARCERE IN INDIA. PER HASHISH
Il disperato appello di Angelo e Simone: “Non c’entriamo con quella droga”
di Angela Mauro

A sentirla raccontare dall’Italia, la storia sembra avere tutti i contorni di un intrigo internazionale. Solo che questa non è una faccenda di spie e 007, ma l’ingarbugliata vicenda di due ragazzi di Bobbio, nel piacentino. Angelo Falcone, 26 anni, ed il suo amico Simone (il cognome lo omettiamo per rispetto della volontà dei genitori) sono in carcere in India, a Mandi nello Stato himalayano dell’Himachal Pradesh, da oltre due mesi. L’accusa è di detenzione e traffico di stupefacenti, ma la polizia indiana, dopo aver costretto i due ragazzi italiani a firmare una dichiarazione in indi senza traduzione, non ha ancora depositato gli atti dell’inchiesta all’autorità giudiziaria. Dunque, ancora nessun processo, nessuna condanna, nessuna chiarezza, solo due mesi di detenzione con la conquista, ottenuta solo di recente, di contatti settimanali con i genitori in Italia.I fatti li raccontano Angelo e Simone in una lettera-denuncia fatta arrivare all’ambasciata italiana in India tramite un avvocato indiano. Si tratta della seconda lettera, per la verità: la prima, come i due ragazzi raccontano, era stata consegnata alla polizia e poi evidentemente cestinata, in quanto non è mai arrivata alla sede diplomatica del nostro Paese. I due italiani si trovavano in vacanza in India per lo ‘Shivaratri’, festival indù dedicato al dio Shiva, ospiti di una famiglia indiana, quando la sera del 10 marzo scorso la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione sequestrando 18 kg di hashish. Scattata la retata di arresti, ad Angelo e Simone è stata fatta firmare una dichiarazione in indi nella quale si sosteneva che i due erano stati fermati a bordo di un auto, con il padrone di casa ed un suo amico, diretti a Delhi con il quantitativo di droga da portare in Italia. “Non ci hanno permesso di telefonare in ambasciata se non dopo aver firmato”, raccontano i due giovani. “Tutto ciò non è vero, non avevamo assolutamente alcun tipo di droga con noi” quando gli agenti hanno fatto irruzione dopo cena. Il racconto continua: “La stessa notte dell’arresto, la polizia ha fumato dell’hashish e ha cercato di offrircela. Noi abbiamo rifiutato. Tutto questo è avvenuto nella stazione di polizia di Mandi”. Angelo e Simone sarebbero dovuti tornare in Italia il 16 marzo scorso: difficile immaginare che fossero in grado di trasportare un tale quantitativo di sostanza stupefacente in Italia e meno che meno che fossero in grado di fumarsela tutta nel giro di poco tempo. “Noi con quella droga non c’entriamo”, continuano a dire all’avvocato, ai familiari e al giudice che li incontra ogni dieci giorni per verificare il loro stato di salute. “Voglio cercare di smuovere la situazione”, dice il padre di Angelo, Giovanni Falcone. “Ormai sono passati oltre due mesi da quando è iniziata questa storia: chiedo alle autorità italiane di interessarsene”. In uno degli ultimi contatti telefonici, Angelo avrebbe raccontato delle giornate in carcere: “Ci danno un secchio d'acqua per lavarci, dormiamo praticamente per terra. Abbiamo minestra a pranzo e verdure a cena. I detenuti hanno diritto ad avere due bottigliette d'acqua al giorno”. Per smuovere le acque e dare il via ad una campagna di sensibilizzazione, il padre di Angelo ha creato un blog: http://giovannifalcone.blogspot.com/.
La legislazione indiana è particolarmente severa nei confronti dei reati collegati agli stupefacenti e prevede condanne fino a dieci anni di carcere, per il possesso anche di modeste quantità di stupefacenti senza distinzione tra droghe leggere e pesanti, ma distinguendo soltanto tra quantità per uso individuale da quantità per uso commerciale. In caso di recidività si può arrivare anche alla pena capitale. Casi di connazionali arrestati per reati di questo tipo sono in aumento proprio nell’Himachal Pradesh, dove le autorità di polizia locali, un tempo più tolleranti, hanno inasprito la loro condotta. A parte le condizioni di detenzione particolarmente difficili, dicono gli esperti, vanno considerati anche i lunghi tempi della giustizia indiana.

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