15 maggio 2007

dalla Libertà del 30.03.2007

Bobbio - Il padre di Angelo sta cercando di contattare altre famiglie italiane che hanno vissuto la stessa terribile esperienza, visto che gli esperti di diritto penale indiano nel nostro Paese sono pochissimi: «Sarebbe importante creare una rete di genitori per scambiare pareri e opinioni, per avere punti di riferimento o per sapere come si sono concluse altre vicende analoghe. Una volta archiviata questa brutta storia, non escludo di promuovere una vera e propria associazione».Giovanni taglia corto, invece, sull’ipotesi di volare a Mandi al più presto: «Invece di stare qui ad aspettare, preferirei stare vicino a mio figlio finché non torna. Io sono pronto a partire, se serve».I due amici accusati dalla polizia di detenzione e spaccio di stupefacenti oggi dovrebbero comparire davanti al giudice per la seconda udienza. «Speriamo bene», dicono i genitori, confermando piena fiducia all’avvocato indiano che segue la vicenda, «uno dei legali della multinazionale per cui lavora il cugino di Simone». La prima udienza si era tenuta lunedì 19 marzo, in quell’occasione Simone e Angelo erano riusciti a parlare con i parenti: «Quella è stata la prima e l’ultima volta, quando il cugino di Simone gli aveva passato il cellulare. Poi più nulla. I loro portatili sono stati ovviamente requisiti, così abbiamo telefonato a turno alle guardie, provando in diverse ore del giorno. Purtroppo non c’è stato nulla da fare. Da dieci giorni non li sentiamo».I familiari di Simone e quelli di Angelo ieri mattina hanno espresso gratitudine per le parole di Roberto Pasquali. Il sindaco di Bobbio, dalle pagine di Libertà, ha dichiarato di voler percorrere ogni strada possibile per riportare in Italia i due concittadini.«Abbiamo scelto la linea della discrezione - spiega la sorella di Simone - perché i nostri avvocati ci hanno consigliato di mantenere il massimo riserbo almeno fino all’udienza di domani. L’intervento del sindaco ci ha fatto piacere, le nostre famiglie si conoscono da una vita. L’unico rammarico è che mio fratello non mi abbia dato ascolto. Glielo avevo detto di non andare in quei posti a rischio, o almeno di dormire in albergo. Si sono fidati di amici balordi e alla polizia non sarà parso vero di poter incastrare due stranieri». Secondo alcune indiscrezioni, comunque assai attendibili, alcuni parlamentari eletti in Emilia Romagna avrebbero richiesto alcune informazioni al ministero degli Esteri e alle ambasciate per fare chiarezza su una vicenda che presenta numerosi punti oscuri: Simone e Angelo, secondo l’accusa, volevano portare in Italia un grosso quantitativo di hashish. Al momento dell’arresto mancavano ancora sei giorni al rientro a Bobbio e nemmeno uno sprovveduto porterebbe a spasso 18 chilogrammi di stupefacenti per una settimana. Praticamente impossibile, poi, pensare di poter passare i controlli in aeroporto. Simone e Angelo la loro versione dei fatti l’hanno già ribadita: «Il 10 marzo ci trovavamo nella abitazione del signor Sharma Deepak quando intorno alle ore 22 circa la polizia ha fatto irruzione. Ha perquisito l’abitazione, ci hanno perquisito, ha perquisito i nostri bagagli e non hanno trovato nulla. In tarda notte ci hanno portato nella stazione di polizia di Mandi e ci hanno forzato a firmare delle dichiarazioni in hindi, dove risultava che ci avevano fermato in auto con Deepak ed un suo amico mentre stavamo andando a Delhi con un quantitativo di 18 chilogrammi di hashish per portarla in Italia. Tutto ciò non è vero, avevamo finito di cenare e ci prestavamo ad andare a letto, e non avevamo assolutamente alcun tipo di droga con noi» Michele Borghi

4 commenti:

mensony ha detto...

caro Nino, oltre a ribadirti tutta la mia solidarietà, ti comunico di aver linkato il tuo sito sui miei blog. Per qualsiasi iniziativa tu voglia intraprendere sono a tua completa disposizione. salvatore salerno

Community: "Laboratorio di Cultura Politica" ha detto...

Caro Giovanni, ho lanciato un comunicato ai seguenti indirizzi:

redazione.internet@ansa.it, repubblicawww@repubblica.it, vzucconi@aol.com, p.soldini@ilriformista.it, m.gallo@ilriformista.it, unitaonline@unita.it, redazione@ilmanifesto.it, giovanni.falcone@libero.it, redazione.internet@avvenire.it, ildirettore@ilfoglio.it, lettere@ilfoglio.it, redazione@libero-news.eu, direttore@lapadania.net, posta@ilmattino.it, tg1_direzione@rai.it, tg3@rai.it, redazionetg5@mediaset.it, info@agi.it, segreteria.redazione@agi.it, info@finpress.it, agenzia@asca.it, sir@agensir.it, italo.cucci@italpress.com, gaspare.borsellino@italpress.com, press@immedia.it, primopiano@rai.it, info@iniziativameridionale.it, info@sudnews.it, direzione@dire.it, segr.direzione@dire.it


Comunicato Stampa

DUE ITALIANI IN CARCERE IN INDIA DAL 10 MARZO SCORSO PER TRAFFICO DI DROGA. LA VICENDA , PERO’, NON E’ MOLTO CHIARA!


Lo scorso 10 marzo due cittadini italiani, Angelo Falcone e Simone Nobili, in vacanza a Mandi, città indiana dell’Himachal Pradesh, sono stati arrestati perchè, così sostiene la polizia locale, in possesso di 18 Kg di hascish. Le dinamiche che hanno portato all’arresto, però, appaiono poco chiare e le motivazioni in netto contrasto con quanto dichiarato dai nostri concittadini in una lettera spedita all’Ambasciata italiana di Nuova Delhi.
La polizia indiana, dopo aver costretto i due ragazzi italiani a firmare una dichiarazione in indi senza traduzione, non ha ancora depositato gli atti dell’inchiesta all’autorità giudiziaria. Dunque, ancora nessun processo, nessuna condanna, nessuna chiarezza, solo due mesi di detenzione con la conquista, ottenuta solo di recente, di contatti settimanali con i genitori in Italia.
Appare veramente poco credibile che i due italiani avessero intenzione di portare in Italia quel quantitativo di droga. I due giovani erano partiti per l’India con il proposito di prendere parte al festival di Shivaratri e di visitare altre località della zona, ma il loro viaggio si è trasformato in incubo a circa una settimana dal rientro. Lo scorso 4 aprile l'On. Tommaso Foti (AN) ha chiesto un’interrogazione parlamentare, evidenziando il problema della mancanza di accordi in materia di diritto penale tra Italia e India.
E’ indispensabile un tempestivo intervento della diplomazia italiana per aiutare Angelo, Simone e le loro famiglie a fare chiarezza. Giovanni Falcone, padre di Angelo, chiede aiuto ed è intenzionato ad andare fino in fondo.
Dopo l'interessamento di quotidiani e tv locali, il primo giornale nazionale che domani (17/05) probabilmente si occuperà della vicenda è Liberazione, ma Giovanni Falcone non ha intenzione di fermarsi...

Per informazioni potete rivolgervi direttamente a Giovanni Falcone:

Cell. 338.4005065

Fisso 0835.504043

e-mail giovanni.falcone@libero.it

Blog http://giovannifalcone.blogspot.com



A presto, Gianluca

mensony ha detto...

provate a mandarlo a: CHI L'HA VISTO. Stanno seguendo molte vicende della Basilicata. Hanno una redazione molto disponibile. saluti

Anonimo ha detto...

angelo libero!subito!