15 maggio 2007

dalla Libertà del 29.03.2007

Piacenza - Hanno scritto all’ambasciata di Nuova Delhi per ribadire la loro innocenza e per chiedere che venga aperta un’inchiesta da parte di un’altra polizia. Angelo e Simone fanno intendere di essere finiti in una sorta di trappola. «Nella perquisizione in casa non hanno trovato droga, dal verbale in hindi che ci hanno obbligato a firmare risulta che siamo stati fermati in auto con altre due persone e 18 chili di hashish». L’accusa di detenzione e traffico di stupefacenti in India come negli altri Paesi orientali è pesantissima. I processi di questo tipo si concludono con condanne severe, agli stranieri non vengono concessi sconti.La situazione in India è ancora più delicata. «L’India, a quanto risulta, non è uno dei Paesi asiatici con cui l’Italia ha stipulato trattati in materia penale, né per far svolgere i processi penali nelle nostre aule né per eseguire le condanne penali straniere in un carcere italiano», conferma Francesco Bestagno, docente di Diritto internazionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Piacenza. «Trattati in questo senso - aggiunge il docente - sono stati invece conclusi in Estremo Oriente con la Thailandia e con Hong Kong. In questi due casi è previsto il possibile trasferimento in patria degli italiani che siano stati condannati all’estero. Si tratta di accordi stipulati in riferimento a casi ricorrenti di condanne inflitte a nostri connazionali in quelle Nazioni proprio per traffico di stupefacenti, nonché in considerazione della gravità delle pene previste per tali reati. Pur in mancanza di un trattato bilaterale di questo tipo con l’India, non è tuttavia escluso che - in caso di condanna - il governo italiano possa negoziare un accordo “ad hoc” per consentire ai due cittadini italiani di scontare la pena in patria». Nel caso dei turisti piacentini appare molto probabile che il processo si svolga davanti ad un tribunale indiano, secondo il diritto penale di tale Paese.
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bobbio - Spunta il “giallo” di una terza persona di Bobbio che la sera dell’arresto sarebbe stata in compagnìa di Simone e Angelo, riuscendo però a sfuggire al blitz della polizia di Mandi. Ieri pomeriggio, molti in città giuravano che assieme ai due amici finiti nei guai ci sarebbe stata una ragazza. Al momento però l’indiscrezione non trova riscontri ufficiali e viene anzi smentita dai familiari di Angelo. La decisa posizione del sindaco Roberto Pasquali, intanto, sembra apprezzata dalla maggior parte dei bobbiesi. In città c’è però chi suggerisce di coinvolgere a pieno titolo pure i parlamentari piacentini: «La versione della polizia indiana presenta molti punti oscuri, questa storia non convince. Occorre andare oltre i normali canali diplomatici». Tutti d’accordo con il primo cittadino, nella speranza di poter riabbracciare presto i due amici arrestati a Mandi, nella zona a nord dell’India. I familiari sono fiduciosi che, all’udienza fissata per domani, Simone e Angelo possano dimostrare la loro estraneità alle accuse formulate dalla polizia locale. A Bobbio nessuno crede che i due potessero girare in auto con ben diciotto chilogrammi di hashish da portare in Italia. «Simone era stato altre volte laggiù e si era fatto anche alcuni amici, quindi conosceva le zone abbastanza da non commettere sciocchezze del genere - racconta un ex collega di lavoro -. E poi tutti sanno che in quei Paesi non si scherza con la droga, che le pene sono pesanti anche per quantità minime». «Quel che è successo lo sanno soltanto loro - commenta un familiare - però io sono pienamente convinto dell’innocenza dei due. Forse si sono fidati delle persone sbagliate, probabilmente la polizia ha calcato la mano vedendo una coppia di stranieri. Ma come si può pensare di andare in giro con diciotto chili di droga da portare in Italia, quando avevano ancora una settimana di vacanza davanti?». In piazza San Francesco sono molti a pensarla così, soprattutto tra chi viaggia spesso all’estero: «Diciotto chili di droga da portare a casa? Sì, certo magari nella valigia. L’accusa della polizia non sta in piedi».

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