31 maggio 2007

La Gazzetta del Mezzogiorno del 29.05.2007

Resta in Carcere in India


Angelo Falcone è detenuto da marzo, con l’accusa di detenzione di droga
I parenti mobilitati per liberarlo, ma sinora inutilmente
di Filippo Mele


Rotondella. Una vicenda di risvolti che travalicano i confini nazionali. È quella che riguarda dal 10 marzo il ventisettenne Angelo Falcone, nato a Rotondella, ma residente a Bobbio (Piacenza). È detenuto in un carcere indiano di Mandi, nell’Himachal Pradesh, insieme ad un suo amico bobbiese, Simone. Angelo ha compiuto i ventisette anni il 26 aprile scorso, in stato di detenzione. I due giovani sono accusati del possesso di una grossa quantità di hascisc, 18 chilogrammi, che, secondo la polizia indiana, sarebbe stata rinvenuta nell’auto con cui viaggiavano.
I due si trovavano in vacanza in India quando la polizia fece irruzione nell’abitazione dove erano ospiti. Ad Angelo e Simone fu fatta firmare una dichiarazione in lingua indi in cui si sosteneva che erano stati fermati a bordo di un auto con la droga da portare in Italia. “Ma non è vero”, hanno protestato la loro innocenza. La situazione, dunque, da un punto di vista giudiziario, è alquanto confusa. I due giovani, però, rischiano 10 anni di carcere. Così, il padre di Angelo, Giovanni, tornato a vivere a Rotondella da due anni, ha creato un sito su internet, http://giovannifalcone.blogspot.com, invitando alla mobilitazione.
“Sono davanti al computer – ha scritto Giovanni nella presentazione del blog – a cercare qualcosa che mi possa aiutare, che possa aiutare Angelo e Simone. È dura. Cerco di fare del mio meglio, ma mi sembra di non fare mai abbastanza e questo mi angoscia, non mi da pace. A volte mi sembra di vivere in un sogno, ma, purtroppo, è tutto vero. Spero solo e prego Dio che questa triste avventura finisca nel migliore dei modi a al più presto. Ho sentito mio figlio al telefono. Mi ha detto che tutto sommato sono trattati abbastanza bene, speriamo. Adesso, però, incominciano a capire che il tempo sta passando inesorabile per loro e incominciano a sentire tutto il peso di quanto gli è successo. Io, a nome loro e delle famiglie, ringrazio quanti si sono impegnati a qualsiasi titolo e in qualsiasi modo per la risoluzione del caso”.
Un’interrogazione al Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, con la richiesta di un intervento urgente per riportare in Italia Angelo e Simone è stata presentata dall’On. Tommaso Foti (AN).

28 maggio 2007

L'indipendente del 26 maggio 2007

ITALIANI IN CARCERE: ANGELO E SIMONE NON HANNO ANCORA VISTO UN GIUDICE DOPO DUE MESI
India, prigionieri dimenticati
di Vincenzo Faccioli Pintozzi

Le polemiche sulla sorte di Rahmatullah Hannefi, il mediatore di Emergency arrestato dal governo afgano con l’accusa di terrorismo, hanno monopolizzato l’attenzione dei media nelle ultime settimane. Ma dell’arresto arbitrario e della detenzione (piena di chiaroscuri) di due nostri connazionali, in carcere in India da oltre due mesi e mezzo, nessuno a finora parlato. Eppure nello Stato himalayano dell’Himachal Pradesh sono detenuti Angelo Falcone, 26 anni di Bobbio, ed il suo amico Simone (senza cognome in segno di rispetto della volontà dei genitori).
I due erano partiti per l’India lo scorso marzo, in tempo per assistere a una delle più grandi feste dell’induismo: lo Shivaratri. La sera del 10 marzo, la polizia di Mandi ha fatto irruzione nella casa della famiglia che li ospitava ed ha arrestato tutti i presenti. Durante la perquisizione nella casa sono stati trovati 18 chilogrammi di droga e l’accusa di detenzione di stupefacenti è stata estesa anche ai due giovani italiani. Accuse di questo genere sono molto pesanti in India: i processi per droga si concludono il più delle volte con condanne severe e agli stranieri non vengono concessi sconti.
Ad aggravare il tutto, Delhi non ha ratificato alcun accordo giudiziario con Roma e sono quindi esclusi estradizione o processo in patria. Portati in carcere, i due italiani sono stati costretti a firmare una dichiarazione in hindi, non tradotta, in cui hanno forse ammesso la loro colpevolezza. Inoltre, la polizia non ha ancora depositato alcun atto dell’inchiesta all’autorità giudiziaria. La motivazione ufficiale è che le indagini sono ancora in corso e che, quindi, il fascicolo non è pronto per il magistrato. Tutti questi fattori sono stati raccontati dai due giovani che, in una lettera arrivata all’ambasciata italiana tramite un avvocato indiano, hanno chiesto aiuto. Nel testo, Simone ed Angelo negano le accuse e dicono che la confessione è stata fatta loro confermare con una sorta di ricatto: senza firma, nessuna telefonata alla nostra rappresentanza diplomatica. I due ragazzi puntano il dito contro gli stessi agenti che li hanno arrestati: sono loro ad aver fumato hascisc e lo hanno persino offerto ai due italiani, che lo hanno rifiutato. Questo racconto rientra perfettamente nei parametri della situazione giudiziaria dell’Himachal Pradesh, uno Stato indiano con un altissimo livello di tensione sociale. Qui è in vigore anche una legge anti-conversione e la fazione nazionalista fa di tutto per cercare di scalzare i “colleghi-avversari” del partito del Congresso dal Parlamento locale.
La Farnesina è all’opera per aiutare i due giovani, ma al momento non si hanno novità rilevanti. Il rapporto fra Italia e India è ad uno dei massimi livelli nella storia del nostro Paese e la recente visita del premier, Romano Prodi, e di un nutrito manipolo di industriali ha migliorato le cose. Tuttavia, il caso sembra bloccato. Non si tratta di chiedere trattamenti di favore, ma almeno il rispetto delle leggi e dei tempi.

18 maggio 2007

RIFLESSIONI

17.05.2007 ore 23,35

Sono come tutte le sere davanti al computer, in casa a cercare e ricercare qualcosa che mi possa aiutare, che possa aiutare Angelo e Simone, è dura per fortuna che adesso c’è Gianluca e Vittorio che mi danno una mano. Cerco di fare del mio meglio ma mi sembra di non fare mai abbastanza e questo mi angoscia, non mi da pace, a volte mi sembra di vivere in un sogno, ma purtroppo è tutto vero. L’altro ieri ho sentito Angelo, a Simone purtroppo non è stato permesso venire al telefono è la legge dicono. A quanto è lontano il tempo di quando io ero in servizio, che pur facendo il mio dovere e nel rispetto della legge ho sempre cercato di aiutare tutti e lo sa bene chi mi conosce da sempre o solo conosciuto in quei frangenti. Spero solo e prego Dio che anche Angelo e Simone incontrano un Giovanni in questa triste avventura che speriamo tutti finisca nel migliore dei modi e al più presto. Angelo mi ha detto che tutto sommato sono trattati abbastanza bene, speriamo, però adesso incominciano a capire che il tempo sta passando inesorabile per loro e incominciano a sentire tutto il peso di quanto gli è successo. Fa tanto caldo lì e siamo agli inizi, fanno sapere di salutare tutti gli amici e chi può ogni tanto scrivergli due riga:Mr. Angelo…… e Mr. Simone……… c/o Superintendant sub-Jail Jail Road 175001 MANDI - INDIA.
Io, a nome loro e delle famiglie ringrazio quanti si sono impegnati a qualsiasi titolo e in qualsiasi modo per la risoluzione del caso, GRAZIE di cuore, Giovanni

17 maggio 2007

Liberazione del 17.05.2007

Oscuri i contorni della vicenda. I ragazzi costretti a firmare
una dichiarazione in indi, senza traduzione.
La polizia non ha ancora consegnato gli atti dell’inchiesta.
DUE ITALIANI DA DUE MESI IN CARCERE IN INDIA. PER HASHISH
Il disperato appello di Angelo e Simone: “Non c’entriamo con quella droga”
di Angela Mauro

A sentirla raccontare dall’Italia, la storia sembra avere tutti i contorni di un intrigo internazionale. Solo che questa non è una faccenda di spie e 007, ma l’ingarbugliata vicenda di due ragazzi di Bobbio, nel piacentino. Angelo Falcone, 26 anni, ed il suo amico Simone (il cognome lo omettiamo per rispetto della volontà dei genitori) sono in carcere in India, a Mandi nello Stato himalayano dell’Himachal Pradesh, da oltre due mesi. L’accusa è di detenzione e traffico di stupefacenti, ma la polizia indiana, dopo aver costretto i due ragazzi italiani a firmare una dichiarazione in indi senza traduzione, non ha ancora depositato gli atti dell’inchiesta all’autorità giudiziaria. Dunque, ancora nessun processo, nessuna condanna, nessuna chiarezza, solo due mesi di detenzione con la conquista, ottenuta solo di recente, di contatti settimanali con i genitori in Italia.I fatti li raccontano Angelo e Simone in una lettera-denuncia fatta arrivare all’ambasciata italiana in India tramite un avvocato indiano. Si tratta della seconda lettera, per la verità: la prima, come i due ragazzi raccontano, era stata consegnata alla polizia e poi evidentemente cestinata, in quanto non è mai arrivata alla sede diplomatica del nostro Paese. I due italiani si trovavano in vacanza in India per lo ‘Shivaratri’, festival indù dedicato al dio Shiva, ospiti di una famiglia indiana, quando la sera del 10 marzo scorso la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione sequestrando 18 kg di hashish. Scattata la retata di arresti, ad Angelo e Simone è stata fatta firmare una dichiarazione in indi nella quale si sosteneva che i due erano stati fermati a bordo di un auto, con il padrone di casa ed un suo amico, diretti a Delhi con il quantitativo di droga da portare in Italia. “Non ci hanno permesso di telefonare in ambasciata se non dopo aver firmato”, raccontano i due giovani. “Tutto ciò non è vero, non avevamo assolutamente alcun tipo di droga con noi” quando gli agenti hanno fatto irruzione dopo cena. Il racconto continua: “La stessa notte dell’arresto, la polizia ha fumato dell’hashish e ha cercato di offrircela. Noi abbiamo rifiutato. Tutto questo è avvenuto nella stazione di polizia di Mandi”. Angelo e Simone sarebbero dovuti tornare in Italia il 16 marzo scorso: difficile immaginare che fossero in grado di trasportare un tale quantitativo di sostanza stupefacente in Italia e meno che meno che fossero in grado di fumarsela tutta nel giro di poco tempo. “Noi con quella droga non c’entriamo”, continuano a dire all’avvocato, ai familiari e al giudice che li incontra ogni dieci giorni per verificare il loro stato di salute. “Voglio cercare di smuovere la situazione”, dice il padre di Angelo, Giovanni Falcone. “Ormai sono passati oltre due mesi da quando è iniziata questa storia: chiedo alle autorità italiane di interessarsene”. In uno degli ultimi contatti telefonici, Angelo avrebbe raccontato delle giornate in carcere: “Ci danno un secchio d'acqua per lavarci, dormiamo praticamente per terra. Abbiamo minestra a pranzo e verdure a cena. I detenuti hanno diritto ad avere due bottigliette d'acqua al giorno”. Per smuovere le acque e dare il via ad una campagna di sensibilizzazione, il padre di Angelo ha creato un blog: http://giovannifalcone.blogspot.com/.
La legislazione indiana è particolarmente severa nei confronti dei reati collegati agli stupefacenti e prevede condanne fino a dieci anni di carcere, per il possesso anche di modeste quantità di stupefacenti senza distinzione tra droghe leggere e pesanti, ma distinguendo soltanto tra quantità per uso individuale da quantità per uso commerciale. In caso di recidività si può arrivare anche alla pena capitale. Casi di connazionali arrestati per reati di questo tipo sono in aumento proprio nell’Himachal Pradesh, dove le autorità di polizia locali, un tempo più tolleranti, hanno inasprito la loro condotta. A parte le condizioni di detenzione particolarmente difficili, dicono gli esperti, vanno considerati anche i lunghi tempi della giustizia indiana.

15 maggio 2007

dalla Libertà del 30.03.2007

Bobbio - Il padre di Angelo sta cercando di contattare altre famiglie italiane che hanno vissuto la stessa terribile esperienza, visto che gli esperti di diritto penale indiano nel nostro Paese sono pochissimi: «Sarebbe importante creare una rete di genitori per scambiare pareri e opinioni, per avere punti di riferimento o per sapere come si sono concluse altre vicende analoghe. Una volta archiviata questa brutta storia, non escludo di promuovere una vera e propria associazione».Giovanni taglia corto, invece, sull’ipotesi di volare a Mandi al più presto: «Invece di stare qui ad aspettare, preferirei stare vicino a mio figlio finché non torna. Io sono pronto a partire, se serve».I due amici accusati dalla polizia di detenzione e spaccio di stupefacenti oggi dovrebbero comparire davanti al giudice per la seconda udienza. «Speriamo bene», dicono i genitori, confermando piena fiducia all’avvocato indiano che segue la vicenda, «uno dei legali della multinazionale per cui lavora il cugino di Simone». La prima udienza si era tenuta lunedì 19 marzo, in quell’occasione Simone e Angelo erano riusciti a parlare con i parenti: «Quella è stata la prima e l’ultima volta, quando il cugino di Simone gli aveva passato il cellulare. Poi più nulla. I loro portatili sono stati ovviamente requisiti, così abbiamo telefonato a turno alle guardie, provando in diverse ore del giorno. Purtroppo non c’è stato nulla da fare. Da dieci giorni non li sentiamo».I familiari di Simone e quelli di Angelo ieri mattina hanno espresso gratitudine per le parole di Roberto Pasquali. Il sindaco di Bobbio, dalle pagine di Libertà, ha dichiarato di voler percorrere ogni strada possibile per riportare in Italia i due concittadini.«Abbiamo scelto la linea della discrezione - spiega la sorella di Simone - perché i nostri avvocati ci hanno consigliato di mantenere il massimo riserbo almeno fino all’udienza di domani. L’intervento del sindaco ci ha fatto piacere, le nostre famiglie si conoscono da una vita. L’unico rammarico è che mio fratello non mi abbia dato ascolto. Glielo avevo detto di non andare in quei posti a rischio, o almeno di dormire in albergo. Si sono fidati di amici balordi e alla polizia non sarà parso vero di poter incastrare due stranieri». Secondo alcune indiscrezioni, comunque assai attendibili, alcuni parlamentari eletti in Emilia Romagna avrebbero richiesto alcune informazioni al ministero degli Esteri e alle ambasciate per fare chiarezza su una vicenda che presenta numerosi punti oscuri: Simone e Angelo, secondo l’accusa, volevano portare in Italia un grosso quantitativo di hashish. Al momento dell’arresto mancavano ancora sei giorni al rientro a Bobbio e nemmeno uno sprovveduto porterebbe a spasso 18 chilogrammi di stupefacenti per una settimana. Praticamente impossibile, poi, pensare di poter passare i controlli in aeroporto. Simone e Angelo la loro versione dei fatti l’hanno già ribadita: «Il 10 marzo ci trovavamo nella abitazione del signor Sharma Deepak quando intorno alle ore 22 circa la polizia ha fatto irruzione. Ha perquisito l’abitazione, ci hanno perquisito, ha perquisito i nostri bagagli e non hanno trovato nulla. In tarda notte ci hanno portato nella stazione di polizia di Mandi e ci hanno forzato a firmare delle dichiarazioni in hindi, dove risultava che ci avevano fermato in auto con Deepak ed un suo amico mentre stavamo andando a Delhi con un quantitativo di 18 chilogrammi di hashish per portarla in Italia. Tutto ciò non è vero, avevamo finito di cenare e ci prestavamo ad andare a letto, e non avevamo assolutamente alcun tipo di droga con noi» Michele Borghi

dalla Libertà del 29.03.2007

Piacenza - Hanno scritto all’ambasciata di Nuova Delhi per ribadire la loro innocenza e per chiedere che venga aperta un’inchiesta da parte di un’altra polizia. Angelo e Simone fanno intendere di essere finiti in una sorta di trappola. «Nella perquisizione in casa non hanno trovato droga, dal verbale in hindi che ci hanno obbligato a firmare risulta che siamo stati fermati in auto con altre due persone e 18 chili di hashish». L’accusa di detenzione e traffico di stupefacenti in India come negli altri Paesi orientali è pesantissima. I processi di questo tipo si concludono con condanne severe, agli stranieri non vengono concessi sconti.La situazione in India è ancora più delicata. «L’India, a quanto risulta, non è uno dei Paesi asiatici con cui l’Italia ha stipulato trattati in materia penale, né per far svolgere i processi penali nelle nostre aule né per eseguire le condanne penali straniere in un carcere italiano», conferma Francesco Bestagno, docente di Diritto internazionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Piacenza. «Trattati in questo senso - aggiunge il docente - sono stati invece conclusi in Estremo Oriente con la Thailandia e con Hong Kong. In questi due casi è previsto il possibile trasferimento in patria degli italiani che siano stati condannati all’estero. Si tratta di accordi stipulati in riferimento a casi ricorrenti di condanne inflitte a nostri connazionali in quelle Nazioni proprio per traffico di stupefacenti, nonché in considerazione della gravità delle pene previste per tali reati. Pur in mancanza di un trattato bilaterale di questo tipo con l’India, non è tuttavia escluso che - in caso di condanna - il governo italiano possa negoziare un accordo “ad hoc” per consentire ai due cittadini italiani di scontare la pena in patria». Nel caso dei turisti piacentini appare molto probabile che il processo si svolga davanti ad un tribunale indiano, secondo il diritto penale di tale Paese.
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bobbio - Spunta il “giallo” di una terza persona di Bobbio che la sera dell’arresto sarebbe stata in compagnìa di Simone e Angelo, riuscendo però a sfuggire al blitz della polizia di Mandi. Ieri pomeriggio, molti in città giuravano che assieme ai due amici finiti nei guai ci sarebbe stata una ragazza. Al momento però l’indiscrezione non trova riscontri ufficiali e viene anzi smentita dai familiari di Angelo. La decisa posizione del sindaco Roberto Pasquali, intanto, sembra apprezzata dalla maggior parte dei bobbiesi. In città c’è però chi suggerisce di coinvolgere a pieno titolo pure i parlamentari piacentini: «La versione della polizia indiana presenta molti punti oscuri, questa storia non convince. Occorre andare oltre i normali canali diplomatici». Tutti d’accordo con il primo cittadino, nella speranza di poter riabbracciare presto i due amici arrestati a Mandi, nella zona a nord dell’India. I familiari sono fiduciosi che, all’udienza fissata per domani, Simone e Angelo possano dimostrare la loro estraneità alle accuse formulate dalla polizia locale. A Bobbio nessuno crede che i due potessero girare in auto con ben diciotto chilogrammi di hashish da portare in Italia. «Simone era stato altre volte laggiù e si era fatto anche alcuni amici, quindi conosceva le zone abbastanza da non commettere sciocchezze del genere - racconta un ex collega di lavoro -. E poi tutti sanno che in quei Paesi non si scherza con la droga, che le pene sono pesanti anche per quantità minime». «Quel che è successo lo sanno soltanto loro - commenta un familiare - però io sono pienamente convinto dell’innocenza dei due. Forse si sono fidati delle persone sbagliate, probabilmente la polizia ha calcato la mano vedendo una coppia di stranieri. Ma come si può pensare di andare in giro con diciotto chili di droga da portare in Italia, quando avevano ancora una settimana di vacanza davanti?». In piazza San Francesco sono molti a pensarla così, soprattutto tra chi viaggia spesso all’estero: «Diciotto chili di droga da portare a casa? Sì, certo magari nella valigia. L’accusa della polizia non sta in piedi».

Arrestati in India, Bobbio si mobilita

Bobbio - La drammatica lettera scritta dalla coppia di amici bloccati nel nord dell’India ha scosso tutta Bobbio. «Ci sono due nostri concittadini in difficoltà a migliaia di chilometri dall’Italia - afferma il sindaco Roberto Pasquali - ed è nostro dovere intervenire per riportarli a casa il più presto possibile». Simone era partito prima di Natale, mentre Angelo lo aveva raggiunto a metà gennaio. La loro vacanza sarebbe dovuta terminare lo scorso 16 marzo, ma sei giorni prima sono stati entrambi arrestati dalla polizia per detenzione e traffico di stupefacenti. Ora si trovano in una casa protetta di Mandi, città dell’Himachal Pradesh, nella zona nord del Paese. All’udienza di domani mattina i due ribadiranno la loro totale estraneità alle accuse: «Con quella droga non c’entriamo».
Le prime buone notizie potrebbero arrivare già nelle prossime ore, perlomeno è quanto sperano i familiari dei due turisti. Ma se non ci saranno sostanziali novità, il sindaco Pasquali intende percorrere tutti i canali diplomatici possibili. «Ho appreso ufficialmente la notizia dalla Libertà, prima erano circolate solo indiscrezioni. Nessuna comunicazione ufficiale era giunta al Comune, né i familiari si sono rivolti a noi», spiega il primo cittadino. La richiesta di aiuto che Angelo e Simone sono riusciti a inviare in Italia tra mille difficoltà ha colpito la sensibilità dei bobbiesi: «In molti, dopo aver letto la lettera pubblicata dal giornale, hanno telefonato per chiedermi che cosa si può fare. E’ mia intenzione tenere alta l’attenzione presso il ministero degli Esteri perché l’ambasciata italiana a Nuova Delhi segua la vicenda passo dopo passo», conferma Pasquali.
Lo stesso primo cittadino è rimasto molto scosso dal messaggio dei due piacentini: «Hanno messo per iscritto la loro versione dei fatti, ora è importante che riescano a portare avanti questa tesi, cosa non facile visto la lontananza da casa e le difficoltà legate alla lingua. Dobbiamo fare in modo che l’ambasciatore stia al loro fianco, che non siano lasciati soli». Ieri Pasquali è anche riuscito a parlare con il cugino di Simone, il primo ad accorrere in aiuto dei bobbiesi perché si trovava in India per lavoro. Il parente, un libero professionista di Piacenza che adesso è in Germania, nei giorni scorsi aveva potuto vedere i ragazzi e soprattutto gli aveva trovato un avvocato del posto. «Anche il familiare ha confermato che non è affatto facile comunicare con le autorità locali per via della lingua», spiega il sindaco. «Avevamo finito di cenare e ci prestavamo ad andare a letto, e non avevamo assolutamente alcun tipo di droga con noi. Eravamo a Mandi solamente per vedere il festival di Shivaratri e visitare altre località di questa zona. Chiediamo che sia aperta un inchiesta da parte di un’altra polizia», hanno scritto Angelo e Simone. E’ questo il passaggio della missiva che ha maggiormente colpito Pasquali. «Conosco questi due ragazzi e le loro famiglie da sempre, nessuno si aspettava una cosa del genere. Posso garantire che il Comune farà il possibile per la soluzione positiva di questa storia incresciosa. E’ la prima volta come sindaco che devo affrontare una vicenda tanto complessa e delicata, per questo intendo chiedere alla Farnesina se c’è qualcosa che il Comune possa fare», conclude il primo cittadino.Ieri intanto i familiari dei due turisti si sono chiusi in un comprensibile riserbo: «Preferiscono aspettare l’esito dell’udienza di domani», si limita a commentare una parente. Michele Borghi

Articolo ANSA dell'8.5.07


(ANSA) - ROTONDELLA (MATERA), 8 MAG - Da quasi due mesi e' in carcere in India insieme con un amico perche' accusati di detenzione di droga: e' la storia di Angelo Falcone, di 26 anni, originario di Rotondella (Matera) ma residente a Bobbio, comune del piacentino e di un suo amico che, in vacanza nello Stato dell'Himachal Pradesh, pochi giorni prima della partenza per l'Italia sono stati bloccati dalla polizia locale perche', secondo l'accusa, i due sarebbero stati trovati in possesso di 18 chilogrammi di droga. A chiedere aiuto alle autorita' italiane e' Giovanni Falcone, papa' di Angelo che da Rotondella segue quotidianamente le vicende del figlio. ''Mio figlio e' partito per l'India per una vacanza il 15 gennaio scorso - racconta all'ANSA, Giovanni Falcone - Li' ha raggiunto l'amico. Il giorno prima del loro rientro in Italia, la sera del 10 marzo i ragazzi erano a casa di un cittadino indiano quando c'e' stata una irruzione della polizia. I ragazzi sono stati perquisiti e portati al comando di polizia dove - sottolinea Falcone - sono stati accusati di essere in possesso di 18 chilogrammi di droga''. Giovanni Falcone non si da' pace: ''I ragazzi si sono subito rivolti all'ambasciata italiana, hanno denunciato quanto loro accaduto, ma da due mesi sono in un carcere della citta' di Mandi con una accusa gravissima''. ''Una volta portati al comando di polizia - prosegue il signor Falcone - ai ragazzi e' stata fatta firmare una dichiarazione in lingua hindi dalla quale emergerebbe che la droga sarebbe stata trovata nell'auto che mio figlio e l'amico utilizzavano, ma i ragazzi giurano di essere estranei a tutto cio'''. ''Ho immediatamente allertato le autorita' italiane, la Farnesina, ma i ragazzi sono ancora in un carcere indiano - aggiunge Giovanni Falcone - quello che chiedo e' un intervento delle nostre autorita' perche' i ragazzi tornino al piu' presto in Italia''. (ANSA). MS
08-MAG-07 13:44

Recluso da due mesi in India

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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno 09 maggio 2007

In cella vittima di un complotto

Arrestato con un altro italiano. L'accusa aver trasportato diciotto chili di droga
In cella vittima di un complotto
Giovane di Rotondella da marzo in un carcere indiano


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Fonte: Il Quotidiano della Basilicata 09 maggio 2007

14 maggio 2007

“Nessuna prova contro i bobbiesi, intervenga il Governo”

Angelo e Simone sono stati arrestati il 10 marzo, ma la polizia non avrebbe ancora fornito «uno straccio di prova» al giudice che dovrà decidere la scarcerazione o il rinvio a giudizio. Tanto che l'udienza prevista per giovedì scorso, a Mandi, è slittata a mercoledì 25 aprile. Una notizia accolta positivamente dalle famiglie degli amici bobbiesi fermati nel nord dell'India con l'accusa di detenzione e traffico internazionale di stupefacenti: «E' la conferma che i nostri ragazzi non c'entrano nulla con quel pacco di droga».I parenti incrociano le dita in attesa della prossima settimana: «Angelo compirà 27 anni il prossimo giovedì 26 aprile. Purtroppo non potrà festeggiare a casa, ma a questo punto se riuscirà a dimostrare la sua innocenza e quella di Simone sarà per tutti un compleanno memorabile».Nei prossimi giorni dovrebbero intervenire ufficialmente il sindaco Roberto Pasquali ed il parlamentare di Alleanza nazionale Tommaso Foti. «Siamo in attesa di essere ricevuti al ministero degli Esteri, spero già la settimana prossima - annuncia il primo cittadino -. La polizia, già sollecitata dal giudice indiano all'udienza di venerdì 30 marzo, pare non abbia ancora presentato la documentazione relativa all'arresto di Simone e Angelo. Si tratta di uno spiraglio importante, forse in quel verbale che i due hanno firmato la notte dell'arresto non sta scritta tutta la verità».I turisti bobbiesi avevano denunciato "anomalie" nel comportamento delle forze dell'ordine nella lettera inviata in modo rocambolesco all'ambasciata italiana a Nuova Delhi. Prima la polizia aveva fatto un'irruzione nella casa di due indiani, ma il pacchetto con diciotto chilogrammi di hashish era spuntato da un'auto. «Insomma una versione dei fatti sicuramente confusa - commenta il sindaco - che il governo italiano deve chiarire. Può darsi che i nostri compaesani abbiano sbagliato, e io non ho mai nascosto la mia posizione a proposito del consumo di droga, di qualsiasi tipo fosse. In questo caso, tuttavia, abbiamo due piacentini detenuti ormai da più di un mese, a migliaia di chilometri da casa, che si proclamano innocenti, con la polizia inadempiente persino di fronte al giudice». Nei prossimi giorni, l'onorevole Foti dovrebbe presentare l'interrogazione parlamentare annunciata nei giorni prima di Pasqua: «Anche in ragione della gravità della pena prevista, il governo italiano non può rischiare di avere due innocenti che pagano per un reato non commesso. La vicenda appare quantomeno confusa e l'individuazione delle responsabilità dei nostri concittadini resta tutta da dimostrare. Il fatto di essere presenti laddove può essere stato commesso un reato non significa affatto aver partecipato al medesimo».Se le accuse della polizia di Mandi dovessero essere confermate, secondo fonti della Farnesina, Angelo e Simone rischiano fino a dieci anni di carcere da scontare in India.
Fonte: Libertà (Quotidiano di Piacenza)

Richiesta di interrogazione parlamentare


FOTI - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: nella notte tra sabato 10 marzo e domenica 11 marzo a Mandi, città dell'Himachal Pradesh, Stato a nord dell'India, due cittadini italiani (Angelo Falcone e Simone Nobili, entrambi residenti nel Comune di Bobbio, in provincia di Piacenza) sono stati bloccati dalle autorità locali ed impediti a lasciare il paese; da notizie di stampa risulta che ai due cittadini italiani verrebbe contestata la detenzione ed il traffico di droga, per il solo fatto di essersi trovati in luogo oggetto di perquisizione da parte della polizia locale; i fatti in questione sono stati partecipati immediatamente all'ambasciata italiana di Nuova Delhi, sia dagli interessati, sia dai loro genitori; da una prima sommaria ricerca, risulta che Italia ed India non hanno sottoscritto trattati in materia penale, né per svolgere i processi penali in Italia, né per eseguire in Italia le condanne penali pronunciate in India; appare francamente poco credibile che i due cittadini italiani, come sostenuto dall'accusa, volessero portare in Italia 18 chilogrammi di sostanze stupefacenti che la locale polizia asserisce di avere rinvenuto all'interno dell'auto dagli stessi utilizzata, ma che al momento della perquisizione risultava incustodita; le tensioni sociali e politiche che investono l'Himachal Pradesh consigliano un intervento urgente del Ministro degli affari esteri, e ciò anche a tutela dell'incolumità fisica dei nostri connazionali; anche l'udienza tenutasi venerdì 30 marzo non è servita a fare chiarezza sulla posizione processuale dei due cittadini italiani -: se e quali iniziative intenda assumere, con l'urgenza che il caso conclama, il Ministro degli affari esteri, al fine di evitare un'ingiusta e prolungata detenzione ai cittadini italiani in premessa indicati.